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XIII Edizione Convegno di Angelologia
QUALE LA VERITA’ SUL SEGRETO DI FATIMA? Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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giovedì 14 settembre 2017
verità segreto FatimaIl Vaticanista Marco Tosatti riguardo al segreto di Fatima così scriveva nel marzo 2017 sul sito  “ La Nuova Bussola Quotidiana”:
“Giuseppe Nardi ha incontrato in Austria un amico stretto di Dollinger, Gottfried Kiniger, e l’ha intervistato. Kiniger vive in un paese del Tirolo Orientale, ha più di 80 anni ed è stato molto attivo politicamente nella sua vita, prima nel Partito monarchico e poi nel PaneuropaBewgung di Otto d’Asburgo. È anche un cattolico molto attivo e praticante. Si vedeva con regolarità con Dollinger, dopo che si erano incontrati a Salisburgo nel 1990. Kiniger non usa Internet, e di conseguenza era totalmente ignaro sia delle dichiarazioni di Dollinger sia della smentita vaticana. ...

 
Nardi ha conosciuto casualmente Kiniger il 21 dicembre 2016, e gli ha accennato alla vicenda. «Dopo aver sentito della smentita, Kiniger si è molto emozionato. Non riusciva a immaginare che Benedetto avesse fatto una tale dichiarazione, perché quello che Hickson aveva scritto era quello che Dollinger gli aveva detto nel 2000», racconta Nardi. Che tre settimane più tardi tornò a vedere Kiniger, per raccogliere la sua versione dei fatti e registrarla. La presentiamo qui di seguito.

«Non ricordo la data esatta – ha detto Kiniger – ma era ancora nell’anno 2000, ne sono sicuro. Ricordo la conferenza stampa (sulla pubblicazione del Terzo Segreto) a Roma, diffusa dalla televisione. In autunno, come al solito, visitai Dollinger con cui sono amico da molti anni. In quell’occasione, mi ha detto di avere incontrato il card. Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poco dopo la Conferenza stampa. Ha persino concelebrato con lui, una cosa che Dollinger abitualmente non faceva, ma Ratzinger lo aveva invitato. Dopo la celebrazione Dollinger parlò con il cardinale e toccò il tema di Fatima e del Terzo Segreto. Ratzinger gli disse: ‘Quello che abbiamo pubblicato non è l’intero segreto [‘Was wir veröffentlicht haben, ist nicht das ganze Geheimnis.’]. Nella sacrestia erano presento altri sacerdoti, con cui il cardinale scambiava qualche parola. Ma presto tornò da Dollinger e gli disse: ‘Ci hanno dato istruzioni di fare così’. [‘Es ist uns so aufgetragen worden.’]. Questa frase Dollinger l’ha ripetuta. E ha interpretato queste parole così: cioè che Giovanni Paolo II ha voluto così, e ha ordinato così. A questo incontro, quando Dollinger mi raccontò queste cose, erano presenti altre persone, fra cui i miei compagni. Negli anni seguenti Dollinger ha raccontato questo episodio più volte, durante i nostri incontri. La maggior parte delle volte c’erano anche altre persone presenti. Non era un segreto, non c’era niente da tenere segreto. Questo era quello che il cardinale gli aveva detto, questo lo passava agli altri. Talvolta c’erano preti e seminaristi seduti a tavola con noi, del seminario della Fraternità di San Pietro a Wigratzbad. Non conosco il loro nome. In ogni modo molte persone hanno sentito questo racconto nel corso degli anni. Personalmente posso testimoniare di questa storia sin dall’autunno del 2000, quando Dollinger me l’ha raccontata la prima volta. Per me non c’è nessun dubbio che il professor Dollinger, in cui ho completa fiducia, abbia raccontato la storia in maniera veridica. Che ragione avrebbe avuto per inventare una tale conversazione e tale contenuto, subito dopo la conferenza stampa, e anche raccontarla liberamente e apertamente a tutti coloro che volevano ascoltarla? Che Benedetto la neghi improvvisamente, dopo sedici anni, non riesco a immaginarlo. Mi sembra poco plausibile. Non so perché Roma faccia questo. Non riesco a capirlo. Sembra come se si volesse mettere il coperchio su Fatima e chiudere il caso. Ma non funziona. Non so perché Roma abbia agito in tale maniera».

