| Circa gli "Atti del Simposio Internazionale sull'Inquisizione" |
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... documenti storici in merito al Tribunale della Santa Inquisizione e, in futuro, pubblicherò altri articoli che sto preparando con estrema cautela, dovizie di particolari e notevoli riferimenti storico/sociali. Sui libri di storia, parliamoci chiaramente, se ne leggono di “tutti i colori” e, dato che si vive ahimé solo per lavorare e “tirare la carretta”, non si ha tempo per approfondire, scendere nei particolari e verificare la veridicità di quanto i governi ci insegnano “mendacemente”. In merito alla Santa Inquisizione si legge spesso “causò centinaia di migliaia di vittime, condannandole al rogo” … questo è falso, storicamente infondato, è frutto delle visioni di qualche storico (ovvero il 90%) progressista e controllato dalla stampa massonica; l’Inquisizione uccise meno di cento persone, condannandole al rogo e per queste vittime la Chiesa chiede perdono; dunque analizziamo la realtà (e non le Favolette di Cappuccetto Rosso) ed i documenti del Simposio Internazionale. Tempo fa, ed ovviamente le trasmissioni di regime non ne hanno parlato, “nella Sala Stampa Vaticana è stato presentato il volume "L'Inquisizione", Atti del Simposio Internazionale, promosso dalla Commissione teologico-storica del Comitato Centrale del Grande Giubileo dell'Anno 2000. Nell'occasione, il prof. Agostino Borromeo, curatore del libro, ha tracciato una breve storia dell'Inquisizione. "Con il termine Inquisizione, - ha spiegato Borromeo - si suole designare un complesso di tribunali ecclesiastici, il cui titolare, in base ad espressa delega papale, era investito della giurisdizione riguardante uno specifico delitto, il delitto di eresia". "Durante il pontificato di Gregorio XI (1227-1241) cominciano ad agire speciali commissari (inquisitores) delegati dalla Sede Apostolica con il compito di combattere l'eresia in determinate regioni. Progressivamente, con il trascorrere del tempo, il papato dotò questa istituzione di una propria organizzazione, una propria burocrazia e una propria normativa (specialmente in materia di procedure processuali)". L'Inquisizione, particolarmente attiva nei secoli XIII e XIV nel combattere i movimenti ereticali medievali (soprattutto catari e valdesi), conobbe una fase di declino nel secolo XV, registrando una rilevante ripresa della sua attività nel XVI e nel XVII secolo con la fondazione dei nuovi tribunali della penisola iberica (la cui azione fu principalmente rivolta contro i falsi convertiti dal giudaismo e dall'islamismo) e la creazione del Sant'Ufficio romano, concepito inizialmente come strumento per la lotta contro la diffusione del protestantesimo. I tribunali finiranno con l'essere soppressi tra la seconda metà del XVIII secolo e i primi decenni del XIX secolo sotto la spinta delle idee illuministiche e con l'affermarsi dell'ideologia liberale, mentre continuerà a sopravvivere la Congregazione romana del Sant'Ufficio fino alla radicale riforma operata da Paolo VI nel 1965, che ne muterà il nome in quello odierno di Congregazione per la Dottrina della Fede. Su 100.000 processi effettuati da tribunali civili ed ecclesiastici secondo la procedura dell'Inquisizione, "le condanne al rogo comminate da tribunali ecclesiastici sono state 4 in Portogallo, 59 in Spagna, 36 in Italia, in tutto, quindi, meno di 100 casi", ha precisato il prof. Borromeo. Ciò sfata la leggenda nera sull'Inquisizione, creata ad arte dalla propaganda anticattolica. Prendendo spunto da quanto affermato dal prof. Borromeo, il Card. Georges Cottier, Pro-Teologo della Casa Pontificia, ha detto che "una domanda di perdono che la Chiesa deve fare a riguardo dei propri errori del passato, non può riguardare che fatti veri e obbiettivamente riconosciuti. Non si chiede cioè perdono per alcune immagini diffuse all'opinione pubblica, che hanno più del mito che della realtà". "La Chiesa" ha continuato il Card. Cottier "non vuole domandare perdono in maniera disordinata, ma con la conoscenza effettiva di ciò che è