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Basta con applausi, canzonette e stravaganze liturgiche. Va contro la Dottrina! PDF Stampa E-mail

Basta con applausi, canzonette e stravaganze liturgiche. Va contro la Dottrina!CITTÀ DEL VATICANO – È  considerato, nei Sacri Palazzi, uno dei consiglieri più stimati ed ascoltati da Papa Benedetto XVI, che ne apprezza la cultura, la preparazione e il rigore dottrinale. Parliamo di Monsignor Nicola Bux, barese, Consultore nella Congregazione per la Dottrina della Fede ed esperto di liturgia. Qualche giorno fa, il prestigioso sacerdote ha scritto per l’Osservatore Romano un importante  articolo proprio in tema di liturgia che ha scatenato, in positivo, le reazioni degli amanti dei blog ed in particolare di quello Sacri palazzi di Andrea Tornelli. Pontifex ha  scambiato con Monsignor Bux alcune riflessioni. Monsignor Bux, qual è la sua idea di liturgia? “Le confesso che non mi convince la domanda. La liturgia non deve piacere a me, a Tizio o a Caio. La liturgia è un Ufficio Divino che risponde a leggi della Chiesa delle quali nessuno, dico nessuno, ha il  diritto di impossessarsi”.

Che cosa rappresenta la Santa Messa? “Sarebbe facile dire dono e mistero. Ma non basta. La Messa è ricerca di un dialogo intimo con Dio. Al fine di glorificarlo. Per questo il celebrante deve accostarsi in umiltà, alla Eucaristia preparato e con spirito adeguato. Il ministro, per quanto possibile, eviti le invenzioni, le stravaganze, i cambi non autorizzati nelle preghiere.. Insomma non deve inventare nulla, tutto sta già scritto”.

Molte volte si sente dire vado alla Messa delle dieci, perché il sacerdote parla bene… “Comprendo che ognuno possa avere le sue simpatie. È naturale. Ma il centro dell’azione liturgica è il sacrificio di Cristo. Quindi il ruolo del ministro è secondario. Insomma, il celebrante funge da mezzo di comunicazione, da mediatore tra fedeli e Dio. Quindi cerchi di non fare il protagonista con atteggiamenti plateali o teatrali. Si svilisce la sobrietà della Messa”. Esistono gli abusi liturgici? “Certo. Per esempio l’applauso  durante la messa, certe canzonette sdolcinate e via discorrendo. Ma quel che maggiormente conta è comprendere perché capitino, gli abusi…” Le cause… “Esattamente. Facendo mio un detto non proprio curiale, vi è tanta voglia di fare i generali, ma non abbiamo i soldati semplici. In pratica, dopo il Vaticano II, ma non per colpa del Concilio, bensì di cattivi interpreti, si è pensato che tutto fosse lecito e permesso. Che la bella e sana liturgia cattolica di una volta fosse abolita. E non era così. Il Vaticano II, anche in chiave liturgica, e non solo teologica, va letto in continuità con il Magistero della Chiesa”.

Le piace il rito tridentino? “Io non lo definisco così, ma romano antico. Semmai sarebbe più corretto, se vogliamo, chiamarlo di San Gregorio. San Pio V, i cui meriti non vanno nascosti, in realtà non inventò nulla, ma riordinò l’esistente creando un bel messale”. Preferisce il vecchio rito o il nuovo? “Entrambi, purché  degnamente celebrati. Anche il messale di Paolo VI è bello, ricco, piacevole. Sono gli svarioni che lo stravolgono. Lo ripeto: quello che importa è lo spirito del celebrante e la necessità di recuperare in fretta il decoro dell’ars celebrandi”. Si celebra l’Assunzione di Maria, che cosa significa teologicamente? “Che Maria non ha conosciuto peccato, onoriamola con devozione e serietà. Gesù è risuscitato dopo la morte, Maria è salita al cielo subito, in  corpo ed anima non conoscendo la corruzione del sepolcro. Vi pare poco”?

Rubrica a cura di Bruno Volpe

 
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