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Esorcismi e messe di guarigione e di liberazione. Chi sono gli imbroglioni? (Parte 2) PDF Stampa E-mail

Esorcismi e messe di guarigione e di liberazione. Chi sono gli imbroglioni? (Parte 2)Parte 2 (Per leggere la Parte 1 clicca sul link a fine articolo): [...] Pertanto, dopo aver a lungo ascoltato sacerdoti e collaboratori, ritenendo di dover procedere ad una attenta regolamentazione sia delle preghiere di liberazione sia degli esorcismi, con il presente Decreto, disponiamo quanto segue: Art 1 - Preghiere di liberazione elevate al Signore da parte di laici - Ricordando quanto già stabilito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che “ad ogni fedele è lecito elevare a Dio preghiere per ottenere la guarigione”, esortiamo e incoraggiamo tutti i fedeli laici a “pregare incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito” (Ef. 6, 18). Senza dubbio è lodevole che i fedeli preghino singolarmente e comunitariamente anche con l’intenzione di chiedere la liberazione dal maligno. Al fine, però, di correggere abusi e deviazioni dalla retta e genuina fede stabiliamo che: 1. Non è lecito ai laici in nessun modo e in nessun caso pronunciarsi su eventuali malefici, ...

...  possessioni, ossessioni o infestazioni diaboliche di qualsiasi genere, senza averne ricevuto esplicito permesso per iscritto da parte del Vescovo diocesano a cui spetta in modo esclusivo il discernimento sull’esistenza e l’autenticità di eventuali carismi (cf. LG, 12; can. 839 § 2);

2.      Non è lecito ai laici benedire oggetti o persone se non entro i limiti e nei termini previsti dalle disposizioni della Chiesa (cf. CEI, Benedizionale, premesse generali, n. 18);

3.      Non è lecito ai laici imporre le mani o compiere gesti riservati ai ministri sacri;

4.      Non è lecito ai laici organizzare e guidare in nessun luogo “celebrazioni pubbliche” di preghiere di liberazione o di guarigione, anche in presenza di ministri ordinati.

Art. 2 - Preghiere di liberazione elevate al Signore da parte dei chierici

A tutti i sacerdoti ricordiamo il diritto dovere di accogliere sempre con generosità e amore chi è nel bisogno e chi si reca da loro per ottenere sostegno, consiglio e aiuto. Molto spesso la mancanza di accoglienza, se non addirittura la derisione da parte dei sacerdoti, spinge queste persone sofferenti a cercare aiuto e comprensione altrove col grave rischio di abbandonare la fede genuina e di subire ben più gravi danni sia psicofisici che spirituali.

Nell’accogliere queste persone, si raccomanda a tutti i sacerdoti di privilegiare l’opera di evangelizzazione e catechesi. A queste persone va ricordato che “Gesù Cristo Redentore del mondo, è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini e non vi è altro nome sotto il cielo nel quale possiamo essere salvati” (cf. At. 4, 12). E’, inoltre, importante far capire che è l’adesione a Gesù che libera dai lacci e dalle insidie del demonio: chi vuole essere davvero libero deve riscoprire la bellezza di una vita cristiana autentica, vissuta, cioè, nella preghiera, nell’ascolto e nell’adesione alla Parola di Dio, nella partecipazione attiva ai sacramenti, primi fra tutti l’Eucarestia e la Riconciliazione, nell’impegno generoso della carità. Senza un tale impegno qualsiasi altro intervento sarebbe un surrogato inefficace e dannoso perché allontanerebbe dalla genuina fede.

All’interno di questo indispensabile cammino di accompagnamento il sacerdote è, poi, chiamato ad un attento discernimento e, qualora dovesse avvertirne la necessità, cioè, qualora la sua opera di evangelizzazione e catechesi, unita alla sua benedizione e alla sua preghiera di liberazione non dovesse portare i frutti sperati, provvederà ad indicare al fedele un sacerdote esorcista approvato dal Vescovo per una eventuale preghiera di esorcismo.

