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Prima Apparizione dell’Angelo di Fatima: primavera del 1916: Loca do Cabeço PDF Stampa E-mail

Prima Apparizione dell’Angelo di Fatima: primavera del 1916: Loca do CabeçoLucia, Giacinta e Francesco stavano cercando un rifugio dentro una piccola grotta nel pendio orientale della Loca do Cabeço. Mangiarono un poco e in seguito recitarono il rosario, il quale abbreviarono in modo molto ingegnoso, recitando invece dell'orazione completa solo le parole "Dio ti salvi Maria" e "Santa Maria" per poter giocare prima. Allora apparve loro, venendo da oriente sopra il piccolo pendio, "una luce più bianca della neve e dentro la figura di un giovane, completamente trasparente alla luce e più brillante di un cristallo nel quale si riflettevano i raggi del sole. Quando questi si avvicinò, potemmo vedere meglio e nitidamente i suoi lineamenti. Restammo meravigliati e totalmente commossi e toccati da questo". Questa descrizione di Lucia riguardante l’Angelo e la sua apparizione è totalmente biblica. Pensiamo ad esempio all'Angelo della Resurrezione: "Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un Angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo ... 

...  aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve." (Mt 28, 2-4). In forma simile San Giovanni ci parla di un Angelo, il cui volto era luminoso come il sole (Cfr. Ap 10, 1). Quando le donne arrivarono al sepolcro ed entrarono, "videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto" (Mc 16, 5-6).

San Marco ci racconta che fuggirono spaventate tremando. "Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura" (Mc 16,8). Così come l'Angelo della Resurrezione desidera liberare le donne dalla paura, anche San Gabriele, molto tempo prima, tranquillizzava sia il profeta Daniele (Dn 9, 21s) che  Maria nell'Annunciazione. Anche l'Angelo di Fatima tranquillizza i tre ragazzi con le parole: "Non temete! Sono l'Angelo della pace; pregate con me!".

Su queste parole possiamo fare almeno tre importanti riflessioni esistenziali:

"Non temete!"

Quelli che temono Dio non necessitano tuttavia di temere gli Angeli di Dio, perché una tale apparizione non poteva infondere il timore di Dio, poiché l'Angelo è pieno della gloria di Dio, che sta rivelando. Così lo abbiamo visto nel profeta Daniele: "Egli venne dove io ero e quando giunse, io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: “Figlio dell'uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine” (Dn 8, 17). Questo non lo sperimentò soltanto Daniele, bensì molti altri profeti e santi, come possiamo leggere nella Sacra Scrittura. Citiamo qui San Giovanni che cadde due volte davanti ai piedi dell’Angelo, perché era così brillante e bello, le sue parole così divine, che Giovanni si sentiva alla presenza del Signore stesso. Giovanni ci parla espressamente di questo “errore” per confermare la verità della sua rivelazione, poiché solo il santo Angelo può stare intimamente unito a nostro Signore. Qui incontriamo la grazia della presenza divina, che il maligno non può ottenere, neanche sotto l’aspetto di “Angelo della luce” (cf 2 Cor 11, 14).

I ragazzini rimasero così sorpresi di questa presenza del divino dentro e attraverso l'Angelo, che Lucia scrive più tardi: “La presenza del soprannaturale che ci circondava, era così forte che per tanto tempo ci dimenticammo di noi stessi… la presenza di Dio divenne palpabile, così forte e personale, che non pensammo di parlarne fra noi stessi. Tuttavia il giorno dopo eravamo sommersi di questa presenza soprannaturale. Questa grazia si ripeté anche nelle ultime rivelazioni dell’Angelo, che provocò anche un moto maggiore di grazia e di amore”.

Lucia ricorda anche: "La forza della presenza di Dio era così forte che ci avvolgeva totalmente e quasi ci annientava. Ci sembrava che mancasse anche l'uso dei nostri sensi per un grande intervallo di tempo. In quei giorni facevamo tutto come sotto gli impulsi di questo essere soprannaturale che ci muoveva. La pace che sentivamo era molto grande, però totalmente interiore. Le nostre anime erano completamente sommerse in Dio".

Lucia dice anche che dopo il primo incontro con l'Angelo: "non ci venne in mente di parlare di questa apparizione. Nemmeno pensammo di tacere su questo”. La comunicazione dell'Angelo si dà attraverso la luce dei doni dello Spirito Santo, di modo che l'anima riceve una conoscenza divina nel profondo dell'anima, in un luogo dove non ci sono parole. L'anima capisce, però non riesce ad esprimerlo. L'Angelo non comunicò ai ragazzi solamente con le parole, ma comunicò loro anche le grazie spirituali nella profondità dell'anima.

