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L'angelologia secondo gli Esseni PDF Stampa E-mail

L'angelologia secondo gli EsseniL’esistenza della setta degli Esseni si colloca tra il II secolo a. C. e il I secolo d.C.: menzionandoli, Giuseppe Flavio ricorda la loro resistenza alle torture inflitte dai Romani, mentre Plinio testimonia del loro insediamento sulla riva occidentale del mar Morto. E’ quanto hanno confermato le scoperte dei rotoli nelle grotte di Qumran prospicienti quel mare. Gli esseni sono noti da molto tempo grazie alla testimonianza di alcuni autori del primo secolo della nostra era, in particolare Filone di Alessandria, Giuseppe Flavio e Plinio il vecchio. A partire da queste sorgenti indirette, si può descrivere gli esseni come segue. Il nome di questo gruppo religioso varia secondo gli autori. Giuseppe Flavio parla di essenoi  o essaioi, termine utilizzato anche da Filone. Plinio li chiama esseni. L’origine del termine non è spiegata che da Filone, che collega alla parola greca osioi, santi. Nessun autore spiega l’origine degli esseni. Giuseppe Flavio li menziona per la prima volta quando descrive l’epoca ... 

...  di Gionata Maccabeo, nella  metà del II sec. A.C. A metà del I sec., la setta conta più di 4.000 membri. Se ne trovano in tutte le città della Palestina, secondo Giuseppe Flavio; Filone riferisce al contrario che essi evitassero le città per vivere riuniti insieme, in piccoli villaggi, nella Giudea.

Plinio il Vecchio è il solo a menzionare un insediamento esseno ad ovest del mar Morto, a nord di Ein Geudi e di Masada. Si sa che essi presero parte alla prima rivolta (la Guerra giudaica del 66 al 70 d.C), ma s’ignora ciò che avvenne di essi in seguito, dopo la repressione dei romani che occuparono il loro insediamento di Khirbet Qumran, probabilmente nel 68 d.C. e vi lasciarono un loro presidio militare.

Gli esseni vivono in comunità, sotto il governo di superiori da essi eletti.

I candidati devono sottostare a un anno di prova e due anni d’iniziazione prima di entrare, dopo giuramento, a far parte della comunità e condividere i pasti collettivi.

I delinquenti sono possibili di esclusione.

I beni di ciascuno divengono proprietà della comunità.

L’agricoltura è la loro attività fondamentale; il commercio e la fabbricazione di armi sono proibiti. Si conduce un’esistenza frugale, vestendo vesti bianche finché non si sono consumate fino alla trama.

Apparentemente gli esseni sono per il celibato, benché Giuseppe Flavio menzioni una parte della setta che autorizza il matrimonio per permettere la riproduzione della specie. Gli esseni si dedicano allo studio della Legge mosaica che osservano scrupolosamente, proibendosi persino di defecare nel giorno del sabato. Studiano anche gli scritti degli antichi per apprendervi tecniche di guarigione, le virtù curative delle piante e le proprietà delle pietre. Possiedono inoltre libri segreti che contengono dottrine riservate agli anziani, in particolare sul nome segreto degli angeli. Sarebbero anche dotati del dono della profezia. Gli esseni hanno una fede assoluta nella determinazione divina del destino delle persone. Secondo Giuseppe Flavio essi credono che l’anima sia immortale e sopravvive al corpo nel quale è imprigionata; l’anima del giusto conosce allora la felicità e quella dell’empio viene castigata. Gli adepti si dedicano alla preghiera del levar del giorno, compiono bagni di purificazione e prendono i loro pasti in comunità.

Secondo Filone avrebbero rinunciato ad ogni sacrificio di animale,preferendo santificare lo spirito. Giuseppe Flavio afferma tuttavia che compissero sacrifici presso di loro piuttosto che al Tempio di Gerusalemme, a cui inviavano però offerte. Attraverso le informazioni sostanziali che questi antichi autori ci forniscono sugli esseni, sappiamo ciò che si poteva sapere nel I sec. Di questa setta giudaica. E’ importante sottolineare però che si tratta di informazioni provenienti non dagli esseni stessi, ma da osservatori esterni, il cui punto di vista è necessariamente limitato e possibilmente orientato. La situazione è cambiata da più di una quarantina d’anni con la scoperta di Qumran e dei manoscritti del mar Morto.

Costoro sono in sostanza i responsabili del bene e del male: per cui l’uomo, impuro alla nascita, deve seguire la legge e affidarsi al Maestro di Giustizia per conseguire la salvezza, che però sarà totale e generale quando, al termine della Guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre , ci sarà la battaglia finale con la vittoria del Bene sul Male. “Allora Dio, per mezzo della sua verità, monderà tutte le opere di ciascuno, per purificarlo con lo Spirito” (Regola della Comunità VI, 20).

La penitenza è il mezzo necessario per preparasi alla fine dei tempi e gli uomini di Qumran si definiscono penitenti tanto che per entrare nella comunità occorre un battesimo, cioè una purificazione con l’acqua. Gli ultimi tempi sono arrivati, affermano gli Esseni, sono arrivati con loro, e loro ne fanno parte. Ma si tratta solo di una fase preparatoria: il seguito deve ancora venire, la “battaglia finale” è solo ai prodromi.

