| Papa Pio V, il grande Papa della vittoria di Lepanto |
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... era conteso da diverse signorie del contado. Antonio Ghislieri ebbe parecchi figli tra cui Paolo che fu il padre del futuro pontefice. Vivevano modestamente. Lavoravano a giornata in campagna per i signorotti locali. All'età di quattordici anni entrò nell'Ordine Domenicano a Voghera. Nel 1519 professò i voti solenni a Vigevano, poi completò gli studi presso l’università di Bologna. e sotto la tutela di Maria germogliò in lui quell’angelica pietà che fu l’anima e il segreto di tutta la sua vita. Iniziò la carriera apostolica con l’insegnamento a Bologna e a Pavia. Successivamente fu chiamato a difendere la fede, minacciata in Italia dall’eresia di Lutero che stava oltrepassando le Alpi. Michele Ghislieri fu nominato Grande Inquisitore Generale, titolo che a nessun altro passò. Parve allora rivivere in lui un'altra Gloria dell’Ordine, San Pietro da Verona, e se non dette il sangue, prodigò fatiche e sudori. Papa Paolo IV lo nominò Vescovo di Nepi e Sutri e due anni dopo lo creò Cardinale del titolo di Santa Maria Sopra Minerva. Negli anni di preparazione al sacerdozio, insieme a una solida formazione teologica, facilitata da un'intelligenza vivida, manifestò quella austerità di vita che gli avrebbe meritato tanta stima negli anni successivi. Nel 1528 ricevette l’ordinazione presbiterale a Genova e presto diede prova delle opinioni che avrebbero trovato realizzazione pratica nel corso del suo pontificato, sostenendo a Parma trenta proposte a supporto del seggio pontificio contro le eresie.Come rettore di vari conventi domenicani si caratterizzò per una rigida disciplina e, in seguito a suo espresso desiderio, ricevette la nomina di inquisitore della città di Como. Tornato a Roma nel 1550, dove proseguì l'attività di inquisitore, fu eletto commissario generale dell'Inquisizione romana. Sotto papa Paolo IV divenne vescovo di Sutri e Nepi (1556), cardinale con il titolo di Alessandrino (1556), grande inquisitore (1558). Sotto Pio IV divenne vescovo di Mondovì (1560). Pontificato: Alla morte di Pio IV, il 7 gennaio 1566, fu, inaspettatamente, eletto Papa, grazie a un accordo tra i cardinali Borromeo e Farnese, e consacrato il giorno del suo compleanno, dieci giorni dopo. La sua elezione fece tremare la curia romana, niente festeggiamenti e sontuosi banchetti per solennizzare l’evento, infatti Pio V confermò il carattere rigido e intransigente. Il giorno dell’incoronazione, anziché far gettare monete al popolo come consuetudine, il novello Pio V preferì soccorrere a domicilio molti bisognosi della città di Roma. Anche da papa continuò a vestire il bianco saio domenicano, a riposare sopra un pagliericcio, a cibarsi di legumi e frutta, dedicando l’intera sua giornata al lavoro e alla preghiera. Le sue maggiori attenzioni erano rivolte ai poveri che ascoltava pazientemente e confortava anche con aiuti pecuniari. Il papa era compiaciuto di poter partecipare alle manifestazioni pubbliche della fede nonostante le torture della calcolosi, di far visita agli ospedali, di curare egli stesso i malati e di esortarli alla rassegnazione. Suggerì ai Fatebenefratelli di aprire un nuovo ospizio a Roma. Durante la carestia del 1566 e le epidemie che seguirono, fece distribuire ai bisognosi somme considerevoli ed organizzare i servizi sanitari. Al fine di reperire le ingenti somme necessarie, provvedette a sopprimere qualsiasi spesa superflua, addirittura facendo adattare alla sua statura gli abiti dei suoi predecessori. Con una simile austerità di vita il papa riuscì nonostante tutto ad imporsi sugli avversari e ad indurre gli altri prelati e dignitari della curia romana ad un maggiore spirito di devozione e penitenza. Per l’uniformità dell’insegnamento, secondo le indicazioni del Concilio Tridentino, che aveva richiesto fosse redatto un testo chiaro e completo della dottrina cristiana, Pio V ne affidò la redazione a tre domenicani e lo pubblicò nel 1566. L’anno seguente proclamò San Tommaso d’Aquino “Dottore della Chiesa”, obbligando le Università allo studio della Somma Teologica e facendo stampare nel 1570 un’edizione completa e accurata di tutte le opere teologiche del santo. In campo liturgico si deve alla lungimiranza di questo pontefice la pubblicazione del nuovo Breviario e del nuovo Messale, cioè il celebre rito della Messa ancor oggi conosciuto proprio con il nome di San Pio V. In ambito musicale inoltre nominò il Palestrina maestro della cappella pontificia. Suo