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Santa Caterina Labouré ed il suo Angelo Custode PDF Stampa E-mail

Santa Caterina Labouré ed il suo Angelo CustodeTra tante apparizioni mariane, solo l’apparizione di Rue du Bac comporta una visita angelica che precede immediatamente quella di Nostra Signora degli Angeli. Bisogna cercarne la causa nell’estrema devozione che Suor Caterina portava al suo Angelo custode (La causa, non la spiegazione. E’ perché lei amava il suo Angelo custode che Caterina ricevette la grazia di vederlo, non perché si auto suggestiona !). Nata nel 1806, Caterina  Labouré è l’ottava di diciassette figli di una coppia di agiati fattori di Fain-les-Moutiers in Borgogna.  Ella non ha che nove anni quando, il 9 ottobre 1815, sua madre, consumata da tante nascite, di cui purtroppo tanti morti anche perché ella ha visto scomparire sette figli in giovanissima età, ed i duri lavori quotidiani, muore all’improvviso. La figlia maggiore, Maria Luisa, vent’anni, prende in carica i suoi minori, di cui l’ultimo, Augusto, dell’età di tre anni, è infermo. Per brava che sia, ...

... e sì devota, Maria Luisa non perviene a fare fronte a degli incarichi così pesanti. Angosciato dal dramma, il padre non è più di grande aiuto in questi tristi istanti. Ci si risolve nel disperdere la famiglia. Caterina e una delle sue sorelline, Tonina, sono affidate a loro zia. Per Caterina, ragazzina dolce e timida, molto legata ai suoi genitori, la morte di sua madre, doppiata da questo esilio lontano dal suo focolare in cui crede discernere il disamore paterno, è uno strappo spaventoso. Senza che ella ne dubiti ancora, l’orfanella tiene pertanto nella sua mamma morta le armi che l’aiuteranno a risalire il suo dolore.

Se la signora Labouré, purtroppo non ha avuto il tempo di insegnare a leggere ed a scrivere a Caterina, in quest’epoca in cui la Rivoluzione, così vicina, ha disorganizzato l’insegnamento nell’ambito rurale sopprimendo le piccole scuole, ella ha trovato il tempo di insegnarle a pregare. Troppo presto presa d’amore, la ragazzina riporta la sua sete di affetto sulla Santa Vergine e sul suo Angelo. Molto presto, Caterina si convince che Dio la chiama e vuole che sia religiosa. Una notte, ella vede in sogno San Vincenzo de Paoli invitarla ad entrare presso le Figlie della Carità, la congregazione delle suore che egli ha fondato accanto ai padri Lazzaristi. Purtroppo il signor Labouré, messo al corrente dei progetti di sua figlia, vi si oppone con estrema fermezza. E’ che anche Maria Luisa, già, ha scelto questa strada e, per pio che sia, il padre non è pronto a dare due figlie alla Chiesa. Caterina deve aspettare la sua maggior età, poi l’aiuto finanziario di uno dei suoi fratelli maggiori, per, infine, il 21 aprile 1830, passare finalmente la soglia del noviziato delle Figlie della Carità, a Rue du Bac a Parigi. Comincia per lei una serie di fatti mistici che getteranno i suoi direttori spirituali e le sue superiori dapprima nell’incredulità poi nell’imbarazzo.

Il 25 aprile, quell’anno, è un grande giorno per le due comunità fondate nel XVII secolo dal Signor Vincenzo De Paoli: i Lazzaristi e le Figlie della Carità. Le reliquie del Padre dei poveri e dei fanciulli abbandonati, colui che la regina Anna d’Austria chiamava la “coscienza del Regno”, devono essere solennemente riportate a Rue de Sèvres, nella chiesa dei Lazzaristi da cui la Rivoluzione le aveva cacciate. Carlo X onorerà la cerimonia con la sua augusta presenza.

Quella sera stessa, in preghiera davanti alle reliquie del santo fondatore, Caterina ha una triplice visione del cuore di San Vincenzo, e l’avvertimento molto chiaro della caduta prossima della monarchia.

