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"Don Leone Iorio, un esorcista del mezzogiorno d'Italia". Il libro su uno dei più potenti esorcisti PDF Stampa E-mail

"Don Leone Iorio, un esorcista del mezzogiorno d'Italia". Il libro su uno dei più potenti esorcistiE' in distribuzione in tutte le librerie cattoliche l'ultimo testo - edito dalla Segno di Udine - scritto dal sacerdote campano Marcello Stanzione e da Maria Matilde Cassano: "Don Leone Iorio, un esorcista del Mezzogiorno d'Italia". Il 19 settembre 1997 moriva in odore di santità il parroco Don Leone Maria Iorio. Figura singolare di uomo e di sacerdote, aveva speso tutta la vita imitando pienamente il suo Maestro. Con Gesù aveva condiviso povertà, sofferenze e persecuzioni. Egli non possedeva nulla, indossava vesti sdrucite e scarpe consumate; si nutriva di ciò che gli veniva offerto e, spesso, capitava che non toccasse cibo per giorni. Se da una parte veniva sbeffeggiato, calunniato e deriso in questo mondo così secolarizzato, dall’altra era molto amato perché riusciva a liberare le persone dalle atroci sofferenze causate dal maligno e soprattutto indicava loro la Via giusta per raggiungere la beatitudine eterna. Don Leone era un prete povero, davvero povero ma possedeva una ... 

... nobiltà d'animo degna di un RE e la sua umiltà lo rendeva ricco, molto ricco.

Aveva un abito talare rattoppato e faceva anche l’autostop, non aveva alcuno che lo accudisse e, se mangiava, si nutriva di quello che la gente gli portava; la Divina Provvidenza non lo ha mai abbandonato, il giusto gli veniva sempre dal Cielo.

Un giorno gli regalarono delle scarpe nuove ma, dato che il consacrato riteneva che le sue fossero ancora in uno stato dignitoso, non le indossò mai; tutti sostengono che le regalò ad un povero mendicante.

Don Leone, se avesse conservato le offerte di denaro che i fedeli gli donavano spontaneamente, sarebbe diventato uno dei preti più ricchi d’Italia, invece utilizzava tutto per i bisognosi; era un esempio di vero consacrato "ad imitazione di Cristo", difatti il demonio era terrorizzato dalla sua santità. I posseduti scappavano e si imbestialivano al sol intendere che Don Leone fosse in arrivo presso le loro abitazioni.

Nella Chiesa ove era Parroco, il Santissimo Sacramento era quasi sempre esposto solennemente e diverse volte fu sorpreso quasi in estasi; specialmente aveva un grande amore per la Madonna.

Era un uomo di profonda cultura e di spiccata sagacia ed il suo affetto alla Madonna si basava non sul devozionismo pietistico ma su una salda base teologica.

Sottolineava costantemente l’importanza della preghiera del Santo Rosario per sconfiggere il demonio a tutti i livelli. I suoi esorcismi e le sue preghiere di liberazione erano fondamentalmente il Rosario meditato, recitato con calma insieme ai sofferenti (posseduti oppure persone con disturbi psichici); sosteneva, come è giusto, che la migliore e più potente forma di esorcismo è la Santa Messa.

Il testo, oltre a descrivere la vita di Don Leone, narra numerosi casi realmente accaduti di guarigioni, liberazioni e tanti altri segni sovrannaturali; tutti accadimenti mai propagandati.

Don Leone gradiva il silenzio e, in virtù dell'umiltà e dell'obbedienza che si deve alla Chiesa cattolica che si esprime nel Magistero, non si sprecò mai nella ricerca di facili consensi, di applausi e di propaganda pagana; attendeva i bisognosi in silenzio, il resto lo faceva Dio.

Fra i tanti fatti narrati del testo ne riporto uno.

Due maghi si recarono presso la Chiesa ove celebrava Don Leone:  uno aveva abbandonato la via del male proprio alla fine della sua vita tra grandi lotte e tribolazioni. Il demonio cercò invano di farlo suicidare per riprenderselo. L’altro, invece, è diventato un fervente credente. Don Leone, tuttavia, si rammaricava perché con un altro ancora non aveva avuto fortuna.

Si recò più volte nel suo studio, gremito di clienti, per aiutarlo nella conversione ma egli fu irremovibile.

Il mago santone gli disse che discendeva da una famiglia di maghi di ben quattro secoli addietro e che lui non intendeva spezzare questa catena.

Col diavolo si trovava bene in quanto aveva fatto di lui un uomo ricchissimo e mostrò orgoglioso le sue proprietà. Usava un crocifisso per confondere la gente ma a bassa voce su di esso lanciava orrende bestemmie.

“E la coscienza?” osò dire Don Leone. “La coscienza... e che cos’è la coscienza? Io non la conosco”  furono le parole definitive del santone. Don Leone pregò incessantemente anche per lui, fino alla fine dei suoi giorni terreni.

Carlo Di Pietro

"Don Leone Iorio, un esorcista del Mezzogiorno d'Italia"
di Marcello Stanzione e Maria Matilde Cassano
Edizioni Segno, Udine, Marzo 2012

Codice ISBN: 978-88-6138-484-2

 
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