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Il fenomeno mistico dell’emografia in Natuzza Evolo PDF Stampa E-mail

Il fenomeno mistico dell’emografia in Natuzza EvoloIl termine “emografia” è un neologismo e non lo si trova ancora nei moderni dizionari linguistici. Etimologicamente il suddetto termine risulta composto da “emo” (dal greco “haima-atos”) “sangue”, e da “grafia” (dal greco “grhafia”, estratto da “graphò”, “scrivere”) “descrizione” o “scrittura”. Con l’unione dei due termini si vuole indicare la comparsa spontanea e misteriosa di una scrittura di sangue, ovvero frasi (ma anche disegni) in diverse lingue (compresa quella latina e aramaica) o di segni, simboli, immagini che si producono più o meno rapidamente su di un fazzoletto applicato sulla pelle piagata o su cute integra trasudante liquido ematico. E’ una scrittura il cui colore varia dal rosso vivo al rosso sbiadito, che si produce non solo per una semplice sudorazione di sangue ma anche in seguito all’apertura delle stimmate. Il fenomeno emografico così come si presentava in Natuzza Evolo, la famosa mistica calabrese defunta il primo novembre 2009 e che non si è mai verificato in ... 

...  passato e che non avveniva indifferentemente in qualsiasi periodo, ma mostrava una caratterizzazione locale e temporale ovvero al momento della Comunione, durante il periodo quaresimale e non mancava mai il Venerdì Santo. Secondo l’investigazione scientifica del professore universitario Valerio Marinelli la prima manifestazione emografica risale al 29 giugno del 1940 giorno (come risulta dai registri parrocchiali di S. Maria degli Angeli in Paravati) in cui Natuzza riceve il Sacramento della Confermazione nella Cattedrale di Mileto.

Nell’istante della ricezione del Sacramento la ragazza avverte una sensazione di bagnato. Ritornata a casa Colloca le fu riscontrata la camicia interna bagnata di sangue e disposta a formare una croce grande quanto le sue spalle, i cui bracci avevano uno spessore di circa cinque centimetri. Alcune testimonianze. La signora Alba Colloca ha ricordato la formazione della Croce indicandone le dimensioni al Marinelli, ma non è stata in grado di dire se il fatto emografico risale al primo Venerdì di giugno o al giorno della Cresima. Dalla lettera del Vescovo Albera a padre Agostino Gemelli (1-luglio del 1940) risultò che la comparsa della Croce fosse databile intorno al 29 giugno del 1940.

Il prof. Marinelli, dopo aver interrogato Natuzza, venne a sapere che la prima manifestazione emografica (precedente la data del 29 giugno 1940) era avvenuta al momento della Comunione dopo aver trasudato sangue dal volto. La goccia di sangue asciugata con un fazzoletto aveva riprodotto una scritta: “Gloria al Sacro Cuore di Gesù”. I sig. Colloca hanno sempre avuto modo di sincerarsi dell’autenticità del fenomeno emografico, difatti la ragazza vivendo presso di loro era facilmente controllabile. Il dottor Domenico Naccari già dal lontano 1939 aveva avuto occasione di verificare personalmente ponendo dei contrassegni sulle bende che egli stesso aveva cura di applicare e distaccare dal corpo della ragazza.

Monsignor Francesco Pititto (1879-1970), arciprete della Cattedrale, venuto a conoscenza di questo fenomeno emografico prese in consegna la camicia e la mostrò al Vescovo della Diocesi di Mileto Mons. Paolo Albera. Ciò non deve meravigliare perché l’incarico di studiare e interrogare Natuzza con la  consulenza del dottore Naccari, studioso di fenomeni paranormali, gli era stato conferito proprio da Mons. Paolo Albera. Mons. Paolo Albera ad una prima relazione stilata da Mons. Pititto e dal dott. Naccari si astenne dall’esprimere un giudizio personale e sottopose i fatti al giudizio di Padre Agostino Gemelli.

Alla data 27 dicembre 1939 il Vescovo di Mileto Paolo Albera stilò un profilo dei fatti riguardanti una sua diocesana Evolo Fortunata e con la documentazione lo invia per un suo giudizio a Padre Gemelli in data 18 febbraio 1940.

Il Marinelli avverte  di non aver potuto esaminare la relazione di Mons. Pititto ma che da altre fonti era venuto a sapere che questi era stato testimone di alcuni eventi bi locativi di Natuzza e che aveva avuto notizie sulla mamma defunta. Inoltre, il dottor Giuseppe Naccari nella sua relazione, pur ammettendo che a prima vista il parlare di Natuzza, come del resto le emissioni sanguigne, potevano essere in quadrate nell’isteria, riscontrava elementi di veridicità nelle affermazioni della ragazza.

Il 27 febbraio 1940 Padre Gemelli comunicò al Vescovo Albera che la sua impressione era si trattasse di sindrome isterica e consigliò di disinteressarsi del caso per sminuire la portata e favorire così anche la guarigione della ragazza. Il Vescovo Albera, dopo il fatto del 29 giugno 1940, sollecitò un parere dell’eminente scienziato Padre Agostino Gemelli sui panni intrisi di sangue e raffiguranti una croce.

Il 13 giugno 1940, Padre Gemelli rispose al Vescovo che non era importante esaminare il sangue e che riteneva necessario il ricovero della ragazza presso una casa di cura. Il 1° agosto 1940 il vescovo comunicò che l’interesse suscitato da Natuzza intorno a lei era diminuito a causa di una predizione errata della stessa (la morte della ragazza entro il 26 luglio), pur tuttavia continuava la fenomenologia ematica.