Leggendo i rapporti redatti negli anni seguenti delle apparizioni della Madonna a Fatima da parte di  suor Lucia, si osserva anzitutto che le rivelazioni della Vergine riguardarono tre diversi argomenti. La prima rivelazione, che risale al 13 giugno 1917 (seconda Apparizione), concerne il destino personale dei fanciulli. Ecco il resoconto dettagliato del dialogo:
- Vorrei chiederVi di portarci in Cielo” - dice Lucia alla Vergine.
- Sì, Jacinta e Francisco li porterò fra poco” - risponde la Madonna – “Ma tu resterai qua ancora per un po’. Gesù vuol servirsi di te, per farmi conoscere e amare. Lui vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”.
      “ - E io resterò qui da sola?” - domanda afflitta Lucia.
      “ -  No, figlia. Tu soffri molto? Non ti scoraggiare. Io mai ti lascerò. Il mio Cuore  Immacolato  sarà il tuo rifugio e il cammino che ti condurrà fino a Dio “.
Il 14 luglio, quando intorno ai pastorelli si era radunata una grande folla, la Madonna rinnovò le raccomandazioni circa la recita del Rosario per ottenere la pace e assicurò che nell’ottobre avrebbe operato un miracolo che tutti avrebbero visto, e che avrebbe riportato i miscredenti sul cammino della fede. Raccomandò quindi il sacrifico per la conversione dei peccatori e la riparazione dei peccati commessi. E mentre faceva queste ultime raccomandazioni – racconta Lucia – aprì di nuovo le mani come aveva già fatto le volte precedenti:
“Il riflesso parve penetrare la Terra e vedevo qualcosa come un mare di fuoco: immersi in questo fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e negre o color bronzo, con  lineamenti umani, che fluttuavano nell’incendio, sollevate dalle fiamme che da loro stesse uscivano con nugoli di fumo e ricadevano da tutte le parti, simili allo sprigionarsi delle faville nei grandi incendi, senza né peso né equilibrio, tra gridi e gemiti di dolore e di disperazione, che facevano orrore e tremare di spavento. (Dev’essere stato l’impatto con questa visione, che mi fece scappare quell’ “ahi”, che dicono di aver sentito da me). I demoni si distinguevano per i lineamenti orribili e schifosi di animali spaventosi e sconosciuti, ma incandescenti come negri carboni accesi”.
Lucia aggiunse che, spaventati dalla visione, rivolse gli occhi verso la Madonna. La quale disse:
- Avete visto l’Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se faranno quello che io vi dirò, molte anime si salveranno e ci sarà pace. La guerra terminerà. Ma se non smetteranno di offendere Dio, sotto il regno di Pio XI ne comincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà per dirvi che sta per punire il mondo dei suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e della persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia  al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se daranno retta alle mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Se no, diffonderà nel mondo i suoi errori, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, e parecchie nazioni saranno annientate. Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo il dogma della fede; ecc. … Questo non lo direte a nessuno. A Francisco, sì, potete dirlo”.

Ebbene, il “segreto di Fatima” è tutto in quell’ “eccetera”. Cosa disse la Madonna a Lucia, e cosa tacque ella per ventisei anni, dal 1917 al 1943 quando, divenuta suora, affidò a uno scritto il suo segreto?
