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L’inizio dell’oscurantismo: il “virus” del sessantotto PDF Stampa E-mail

L’inizio dell’oscurantismo: il “virus” del sessantotto“Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà: «Pace e sicurezza», allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobri”. (1Tessalonicesi, 5 1-6). Così ci mette in guardia San Paolo, quando tutti strumentalizzano "pace e sicurezza", proprio allora bisogna avere timore dell’arrivo di una disgrazia o di un astuto colpo di mano diabolico che si avvale dell’ingenuità umana, o comunque di un castigo divino che risvegli alla realtà. Sul finire degli anni Sessanta, nelle scuole, nei circoli, ...

... nelle piazze di tutto l’Occidente transitava un ambiente di ottimismo. L’evoluzione culturale, economica e scientifica sembrava predisporre un’era di conciliazione, salvaguardia, copiosità e agio; il Cristianesimo stesso, con l’appena terminato Concilio Vaticano II, appariva avviato verso l’unione dei cristiani delle differenti confessioni religiose e la pacificazione con la "modernità". “Le tre figure simboliche di Kennedy, Krusciov e Giovanni XXIII avevano incarnato queste speranze tra gli anni Cinquanta e Sessanta”, diceva Guido Vinelli nel suo articolo: “Il Sessantotto italiano”. Purtroppo, la storia insegna, che la realtà si presentò ben diversa.

Notevoli sintomi lampanti negavano questo leggero entusiasmo, mitigavano notevolmente questo vano ottimismo. “Il rilassamento dei costumi aveva favorito il sonno delle coscienze e aveva provocato una grave fragilità sociale”. L’educazione alla rivolta dilagava largamente nelle scuole, nella letteratura, nel giornalismo, negli spettacoli, soprattutto nella musica giovanile. La propaganda a matrice sinistreggiante e filo comunista o anticattolica glorificava idee, personaggi e comportamenti poco ortodossi ed esortava a nuove e vaneggianti forme di lotta di classe, per altro condannate più volte dai Papi. Leone XIII, per esempio, nella sua Rerum Novarum del 1891, delineava con precisione peculiare tutte le soluzioni al problema delle disparità economiche e del disagio sociale, nonché “apriva gli occhi” agli uomini, facendo capire che la carta vincente non è la lotta di classe, bensì la solidarietà sociale.

Cresce, sin dalla metà degli anni sessanta un contrasto generazionale tra vecchi e giovani, tra insegnanti e scolari, tra genitori e figli, tra marito e moglie, tra uomo e donna, tra clero e laici. La ribellione giovanile, la contestazione scolastica, la rivolta sindacale, la dissidenza ecclesiale, la rivoluzione sessuale incominciavano già a mostrarsi in forme marginali e colorite, che venivano guardate con attrazione o repulsione, ma non venivano capite né contrastate nella loro seria ed invasiva pericolosità.

Come se non bastasse, questo estremo liberalismo, per altro ampiamente fomentato dalla stampa indipendente, anarchica e di sinistra, cominciava ad avere le prime gravi ripercussioni nella vita dei più anticonformisti: è l’era della droga libera, del sesso facile e dei balli sfrenati. Propagandati negli ambienti contrari alla Chiesa, all’ordine ed alla disciplina, i tre miti di “sesso, droga e rock and roll” presero il posto di Cristo e, come nella più blasfema idolatria arcaica, tutti i giovani cominciarono ad osannare lo sballo, la “bella vita” e le depravazioni sessuali.

Non ci furono mezze misure, ma si passò da una situazione di normale rispetto reciproco, secondo leggi ed etica costruite in millenni di tradizione cattolica, al più sfrenato individualismo. Camuffato dalla finta visione di una società libera, questo sfrenato culto dell’io produsse vittime nella mente e nello spirito. I giovani, ovvero gli attuali “sessantenni”, non ebbero il tempo di capire cosa stesse loro accadendo e, come si fa con i bambini quando gli si regala una caramella, si vendettero l’anima per una “mutandina rosa”, un reggicalze, una pasticca di Lsd ed un disco dei Beatles.