Lei se ne dispiace. Avvertito, il suo confessore la richiama, sicuro di avere a che fare con una giovane esaltata, specie assai diffusa di donne devote ma che la Chiesa non apprezza affatto. Egli non è certamente più amabile, senza dubbio, quando la novizia viene a dirgli che ha, ad ogni Messa, la percezione visiva della Presenza reale nell’Eucarestia, poi, il 6 giugno, la visione di Cristo Re subito spogliato dei segni della sua regalità, avvertimento allo stesso tempo della caduta vicinissima del trono e della drammatica rottura, rinnovata, che ogni caduta trascinerà tra la Francia rivoluzionaria e Dio.

Chiamata e richiamata a stare bene con i piedi per terra, Caterina non ne custodisce meno la certezza che lei beneficia di una grazia dall’Alto. Una sola cosa le dispiace : non avere ancora visto la Santa Vergine. Come Quella che ella ha eletta per madre, abbracciando follemente la sua statua, nella camera dove riposava la sua mamma morta, non si è ancora manifestata ? Il 18 luglio a sera, Caterina implora la Vergine di apparirle e si corica pina di speranza. Il seguito, è lei stessa che lo narra, alla fine della sua vita, a richiesta delle sue superiori : “Infine, alle undici e mezza di sera, ho sentito chiamarmi per nome : “Sorella ! Sorella !”. Svegliandomi, ho guardato dal lato dove sentivo la voce che era a fianco del passaggio. Ho tirato la tenda (Si tratta della tenda della branda che circonda il letto, nel dormitorio comune, .). Ho visto un bambino vestito di bianco, grosso modo dai quattro ai cinque anni di età, che mi dice : “Alzatevi diligentemente e venite in cappella, la Santa Vergine vi aspetta”. Subito, mi viene il pensiero :”Adesso mi sentono !”. Quel bambino mi risponde :”State tranquilla, sono le undici e mezza, tutti dormono bene. Venite, vi aspetto”. Io mi sono sbrigata a rivestirmi, e mi sono diretta a fianco di questo bambino che era rimasto in piedi, senza avanzare più lontano dalla testa del mio letto. Egli mi ha seguita, o piuttosto, io l’ho seguito, sempre sulla mia sinistra, recando dei raggi di chiarore dove passava. Le luci erano accese ovunque passavamo, cosa che mi meravigliava molto. Ma ben più sorpresa, quando sono entrata in cappella... La porta si è aperta, appena il bambino l’aveva toccata con la punta del dito. Ma la mia sorpresa è stata ancora ben più completa quando ho visto tutti e ceri e le torce accese : cosa che mi ricordava la Messa di mezzanotte. Nonostante ciò, io non vedevo affatto la Santa Vergine. Il bambino mi condusse nel santuario, a fianco del Signor Direttore. E là, mi sono messa in ginocchio, ed il bambino è rimasto in piedi per tutto il tempo. Siccome io trovavo il tempo lungo, guardavo se le veglianti (Si tratta delle religiose che si assicurano che tutto vada bene nella casa, .) non passassero dalla tribuna. Infine, l’ora è giunta, il bambino mi previene : “Ecco la Santa Vergine, eccola !”. Ho sentito come un rumore, come il fruscio di una veste di seta, che veniva dal lato della tribuna, vicino al quadro di San Giuseppe, che veniva a posarsi sugli scalini dell’altare, a fianco al Vangelo, in una poltrona simile a quella di Sant’Anna (Suor Caterina fa allusione ad un altro quadro della cappella, che rappresenta Sant’Anna seduta in una poltrona, la Vergine bambina in piedi al suo fianco mentre sta imparando a leggere) .

Pertanto, non era Sant’Anna che stava nella poltrona, ma la Santa Vergine solamente (Nel suo linguaggio un po’ maldestro, Caterina vuol dire che la Santa Vergine è sola, e non con sua madre, come sul quadro). Non era la stessa immagine di Sant’Anna. Io dubitavo che fosse la Santa Vergine. Comunque, il fanciullo che era là mi disse : “Ecco la Santa Vergine”. In quel momento, mi sarebbe impossibile di dire quello che ho provato, quello che accadeva dentro di me. Mi sembrava che non vedessi la Santa Vergine.