merito fu anche quello di promuovere l’attività missionaria con l’invio di religiosi nelle “Indie orientali e occidentali” ed un pressante invito agli spagnoli a non scandalizzare gli indigeni nelle loro colonie.Pio V godette subito dell’ammirazione e del rispetto di tutti per la pietà, l’austerità e l’amore per la giustizia. Cercò con ogni mezzo di estirpare il cancro della mondanità emettendo bolle, cacciando da Roma le prostitute, condannando i fornicatori, i bestemmiatori e i profanatori dei giorni festivi. Difese strenuamente il vincolo matrimoniale, infliggendo pene severe agli adulteri. Ridusse il costo della corte papale, impose l'obbligo di residenza dei vescovi ed asserì l'importanza del cerimoniale; curò, inoltre, la pubblicazione del catechismo romano, del breviario romano riformato e del messale romano. Rafforzò gli strumenti della Controriforma per combattere l'eresia ed il protestantesimo e diede nuovo impulso all'Inquisizione Romana (condanna a morte per eresia di Pietro Carnesecchi e Aonio Paleario).Fu rigido oppositore del nepotismo. Ai numerosi parenti accorsi a Roma con la speranza di qualche privilegio, Pio V disse che un parente del papa può considerarsi sufficientemente ricco se non conosce l'indigenza. Siccome i cardinali ritenevano opportuno la presenza di un nipote del papa nel Collegio dei Principi della Chiesa, Pio V si lasciò indurre a dare la porpora a Michele Bonelli, nipote di una sua sorella e domenicano pure lui, purché lo aiutasse nel disbrigo degli affari. A un figlio di suo fratello invece permise di entrare nella milizia pontificia, ma lo caccio' persino dallo Stato appena seppe che coltivava illeciti amori. Per migliorare la moralità del popolo romano punì l'accattonaggio, la bestemmia e vietò anche il carnevale. Nel 1566 promosse la costruzione del convento domenicano di Santa Croce e Ognissanti a Bosco Marengo, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto costituire il centro di una città di nuova fondazione, nonché suo luogo di sepoltura. Nel 1567 fondò a Pavia una istituzione caritatevole per studenti meritevoli, il collegio Ghislieri, che tuttora, tramite concorso pubblico, accoglie studenti dell'Università di Pavia.Tra le sue Bolle papali, In Coena Domini (1568) ricopre un ruolo primario; tra le altre, quelle che più contribuiscono a definire la linea di condotta del suo pontificato sono: il divieto di questua (febbraio 1567 e gennaio 1570); la condanna di Michel de Bay, professore eretico di Lovanio (1567); la denuncia del dirum nefas (agosto 1568); fu persecutore degli Ebrei, a lui si deve la loro espulsione dai domini ecclesiastici tranne Roma e Ancona (1569); la conferma dei privilegi della Società dei Crociati per la protezione dell'Inquisizione (ottobre 1570); il divieto di discussione sul miracolo dell'Immacolata Concezione (novembre 1570); la soppressione dei Fratres Humiliati accusati di depravazione (febbraio 1571); l'approvazione del nuovo ufficio della Vergine Maria (marzo 1571). Pio V, spossato da ipertrofia prostatica di cui, per pudicizia, non volle essere neanche visitato, si spense la sera del 1º maggio 1572, all'età di 68 anni, dopo aver detto ai cardinali radunati attorno al suo letto : “ Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato ! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l'onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità “ . Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo) - Emblema: Tiara, Camauro, Bastone Pastorale - Martirologio Romano: San Pio V, papa, che, elevato dall’Ordine dei Predicatori alla cattedra di Pietro, rinnovò, secondo i decreti del Concilio di Trento, con grande pietà e apostolico vigore il culto divino, la dottrina cristiana e la disciplina ecclesistica e promosse la propagazione della fede. Il primo di maggio a Roma si addormentò nel Signore. (1 maggio: A Roma, anniversario della morte di san Pio V, papa, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo). Inno a San Pio V: Di Bosco Marengo sei nobile e vanto, segna col di speme, di fè, di vittoria. O presule eccelso, Pontefice santo un inno s’elevi, ch’esalti Tua gloria. Potente San Pio, deh! prega per noi, proteggici sempre noi siam figli tuoi. Del Turco furente nemico di Cristo un popol crociato per Te trionfò. Il gaudio comune fu allora frammisto al giubil d’un Papa che volle e pregò. Potente San Pio, deh! prega per noi, proteggici sempre noi siam figli tuoi. Del Santo Rosario la Vergine Regina Tu sempre esaltasti, ne avesti il favor. da Lei impetrasti la grazia divina per