Fin dal 1941 suor Lucia di Gesù era stata sollecitata infatti a uscire dal suo riserbo dal vescovo di Leira, mons. José Alves Correira da Silva, il quale pertanto ebbe da lei quattro memorie o rapporti sulle Apparizioni. Fu nella Terza memoria, redatta nel luglio e nell’agosto del 1941, che ella menzionò per la prima volta la divisione del Segreto in tre distinte parti. Le prime due le abbiamo appena trascritte, sulla terza parte ella disse che a quel tempo doveva ancora tacere, secondo la volontà del Cielo.
Al principio del giugno 1943 suor Lucia, che ha trentasei anni, è colpita da pleurite. Monsignor da Silva, trovandosi alla Formigueira, la sua casa di campagna vicino Braga, si recò insieme al canonico Galamba a Valença do Minho, dove d’abitudine incontrava suor Lucia la quale, venendo dalla vicina Tuy, in Spagna, una volta oltrepassata la frontiera era ospitata all’Asilo Fonseca, un collegio francescano.
Nel parlatorio del convento, il canonico Galamba chiese a Lucia:
-    Perché non rivelate la terza parte del Segreto di Nostra Signora? Potreste forse dircelo  ora?
Lucia, volgendosi verso l’Arcivescovo che stava parlando con  la Madre Superiora, fece:
 -  Ora, se Monsignore vuole, posso dirlo.
Il canonico richiamò l’attenzione del Vescovo:
-  Monsignore! Suor Lucia sta dicendo che se voi volete ella può rivelare, in questo momento, la terza parte del Segreto!
Ma il vescovo di rimando:
-    Non voglio mischiarmi con ciò!
    L’altro replicò:
-  Ditele almeno di scriverlo su un foglio da consegnarvi in busta chiusa!
    Ma Monsignor da Silva non invitò Lucia a far ciò.
    Ai primi di settembre, giunse a Leira la notizia che suor Lucia era nuovamente ammalata, in modo serio, per un’infezione prodottasi, per la seconda volta, a causa di un‘iniezione. La veggente avrebbe potuto dunque lasciare questo mondo portando con sé il suo segreto. Allora il Vescovo andò a trovarla a Tuy, nell’infermeria. Era il 15 settembre. Ma esitò a darle l’ordine di mettere per iscritto il Segreto. E la veggente non si decideva a far ciò senza un ordine espresso del suo Vescovo, ordine formulato in nome di Dio. Perché, come ella diceva, “anche se nascosto, scriverlo è sempre rivelarlo”.
Fu a metà ottobre che il Vescovo prese la sua decisione e con una lettera diede a Lucia l’ordine formale.
Mi fu ordinato” confiderà Lucia all’arcivescovo di Valladolid “di scrivere la parte del Segreto rivelato dalla Santa Vergine nel 1917, e che io conservo nascosto, per ordine di Nostro Signore. Mi si chiese di scriverlo sia nei quaderni in cui mi si ordinava di tenere il mio diario spirituale, sia su un foglio di carta, e di celarlo in un plico sigillato”.
Ma due mesi più tardi Lucia non ha ancora ubbidito all’ordine del suo Vescovo. Molte volte aveva voluto ubbidire e s’era seduta per scrivere, “senza poterlo fare. Questo fenomeno non era dovuto a cause naturali” spiegherà in una lettera a don Garcia y Garcia.
La vigilia di Natale suor Lucia scrive a don Antonio “che, benché ella abbia tentato molte volte, non aveva potuto scrivere ciò che le era stato ordinato”.
Ma in un giorno di cui non si conosce la data esatta, la veggente si siede e si mette a scrivere qualcosa su un foglio: è la Terza parte del Segreto. Ne dà notizia in una lettera del 9 gennaio 1944 a Mosignor da Silva, suo Vescovo:
Ho scritto ciò che mi avete chiesto di fare. Dio ha voluto metterci alla prova un poco, era certo quella la sua volontà. E’ nascosto in una  busta e questa nel quaderno…”.
Era accaduto quanto racconta il canonico Martins dos Reis in  O Milagre do sol e o Segredo de Fatima.
