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Benedetto XVI e l'Angelo dell'Annunciazione PDF Stampa E-mail

Benedetto XVI e l'Angelo dell'AnnunciazioneIl nome Gabriele sembra essere composto dalle parole ebraiche gebher: uomo, e ‘el: Dio. Dunque significa Uomo di Dio, o Forza di Dio. Praticamente tutte le missioni e le manifestazioni di quest’Arcangelo sono strettamente connesse alla venuta del Messia. (Dan 8,16ss; 9,21 ss.) La più accurata profezia riguardante il tempo della venuta di Cristo fu fatta da San Gabriele al profeta Daniele. Immediatamente prima della venuta di Cristo incontriamo l’Arcangelo Gabriele nel Tempio di Gerusalemme, che annuncia a Zaccaria la nascita di un figlio, Giovanni Battista, il precursore di Cristo: “Io sono Gabriele, che sto al cospetto di Dio, e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio.” (Lc 1,19) Il più importante e sicuramente il più gioioso messaggio commissionato ad un Angelo fin dalle origini dei tempi, fu quello portato dall’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria, in cui le annuncia l’incarnazione del Verbo di Dio e la nascita di Cristo, il Salvatore dell’umanità, ... 

...  chiedendo il suo consenso ai piani divini di salvezza. La semplicità e la grandezza celestiale di questo messaggio, raccontato a noi da colei che era l’unica testimone della buona notizia di Gabriele, dovrebbe essere letto interamente per capire la sublime e delicata missione di Gabriele nell’opera della redenzione umana. È la prima volta che un Principe della corte del cielo si manifesta ad una creatura, una giovane donna, con una deferenza e un rispetto tale come un principe dovrebbe mostrare alla sua regina. La discesa dell’angelo sulla terra segnava l’alba di un nuovo giorno, l’inizio di un nuovo patto, il compimento delle promesse di Dio al suo popolo: “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe, e la vergine si chiamava Maria.”

Saggezza celestiale, tatto ed abilità sono evidenti nella conversazione di Gabriele con la Vergine Maria: “L’angelo essendo entrato le disse: Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.” Gabriele deve dominare la reazione di sorpresa di Maria, dovuta sia alla sua apparizione sia al suo speciale “modo di salutare”. Egli deve preparare e disporre la sua pura mente verginale all’idea della maternità, e ottenere il suo consenso a diventare la madre del Figlio di Dio. Gabriele assolve nobilmente il suo compito: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.” Egli la chiama con il suo nome, proprio per infonderle fiducia e per mostrare affetto e sollecitudine nel suo turbamento. Il grande messaggio dell’Incarnazione le viene presentato come un decreto dell’Altissimo, predetto secoli prima dai profeti, e annunciato adesso a lei come un evento imminente che dipende dal suo consenso: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

A queste parole dell’Angelo, divenne chiaro a Maria che il suo bambino doveva essere il Messia promesso, il Figlio di Davide. Ma ella non comprendeva come conciliare il suo voto di verginità con la maternità promessa, allora chiese: “Come potrà accadere, io non conosco uomo.” La risposta di Gabriele mostra che Dio rispetta il voto di verginità di Maria e dunque vuole renderla madre senza un padre umano, ma in modo unico e miracoloso: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te scenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo.”

Come ultima parola di incoraggiamento e, allo stesso tempo, un’informazione molto gratificante, l’Arcangelo Gabriele rivela a Maria che la sua anziana e sterile cugina Elisabetta è incinta ed è al suo sesto mese di gravidanza. Questo argomento finale viene affrontato per “provare che niente è impossibile a Dio.”

Maria, ferma nella sua profonda umiltà, rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.” Questa risposta era il consenso di Maria, un consenso atteso per cieli e per terre. L’Arcangelo Gabriele partì da Maria per portare a tutti gli angeli la gloriosa notizia dell’Incarnazione del Verbo.

Sembra molto probabile che Gabriele, l’Arcangelo dell’Annunciazione, ricevette un compito speciale di custodia della Santa Famiglia di Nazareth. Egli fu probabilmente l’Angelo che portò “la buona notizia della grande gioia” ai pastori “che erano di guardia di notte al loro gregge,” la notte in cui nacque Cristo dalla Vergine Maria in Betlemme. Notiamo, in questa occasione, la stessa procedura utilizzata prima per calmare la paura e la sorpresa, come lo era stato nel caso dell’Annunciazione a Maria: “Non abbiate paura poiché io vi annuncio una buona novella di grande gioia… Oggi è nato per voi il Salvatore, il Cristo Signore, nella città di Davide.” Chi altri poteva essere il messaggero di una tale buona notizia, se non colui che lo aveva promesso per mezzo del profeta Daniele, e portato l’annuncio a Maria, l’Arcangelo Gabriele?

