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Don Giorgio Amiotti: Cristianesimo significa risposta radicale, basta con il relativismo PDF Stampa E-mail

Don Giorgio Amiotti: Cristianesimo significa risposta radicale, basta con il relativismoCITTÀ DEL VATICANO – “La Chiesa non conosce la parola rancore, ma predica speranza. Nel silenzio, invochiamo consolazione e amore su due famiglie”: lo afferma don Giorgio Amiotti, Parroco della Chiesa dell’Assunta di Garlasco, la cittadina ingiustamente ricordata solo per il delitto ancora irrisolto di Chiara Poggi e mai per i suoi meriti. Don Giorgio, qualche giorno fa lei ha celebrato la Messa in suffragio per la morte della povera Chiara. Qual è la sua idea? “Intanto che la gente di Garlasco giustamente non ne può più. Rumore  mediatico come se in altri luoghi non avvengano fatti di cronaca nera. Detto questo, da cristiano prego, come lo fa la Chiesa, per due famiglie, cioè quella della vittima ed anche per quella dell’assassino. Insomma invoco la misericordia di Dio che non conosce la parola vendetta”. Fatto sta che oggi, anche per la lentezza dell’inchiesta, le famiglie rovinate sono due.. “Certo. Forse sarebbe stato lecito aspettarsi qualche cosa di più dalle  autorità investigative, ma il caso mi sembra complesso ...

... e quindi lasciamo svolgere il loro compito ai Magistrati con serenità a pace. Lo ripeto, da sacerdote prego sia per la vittima che per il suo carnefice. Mi ha stupito con piacere la maturità, la compostezza, la carità della popolazione che non si è mai abbandonata a sfiducia o ad atti di giustizialismo. Insomma, sono contento della risposta dei fedeli”.

Delitto a parte, parliamo di giovani. Il Papa Benedetto XVI da  sempre, parla di emergenza educativa. Condivide? “Senza ombra di dubbio. Il Papa ha ragione. Questa emergenza si fa giorno dopo giorno più pressante e delicata”. Da che cosa dipende. Sarà la crisi della famiglia o i cattivi esempi? “Le due cose. Indubbiamente i buoni esempi stimolano a fare bene, per la potenza dell’imitazione. Ma non darei solo le colpe a questo. Io ammiro le donne che la mattina silenziosamente vanno a lavorare passando prima in Chiesa a pregare. Appezzo questo eroismo del quotidiano, questo santificarsi nei dettagli dell’amore. Ogni cosa, anche la più insignificante, va svolta con abilità e amore dedicandola a Dio. In quanto alla famiglia, in parte è vero. I cattivi esempi esistono, sono sotto gli occhi di tutti, ma io non faccio parte di quella schiera di super assolutori, che sempre dicono, povero bimbo, viene da una famiglia difficile”.

Insomma, da che dipende? “Si prega poco. E il Vangelo sia letto con attenzione. Il Vangelo non è un libro facile e il cristiano vero, non quello di comodo, lo accetti nella sua integrità. Alcuni si scelgono solo ciò che piace e conviene. Tralasciando  l’amaro e gustandosi il dolce. No, cari miei. Il cristianesimo significa risposta radicale e porta stretta, sacrificio, penitenza e rinuncia Basta con il relativismo e la fede creata a misura dei gusti personali”. Padre, ma  certi genitori, fortunatamente non tutti, non sanno dire di no ai loro rampolli.. “Male. Dire di no spesso risulta spiacevole, ma si indovina. I frutti si  vedono alla distanza. Qualche no detto per tempo aiuta. Insomma i genitori sappiano anche avere il coraggio di dire dei no chiari ai figli. Ed abbiano fiducia in Dio, nella Chiesa e nei Santi. Sappiano santificare il loro ruolo nel quotidiano. Eviteremo così cattive sorprese”.

Rubrica a cura di Bruno Volpe

 
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