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ECCOMI SONO LA SERVA DEL SIGNORE.....con Maria e le altre donne della bibbia alla scoperta della nostra vocazione in questi giorni di preparazione all'Immacolata! Non si può negare che il principale esempio di corrispondenza alla vocazione divina, insieme a Cristo Signore, non può essere che Maria.
In Lei, Madre del Signore e dell’umanità troviamo l’ideale della perfezione e della santità che possono cambiare il nostro mondo lacerato dal male. Nella sua risposta all’angelo “Eccomi sono la serva del Signore” Maria presenta se stessa come un modello di adesione pronta, consapevole e responsabile ad un progetto divino di salvezza. La vocazione è una chiamata da parte di Dio a un determinato progetto di vita, uno di è questi è il sacerdozio, ma anche la vita religiosa, il matrimonio o la dimensione professionale; quello che conta è che si tratti di una chiamata dall’alto e in tutti i casi comporta che usciamo da noi stessi e dai nostri ambiti, come avviene in Maria e in altre donne dell’Antico e del Nuovo Testamento che accompagneranno le nostre riflessioni in questi giorni in cui faremo la novena all’ Immacolata, donne che, vivendo il loro tempo, accettano di fare i tempi di Dio.
EVA , LA
VOCAZIONE
FALLITA: L’opera di salvezza, che Dio ha compiuto in Gesù Cristo, viene in noi non come qualche cosa di magico, ma entra nella nostra vita solo attraverso il nostro “sì”, la nostra disponibilità, la nostra collaborazione. Eva era stata creata con una volontà capace di resistere alla tentazione; si è però lasciata andare su un terreno pericoloso. Responsabile della sua scelta, risponde scatenando l’inizio della caduta.
RIFLESSIONE
Adamo è triste perché vive una situazione di solitudine. Dio fa scendere il sonno su Adamo e dal costato Dio crea Eva, la madre di tutti i viventi. Qui c'è il momento del risveglio: “Adesso, sì! Questa è ossa delle mie ossa, carne della mia carne!”
Di fronte a Eva Adamo capisce chi è; davanti ad Eva c'è la scoperta della propria identità personale. Eva diventa la risposta a quel desiderio naturale, che Adamo aveva in sé, di non voler rimanere solo. Dio, quindi, non ha creato l'uomo per la solitudine, ma per la relazione, la relazionalità, perché nella scoperta dell'altro rinvenisse il senso più profondo di sé. Adamo la chiama “donna”, madre di tutti i viventi; l'uguaglianza tra i due sta nell'atto creativo di Dio, che in ambedue pone l'immagine di se stesso, l'immagine e la somiglianza. Eva e Adamo diventano in questo momento l'uno per l'altro dono. Per questo si capiscono. E capiscono che da quel momento la loro esistenza sarà di un'unità tale da formare una sola carne. I tratti della famiglia sono qui composti in una sintesi mirabile. Abbiamo la dimensione del dono come la forma primaria dell'amore. Con sguardo meravigliato, Eva contemplava la creazione: attorno a lei tutto era perfetto. Aveva una relazione unica con il suo compagno di condivisione e complementarietà. In qualità di marito e moglie, Adamo ed Eva costituivano una nuova cellula: la coppia, caratterizzata da una propria personalità. Al di là della semplice unione di due individui, questa coppia costituiva una identità nuova in se stessa. Secondo i piani di Dio, i coniugi sono chiamati a vivere in perfetta armonia, a formare un tutto, uniti con un legame d'amore e di mutuo rispetto. Dopo la disobbedienza, Eva realizzò, non senza una grande amarezza, fino a che punto era stata ingannata. Si espresse immediatamente nei rapporti con Adamo. Fino a quel momento, erano stati a loro agio; stavano bene tra di loro, secondo il piano di Dio. Improvvisamente, si sono trovati intimiditi e disarmati. Presero coscienza della loro nudità, non solo l'uno di fronte all'altro, ma anche davanti a Dio. La loro purezza era scomparsa e la loro relazione intima con Dio interrotta. Allora Dio dà loro la possibilità di riconoscere il loro peccato, ma loro se la lasciarono sfuggire. Adamo rinnega Eva dicendo: "La donna che mi hai messo accanto, mi ha dato il frutto dell'albero". Quasi che Adamo rimproveri Dio di avergli dato Eva!
Eva, dal canto suo, rifiutò la responsabilità accusando il serpente. Però, se fosse stata onesta con se stessa, avrebbe dovuto riconoscere di aver agito consapevole delle conseguenze. Satana l'aveva sedotta, è vero, ma lei aveva peccato deliberatamente. Eva aveva mancato la possibilità che le si proponeva per dimostrare la capacità dell'essere umano di obbedire a Dio volontariamente e con amore.
Il giudizio di Dio che seguì rivelò le conseguenze catastrofiche del suo atto. Eva, il capolavoro della creazione e ultima maglia di una catena di felicità, con la sua disobbedienza ha rotto questa catena. E non si trattava solo della propria felicità, ma anche quella di tutti gli esseri umani e di tutti gli animali che sarebbero nati. La gioia della maternità sarebbe purtroppo stata mescolata alla sofferenza ed alla difficoltà.
O Maria, donna responsabile,
rendici capaci di farci domande serie,
invoca per noi la prudenza
che ci porti a considerare bene
le scelte che ogni giorno siamo chiamati a fare
chiedi per noi il coraggio per poter affrontare
le conseguenze di ogni nostro atto.
Tu vergine fedele
aiutaci a dire no al male anche quando ha forme e aspetti attraenti, a dire di si al bene
anche quando costa impegno. Amen
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