Lucia dice che per tre volte aveva cercato di scrivere il Segreto per obbedire all’ordine di don da Silva, senza esserne capace. Accadde allora che la Madre di Dio le apparisse nell’infermeria di Tuy, e “fu solo dopo questa visione che ella poté farlo senza la minima difficoltà, liberandosi nello stesso tempo dalla grande perplessità in cui si trovava di fronte all’atteggiamento divergente dei due prelati (Monsignor da Silva e Monsignor Garcia y Garcia)”.
Il plico non può essere inviato per posta. Perché raggiunga il suo destinatario, il Vescovo di Leira, occorre che si presenti l’occasione della venuta di una persona assolutamente affidabile. E l’occasione si presenta solo il 17 giugno 1944. Quel giorno, un sabato, Lucia lascia Tuy accompagnata da un’altra suora, ignara dello scopo dell’uscita di quella mattina. Contemporaneamente, il vescovo di Gurza, Monsignor Manuel Maria Ferreira da Silva, accompagnato da suo fratello e da padre Vernocchi, parte per Valença do Minho, cortesemente pregato dal Vescovo di Leira, Mosignor da Silva. Anche gli accompagnatori del Vescovo di Gurza ignorano lo scopo del viaggio. A mezzogiorno le comitive s’incontrano all’Asilo Fonseca. Lucia consegna al Vescovo di Gurza il quaderno nel quale aveva fatto scivolare la busta contenente il Segreto.
Quella sera stessa il Segreto fu nelle mani del Vescovo di Leira, che si trovava nella sua casa di campagna de La Formigueira. In seguito il Vescovo lo portò nel palazzo episcopale di Leira.
Lucia aveva scritto due righe di accompagnamento. Nella nota ella suggeriva al suo Vescovo di conservare lui stesso il plico fin tanto che viveva, e di disporre che fosse consegnato, dopo la sua morte, al patriarca di Lisbona.
E’ certo che il Vescovo tentò di alleggerirsi della responsabilità che gli derivava dall’essere il depositario del Segreto cercando di trasferirlo a Roma:
Il cardinale Ottaviani ci ha fatto sapere” scrive padre Alonso “che l’anno 1944, quando il Segreto di Fatima fu scritto, ci fu l’intenzione di portarlo a Roma”. Ma Roma giudicò opportuno che fosse tenuto nella Curia episcopale di Leira. Custode suo malgrado del Segreto di Fatima, Monsignor da Silva, l’8 dicembre 1945, ebbe cura di conservarlo nel migliore dei modi. Egli prese il plico inviatogli da suor Lucia e lo mise in un plico più grande, anch’esso sigillato. Sopra scrisse di suo pugno: “Questo plico con il suo contenuto sarà rimesso a Sua Eminenza il cardinale don Manuel, Patriarca di Lisbona, dopo la  mia morte. Leira, 8 dicembre 1945. José, Vescovo di Leira”.
Il doppio plico fu quindi messo nella cassaforte della curia episcopale. Ne uscì in rare occasioni: quando fu mostrato a qualche privilegiato. Fra i pochi che lo videro, Pazen, reporter della rivista americana LIFE, che fotografò l’anziano vescovo seduto al tavolo sul quale aveva posto il plico col Segreto di Fatima. Il servizio apparve sul numero del 3 gennaio 1949 della rivista.
Il Vescovo di Leira fu il depositario del Segreto fino al giugno 1957. Infatti al principio di quell’anno il Sant’Ufficio chiese alla Curia di Leira l’invio in fotocopia di tutti gli scritti di suor Lucia. Incaricato dell’operazione fu Monsignor Venancio. Terminato il lavoro di fotocopiatura, il Vescovo domandò al Nunzio se occorreva inviare anche il testo sigillato del Segreto. Si sentì rispondere :
-    Naturalmente! Anche il Segreto! Soprattutto il Segreto!