successo, anche perché la verità non può far paura". Inquisizione: Santa Sede, i "luoghi comuni" su "caccia alle streghe" e pena di morte (Sir, 16.06.04) [...] "Ormai gli storici - ha affermato il relatore [Agostino Borromeo, curatore del volume su "L'inquisizione", presentato in Vaticano] - non usano più il tema dell'Inquisizione come strumento per difendere o attaccare la Chiesa", perché a differenza di quanto in passato "il dibattito si è spostato sul piano storico, con statistiche serie", anche grazie al "grosso passo avanti" rappresentato dall'apertura degli archivi segreti dell'ex Congregazione del Sant'Uffizio, voluta dal Papa nel 1998. "Oggi è possibile fare la storia dell'Inquisizione prescindendo dai luoghi comuni perpetrati fino all'Ottocento", ha puntualizzato lo studioso. Interrogato dai giornalisti sulla "caccia alle streghe", Borromeo ha citato, in particolare, l'attività dell'Inquisizione spagnola, che su 125.000 processi ha mandato al rogo 59 "streghe"; 36 ne sono state bruciate in Italia, 4 in Portogallo. "Se si sommano questi dati - ha commentato - non arriviamo neanche ad un centinaio di casi, contro i 50.000 di persone condannate al rogo, in prevalenza dai tribunali civili, su un totale di 100.000 processi (civili ed ecclesiastici) celebrati in tutta Europa nell'età moderna". Analogo discorso per la pena di morte: sui 44.674 processi celebrati dall'Inquisizione spagnola tra il 1540 e il 1700, si legge nel volume, i condannati a rogo ammontano all'1,8%, cui va aggiunto un altro 1,7% di condannati a morte in contumacia (veniva bruciato un manichino con il nome e cognome della persona che si era data alla fuga). Per quanto riguarda, invece l'Italia, il tribunale dell'Inquisizione di Aquileia-Concordia (nella diocesi di Udine), tra i primi 1.000 processi istruiti, i condannati a morte sono stati solo 5 (lo 0,5%). Numeri più "alti", invece, per l'Inquisizione portoghese: tra il 1540 e il 1629 su 13.255 processi, le condanne a morte costituirono il 5,7%, anche se negli anni successivi l'attività repressiva è calata progressivamente”. [Inquisizione: sfatata la leggenda nera. La grandezza della Chiesa viene a galla (Corrispondenza romana 861/03 del 19.06.04)]. “Lo scopo del Simposio tenutosi dal 29 al 31 ottobre 1998” ha detto il Card. Georges Cottier, Pro-Teologo della Casa Pontificia, “fu di carattere scientifico. Perché una domanda di perdono che la Chiesa deve fare a riguardo dei propri errori del passato, non può riguardare che fatti veri e obbiettivamente riconosciuti. Non si chiede cioè perdono per alcune immagini diffuse all’opinione pubblica, che hanno più del mito che della realtà. Non per niente la Commissione è stata dichiarata Storico-teologica. Il contributo di storici era di fatto indispensabile”. Riconoscendo le verità storiche circa l’Inquisizione, dice, dunque il Card. Cottier che “la Chiesa non vuole domandare perdono in maniera disordinata, ma con la conoscenza effettiva di ciò che è successo anche perché la verità non può far paura. Inoltre la Chiesa vuole domandare perdono a Dio e agli uomini per il peccato dei propri fratelli che possono, influenzati dalla mentalità dei tempi, aver usato violenza in nome della verità e, chiedendo perdono, riconosce che il peccato dei propri fratelli e anche il proprio”. “Fu Giovanni Paolo II a chiedere chiarezza sull’Inquisizione” ha ricordato il Card. Roger Etchegaray, già Presidente del Comitato per il Grande Giubileo dell’Anno 2000, “ricordando la Tertio millennio adveniente che evoca l’inquisizione come un capitolo doloroso sul quale i Figli della Chiesa non possono non tornare con animo aperto al pentimento (n.35)”. È ancora Giovanni Paolo II a ricordare, in una lettera scritta al Card. Etchegaray proprio in occasione della pubblicazione degli Atti che “È giusto che la Chiesa si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo, offrendo al mondo, anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori della fede, lo spettacolo di modi di pensare e di agire che erano vere forme di antitestimonianza e di scandalo. Nell’opinione