E’ allora che il bambino mi parlò, non più come un fanciullo, ma come un uomo, più forte, e con delle parole più forti. Allora, guardando la Santa Vergine, io non ho fatto che un salto vicino a Lei. Durante un lunghissimo momento, Caterina resta inginocchiata davanti alla poltrona, con le mani giunte ed i gomiti sulle ginocchia della Santa Vergine, ascoltandola parlare delle disgrazie che minacciano la Francia, promettere la sua protezione sui Lazzaristi e le Figlie della Carità, annunciando la fusione di altri due Ordini femminili con esse, e, infine, predire la morte tragica, “in quarant’anni”, dell’arcivescovo di Parigi.

Tutto si realizzerà punto per punto, fino all’esecuzione, da parte dei rivoltosi Comunali, nel 1871, di Monsignor Darboy, preso in ostaggio e fucilato con altri preti, religiosi, ufficiali e notabili.

“Io sono rimasta non so quanto tempo. Tutto quello che so, quando Ella è partita, non ho scorto che qualcosa che si spegneva, infine nient’altro che un’ombra che si dirigeva al lato della tribuna, dallo stesso cammino da cui era arrivata. Io mi sono rialzata dal di sopra dei gradini dell’altare, ed ho scorto il bambino, dove l’avevo lasciato. Egli mi dice : “E’ partita”.

Abbiamo rifatto al ritorno lo stesso cammino, sempre tutto acceso, e questo fanciullo era sempre alla mia sinistra. Io credo che questo fanciullo fosse il mio Angelo custode, che si era reso visibile per farmi vedere la Santa Vergine, perché avevo molto pregato perché mi ottenesse questo favore. Egli era vestito di bianco, portando una luce miracolosa con lui, cioè che era splendente di luce : dall’età grosso modo dai quattro ai cinque anni. Ritornata al mio letto, erano le due del mattino”.

Quest’apparizione angelica chiama diverse riflessioni. La prima idea che potrebbe venire allo spirito è che Caterina ha sognato. Ma, immediatamente, ella dona dei dettagli così precisi e così materiali che bisogna scartare questa ipotesi. E’ fino al dubbio che lei confessa aver provato sull’identità della sua visitatrice che non depone a favore della realtà del fenomeno. Santa Francesca Romana vedeva il suo Angelo custode sotto un aspetto infantile, ma egli la voleva consolare delle morti di suo figlio e di sua figlia. L’Angelo è luminoso ; non solamente egli illumina Caterina lungo dei corridoi oscuri del noviziato, come lo faranno gli Angeli per padre Lamy nei terreni sconnessi di La Courneuve, come lo facevano per San Filippo Neri nelle stradine di Roma, ma accende tutte le candele sul suo passaggio. Là, il racconto dell’umile suor Labouré, quasi illetterata, raggiunge subito i testi biblici, l’Angelo apre le porte chiuse, appesantisce il sonno delle dormienti. Agisce e si muove nel mondo sensibile come vi si muoveva l’Arcangelo venuto a liberare Pietro dalla prigione di Erode. E Caterina dubita che non sogna, tutto come il principe degli apostoli dubitava di essere sveglio fino a che non fu nella strada, libero. Infine, davanti alle interrogazioni, comprensibili, della sua protetta, l’Angelo custode parla con l’autorità di un uomo adulto e pieno di esperienza. Caterina è una religiosa cattolica, è una suora e gli angeli hanno sempre avuto un posto importante nella spiritualità degli ordini religiosi. Santa Caterina Labouré avrà altre apparizioni, particolarmente quella che le giungerà riguardo alla coniatura della celebre Medaglia miracolosa. Ma lei non rivedrà più con gli occhi terrestri   il suo Angelo custode.

di Don Marcello Stanzione (Ri-Fondatore della M.S.M.A.)

 
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