Sempre Guido Vinelli, autore di un interessante articolo sul Sessantotto, afferma con cognizione di causa che, “questa propaganda dell’assoluta libertà di pensiero e di parola pretendeva ormai di realizzarsi in un’assoluta libertà di azione. Il tranquillo conformismo degli anni Sessanta stava per essere rovesciato dalla "rivolta globale", favorita non da un clima di moralistica repressione, come immaginavano gli psicoanalisti, bensì da un clima di rilassatezza e permissivismo (la "dolce vita") che rifiutava non solo l’autorità, il lavoro e il sacrificio, ma anche l’ordine, la società, la civiltà”.

Si assiste, dunque, ad uno dei fenomeni che maggiormente ha contaminato l’attuale società ovvero la nascita dei figli dei fiori e, con essi, la crescente diffusione del culto new age, delle filosofie di vita orientali e delle religioni di comodo. Vengono letteralmente “coniate” regole di vita e dettami di falsa morale che inducono i ragazzi, facilmente manipolabili, ad insorgere contro i propri genitori e contro i tutori dell’ordine.

San Paolo, dall’alto della sua Santità profetica, duemila anni fa ci dice: “Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro! Al loro numero appartengono certi tali che entrano nelle case e accalappiano donnicciole cariche di peccati, mosse da passioni di ogni genere, che stanno sempre lì ad imparare, senza riuscire mai a giungere alla conoscenza della verità”. (2Timoteo, 3, 1-7).

I giovani, seppur filosofeggianti e di sinistra, si dimostrarono stolti e scarsi conoscitori del nostro passato; la storia, difatti, insegna che senza il rispetto dell’ordine e delle regole, seppur non propriamente rispondenti alle esigenze dei tempi, si originano disastrose ed inconcludenti rivoluzioni finalizzate al nulla. Se le teste di serie del movimento sessantottino avessero avuto maggiore lucidità e non fossero stati perennemente intontiti dall’uso di droghe ed alcool, sicuramente avrebbero scatenato con ancora maggior violenza una rivoluzione che  comunque non fu solo di pensiero bensì, fu tutt’altro che pacifica. Poche persone morirono, tuttavia milioni furono le anime che si macchiarono per sempre di immoralità, corruzione, lussuria, depravazione e altrettanto numerose furono le menti “bruciate” dalla vita malsana: ha origine la depressione dilagante. Fu un vero attacco alla Chiesa, ai Santi ed ai Martiri, che tanto avevano lottato per la nostra salvezza.

Nel numero 69 de “Il Timone” vengono sintetizzate anche le fasi storicamente salienti della rivoluzione sessantottina. “Tanto per smentire il luogo comune, secondo cui gli italiani importerebbero le rivoluzioni e le ammorbidirebbero per neutralizzarle, quella sessantottina scoppiò proprio in Italia, durando più a lungo e avendo un carattere più violento che altrove. Inoltre scoppiò in anticipo, il 16 novembre 1967, sei mesi prima d’iniziare ufficialmente nel famoso "maggio parigino". Paradossalmente, poi, scoppiò in ambiente cattolico: fu infatti nell’apparentemente tranquilla Università del Sacro Cuore a Milano che il Movimento Studentesco di Mario Capanna suscitò le prime manifestazioni, marce, occupazioni e devastazioni. Poco dopo, a partire dal 15 gennaio 1968, come eseguendo un piano preordinato scattato a un segno dato, le Università statali di tutte le città principali insorsero contemporaneamente.

Nel 1970 nacquero il Movimento per la Liberazione della Donna, quello per la liberazione omosessuale e quello nudista; il 6 dicembre 1975 si tenne a Roma la grande manifestazione femminista che auspicava la distruzione della famiglia. L’impunita contestazione si trasformò ben presto in guerriglia urbana. II 1 marzo 1968 avvenne a Roma la "battaglia di Valle Giulia" e il 21 marzo ebbe luogo a Milano la "battaglia di largo Gemelli", scatenate da studenti universitari; nel settembre 1969 iniziarono i violenti "autunni caldi" operai promossi dalla Triplice sindacale. La polizia dovette soccombere alle violenze per obbedire all’ordine di non reprimerle; i colpevoli arrestati vennero tutti rilasciati o amnistiati. Le poche autorità che osarono opporsi alla guerriglia vennero diffamate dalla stampa, delegittimate dai politici, abbandonate dai superiori, talvolta uccise, come nel caso del commissario Calabresi.