Il 9 agosto Padre Gemelli rispose che alla luce dei nuovi fatti egli traeva la conclusione che si trattava proprio di sindrome isterica e che non riteneva opportuno esaminarla personalmente, né ricoverarla a Milano per evitare i costi di un trasferimento. A questo punto emergono alcune considerazioni: l’elemento atto a togliere credibilità a Natuzza è l’episodio della morte predetta. Da questo momento Padre Gemelli ritiene non necessaria una visita personale alla ragazza ed emette una diagnosi di isteria, pur in possesso di elementi oggettivi sulla consistenza delle visioni. (messaggi specifici e personali in corso di indagine dal dott. Naccari e probabilmente in maniera informale da Mons. Albera).

L’agire del Vescovo di Mileto è ispirato a ottimi motivi di prudenza nell’avvalersi dell’autorità di Padre Gemelli e nel seguirne i consigli (disinteressarsi del caso per favorire la guarigione della malattia) ma è anche influenzato dal suo parere fino a raccomandare ai sacerdoti di non incontrare la Evolo. A giudizio del Marinelli le vicende della Evolo dimostrano come scienziati del valore di Padre Gemelli, anche se illuminati dalla fede, possano cadere in errore di giudizio e “ammoniscono che è bene non reputarsi, mai onniscienti, perché allora l’inciampo è sicuro”. Anzi, lo scienziato ricorda come anche le stimmate di Padre Pio furono spiegate da Padre Gemelli come sindrome isterica e forse autolesionismo.

Per supportare la sua tesi, il Marinelli richiama l’opinione del Festa che polemizzò aspramente con Padre Gemelli sulla necessità del carattere neoformativo delle vere stimmate. Le stimmate del Poverello d’Assisi (il carattere neoformativo mancava alla stimmata del costato) come quelle di S. Caterina, di Veronica Giuliani ed altri mistici, osserva acutamente il Festa, non hanno mai mostrato i medesimi caratteri. “Era logico che fosse così, perché la sapienza di Dio e la sua grande misericordia sorpassano ogni legge di natura, né vogliano in alcun modo essere esaurite ed inquadrate entro i ridicoli confini della misera scienza che è consentito all’uomo di possedere”. ( G. Festa, “Le stimmate di Padre Pio da Pietralcina”, in Padre G. Di Flumeri (a cura di), Testimonianze-Relazioni, Ed. Padre Pio da Pietralcina, San Giovanni Rotondo (FG) (1995), p.242). Riteniamo che i fatti riguardanti la sfera mistico religiosa di Natuzza siano stati giustamente sottoposti ad accurate indagini scientifiche e che le umiliazioni e i patimenti sofferti dalla mistica sono, comunque, un’offerta al Signore per la conversione delle anime.

L’agire della Chiesa è sempre ispirato ad estrema cautela quando è chiamata ad esprimersi in materia soprannaturale. E’ necessario che trascorra il tempo e che lo svolgimento dei fatti dia elementi utili per un giudizio definitivo.

Il prof. Marinelli ha indagato sull’autenticità delle emografie avvalendosi di alcune testimonianze di persone, che hanno assistito al verificarsi del fenomeno emografico. In particolare riporta due testimonianze di osservazione diretta di tale fenomenologia, la prima risalente al 1948 e la seconda al 1990; allo scopo di evidenziare la persistenza del fenomeno per un  periodo di ben 42 anni.

Dato che la prima emografia documentata risale al 1940, ossia il giorno della ricezione del Sacramento della  Confermazione, il nostro scienziato dimostra validamente che tale fenomenologia sussiste continuativamente nella mistica di Paravati da oltre mezzo secolo. Il Dottore Antonio Magro di  Cosenza dichiarò: “Intorno al 1948 io facevo il  corrispondente a Vibo Valentia del Risorgimento, un quotidiano dell’editrice il Mattino, di Napoli e venni mandato a Paravati per un sopralluogo… . E’ lì abbiamo trovato una casetta modestissima, in una casupola anzi direi, Natuzza… d’improvviso dà dei segni come se si sentisse male… e lei suda sangue… Uno tirò dalla tasca un fazzoletto…ed asciuga sulla fronte…Era apparso un disegno di sangue. C’era, in alto, una pisside, da questa pisside partiva una strada che scendeva e faceva una curva; all’inizio della curva c’erano due angeli, e sotto, alla fine della strada, c’era questa scritta in latino: “Deus in terra visus est”. Lo ricordo benissimo. Questo è il fenomeno che abbiamo osservato allora”. 

Anche la Signora Carmela di Vibo Valentia affermò:“Il secondo venerdì di Quaresima del 1990 ho accompagnato Natuzza a Paravati alla prima Messa delle sette. Lei, al Padre Nostro, ha alzato le mani e sul dorso della mano sinistra le ho notato una macchiolina di sangue. Io ero vicina a lei, sulla sinistra, e le ho asciugato la macchiolina con l’esterno del mio fazzoletto; lei non se ne è, credo, nemmeno accorta, ed io ho riposto il fazzoletto nella tasca della giacca…Ieri, a distanza di un mese…ho trovato un’emografia, che prima non avevo notato, perché non avevo aperto il fazzoletto. Vi è l’ostia con dentro la scritta IHS, una croce, la corona di spine, con un cuore sormontato da una croce. Il sangue che io avevo asciugato era una macchiolina, perché c’era sulla mano come una piccola scorticatura”.

Don Marcello Stanzione

 
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