Ciò premesso, stabiliamo, per la nostra Diocesi le seguenti ulteriori norme da osservarsi per le preghiere di liberazione guidate da un presbitero:

1.      Si fa divieto, nell’intero territorio diocesano, di organizzare celebrazioni comunitarie di preghiere di liberazione e di guarigione senza l’esplicito permesso scritto da parte del vescovo diocesano;

2.      Nei luoghi sacri, ma sempre in forma privata e non comunitaria, le preghiere di liberazione possono essere elevate al Signore solo sotto la guida di un ministro ordinato;

3.      Le suddette preghiere vanno elevate sempre in un clima di grande riservatezza e sobrietà al fine di evitare ogni spettacolarizzazione, artificiosità e teatralità;

4.      Fatte salve le funzioni per gli infermi previste nei libri liturgici e le intenzioni di preghiera per la guarigione degli infermi nella preghiera universale o “dei fedeli”, è assolutamente vietato introdurre preghiere di liberazione e di guarigione, liturgiche o non liturgiche, nella celebrazione della Santissima Eucaristia, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore;

5.      E’ espressamente vietato benedire singolarmente i fedeli con il Santissimo Sacramento dell’Eucarestia al fine di ottenerne la guarigione o la liberazione dal maligno;

6.      I gesti da compiere e le preghiere di liberazione da usare durante queste celebrazioni saranno pubblicate in un apposito sussidio approvato dal Vescovo.

Art. 3 - Esorcismo

Il sacerdote esorcista, al quale faranno ricorso i singoli fedeli presentati dal proprio parroco o da altro sacerdote, è chiamato ad agire sempre con la massima prudenza e a seguire attentamente quanto è prescritto nei numeri 14-19 del nuovo Rito degli Esorcismi (De exorcismis et supplicationibus quibusdam).

In particolare stabiliamo che:

1.      Può esercitare il ministero di esorcista soltanto il sacerdote che ne abbia ottenuto speciale ed espressa licenza da parte del Vescovo diocesano e non semplicemente da qualsiasi Ordinario del luogo.

2.      Potranno ottenere questa licenza soltanto i sacerdoti di provata pietà, scienza, prudenza, integrità di vita e preparati in modo speciale ad esercitare tale ufficio.

3.      E’ espressamente vietato ai laici, ma anche ai sacerdoti non muniti della debita licenza, pronunciare preghiere di esorcismo.

4.      I sacerdoti, ai quali viene affidato il ministero di esorcista in modo stabile o «ad actum», lo esercitino con fiducia, umiltà e sempre sotto la guida del Vescovo diocesano. Per questo riferiranno regolarmente al Vescovo sull’esercizio del loro ministero.

5.      Gli esorcisti della diocesi si incontreranno regolarmente tra loro e con il Vescovo, per condividere le loro esperienze e riflettere insieme.

6.      Il ministero di esorcista non è mai delegabile da parte dell’esorcista ad un altro sacerdote. E’, dunque, vietato, a chi è esorcista estendere la sua facoltà ad altre persone anche se sacerdoti.

7.      I sacerdoti “non esorcisti” possono pregare per la liberazione delle persone tormentate dal demonio, secondo quanto già stabilito al punto precedente (Art. 2), ma non possono esorcizzare. Essi, col permesso espresso del Vescovo diocesano del luogo in cui si trovano, possono guidare assemblee che pregano per questa intenzione. La preghiera di guarigione o di liberazione non può mai sfociare nell’esorcismo.

8.      Per la preghiera di esorcismo ordinariamente si dovrà seguire il nuovo rituale De exorcismis et supplicationibus quibusdam, promulgato con decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 22 novembre 1998 e approvato nella versione italiana dalla CEI il 25 novembre 2001.

9.      Il sacerdote esorcista procederà alla celebrazione dell’esorcismo nella forma imperativa solo dopo aver raggiunto la certezza morale sulla reale possessione diabolica del soggetto. Nel discernimento si servirà innanzitutto di criteri tradizionalmente seguiti per individuare i casi di possessione diabolica (cf. De exorcismis et supplicationibus quibusdam, Premesse generali, n. 16) e potrà avvalersi del confronto con sacerdoti esorcisti di consolidata esperienza e, in alcuni casi, della consulenza di persone esperte di medicina e di psichiatria.

10.  In presenza di disturbi psichici o fisici di difficile interpretazione il sacerdote non procederà al Rito dell’esorcismo maggiore, ma accoglierà ugualmente le persone sofferenti con carità e le raccomanderà al Signore nella sua preghiera. Al riguardo è bene precisare che se una persona è affetta da disturbi psichici, praticarle preghiere di esorcismo sarebbe puramente illusorio e dannoso. Lo stesso dicasi qualora permanesse il dubbio sulla presenza di tali disturbi. In questi casi la preghiera da consigliare non può essere né di esorcismo né di liberazione, perché ciò renderebbe ambiguo il significato e il ruolo di tali preghiere.