Monsignor Venancio, incaricato, nella sua qualità di ausiliare del Vescovo ottantacinquenne, di recare sia le fotocopie che l’originale del Segreto alla Nunziatura, racconta che prima della consegna cercò, trovandosi a casa propria, di vedere, in trasparenza, quale fosse il contenuto della busta sigillata e nel grande plico del Vescovo egli vide un plico più piccolo, quello di suor Lucia, e all’interno un foglio di carta ordinario, con tre quarti di centimetro di margine per lato. Un piccolo foglio di carta, dunque, per un grande Segreto.
Nella seconda quindicina di marzo, il plico era consegnato al Nunzio apostolico di Lisbona. Il 16 aprile giungeva a Roma. Del dicastero romano era Segretario, a quel tempo, il cardinale Alfredo Ottaviani. Nella trasmissione del documento si faceva presente che suor Lucia asseriva che la Vergine le aveva raccomandato di non aprire il plico prima del 1960. Perché quella data? “Perché allora risulterà mas claro (più chiaro)” aveva risposto la veggente.
Il cardinale Ottaviani afferma che il plico di suor Lucia era indirizzato al Papa. Il Papa di quel tempo era Pio XII, il quale lo conservò nel proprio appartamento. Senza leggerlo. Pio XII morì il 9 ottobre 1958. Gli successe Giovanni XXIII. Ma prima che il pontefice posasse lo sguardo sul testo di suor Lucia era scoppiato il “caso Fuentes”.
Padre Augustin Fuentes, ecclesiastico messicano dell’arcidiocesi di Vera Cruz, era a Roma come postulatore per la causa di beatificazione di Francisco e Jacinta  Marto. Per tale ragione si recava spesso da Roma a Coimbra, da Lucia, intrattenendosi a lungo con lei. Uno di questi colloqui (avvenuto forse il 26 novembre, forse il 26 dicembre 1957) venne incautamente riferito da padre Fuentes a un gruppo di fedeli messicani :
Vi porto un messaggio urgente di Lucia. In una delle mie ultime visite la trovai dimagrita e tristissima. Mi  disse:
‘Padre, la Madonna è molto scontenta, perché nessuno si attiene al suo messaggio del 1917…Credimi, Padre, Dio castigherà il mondo in tempi brevi; il giudizio universale ci attende! Padre, annuncia a tutti cosa mi ha detto ripetutamente la Madonna: molte nazioni spariranno dalla faccia della terra. I popoli senza Dio saranno il flagello scelto da Dio per colpire l’umanità, se non li porteremo sulla strada della conversione tramite preghiere e sacramenti…Fedeli e preti, che diverranno infedeli alla loro alta missione, getteranno così facendo molte anime all’inferno. Ognuno quindi dovrebbe organizzare la propria vita conformemente ai desideri della Vergine…E’ indispensabile rendersi contro della tremenda realtà. Non vogliamo riempire le anime di paura, ma richiamarle alla realtà…La Madonna l’ha sottolineato in modo particolare, ripetendolo ben tre volte: “Ci stiamo avvicinando alla fine! Ultima possibilità di un cambiamento sono la preghiera del Rosario e il sacrificio al Cuore Immacolato di Maria…’
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La “rivelazione” di padre Fuentes venne pubblicata il 13 novembre 1959 da “Il messaggero di Fatima” e, poco dopo, da un giornale americano. L’eco giunse in Vaticano. Padre Fuentes fu costretto a dare le dimissioni dall’incarico di Postulatore per la beatificazione di Francisco e Jacinta Marto.