L’impunita guerriglia urbana generò poi il terrorismo; non pochi protagonisti della contestazione studentesca diventarono promotori del terrore rosso, a partire da Renato Curcio, che si era "allenato" all’Università di Trento; nel 1971, in parte dal "braccio armato" clandestino del PCI nacquero le Brigate Rosse, che colpirono personalità avverse alla comunistizzazione della società. Come si vede, quella del Sessantotto fu una rivoluzione facile, perché ebbe pochi oppositori e molti complici palesi od occulti: politici, giornalisti, intellettuali, teologi, docenti, rettori e cappellani universitari, perfino alcuni Ministri del Governo, tutti favorirono o almeno tollerarono le violenze e i soprusi”. Finalmente i partigiani ebbero il loro momento di gloria, totalmente indipendenti, anarchici, senza alcun legame sociale, agirono nel disinteresse storico, culturale e morale: è l’inizio dell’oscurantismo laicista, anticlericale, abortista,  divorzista e … “chi più ne ha, più ne metta”.

“Impossibile qui ripercorrere le fasi del sessantottismo. Possiamo solo dire che non è mai finito, perché una regia occulta suscita periodicamente rivolte neo-sessantottine, usandole come eccitanti per scuotere la società, spingendola ad accettare una nuova fase rivoluzionaria. Dopo la crisi del periodo del "riflusso", ci furono vari tentativi di riprendere la lotta. Tra il 1977 e il 1979, ci provò il movimento dei punk e degli "indiani metropolitani"; tra il 1985 e il 1987, ci provò il "movimento dell’Ottantacinque"; infine, a partire dal 1999 (manifestazioni di Seattle), una nuova fase di contestazione internazionale venne avviata dal movimento no global. In Italia questo movimento viene guidato dai "centri sociali autogestiti", che da una parte ottengono appoggi dalle autorità politiche della sinistra e dall’altra affiancano le nuove forme di guerriglia e terrorismo (anarchico o ecologista o islamista)”.

Cambiano, quindi, i tempi, i giocatori, le mode, i costumi, ma le menti, i registi o gli allenatori restano sempre gli stessi. Gli occulti mandanti di queste ideologie che sfociano in movimenti rivoluzionari di sinistra, mascherati da finte associazioni tolleranti, continuano imperterriti nella loro politica di minaccia agli equilibri, di irriverenza della vita umana, di uso smodato del corpo e dei sentimenti. Si continua a combattere Dio, la Patria e la Famiglia e, nella massima noncuranza delle conseguenza, solo una cosa, oltre ai registi, continua ad essere onnipresente in questi movimenti “di comodo”; provate a frequentare i “progressisti” e vi troverete in un appartamento disordinato, in cui le carte di credito dei vari “papà” vengono usate per stendere righe di cocaina, per acquistare fumo, eroina, pasticche di ecstasi, trip, acidi, residuati bellici di Lsd, special cake, provviste di superalcolici, chetamina e chi più ne ha, più ne metta. Nonostante la Chiesa denunci quotidianamente questo stato di fatto, i tutori dell’ordine hanno le mani legate; private questi “figli di papà” comunisti delle loro droghine e li vedrete nevrotici, schizzati ed insoddisfatti della loro meschina vita che, in quanto tale, cercano di camuffare con la realtà artificiale provocata dallo sballo.

Sempre “Il Timone” ci ricorda che “molti fra i protagonisti del Sessantotto hanno poi fatto carriera nella società e nelle istituzioni. Basti ricordare politici come Capanna, Boato, Manconi, Menapace, Cacciari, Vattimo, Turco, Treu, Langer; intellettuali o giornalisti come Sofri, Viale, Piperno, Franceschini, Casalini, Negri, Salvati, Tronti, Manghi, Rusconi, Lerner, Santoro, Mentana, Sposini, Freccero”.  E non ultimo il nostro stimato Presidente della Repubblica che, seppur dal PCI è passato al socialismo europeo, nel 56 si espresse ideologicamente a favore della repressione moscovita in Ungheria. Ci auguriamo vivamente e, ne siamo certi, che “Lor Signori” per lo meno non sono stati consumatori di droghe.

