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UN LIBRO SU SAN MICHELE EDITO DALLA MIMEP-DOCETE di MARCO DI MATTEO PDF Stampa E-mail
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lunedì 05 settembre 2016
San_MICHELESan Michele Arcangelo è una figura di straordinaria importanza nell’ambito della spiritualità cristiana e dobbiamo essere grati a don Marcello Stanzione che ha pensato di scrivere per le edizioni Mimep-Docete un testo agile sul più importante degli angeli venerato dai cattolici. Dopo la caduta di Lucifero, Michele è il capo delle gerarchie angeliche. La tesi più diffusa tra i Padri della Chiesa è che Michele, capo delle milizie celesti, rientri tra i Serafini. Il libro di Daniele (c. XII) ce lo lascia intendere, quando designa Michele come il gran principe, che sta in piedi davanti al Signore per i figli del suo popolo. Questo titolo di grande Principe e questa funzione di pregare in piedi dinanzi al trono di Dio, qualificano senz’altro un angelo di un coro superiore. È vero che chi nega a Michele il titolo di Serafino, si basa sul fatto che Dio gli ha numerose volte affidato delle missioni terrestri, prerogativa degli angeli dei cori inferiori. Tuttavia questa tesi non è dimostrata, perché gli angeli tutti hanno la funzione di inviati dell’Altissimo a servizio di coloro che erediteranno la vita eterna. ...
...Michele è immediatamente subordinato alla Santissima Trinità. Vivendo nella più vicina ed intima irradiazione dell’amore e della luce increata, ricevendo senza intermediari la scienza divina, ci appare tutto splendente di intelligenza, tutto bruciante d’amore, tutto raggiante di potenza. Egli ama Dio con tutte le energie del suo essere, tutti gli ardori di cui è capace. È lui che, attraverso la sua incessante contemplazione, penetra con la massima profondità possibile ad una natura creata nella conoscenza dell’essere divino. Il culto dell’Arcangelo Michele,  era  già radicato nel mondo ebraico, e venne assimilato quasi subito dal Cristianesimo. Cerchiamo di riassumere le tappe essenziali della diffusione del culto del Gran Principe sia in Oriente che in Occidente. Egli veniva venerato soprattutto secondo quattro funzioni:                          
  1. Angelo guaritore: secondo una tradizione già rintracciabile nel Vangelo di Giovanni (Gv. 5, 1-9), San Michele Arcangelo veniva associato alla guarigione ottenuta soprattutto attraverso l’acqua. Molti suoi santuari, soprattutto in Asia Minore, sorgono in prossimità di fonti e sorgenti termali, sostituendo spesso il culto di divinità pagane come Asclepio e Apollo, già venerate in loco. Significativo che in alcuni di questi santuari, come il Michaelion di Costantinopoli, venisse praticato l’incubatio, il sonno guaritore per opera dell’Arcangelo Michele che appariva in sogno, nell’Antichità già tipico del culto di Asclepio. Veniva invocato contro le pestilenze, come fece anche papa Gregorio Magno a Roma durante la peste del 590.
  2. Angelo psicagogo o psicopompo: l’Arcangelo Michele nel Medioevo rivestiva il ruolo che sarebbe stato poi assunto da San Giuseppe, cioè quello di “accompagnatore delle anime” nell’oltretomba, e dunque di protettore dei moribondi. Salta subito all’occhio che l’appellativo di psicopompo era stato caratteristico nell’Antichità greca e romana di Hermes-Mercurio; da qui Michele assume il tipo iconografico forse più antico, che in Oriente permarrà molto a lungo, cioè accompagnato dagli attributi del globo crucesignato e del bastone. La testimonianza più antica, datata, sugli angeli psicopompi risale al 203. In un’iscrizione di Sorrento è citato esplicitamente Michele. Gli apocrifi attribuirono a lui la funzione di praepositus Paradisi: nel racconto delle rivelazioni di san Bartolomeo, è l’Arcangelo che conduce a Dio le anime di Adamo ed Eva; nella storia araba di Giuseppe il falegname (anteriore al Concilio di Nicea), Michele e Gabriele conducono in cielo l’anima del patriarca. Il libro II degli oracoli sibillini attribuisce a Michele, Gabriele e Uriele la funzione di condurre tutte le anime al tribunale di Dio. Nell’Ascensione di Isaia, Michele rimuove la pietra del sepolcro di Cristo e quella del sepolcro di Maria nel Transitus B. Mariae Virginis. In un altro apocrifo, De transitu Mariae, Cristo stesso consegna a Michele l’anima della madre. Angeli psicagogi si incontrano nell’assunzione di Mosè e nella storia delle comunità religiose fondate da san Pacomio. Lo stesso attestano sant’Efrem, in più luoghi, san Basilio nel Menologio, e san Gregorio Magno nei Dialoghi. Presso san Gregorio di Tours è san Michele che presenta a Dio l’anima di Maria, come aveva presentato quelle di Adamo, Eva e san Giuseppe. Apparizioni di Michele ai morenti troviamo nelle Vitae di santa Disciola e di san Wilfrido. La Legenda Aurea (probabilmente ispirandosi ad Ap. 12, dove la donna è protetta da Michele contro il drago) narra che fu Michele ad annunciare a Maria la morte e che durante il transito la protesse con la palma del paradiso. Come attesta il grande storico ed erudito del XVIII secolo Ludovico Antonio Muratori, antichi testi liturgici riconoscono gli angeli psicagogi. Spesso Michele è invocato patrono delle confraternite seppellitrici e gli si dedicano le cappelle funebri. A lui è dedicata, infatti, la chiesa funeraria del Cremino, dove sono sepolti gli zar.
  3. Angelo pesatore delle anime: A partire dall’VIII secolo si diffonderà un altro tipo iconografico legato a questa funzione, quella di Michele come “pesatore delle anime”, armato di bilancia, attributo che già il dio Hermes aveva ereditato dalla mitologia egizia. Anche la Bibbia riporta alcune scene di pesatura delle anime (Gb, 31,6; Dan., 5,27 e segg.) e vi allude sant’Agostino in una delle sue omelie. Non a caso in inglese san Michele è chiamato The Lord of Souls (Il Signore delle anime). Gli gnostici fecero confluire in lui le caratteristiche di Mercurio e Thot, che nelle mitologie pagane avevano analoga funzione. In un’antica gemma scolpita vediamo Mercurio rappresentato con gli attributi soliti, il gallo accanto e due iscrizioni: le lettere ebraiche ain e thau e la parola Michael. Parecchi altri esempi testimoniano l’identificazione di Mercurio e san Michele.
  4. Angelo arcistratega: pur essendo la connotazione prevalente dell’Arcangelo Michele, il tipo iconografico che lo rappresenta armato, con la lancia o la spada crucigera, si diffonde piuttosto tardi e coincide con la comparsa della minaccia islamica. Particolare curioso, la spada o la lancia suoi attributi non sono mai sporchi di sangue.
  5. Angelo esorcista: era l’aspetto più conosciuto al livello popolare, anche al di fuori dell’ortodossia. Gli gnostici, per esempio, usavano incidere il nome dell’Arcangelo Michele su oggetti che venivano portati addosso o che costituivano il corredo funebre.
Consiglio a tutti, specie durante le vacanze estive, la lettura di questo bel libro di don Marcello Stanzione sull’arcangelo Michele.
 
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