pubblica l’immagine dell’Inquisizione rappresenta quasi il simbolo di tale antitestimonianza e di scandalo. In quel misura questa immagine è fedele alla realtà? Prima di chiedere perdono, è necessario avere una conoscenza esatta dei fatti e collocare le mancanze rispetto alle esigenze evangeliche là dove esse effettivamente si trovano”. [Agenzia Fides]. Vi riporto, a riguardo, gli interventi ufficiali dei protagonisti di tali rivelazioni: INTERVENTO DELL’EM.MO CARD. ROGER ETCHEGARAY – “Il mio intervento sarà molto breve: per me, si tratta solo di dare il tono a questa conferenza stampa. E questo tono non è difficile da trovare, poiché sarà sufficiente riferirsi alla "Tertio millennio adveniente" che evoca l’Inquisizione come un "capitolo doloroso sul quale i Figli della Chiesa non possono non tornare con animo aperto al pentimento". (n.35). È quanto ha fatto Giovanni Paolo II nel corso del Grande Giubileo, preparato dal Simposio internazionale del quale riceviamo oggi finalmente gli Atti, pubblicati grazie alle cure ostinate e quasi scrupolose di colui che ne è stato il grande timoniere, il Dott. Agostino Borromeo, sotto gli auspici della Biblioteca Vaticana e del Card. Jean-Louis Tauran. Viene, così, reso omaggio ad una verità storica alla quale la Chiesa non teme di sottomettere il suo stesso passato. L’Inquisizione ossessiona sempre le memorie e l’immaginario come mito dell’intolleranza e della violenza sgorgate dal profondo della stessa cristianità. Colgo quest’occasione per ricordare, qui, lo straordinario lavoro compiuto dalla Commissione teologico-storica del Guibileo, co-presieduta dal Cardinale Cottier e da S.E. Mons. Fisichella. Oltre alle sue pubblicazioni giubilari, non dimentichiamo altri due importanti colloqui, uno su "le radici dell’antigiudaismo in ambiente cristiano" e l’altro sull’ "attuazione del Concilio Vaticano II". Che la luce del Giubileo dell’Anno 2000 continui ad illuminarci e a guidarci”! INTERVENTO DELL’EM.MO CARD. JEAN-LOUIS TAURAN – “Il volume che viene quest' oggi qui presentato porta il numero 417 della serie "Studi e Testi" della Biblioteca Apostolica Vaticana, una serie prestigiosa che tre anni fa ha compiuto un secolo di vita. Come tutte le pubblicazioni che vi sono accolte, essa pure ha superato l'esame accurato di una Commissione Editoriale ed è stata accettata nella serie per il suo valore scientifico ma anche per la sua attualità, in qualche maniera rivitalizzata alla vigilia del Grande Giubileo dell'Anno 2000. La Biblioteca Vaticana è stata dunque coinvolta nel progetto esclusivamente come editore. Ciononostante, tenendo conto della contiguità a luoghi e istituzioni storicamente coinvolti e della sua natura, per così dire, "libraria" e il legame che questa parola immediatamente richiama, si può forse indagare su un qualche tramite tra Inquisizione e Biblioteca. Non è questo il luogo e il momento per una risposta esauriente. Facendo riferimento ad un'indagine in corso si può dire brevemente di un duplice legame, di beni librari e di persone. Vi furono, nei secoli, trasferimenti di materiali librari tra le due istituzioni, ancora poco noti al mondo degli studi, effettuati in entrambe le direzioni e sempre per esplicito volere pontificio. Nel 1559, ad esempio, venivano portati "cinque sacchi grandi di libri proibiti dai custodi della libreria apostolica al Sant'Officio della SS. Inquisizione di Roma". A distanza di oltre tre secoli, parte di quei libri, insieme ad altri, molti dei quali "rarità bibliografiche", saranno nuovamente trasferiti in Biblioteca Vaticana. Nel 1934, verranno inoltre portate circa 1200 opere, scelte tra le 2000, che costituivano la Biblioteca del S. Uffizio. Questa volta però non si trattava di opere proibite: tali opere, almeno idealmente, rappresentavano il riferimento canonico, teologico e giuridico del lavoro dei Padri Inquisitori, costituivano insomma la loro Biblioteca. Il legame tra Inquisizione e Biblioteca Vaticana fu forse ancora più profondo: talvolta gli stessi eminenti prelati ebbero ruoli di responsabilità e dunque definirono la