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La Cina attacca, il Vaticano risponde PDF Stampa E-mail

La Cina attacca, il Vaticano rispondeLa coincidenza non poteva essere ignorata: proprio in contemporanea con l’inizio dei lavori della Commissione vaticana per la Chiesa in Cina, la polizia cinese ha sequestrato monsignor Giulio Jia Zhiguo, vescovo sotterranoe di Zhengding. Così, il documento finale della commissione ha espresso “profondo dolore” per l’arresto del porporato, e ricordato che tale mancanza di libertà “non è un caso isolato”. Anzi, si legge nella nota vaticana, ci sono “altri ecclesiastici”, come molti altri vescovi e sacerdoti ufficiali, “sottoposti a indebite pressioni e limitazioni nelle loro attività pastorali”. Molti prelati riconosciuti dal governo, ma riconciliati con Roma, continuano infatti a essere sottoposti a “vacanze forzate”, lontano dai loro fedeli, e a sessioni politiche che durano per mesi, per convincerli della bontà della politica religiosa del partito e sottomettersi alla politica dell’Associazione patriottica. La situazione in Cina resta critica, nonostante le aperture degli ultimi tempi. ...

... Se era stato promosso, appena un anno fa, un concerto della Filarmonica cinese in vaticano, nello stesso periodo veniva impedito con ogni mezzo l’accesso ad un santuario mariano ai cattolici cinesi, secondo una schizofrenia politica difficile da interpretare, ma nella quale alcuni osservatori interni (come il cardinale Zen, che ha scritto le meditazioni dello scorso venerdì Santo) hanno visto la longa manus dell’Associazione Patriottica, la Chiesa ufficiale, preoccupata che un’apertura del governo nei confronti della Chiesa potesse significare per l’Associazione una diminuzione di potere.

Il sequestro di monsignor Jia è parte di questa strategia. Mons. Jia, 74 anni, soffre di vari disturbi a causa delle carcerazioni passate e per la sua età i fedeli della diocesi sono preoccupati che questo nuovo sequesto possa metterlo in pericolo di vita. Da anni, Jia subisce sequestri e isolamenti da parte della polizia, che lo tengono lontano per mesi dalla sua comunità, cercando di convincerlo ad aderire all’Associazione patriottica. Ma c’è un episodio a monte: mesi fa, monsignor Jang Taoran, vescovo di Shijiazhuang (Hebei) per la Chiesa ufficiale, si è riconciliato con la Santa Sede, accettando di collaborare con monsignor Jia e divenendo suo vescovo ausiliare. Jia invece sarebbe il vero titolare della diocesi, pur rimanendo nella Chiesa sotterranea. Jia e Jang si sarebbero incontrati spesso, e hanno cominciato a pianificare un piano di pastorale comune. Segni di riconciliazione che non sono piaciuti all’Associazione Patriottica, la quale ha obbligato i due a non più incontrarsi e li ha messi sotto custodia della polizia 24 ore su 24. Il sequestro colpisce al cuore i tentativi del Vaticano di riconciliare le Chiese ufficiale e sotterranea dell’Hebei, la regione cinese con la più alta concentrazione di cattolici.

La Commissione vaticana non poteva ignorare la circostanza: la denuncia è stata molto forte, dato che – proprio nell’ambito di una strategia di distensione vaticana – era molto tempo che non si citavano esplicitamente nomi e situazioni di persecuzione in Cina.

Questa volta, la commissione si è concetrata sulla formazione dei seminaristi e delle persone consacrate, esortando anche a una più decisa missionarietà dei cattolici cinesi in patria e all’estero.

di Andrea Gagliarducci

 
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