| Ai matrimoni solo fotografi con patentino diocesano. Maggior sobrietą, non si mettano fiori! |
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... che sull’altare appaiano fiori. Ma che non rappresentino mai un insulto alla miseria. Sarebbe meglio limitarsi nelle spese e dedicare qual risparmio a sagge opere di carità e solidarietà. In ogni caso ritengo incorretto mettere mazzi o rami di fiori nel corridoio che porta all’altare. Non siamo mica alla cerimonia degli Oscar”. Veniamo alla musica… “Dolenti note anche queste. Spesso, per una malintesa idea della celebrazione o per motivi e capricci dominanti, si eseguono melodie anche gradevoli e di ispirazione religiosa come l’Avemaria di Schubert. Non la contesto in quanto tale perché è bella, ma non appartiene alla musica sacra o liturgica. Dopo la Messa si può eseguire qualunque canto, ma solo dopo”. I vestiti… “Domini la sobrietà. Eleganza, ma contenuta e mai sgargiante. Poi si evitino con cura vestiti succinti o scollacciati contrari alla decenza e alla sacralità del luogo. Siamo pur sempre in una Chiesa. Ma questo non vale solo per i matrimoni. Sempre”. Applausi.. “In una recente riunione ho invitato i sacerdoti diocesani ad evitarli. Insomma evitino di dedicare un applauso agli sposi, non siamo alla discoteca. Se poi quell’applauso nasce spontaneo che cosa ci possiamo fare"? I fotografi… “Inutile dire che fotografi e cineoperatori a volte sono invadenti al limite del tollerabile e, forse per mancanza di conoscenza della liturgia, appaiono dove non dovrebbero stare. Ecco perché nella mia Diocesi da qualche tempo in qua, alle cerimonie liturgiche possono prendere parte solo fotografi con patente diocesana”. Sarebbe? “In effetti la hanno tutti ormai. Ma abbiamo creato un corso diocesano per fotografi di matrimoni e cerimonie che sappiano rispettare canoni e conoscano un minimo di liturgia e di galateo della Messa. Alla fine del corso gli diamo un patentino diocesano. Solo quei fotografi a Brindisi e dintorni possono attuare nei matrimoni durante le celebrazioni liturgiche”. Rubrica a cura di Bruno Volpe |
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Ultimamente il Cardinal Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha detto fuori dai denti: le celebrazioni dei matrimoni siano più sobrie. Insomma,un doveroso, quanto autorevole richiamo alla correttezza e a riscoprire il valore del sacramento. Ovvio che le giuste parole del cardinale abbiano acceso il dibattito sulle celebrazioni dei matrimoni. Ne abbiamo parlato con l’Arcivescovo di Brindisi - Ostuni Monsignor Rocco Talucci. Eccellenza: ha sentito le parole del cardinal Bagnasco? “Le condivido e sottoscrivo facendole mie. Il matrimoni,prima che una festa, è un sacramento. Comprendo lo spirito degli sposi e delle loro famiglie, ma il decoro della liturgia va difeso”. Vediamo come, nel concreto… “Parlo della mia Diocesi, ma le linee sono più o meno uguali. Domini la sobrietà, intendendo per essa una giusta limitazione negli ornamenti floreali. Non arrivo all’estremo di negare ... 