11.  I gesti che possono essere compiuti durante l’esorcismo saranno caratterizzati da una grande sobrietà e dovranno sempre avere un richiamo esplicito ai gesti che si compiono nel piccolo esorcismo ossia nei riti del percorso catecumenale per il Battesimo. In particolare sono da escludersi tutti quei gesti che non hanno un richiamo con la liturgia e che possono prestare il fianco all’ambiguità del gesto magico: “L’esorcismo si svolga in modo che manifesti la fede della Chiesa e impedisca di essere interpretalo come atto di magia o di superstizione” (De exorcismis et supplicationibus quibusdam, Premesse generali, n. 19).

12.  I gesti ammessi sono: il Segno della Croce, l’imposizione delle mani, la exsufflatio e l’aspersione con l’acqua benedetta (cf. De exorcismis et supplicationibus quibusdam, Premesse generali, n. 20). E’ anche permesso usare l’incenso e l’unzione con l’olio dei catecumeni sulla fronte. E’, invece, espressamente vietato toccare o ungere altre parti del corpo diverse dal capo e dalle mani.

13.  Per la delicatezza della cosa e il rispetto delle persone è vietata la presenza di mezzi mediatici.

14.  E’ permesso ad alcuni laici di sostenere l’esorcista con la propria preghiera. Essi, però non potranno mai pronunciare preghiere esorcistiche, né in forma deprecatoria né imperativa, in particolare non potranno mai usare la preghiera di Leone XIII sia nella forma integrale che estrapolata. Essi, come indicato al n. 35 delle Premesse generali del De exorcismis et supplicationibus quibusdam, sono invece esortati a pregare intensamente secondo quanto previsto dal Rito.

Art. 4 - Le cosiddette “Messe di liberazione”

Considerando che sempre più spesso si sente parlare di S. Messe di liberazione, diventa doveroso chiarire e stabilire quanto segue:

1.      Ogni S. Messa in quanto tale è sempre fonte di liberazione, perciò non esiste una messa specifica “di liberazione”. La sua eventuale presenza potrebbe far pensare che la S. Messa in genere è aliena dal procurare una liberazione. Si fa dunque espresso divieto a tutti i sacerdoti di celebrare Messe di questo tipo.

2.      E’, invece, possibile che una S. Messa sia applicata per la liberazione di una o più persone attaccate o possedute dal maligno. Nel Messale Romano è prevista una Messa “Per qualunque necessità”.

3.      La S. Messa deve essere sempre distinta dal Rito di esorcismo, di conseguenza è espressamente vietato inserire l’esorcismo nella celebrazione della Messa, così come è vietato inserire in essa preghiere di liberazione.

4.      Lo stesso divieto vale per le altre preghiere liturgiche: celebrazione dei Sacramenti, della Liturgia delle Ore e dell’Adorazione Eucaristica. In nessuna di queste celebrazioni potranno mai essere inserite preghiere di esorcismo.

Penso, per concludere, che la situazione sia ben chiara: diffidate da chi attua comportamenti difformi da quanto indicato in Parte1 e Parte2; questi, sicuramente, non rientra nell'obbedienza all'autorità cattolica, pertanto va considerato non docile ad essa (e se lo facesse per ignoranza, comunque avrebbe il dovere di informarsi) e, lo ripeto, in alcun modo va ascoltato o assecondato, poiché è in disobbedienza ed in errore. Ricordate il caso Milingo? Bene, anche se all'apparenza il disobbediente può sembrare un "santo", non fatevi ingannare, dato che Satana è angelo decaduto, è essere perverso e pervertitore, è di gran lunga più furbo e potente di noi.

NB: Il presente articolo va letto in continuità della Parte 1, altrimenti può risultare poco comprensibile o eccessivamente restrittivo.

http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/2816/1/lang,it/

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (M.S.M.A)

Fonti:
- Catechismo della Chiesa cattolica;
- Codex iuris canonici;
- De exorcismis et supplicationibus quibusdam;
- Disposizioni disciplinari della Congregazione per la Dottrina della Fede del 14 settembre 2000;
- Praenotanda, V, De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum competunt del Rituale Romanum;
- Norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell'Istruzione del 30 marzo 1992;
- Quanto promulgato dalla CEI nelle premesse generali n°18 al Benedizionale.
- Decreto Diocesano circa gli esorcismi e le preghiere di liberazione, a cura di sua Eccellenza Mons. Andrea Mugione Arcivescovo Metropolita;
- Enciclopedia Treccani.

 
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