Dopo aver annunciato il gioioso messaggio, l’Arcangelo viene circondato immediatamente da una moltitudine di schiere celesti, che cantano, per la prima volta, il cantico della celeste Gerusalemme. Era opportuno che fosse l’Arcangelo della Redenzione ad intonare il cantico della redenzione umana: “Improvvisamente si formò attorno all’Angelo una moltitudine di schiere celesti, che lodavano Dio, e dicevano:”Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.” (Lc 2,12 ss.)

I compiti di Gabriele verso il Messia non terminano con la sua nascita. Gabriele fu probabilmente l’Angelo che “apparve in sogno a Giuseppe”, dapprima a Betlemme quando lo avvisò dicendogli: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. (Mt 2,13) Dopo la morte di Erode, l’Angelo riapparve di nuovo a san Giuseppe in Egitto, per dirgli di riportare il bambino e sua madre nella terra d’Israele.

Gabriele che è la “Forza di Dio”deve essere stato l’angelo menzionato da San Luca, nel suo racconto dell’agonia di Cristo nell’Orto del Getsemani: “E gli apparve un angelo dal cielo a confortarlo”.( Lc 22,43). Era giusto che l’Angelo che aveva assistito all’agonia del Signore, e che aveva annunciato la sua venuta, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, dovesse essere anche il primo ad annunciare al mondo la sua Resurrezione, il suo trionfo sul peccato e la morte il mattino di Pasqua: “Un angelo del Signore sceso dal cielo si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.” (Mt 28,2)

È molto probabile che San Paolo si riferisca all’Arcangelo Gabriele quando parla della seconda venuta di Cristo alla fine del mondo, quando la battaglia di San Michele contro Satana terminerà, e quando non ci sarà più bisogno di tutti i rimedi fisici e spirituali di San Raffaele. Sembra che dei tre Arcangeli  a noi noti, San Gabriele sia l’unico che, con voce potente, chiamerà la morte alla vita e al giudizio: “Il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo; e i morti in Cristo risorgeranno.” (1Tess 4,15).  La voce dell’Arcangelo e il suono della tromba di Dio sembrano essere la stessa cosa, avendo lo scopo di trasmettere il divino comando ai morti di risorgere di nuovo, con il potere dell’Onnipotente Dio. La resurrezione dei “morti che sono in Cristo” è la conseguenza, la raccolta dei frutti della Redenzione. Gabriele, che favoriva il lungo soggiorno della vita dell’uomo sulla terra, preparando l’uomo al lavoro della Redenzione per mezzo del Messia, sembrerebbe essere anche il primo tra gli angeli inviati per radunare gli eletti, dai quattro angoli della terra. Il papa Benedetto XVI il 29 settembre 2007 ha detto riguardo all’angelo dell’Annunciazione: “ Incontriamo l’Arcangelo Gabriele soprattutto nel prezioso racconto dell’annuncio a Maria dell’incarnazione di Dio, come ce lo riferisce san Luca (1,26-38). Gabriele è il messaggero dell’incarnazione di Dio. Egli bussa alla porta di Maria e, per suo tramite, Dio stesso chiede a Maria il suo “si” alla proposta di diventare la Madre del Redentore: di dare la sua carne umana al Verbo eterno di Dio, al Figlio di Dio. Ripetutamente il Signore bussa alle porte del cuore umano. Nell’Apocalisse dice all’ “angelo” della Chiesa di Laodicea e, attraverso di lui agli uomini di tutti i tempi: “ Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (3,20).Il Signore sta alla porta – alla porta del mondo e alla porta di ogni singolo cuore. Egli bussa per essere fatto entrare: l’incarnazione di Dio, il suo farsi carne deve continuare sino alla fine dei tempi. Tutti devono essere riuniti in Cristo in un solo corpo; […]. Cari amici, è vostro compito bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini. Entrando voi stessi in unione con Cristo, potrete anche assumere l funzione di Gabriele. Portare la chiamata di Cristo agli uomini”.

Don Marcello Stanzione

 
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