politica di entrambe le due istituzioni. Ma anche questo argomento, come l'identificazione dei materiali librari passati dal S. Uffizio alla Biblioteca Vaticana, sono tutt'ora oggetto di ricerca da parte del personale scientifico della Biblioteca Vaticana e saranno a suo tempo resi di pubblica ragione. Esprimo, anche a nome del Prefetto della Biblioteca Vaticana e di tutti i collaboratori di essa, nonché degli studiosi che la frequentano, la soddisfazione di aver preso parte a questo progetto, pur se in maniera ancillare e strumentale”. INTERVENTO DELL’EM.MO CARD. GEORGES COTTIER, O.P. – “Interrogandosi, all’inizio della sua attività, sui compiti che l’attendevano, la Commissione Storico-Teologica del Comitato per il Grande Giubileo dell’Anno 2000, ha colto subito l’importanza dei n. 33-36 della Lettera Apostolica Terzio Millennio Adveniente (1994). Leggiamo: "È giusto pertanto che, mentre il secondo Millennio del cristianesimo volge al termine, la Chiesa si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo, offrendo al mondo, anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori della fede, lo spettacolo di modi di pensare e di agire che erano vere forme di antitestimonianza e di scandalo. La Chiesa, pur essendo santa per la sua incorporazione a Cristo, non si stanca di fare penitenza: essa riconosce sempre come propri, davanti a Dio e davanti agli uomini, i figli peccatori. Afferma al riguardo la Lumen gentium: "La Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento". Questo messaggio aveva colpito, a tal punto, per la novità e per l’audacia, che alcuni ne erano rimasti sconcertati. Obbliga ad approfondimenti teologici. Che significa il paradosso: Chiesa santa che comprende nel suo seno i peccatori? Qual è il senso di testimonianza evangelica come dimensione dell’esistenza cristiana e di comportamenti antitetici di antitestimonianza e di scandalo? Per rispondere a queste domande, sembra perciò opportuno chiedersi ciò che costituisce un vero scandalo e dove si trova. Il campo d’indagine che i pensatori sono invitati a prospettare è vasto, e rientra nel quadro di quello che il Santo Padre ha chiamato la Purificazione della memoria, perché la memoria storica, cioè l’immagine che ci facciamo del passato, non è esente da deformazioni e pregiudizi. Una domanda di perdono non può riguardare, va da sé, che fatti veri e obbiettivamente riconosciuti. Non si chiede perdono per alcune immagini diffuse all’opinione pubblica, che hanno più del mito che della realtà. Non per niente la Commissione è stata chiamata Storico-Teologica. Il contributo di storici era, di fatto, indispensabile. Un primo simposio ha portato sulle Radici dell’Antigiudaismo in Ambiente Cristiano (1997). Su una base storica seria, ha costituito un esame di coscienza e di riflessione da parte di teologi in vista di una teologia d’Israele. Gli Atti sono stati pubblicati nel 2000. Il volume che presentiamo oggi contiene gli Atti del secondo Simposio Internazionale, tenutosi in Vaticano nei giorni 29-31 ottobre 1998, sull’Inquisizione. È stato essenzialmente un colloquio tra storici, scelti in virtù delle loro competenze scientifiche, tenendo conto del carattere internazionale della partecipazione. Un comitato scientifico composto dai Professori Guy Bedouelle, OP., Agostino Borromeo e Jean-Pierre Dedieu, ha indirizzato la scelta degli invitati. Il professore Agostino Borromeo, che ringrazio, si è occupato della pubblicazione degli Atti. Siamo tutti molto rammaricati del ritardo con il quale esce questo volume. È circolata la voce secondo cui la pubblicazione era frenata dall’opposizione di qualcuno. Voglio smentirla in modo assoluto. Il ritardo è dovuto ad una serie di problemi di salute. Ringrazio soprattutto la Biblioteca Apostolica Vaticana, rappresentata da Sua Eminenza il Cardinale Jean-Louis Tauran, Bibliotecario di Sua Santità, e Don Farina, Prefetto, per avere pubblicato questi Atti nella prestigiosa collana Studi e Testi. Ringrazio inoltre tutti i partecipanti al simposio, e quanti hanno collaborato alla sua riuscita, in