"Sono l'Angelo della pace"

Il papa Gregorio Magno ci insegna che i nomi degli Angeli non si riferiscono alla loro essenza, ma sopratutto alla loro missione e al servizio che prestano all'umanità. Per questo Michele significa: "Chi come Dio", perché il suo compito è quello di insegnare l'umiltà della fede. Raffaele significa: "Medicina di Dio" perché fu inviato a curare la cecità di Tobia e a liberare Sara dagli impeti dello spirito maligno Asmodeo. Però qui si tratta dell'Angelo della pace. La sua missione allora è quella di guidare gli uomini verso la pace e consideriamo  che le sue armi sono la preghiera e il sacrificio e che le file delle anime combattute stanno dietro a questo Angelo. La pace delle nazioni è un dono di Dio: la pace nel cuore viene dalla sottomissione amorevole a Dio; e la pace in Dio viene dall'unione con Lui.

"Pregate con me"

Non sarà difficile per noi capire quale sarà il profitto che possiamo ottenere dall'aiuto del santo Angelo nella nostra preghiera.  Nell’Antico Testamento Raffaele comunicò a Tobia: "Quando tu e Sara pregavate, ero io che mi presentavo e leggevo davanti alla gloria del Signore il memoriale delle vostre suppliche" (Tb 12, 12). Quando l'Angelo pregò per la pace in Gerusalemme, in Signore rispose con parole amabili, parole piene di consolazione (Za 1, 13). Il fatto che l'Angelo con la sua preghiera interceda per noi non lo possiamo comprendere tanto facilmente. Però del fatto che lo faccia, lo possiamo vedere anche nel santo sacrificio della messa, quando il sacerdote prega: "che questa offerta sia elevata alla tua presenza, fino all'altare del cielo, dalle mani del tuo Angelo". San Tommaso d’Aquino attribuisce al santo Angelo una forza speciale di intercessione, più grande di quella del sacerdote e del popolo verso di Dio. Scrive: "Il santo Angelo, presente nel mistero divino, solleva le orazioni del sacerdote e del popolo verso Dio come si dice anche in Ap 8, 4: "dalla mano dell'Angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi". (Somma teologica III, 83, 4, 9). Nello stesso documento dice: "La Santa Messa è chiamata così per questa ragione ("messa" viene dal verbo mittere e significa inviare, mandare) "perché il sacerdote invia le sue preghiere per mezzo dell'Angelo a Dio, come il popolo invia le sue orazioni a Dio attraverso il sacerdote".

Certamente la forza e la purezza delle preghiere degli Angeli, nonostante la loro natura e grazia angelica, sono molto inferiori a quelle di Dio. Però nella storia della salvezza si realizza subito l’imprevisto: Dio stesso si fa un uomo, il Figlio si converte in Sommo ed Eterno Sacerdote ed intercede come portavoce delle sue creature per mezzo delle sue preghiere. In tal modo Cristo ci innestò nel suo sacrificio di lode, infinitamente gradito a Dio Padre. Così Dio, come conseguenza, scelse in primo luogo l'uomo, però a causa dell'uomo unì gli Angeli a questo e alla fine unirà tutto in Cristo, ciò che sta nei cieli e sulla terra (cf Ef 1, 10). Per amore di Cristo e dei suoi membri del corpo mistico gli Angeli desiderano assisterci nella preghiera e nell'adorazione. Per questo i fedeli ortodossi cantano nella messa bizantina: "Maestro, Signore nostro Dio che ordinasti la gerarchia celeste e le dominazioni degli Angeli e ArcAngeli per la tua lode, fa che nella nostra entrata restiamo insieme agli Angeli per celebrare con loro la Liturgia e la Gloria della tua Bontà”. Più in fondo la stessa preghiera dice: "Adesso si uniscono a noi le Potestà spirituali nell'adorazione". Noi stessi chiediamo nella celebrazione del rito romano: "che gli Angeli offrano a Cristo la loro preghiera di adorazione, quelli che stanno sempre vivendo in Tua presenza. Anche le nostre voci sono unite a loro nella lode trionfante di tre volte ‘ Santo’. L'orazione della Chiesa è perfetta solo quando nella Santa Messa Angelo e uomo sono uniti in Cristo nella lode alla Santissima Trinità.

Don Marcello Stanzione

 
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