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Il Motu Proprio non resti un fatto isolato PDF Stampa E-mail

Il Motu Proprio non resti un fatto isolatoCome già riportava varie volte da questo sito, Roma sarà capitale della liturgia tradizionalista con un importante e prestigioso congresso dedicato al Motu Proprio del Papa Benedetto XVI che ha liberalizzato il rito antico. Abbiamo ascoltato il parere di autorevoli esperti in liturgia e relatori al Congresso. Ora Pontifex parla con il professor Roberto De Mattei, Docente alla Università Europea di Roma e direttore responsabile della interessantissima rivista Radici Cristiane che vi invitiamo a comprare e leggere con estrema attenzione. Professor De Mattei, che valore attribuisce al Motu Proprio del Papa Benedetto XVI? “Di una rilevanza straordinaria. Il Pontefice, con un atto di libertà, di giustizia e di onestà, ha ridato prestigio ed onore ad un rito che ha da sempre ha rappresentato la storia della Chiesa. Mi permetto solo di ricordare in piena umiltà, che il Concilio Vaticano II mai ha eliminato il rito antico o l’uso del latino nelle messe.” Ora bisogna augurarsi che il Congresso non resti un fatto isolato, ma serva a promuovere ...

... e divulgare una bellezza della Chiesa universale… “Vero, questo è l’obiettivo fondamentale dei lavori, cioè far sì che non rimanga una bella, ma isolata parentesi.” Che cosa apprezza maggiormente nel rito antico? “Intanto la bellezza, la sobrietà, la ricerca di Dio, poi credo sia giusto affermare che il rito romano antico è la messa della Chiesa di sempre, sin dalle origini della Chiesa, dei primi cristiani che così hanno celebrato. Non è pensabile cancellare duemila anni di storia.”

Che cosa è accaduto con il Novus Ordo? “Bisogna rimanere sempre in comunione con la Chiesa, il Papa ed i Vescovi. Ma in tutta sincerità ritengo che con la riforma liturgica del 1969, avvenuta dopo il Concilio Vaticano II, si sia determinata una pericolosa frammentazione di messe. In sintesi, con il rito romano antico esiste la messa, dopo il 1969 si è verificata una proliferazione di messe con un caos liturgico che bisognerebbe correggere per il bene della Chiesa e dei fedeli.” Qualche autorevole studioso ha persino accennato ad una protestantizzazione della liturgia… “Penso che abbiano ragione ed anche piena coloro che analizzano il problema in questa chiave. L’esagerata apertura al fratelli separati e alle loro idee ha finito spesso con il disorientare i fedeli cattolici. Ne ha risentito anche la liturgia, influenzata da idee teologiche quanto meno discutibili. Chiedo che tutti gli operatori ripensino la loro condotta in chiave di sobrietà, dimenticando quei veri disastri liturgici e teologici prodotti da false ed erronee interpretazioni del Vaticano II. E si badi, nel Concilio non troviamo una sola parola che afferma o consente la eliminazione del latino, anzi incoraggia l’uso di quella lingua e del canto gregoriano .Insomma il Vaticano II va letto ed interpreato, così come afferma Papa Benedetto XVI, in continuità con la tradizione della Chiesa e non già quale rottura col passato. Non fu una rivoluzione.”

La sua tesi sarà Motu Proprio quale risposta alla crescente secolarizzazione… “Penso che la liturgia serva anche a limitare i danni del processo secolare. Insomma, necessitiamo di maggior ricerca di Dio anche nella Messa che non è spettacolo, bensì sacrificio, dono e mistero.” Si tratterà di una Congresso importante.. “Con ospiti qualificati e di assoluto riguardo. Ci proponiamo di analizzare e valutare con la giusta attenzione quel nesso lex orandi, lex credendi spesso dimenticato da una cultura modernista e secolarizzata.”

Rubrica a cura di Bruno Volpe

 
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