particolare la Signora Pierrette Rombis che è stata una preziosa collaboratrice nella preparazione del simposio e nel suo ordinato svolgimento. Infine, il fatto che il Santo Padre abbia inviato il messaggio letto all’apertura della seduta, è una prova in più dell’interesse che porta all’iniziativa e dell’importanza che gli riconosce. Il simposio infatti si colloca nella preparazione di quell’avvenimento forte qual è stata la Celebrazione Liturgica della domanda di perdono, il 12 marzo 2000”. INTERVENTO DEL PROF. AGOSTINO BORROMEO – “Il volume sull’inquisizione che stamattina viene ufficialmente presentato alla stampa raccoglie relazioni e comunicazioni lette in occasione del Simposio Internazionale svoltosi in Vaticano tra il 29 e il 31 ottobre 1998. Non è questa la sede per una sia pur sommaria analisi dell’opera. Tuttavia, al fine di comprenderne struttura e contenuto, vale forse la pena di rievocare i criteri che ispirarono la progettazione e la realizzazione del simposio. Concepire il programma di un simposio dedicato all’inquisizione globalmente considerata non fu impresa di poco conto. Con il termine inquisizione, com’è noto, si suole designare un complesso di tribunali ecclesiastici, il cui titolare, in base ad espressa delega papale, era investito della giurisdizione riguardante uno specifico delitto, il delitto di eresia. L’istituzione non nacque bell’e fatta. Durante il pontificato di Gregorio XI (127-1241) cominciano ad agire speciali commissari (inquisitores) delegati dalla Sede Apostolica con il compito di combattere l’eresia in determinate regioni. Lo sviluppo dell’attività di questi primi inquisitori e la loro crescita numerica portarono alla nascita di una istituzione ecclesiastica. Progressivamente, con il trascorrere del tempo, il papato dotò questa istituzione di una propria organizzazione, una propria burocrazia e una propria normativa (specialmente in materia di procedure processuali) che diedero il suo volto specifico all’inquisizione. Quest’ultima, come tutti gli istituti umani, era destinata ad evolvere a seconda dei tempi e dei luoghi. Particolarmente attiva nei secoli XIII e XIV nel combattere i movimenti ereticali medievali (soprattutto catari e valdesi) , essa conoscerà una fase di declino nel secolo XV. Ma l’istituzione registrerà una successiva, rilevante ripresa della sua attività nel XVI e nel XVII secolo con la fondazione dei nuovi tribunali della penisola iberica (la cui azione fu principalmente rivolta contro i pseudo convertiti dal giudaismo e dall’islamismo) e la creazione del Sant’Ufficio romano, concepito inizialmente come strumento per la lotta contro la diffusione del protestantesimo. I tribunali finiranno con l’essere soppressi tra la seconda metà del XVIII secolo e i primi decenni del XIX secolo: in Italia sotto la spinta delle idee illuministiche e dei programmi di riforma ecclesiastica promossi dai vari principi, nella penisola iberica per effetto dell’affermarsi dell’ideologia liberale. L’ultimo tribunale a scomparire sarà infatti quello spagnolo, abolito nel 1834. Continuerà a sopravvivere la Congregazione romana del Sant’Ufficio fino alla radicale riforma di Paolo VI del 1965, il quale ne muterà persino il nome in quello odierno di Congregazione per la Dottrina della Fede. Nell’organizzare il convegno, il Comitato scientifico – presieduto dall’attuale cardinale Georges Cottier – si attenne a due principi fondamentali: 1. abbracciare l’intera storia dell’istituzione, dalle origini alla sua abolizione, cercando di identificare i temi di maggiore rilevanza; 2. individuare i nomi dei maggiori specialisti a livello internazionale da invitare sia come relatori ufficiali, sia come esperti chiamati ad animare i dibattiti con loro eventuali interventi. Per quanto riguarda il primo punto il programma prendeva l’avvio dalle vicende che portarono alla creazione dell’inquisizione nel XIII secolo, la sua attività nelle principali aree interessate dalla diffusione dell’eresia (in particolare Francia e Italia), le sue procedure. Nell’affrontare la storia moderna dell’istituzione, le