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Il Motu Proprio ha bisogno di tempo, il Papa ha visto giusto. La riforma del 1969 fu frettolosa PDF Stampa E-mail

Il Motu Proprio ha bisogno di tempo, il Papa ha visto giusto. La riforma del 1969 fu frettolosaSi avvicina a grandi tappe, l’importante Congresso che dal 16 settembre a Roma, analizzerà il Motu Proprio del Papa Benedetto XVI che, con saggezza, ha liberalizzato il rito romano antico. Va anche detto che domenica 14 settembre, data dell’Esaltazione della Santa Croce, l’entrata del Motu Proprio Summorum Pontificum compie un anno. Del Congresso, che comunque non è organizzato dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, abbiamo parlato con Monsignor Camille Perl, Vicepresidente della citata Commissione incaricata anche delle “trattative” con i lefebvriani. Eccellenza, che cosa si propone il Congresso? “Preciso, per amor di verità, che noi di Ecclesia Dei non siamo organizzatori. Ci hanno invitato per dire la nostra e lo facciamo con interesse, partecipazione e piacere”. In sintesi, quali sono gli obbiettivi? “La domanda forse andrebbe rivolta agli organizzatori. Ma credo che sia una revisione ed una riflessione dopo un anno dall’entrata ...

... in vigore del Motu Proprio”. Ma anche in che maniera proporlo  ai fedeli? “Certo. Ho letto i temi delle relazioni e tutte mi sembrano stimolanti ed interessanti. Ovviamente dovremo fare un bilancio, ma pensare al futuro”.

Sin qui crede che i risultati dopo l’entrata in vigore del Motu Proprio siano stati soddisfacenti? “Ritengo sia presto per dirlo categoricamente, luci ed ombre…” Quali le luci e quali le ombre.. “La luce più grande è stata l’entrata in vigore del testo. Ma ritengo sia sbagliato ed antistorico pretendere che entri rapidamente nella coscienza dei fedeli e della gente. Occorre tempo, che sia metabolizzato. La Chiesa, nella sua saggezza, ha tempi lunghi e mai come in questo caso, servono tempi dilatati”.

Tra le cause di freno vi è anche la scarsa o spesso nulla preparazione di molti sacerdoti a celebrare secondo il rito romano antico.. “Vero. Ma le ripeto, il problema non si risolve dall’oggi al domani. Noi non siamo l’esercito, che in ventiquattro ore e con due colpi di fucile, risolve i problemi. Abbiamo anche ricevuto lamentele da parte di gruppi di fedeli tradizionalisti ai quali non viene permesso di celebrare la messa secondo il rito antico. Insomma, il cantiere è aperto”. Insomma, evitare fretta e trionfalismi.. “Certo. La fretta mi sembra sempre una cattiva consigliera. In quanto ai trionfalismi meno. Bisogna andare avanti con fiducia e costanza. Credo che il rito romano antico abbia bisogno di tempo per riaffermarsi. Del resto accadde così anche per la riforma liturgica del 1969, arrivò con troppa fretta e non fu assimilata nel giusto verso .Ora evitiamo che al rito romano antico avvenga la stessa ed identica cosa”.

Rubrica a cura di Bruno Volpe

 
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