A Qumran, nell’apocalittica apocrifa e nella sfera di influenza di questa comunità l’angelologia è molto sviluppata. Esiste una gerarchia piuttosto rigida, formata da ordini o gruppi di tre (1En 71,7), dieci (2 En 29,3) ed anche più angeli (Giub 2,2).

Ecco due testi significativi:

“Nel secondo (cielo) ci sono le potenze degli accampamenti (gli angeli) schierati a battaglia per il giorno del giudizio, per far vendetta degli spiriti dell’inganno e di Beliar. Al di sopra di loro stanno i santi, nella sede più alta di tutte. C’è la grande gloria, che è al di sopra di ogni santità. Nel cielo sotto di esso ci sono gli arcangeli, che prestano il loro servizio e placano il Signore per tutti i peccati di ignoranza dei giusti […] nel cielo sotto ci sono gli angeli che portano le risposte agli angeli del volto del Signore. In quello ancora sotto ci sono i troni e le potenze, in esso si inneggia incessantemente a Dio”
(Test Levi 3,2-8).

“Quando egli chiamerà tutte le schiere del cielo e tutti i santi dall’alto, l’esercito di Dio, allora i cherubini, i serafini, gli Ufarim e tutti gli angeli della potenza, quelli delle Signorie, l’eletto e l’altra potenza che è sulla terra e sul mare…” (1En 61,10).

Spiccano gli angeli della presenza e cioè Michele, Raffaele, Gabriele e Fanuel (1En 40,2.9, 1Q 46,13), assieme a molti nomi propri e compiti precisi (Uriel, Raguele, Saziele, Fanuele, Remiele, Raguel, Sommael, Saragael, Sarasael): il segreto dei nomi degli angeli era soggetto a giuramento tra gli esseni. “Le migliaia di migliaia e dieci volte diecimila” angeli ricevono numerosi  nomi che ne illustranoi anche la natura. Sono chiamati figli del cielo (EnEt 6,2; 1QS 4,22; 1QH 3,22), vigilanti (1QGen Ap, II,A), santi come i membri della comunità (1QH 3,22; 1 QM 13,10), spiriti (Giub 15,31; EnEt 15,4; 1QM 12,9; 1QH 1,11), magnifici (1QH 3,20; 1 QM 13,10), spiriti (Giub 15,31; EnEt 15,4; 1QM 12,9; 1QH 1,11), magnifici (1QH 10,8), per cui Dio è chiamato “principe dei divini e dei magnifici e Signore di tutti gli spiriti” (1 QH 10,8), immortali (EnEt 15,4.6). Presiedono al movimento degli astri, gli elementi atmosferici, alle stagioni, ai prodotti della terra e custodiscono i singoli uomini. Possiedono organi corporali (per esempio le ali), patiscono la fame e la sete, generano in via eccezionale (1En 15,5-12), rendono un culto a Dio in cielo, dove portano le preghiere degli uomini, consigliati di pregare in ebraico, la sola lingua che essi intendono, e spiccano per il loro splendore quando appaiono. “Camminano su fiamme di fuoco, sono vestiti di bianco, il loro viso brilla come di cristallo” (1En 71,1; cf. 2 En 1,4-5). Insostenibile è pertanto il loro apparire sulla terra, terrificante la loro azione verso i nemici, veloce il ritorno in cielo; è impossibile che qualcosa sfugga loro, essendo “ricoperti d’occhi”. Dai testi di Qumran, dove il termine “angelo” è molto documentato, scaturisce una singolare angelologia, proveniente sia dalla ricchezza terminologica già segnalata sia dalla cosiddetta “liturgia angelica” (4QS).

La dottrina sugli angeli è parte essenziale dell’ecclesiologia qumranica, poiché la comunità non si concepisce staccata dalla comunione angelica. Nella lotta finale infatti, il campo di battaglia non sarà solo vittoria dalla presenza degli angeli (1 QM, 7,1-17), ma trasformato in campo di vittoria dalla loro partecipazione attiva (1 QM 12, 4.8). L’unione liturgica con gli angeli (1 QSa 2,8; 1 QSb 4,22-26) si evidenzia nella comune adorazione di Dio nella comunità quale nuovo tempio:i  sacerdoti della comunità svolgono funzioni simili a quelle degli “angeli del volto” (1 QH 6,13; 4Q 511,35,4). Nella concezione dualistica del mondo che caratterizza Qumran, appaiono nel gruppo di Belial, l’angelo dell’inimicizia (JQM 13,11), l’angelo della perdizione (1Q 1,15; 13,12) e l’angelo delle tenebre (JQS 3,20), contrastati dagli angeli della cerchia di Dio, come l’angelo della santità (1 QSa 2,8), e dagli angeli della verità (1 QS 3,24), della luce, della gloria (4Q 511,2), che aiutano e proteggono il fedele, il quale non deve trascurare la preghiera e l’osservanza della Torah.

Don Marcello Stanzione

 
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