“Insomma, i contestatori e sovversivi di ieri sono diventati oggi uomini di governo, esponenti dei "poteri forti", manipolatori della opinione pubblica. L’eresia e la sovversione di ieri sono diventate l’ortodossia e l’istituzione di oggi; quello che ieri era vietato (divorzio, aborto, droga, omosessualità) oggi viene promosso e tutelato dalle leggi. C’è quindi da temere che la sovversione di oggi possa diventare l’istituzione di domani. Viene quindi smentito un altro luogo comune: non è affatto vero che in Italia "tutto finge di cambiare per restare lo stesso"; anzi, qui "tutto finge di restare lo stesso per cambiare", e in profondità”! Cambiamento che, purtroppo, tende solo al negativo ed a quanto di marci l’uomo ateo ha ereditato dallo gnosticismo e dal sionismo. Non tutto il Sessantotto ha “sfornato” menti deviate dal malcostume, difatti personaggi del calibro di Del Noce e de Oliveira, ben stilarono a suo tempo le loro diagnosi del “virus”.

Del Noce mise in guardia che il ‘68 puntava a sopprimere le ultime strutture sociali (scuola, famiglia e Chiesa) in grado di formare, guidare e benedire le generazioni. “A tal scopo, esso preparava l’avvento di una nuova forma di totalitarismo, quello del desiderio e dell’arbitrio, e una nuova forma di persecuzione religiosa, quella che costringe il popolo a "liberarsi" dalle tradizioni cristiane. Difatti, oggi Parlamenti e Tribunali internazionali cercano d’imporre una rivoluzione familiare e sessuale vietando ogni "discriminazione" e promuovendo i "diritti umani riproduttivi". De Oliveira denunciò il ‘68 come l’estremo tentativo di realizzare l’anarchia mediante una nuova fase rivoluzionaria che mira a distruggere l’uomo nelle sue radici (sociali, psicologiche e perfino biologiche) per renderlo schiavo di sé e ribelle a Dio. L’anima umana viene sottomessa alle pretese di una sensibilità morbosa, ribelle e anarchica, estinguendo la luce della verità, la voce della coscienza e il richiamo della fede. Manipolando tendenze, abitudini e pratiche di massa, l’uomo d’oggi viene immerso fin da ragazzo in ambienti rivoluzionari (come la discoteca) che lo corrompono fin dalla giovinezza. La soluzione decisiva verrà quindi da una restaurazione delle tendenze e degli ambienti sani e formativi.

II ‘68 ebbe successo non tanto nel campo politico quanto in quello culturale e sociale. La rivoluzione nei costumi, negli ambienti, nella mentalità, nella vita quotidiana ha diffuso nelle masse il relativismo e la rivoluzione sessuale, rendendo impossibile la contemplazione sociale della verità e la pratica sociale delle virtù (specie della temperanza). La sovversione morale ha generato una "questione antropologica" che mette in forse la sopravvivenza dell’uomo come creatura, ossia come immagine di Dio Creatore, e ancor più come cristiano, ossia come somiglianza di Dio Redentore. Si vuole insomma imporre un modello di vita tribale, reso possibile da un supporto tecnologico che dispenserà l’uomo dallo studiare, lavorare e procreare per abbandonarsi al gioco, alla lussuria e alla violenza. In un suo romanzo intitolato L’isola, Aldous Huxley raffigurò nel 1962 questa "utopia positiva", che egli propose come sola alternativa possibile all’utopia negativa" prima denunciata nel suo celebre Il mondo nuovo. Ma siamo dunque davvero a questo bivio: o rassegnarci alla grigia prigione della società borghese, o distruggerla scatenando l’anarchia tribale, o almeno evadere temporaneamente dalla prima per stordirci nella seconda? Questa falsa alternativa esclude irrazionalmente l’unica vera soluzione possibile: la restaurazione di una società cristiana. Se i propagandisti no global proclamano che "un altro mondo è possibile", rispondiamo che certamente lo è, ma non sarà l’utopia anarchica, bensì la futura civiltà cristiana: quella profetizzata dalla Madonna a Fatima”. [da “Il Sessantotto italiano” – “il Timone” n° 69].

Il “virus” del Sessantotto, di cui tutta l’umanità ne pagherà le conseguenze fino alla fine dei tempi, è idea di pochi e pratica di molti; è gelosia nei confronti della sapienza Cattolica. “Può forse, miei fratelli, un fico produrre olive o una vite produrre fichi? Neppure una sorgente salata può produrre acqua dolce. Chi è saggio e accorto tra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere ispirate a saggia mitezza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall'alto: è terrena, carnale, diabolica; poiché dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. La sapienza che viene dall'alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace”. (Giacomo 3, 12-18).

Carlo Maria di Pietro (WebMaster e Promoter della M.S.M.A.)

 
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