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Un rabbino al Sinodo, che peccato. Gli ebrei non leggano il Nuovo Testamento specie in Tv PDF Stampa E-mail

Un rabbino al Sinodo, che peccato. Gli ebrei non leggano il Nuovo Testamento specie in Tv“Il Sinodo sulla Parola? Mi ha deluso la presenza attiva di un rabbino e l’aspetto ecumenico. In quanto alla Bibbia in Tv, non condivido. Primo: la Sacra Scrittura non è uno spettacolo, poi non vedo per quale ragione farla leggere, nel Nuovo Testamento, agli ebrei che non solo non la condividono, ma la ritengono persino un insulto”: i fulmini arrivano da don Curzio Nitoglia, cappellano di Sì sì, no, no, Sacerdote cattolico ordinato da Monsignor Marcelle Lefebvre. Un prete che si può condividere o no, ha il coraggio della chiarezza e dell’onestà intellettuale. Padre Curzio: si è inaugurato un Sinodo dei Vescovi sulla Parola, le è piaciuto? “Niente affatto. Il solito vizietto dell’ecumenismo. Non comprendo e non giustifico la presenza attiva di un rabbino”. Nello stesso giorno, il Papa Benedetto XVI ha letto, in una maratona televisiva senza precedenti, parte della Bibbia, soddisfatto dell’iniziativa? “No. ...

... Intanto giudico assurdo che  gli ebrei possano leggere pubblicamente  il Nuovo Testamento. Non lo dico per  ragioni antisemitiche, ma se loro non credono nel  Nuovo e persino lo reputano un’offesa e a loro volta lo insultano, per quale ragione poi lo leggono? Penso che la Bibbia sia un fatto sacro che non ha bisogno di spettacolarizzazione”.

Ma i commenti dei media sono stati quasi tutti positivi.. “Certo. Ma vada a vedere chi domina nei giornali, sono massoni, lobbies semite ed interessi commerciali”.

Il rito di San Pio V, ma sarebbe meglio definirlo gregoriano, è antisemita? “Niente affatto. Anzi auspica la conversione degli ebrei, ne vuole il recupero. Fa parte dei doveri di ogni cristiano convertire. Chi invece maledice sono loro, gli ebrei che alla invocazione numero dodici delle loro, inveiscono sui cristiani. Poi il termine perfidus non significa cattivo, bensì senza fede. Ed infatti gli ebrei non credono in Cristo”.

A Rimini, organizzato dalla Fraternità San Pio X si terrà a breve un importante Convegno sulla Famiglia dal titolo la Pedagogia della dissoluzione. La famiglia è in crisi, quali le cause? “Intanto il fatto che il marito non sia considerato più capo della famiglia. Si è ucciso il principio di autorità. Ovvio che il marito non deve comportarsi come un dittatore e deve amare la sposa così come fece Cristo con la Chiesa e dunque non maltrattarla. Ma il capo della famiglia è l’uomo e lo dice San Paolo”.

Un ‘altra causa della dissoluzione? “Il vietato vietare. In parte a ciò ha contribuito il modernismo del Vaticano II. In quel Concilio si disse basta alla tradizione, alla sana visione cattolica del mondo, insomma fu dato un colpo ferale alla Chiesa. I guasti del Vaticano II sono sotto gli occhi di tutti, determinati dal clero cattocomunista, ancor presente”.

Lei fu ordinato sacaredote da Monsignor Lefebvre, come lo giudica? “Un grande vescovo. Solo una storiografia di parte lo satanizza dimenticando che fece il missionario. Ritengo che la sua scomunica fosse non solo ingiusta, ma anche infondata perchè basata su un abuso di potere commesso in buona fede da Paolo VI”.

Morì scomunicato? “Esistono dubbi. Se ha ricevuto, come pare, i sacramenti implicitamente gli fu revocata la scomunica. Ma nessuno ha il coraggio di dirlo”.

Le piace la messa del Novus Ordo? “No. Non mi garbano gli abusi liturgici, come canzonette, applausi, omelie chilometriche, disordine e l’abbandono del gregoriano e del latino. Il Vaticano II fu un capolavoro di doppiogiochismo da questo punto di vista: non ti tocca il latino, ma anche sono permesse le lingue vernacole. Insomma, un veltronismo ante literam. La messa vera è quella di sempre”.

Rubrica a cura di Bruno Volpe

 
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