relazioni furono invece divise in due categorie: quelle a taglio prevalentemente geografico (la Spagna e il Portogallo, con i rispettivi imperi coloniali, l’Italia, con particolare riferimento alla Congregazione romana del Sant’Ufficio, i Paesi Bassi, l’Inghilterra); quelle a taglio prevalentemente tematico (la repressione delle eresie giudaizzanti e islamizzanti, del protestantesimo, del fenomeno della stregoneria; la lotta contro la circolazione dei libri proibiti, sia di carattere letterario, sia di carattere scientifico, e delle Bibbie in volgare; il contesto storico in cui avvenne l’abolizione dei tribunali, la storiografia sull’istituzione). Aprivano e chiudevano il programma considerazioni di carattere teologico allo scopo di inserire le problematiche trattate in un più ampio contesto. Per quanto riguarda il secondo punto (la scelta dei relatori), il Comitato Scientifico si attenne ad un unico criterio: quello della fama, goduta dallo studioso invitato, come indiscusso specialista dello specifico argomento da affrontare. Nei casi in cui vi fosse la possibilità di scelta tra più nomi fu privilegiato, a parità di condizioni, il criterio della internazionalità. Al convegno parteciparono infatti sia come relatori, sia come esperti, studiosi provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Malta, Inghilterra, Svizzera, Germania, Danimarca, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Canada. Il volume dato alle stampe è comunque più ricco di quanto il programma iniziale prevedesse perché, alla fine del Simposio, il Comitato Scientifico ha invitato gli esperti che avevano preso parte al dibattito a presentare un testo scritto dei loro interventi. Alcuni di essi hanno raccolto l’invito: i relativi testi sono stati intercalati tra le relazioni ufficiali alle quali, per l’argomento trattato, risultavano affini. Sul piano strettamente culturale, gli atti del Simposio sono destinati a rappresentare un’opera di riferimento per gli studi sull’inquisizione: in primo luogo, per il rigore scientifico delle relazioni, scevre da qualsiasi cedimento alla polemica o all’apologia incresciosa caratteristica di buona parte della storiografia meno recente; in secondo luogo, per la ricchezza dei dati forniti, che hanno consentito di rivedere alcuni luoghi comuni assai diffusi tra i non specialisti (il ricorso alla tortura e la condanna alla pena di morte non furono così frequenti come si è per molto tempo creduto); in terzo luogo perché, tenuto anche conto dell’ampiezza del volume, vi è motivo di sperare che la sua pubblicazione rilancerà il dibattito intellettuale sull’argomento e stimolerà nuove ricerche. Mi auguro che la lettura del presente articolo sia stata di aiuto a tutti coloro che, pur non avendo il tempo per effettuare ricerche e per documentarsi, comunque sono spinti dal desiderio di Verità e Giustizia, in nome di Dio. Tornerò sull’argomento in futuro, con ulteriori articoli storicamente fondati, ricchi di dettagli e redatti con attenzione e peculiarità. Carlo Maria di Pietro (WebMaster e Promoter della M.S.M.A.) |
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La cultura è ciò che ci viene insegnato, l’insieme di nozioni che negli anni costituiscono, appunto, il bagaglio culturale di ognuno di noi. C’è da dire che solitamente si tende ad accomunare etica e cultura e, seppur la nostra morale si fonda su quanto di intrinseco ed innato plasma la nostra coscienza, diversamente la cultura è “voluta dagli uomini”, si persevera in questo errore. Oggi ho deciso di parlarvi degli Atti del Simposio che, sconosciuti ai più, rappresentano la più grande ed ufficiale raccolta delle sentenze emanate dalla Santa Inquisizione, nonché il più autorevole testo storico che analizza l’argomento. Dedicherò altri articoli a questa leggenda nera e popolare, principalmente perché tutti i cattoprogressisti, comunisti, atei, massoni e gnostici, fanno di questo argomento oggetto di discredito nei confronti della Santa Chiesa di Roma. Non scenderò eccessivamente nei particolari, ma vi riporterò l’ufficialità dei ...