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Caso Englaro intervenga la Procura, i giudici facciano silenzio, non siamo una casta PDF Stampa E-mail

Caso Englaro intervenga la Procura, i giudici facciano silenzio, non siamo una castaCITTÀ DEL VATICANO - La recente sentenza della Corte di Appello di Milano che ha concesso alla povera Eluana Englaro il diritto a staccare la spina, ovviamente ha scatenato il dibattito. Eutanasia sì, eutanasia no. Sul tema abbiano voluto ascoltare il parere tecnico di un Alto magistrato, il dottor Vincenzo Nardi Sostituto Procuratore Generale presso La Corte di Cassazione, giurista cattolico. Dottor Nardi, si può ancora evitare la morte di Eluana? “In teoria sì. Ricordo che l’omicidio del consenziente è considerato reato a tutti gli effetti. Vero è che spesso le norme si interpretano, ma questa è chiara. Magari ci possono stare della attenuanti, ma il reato nel caso di  procurata morte esiste, omicidio”. La Procura deve intervenire? “Io se fossi procuratore lo farei e di corsa. Mi auguro che anche  i colleghi di Milano facciano altrettanto, affidando la ragazza ad un istituto di suore che si sono dichiarate disponibili.

Ma ritengo che sia solo un’ipotesi teorica. Il mio grido è: evitate la morte”. L’aspetto giuridico riporta  all’attenzione il tema eutanasia.. “La vita è sacra, dal momento iniziale, cioè concepimento sino alla morte naturale e nessuno ne è padrone. Penso  anche che l’eutanasia, ovviamente non mi riferisco al caso di specie, è spesso figlia dell’egoismo. La famiglia non vuole  assistere il malato, è di intralcio, e allora ammazziamolo giustificando l’omicidio con l’umanità”. L’eutanasia è figlia del relativismo morale? “Certo ed ha ragione il Papa Benedetto XVI quando afferma che esista il rischio che ognuno si faccia un’ etica a suo gusto. La vita va difesa”. I Magistrati negli ultimi tempi sono stati nell’occhio del ciclone… “Guardi, credo che sia opportuno abbassare i toni. La maggioranza dei giudici, dico la assoluta maggioranza, svolge degnamente il suo compito in silenzio e con  assoluta competenza. Non è giusto che per pochi paghino tutti”.

Chi sono i pochi? “La casta, quei 40 o 50 magistrati politicizzati che invece di scrivere sentenze fanno politica o vanno in televisione. Vanno alla ricerca della notorietà e  quindi più importante è il nome dell’indagato maggiormente  ne guadagnano in notorietà. Insomma sono magistrati politico mediatici”. Che cosa pensa di Di Pietro? “Lui è un figlio di mani pulite. Credo che fosse un Magistrato mediocre. In ogni caso mani pulite ebbe meriti, ma senza dubbio fu anche macchiata da abusi giudiziari e dal protagonismo di Di Pietro addirittura eversivo. Spiacevolmente da quel tempo, molti altri colleghi di Di Pietro lo hanno voluto imitare e sono nati tanti Di Pietrini”. Che cosa deve fare il giudice? “Applicare la  legge e basta. Non spetta a noi esprimete giudizi, è come violentare il Parlamento. Io stesso  scrivo sentenze con leggi che spesso non condivido, ma non mi ribello. Il giudice sia sacerdote del silenzio . Il giudice spesso è solo, con il suo silenzio. Ma obbedisca alle leggi che vengono fatte dal Parlamento cioè dal popolo. Non sta a noi ribellarci”.

Rubrica a cura di Bruno Volpe 

 
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