cui fu sconfitto dell’empio il furor. Potente San Pio, deh! prega per noi, proteggici sempre noi siam figli tuoi. L’infame eresia che fede dissolve invitto pugnasti con vigile amore di Cristo i nemici fiutaron la polve tuoi figli serbaron di fè lo splendore. Potente San Pio, deh! prega per noi, proteggici sempre noi siam figli tuoi. A Te con fiducia ricorron le genti nell’aspra tenzone col serpe maligno e Tu le proteggi nell’ardui cimenti ovr’esse il Tuo manto stendendo benigno. Potente San Pio, deh! prega per noi, proteggici sempre noi siam figli tuoi. Del culto d’Iddio lo zelo fervente l’amor pei fratelli le fede sincera Tu infondi San Pio nell’animo ardente del popol che T’ama Ti segue in Te spera Potente San Pio, deh! prega per noi, proteggici sempre noi siam figli tuoi. Dei casti pensieri di nobili affetti ai giovani accendi la brama nei cuori Tu fuga e tien lungi dai teneri petti la perfida insidia di vizi ed errori. Potente San Pio, deh! prega per noi, proteggici sempre noi siam figli tuoi. San Pio t’invocan tuoi figli gementi deh! Tu li consola pietoso e fedel sii guida al cammino sii luce alle menti li addici a la gloria perenne del Ciel. Potente San Pio, deh! prega per noi, proteggici sempre noi siam figli tuoi. La Battaglia di Lepanto: Nel secolo XII l’Europa sta passando uno dei periodi più duri della sua storia. Ad est l’impero ottomano in piena espansione ha occupato tutti i Balcani, la penisola di Crimea, e tutto il Caucaso. Solo l’impero Asburgico tenta di fermare l’espansionismo ottomano. La Spagna cerca di fermare l’Islam nel nord Africa e la sua presenza nel mediterraneo occidentale. La Francia in preda alle guerre di religione non esita ad appoggiarsi, in funzione antiasburgica, con i principi ottomani. Tutte le posizioni veneziane nell’Egeo e Nell’Adriatico e nello Ionio sono in allerta In preda alla Riforma Luterana e alle guerre di religione in tutta Europa, si presentano bui decenni per il suo futuro. La battaglia di Lepanto trae le sue origini dall’intenzione dei principi ottomani di estendere l’Islam e di conseguenza il loro dominio imperiale su tutta Europa Già da decenni l’impero turco è la maggiore potenza del mondo e va da se la tentazione dei vari Pascià, Califfi ed Emiri di tentare di impadronirsi militarmente dell’Europa e poi dominarla islamizzandola. Il più preoccupato di questa situazione era Pio V che appena eletto al soglio di Pietro volle organizzare una Lega Santa per combattere i turchi, mettendo d’accordo il più possibile dei principi cristiani. Ne fu l’artefice e realizzò la Santa Lega il 20 maggio 1571. L’armata cristiana era composta da tre flotte principali: quella veneta guidata da Sebastiano Venier Quella del papa guidata da Marcantonio Colonna e quella di Filippo II guidata dal fratello Don Giovanni d’Austria e comandante supremo. Altre navi da battaglia di diversi stati si erano aggregate come lo Stato delle due Sicilie, la repubblica di Genova, gli Stati Pontifici e la Spagna. In tutto : 280 bastimenti di diverso tipo, 1800 cannoni di bronzo, 34000 soldati,13000 marinai e 43000 vogatori tutti schiavi turchi e criminali. La flotta cristiana si concentrò a Messina alla fine di agosto del 1571. Bisognava solo aspettare il casus belli per dichiarare guerra. E il casus belli ci fu ai primi di agosto con i fatti di Famagosta. I turchi alla fine del 1570 invasero Cipro con duecentocinquanta mila uomini un esercito enorme per l’isola. Forse il dato è volutamente esagerato dalla propaganda cristiana. Comunque viene posto d’assedio la città di Famagosta allora Capoluogo della colonia veneziana di Cipro nonché porto di gran traffico navale. Il capitano generale Marcantonio Bragadin ne organizza la difesa. Il capitano Jeneral da Mar Sebastiano Venier comandante la flotta veneziana non riesce ad intervenire per tempo in soccorso della città. Dopo undici mesi di inutile assedio e di inutili combattimenti, i dati ci danno la morte di ottantamila uomini turchi contro poche centinaia di veneziani, ( qui la propaganda esagera decisamente ) si conviene ad un accordo tra Lala Mustafà comandante turco la spedizione e Marcantonio Bragadin capitano generale dei veneziani Le clausole della resa sono sottoscritte pure dai Turchi che ne promettono il rispetto. Il 5 agosto Lala Mustafà il plenipotenziario turco invita Bragadin a presentare ufficialmente la resa e consegnare le chiavi della città. Ma Pertev Pascià, superiore diretto di Lala Mustafà non mantiene la parola data e secondo gli storici accusa Bragandin di avere fatto decapitare degli schiavi turchi. Viene perciò arrestato e subito gli vengono tagliate le orecchie. Il resto del seguito, tutti i comandanti veneziani, vengono subito eliminati con la decapitazione. Intanto le truppe ottomane attaccano la città, vi entrano e uccidono tutti gli Italiani che trovano. La mattina dopo assaltano le navi in attesa di partire per Creta e fanno schiavi tutti coloro che trovano uomini,donne,bambini. Il 15 agosto Pertev Pascià invita Bragadin a farsi mussulmano per avere salva la vita ma questi rifiuta. Viene di conseguenza scorticato vivo. La notizia dei fatti di Famagosta giunge alle forze della Lega Santa. L’episodio sortì l’effetto di scatenare tra i cristiani, l’odio verso i Turchi. Gli animi già arroventai s’infiammano. Si parte per Lepanto dove è concentrata la flotta turca. Il trasferimento della flotta da Messina fino al golfo di Patrasso fu un’epopea. Novantamila uomini stipati su 280 bastimenti al massimo il più lungo era di 60 mt. La densità media di trecento cinquanta persone con tanto di equipaggiamento bellico, acqua da bere, cannoni, polveri da sparo, remi e rematori che si muovevano il tutto su poco più di duecento metri quadrati di ogni nave. Fu perciò dato un ordine singolare la truppa doveva lavarsi almeno due volte al giorno con acqua di mare sollevata a secchiellate. Sia per pulire gli uomini che le barche dalle deiezioni. Lepanto. E’ una cittadina sulla costa continentale della Grecia. Appena superato lo stretto di Patrasso. Proseguendo si entra nel golfo di Corinto. Sulla sinistra un ampio golfo che porta lo stesso nome ospitava la flotta turca. La flotta turca contava in tutto circa 280 bastimenti come la flotta cristiana, 750 cannoni, 34000 soldati, 13000 marinai, 41000 vogatori tutti schiavi cristiani. Aspettava tranquillamente l’arrivo della flotta cristiana. Entrambi i comandanti erano convinti di avere superiorità numerica sull’avversario. All’alba del 7 ottobre 1571 le due flotte si trovarono una di fronte all’altra nel golfo di Lepanto. Entrambi i comandanti si resero subito conto che non avevano nessuna superiorità sull’avversario quindi non cera da sperare che nel valore e nell’ardimento dei propri uomini.I turchi si disposero a mezzaluna.Alla destra dello schieramento cinquantasei galee al comando di Mahemet Soraq detto Maometto Scirocco, alla sinistra sessantatre galee al comando di Uluch Alì il rinnegato calabrese Occhiali e al centro, novantasei galee al comando di Mehemet Alì, comandante in capo che a bordo della Sultana aveva il vessillo verde dell’Islam con scritto a caratteri d’oro quasi 30.000 volte il nome di Allah. La flotta cristiana si schierò una galea di fianco all’altra e alle spalle una piccola flotta di riserva. Il comandante in capo dello schieramento cristiano Don Giovanni d’Austria ordina: “ Che si combatta “ Il suo secondo Capitano Jeneral da Mar Sebastiano Venier risponde “ Est necessitate et non si puote far da manco “ Fu così che le due flotte e i relativi equipaggi si scagliarono l'un contro l'altro con reciproca furore e reciproco odio. Si combatté accanitamente per tutta la giornata ma alla fine prevalse la flotta cristiana o quello che ne rimase. Della flotta turca ben poca cosa si salvò.Fu la più grande battaglia navale della storia. Imbarcato su una delle navi cristiane c’era uno spagnolo il cui nome restò nella storia molto famoso. Si chiamava Miguel Cervantes grande scrittore ed autore del Don Chisciotte. Ebbe a definire la Battaglia di Lepanto come: “ Il più grande evento che videro i secoli”. di Claudio Modesti |
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Nacque a Bosco (oggi Bosco Marengo), appartenente al ducato di Milano, dalla nobile ma decaduta famiglia Ghislieri. Figlio di Paolo Ghislieri e Domenica Augeri fu chiamato Antonio. Il bisnonno, Lippo Ghislieri e i suoi fratelli, emigrarono da Bologna nel 1445 disperdendosi per la penisola. Fuggirono da quella città probabilmente perché il partito Guelfo venne perseguitato dal partito dei Ghibellini. Probabilmente c’erano anche motivi di lotte intestine tra i clan signorili di Bologna. Quello del Ghislieri cadde in disgrazia e fu necessario fuggire e nascondersi. Solo così si spiega la persecuzione fino alla morte dei Ghislieri tanto che fuggirono tutti da Bologna e cambiarono cognome per non essere facilmente rintracciati. Il bisnonno Lippo si rifugiò a Roma, e il nonno Antonio con suo fratello Sebastiano si nascosero a Bosco, allora ancora fortezza che data la sua posizione strategica di controllo su tutta la Fraschetta ...