Un resoconto di quello che accadde quando Giovanni XXIII ricevette il plico contenente il Segreto lo abbiamo da Mosignor Loris Capovilla, suo Segretario, che ne riferì molto più tardi, durante una conferenza tenuta ad Alba il 15 febbraio 1978:
(Il Papa) ricevette il plico sigillato dalle mani di padre P. Philippe O.P., allora commissario del Sant’Uffizio – oggi cardinale – il 17 agosto 1959 a Castel Gandolfo. Essendo il testo impervio, a motivo di locuzioni dialettali, venne richiesto l’ausilio di Monsignor Paul José Tavares, minutante alla Segreteria di Stato per la lingua portoghese, poi diventato vescovo di Macao”. Il “Papa buono” aprì la busta, racconta monsignor Capovilla. Lesse il messaggio. Lo fece tradurre per meglio comprenderlo. Quindi convocò il capo del Sant’Uffizio. Anche Sua Eminenza lesse. Il foglio del Segreto fu quindi messo in un’altra busta. Sopra vi fu scritto: “Il Papa ha visto il documento .Non esprime giudizi sul contenuto”.
Da quel momento i fedeli attesero. Si aspettava la pubblicazione di quanto Lucia aveva rivelato al suo Vescovo e al Pontefice. Ma nessuna decisione fu presa dal Vaticano. I fedeli poterono solo cogliere, da parte delle autorità ecclesiastiche, qualche larvata allusione al contenuto del documento.
Era stato Monsignor Capovilla a scrivere sotto dettatura la nota personale di Giovanni XXIII allegata alla busta del Segreto.
Per quanto ricordo”, dice ancora il Segretario del Pontefice, “il Papa non si pronunciò in merito. Disse di voler rimettere il giudizio ad altri (al successore?). Portò il documento in Vaticano e lo tenne nella sua scrivania sino alla morte [avvenuta il 3 giungo 1963, n.d.r.]. Paolo VI – prosegue Monsignor Capovilla – chiese notizie del plico dopo la sua elezione e si può credere che ne abbia preso visione. Se il documento, come afferma il cardinale Ottaviani, sia finito nell’Archivio segreto vaticano, non so. Di certo non è andato smarrito. Dal 1959 al 1963 rimase sigillato sul tavolo del Papa. In seguito non so ove sia stato collocato”.
Giovanni XXIII non fece mai menzione del Segreto di Fatima. Quanto al cardinale Ottaviani, il capo del Sant’Uffizio a suo tempo dichiarò:
Giovanni XXIII mise lui stesso il Segreto in un’altra busta, la sigillò e la mise in uno di quegli archivi che sono come un pozzo senza fine, in fondo al quale le carte cadono, e nessuno le ritrova più”.
Papa Paolo VI, eletto il 21 giugno 1963, s’interessa al Segreto:
Paolo VI, dopo la sua elezione, chiese informazioni sul documento” scrisse Monsignor Capovilla a padre Freire “ma non ricordo se ciò avvenne nel luglio del 1963 o qualche mese dopo. Si può ritenere che abbia letto il Segreto”.
Ma ecco che il 15 ottobre del 1963, a tre anni dalla data indicata da Lucia per la divulgazione del Segreto, come un fulmine a cielo sereno un giornale di Stoccarda, Neues Europa, pubblica un presunto estratto di quel Segreto sotto il titolo “L’Avvenire dell’Umanità alla luce dell’accordo di Mosca e delle rivelazioni della Madre di Dio a La Salette e a Fatima”, a firma del giornalista Louis Emrich. Il testo sarebbe trapelato per un’indiscrezione diplomatica, in quanto inviato a titolo informativo dalle autorità vaticane a quelle di Washington, di Londra e di Mosca, ritenendone necessaria la conoscenza per il buon esito della Convenzione sulla cessazione degli esperimenti nucleari. L’autenticità del documento non fu mai smentita dal Vaticano.
Ed ecco il testo di quanto la Vergine avrebbe detto a Lucia, dopo l’evento del “miracolo del sole” - fu l’ultima Apparizione, quella del 13 ottobre 1917:
 “Non aver paura, piccola mia, perché io sono la Madonna che ti parla e ti prega di annunciare questo messaggio al mondo intero. Facendo ciò, incontrerai forti resistenze. Ascolta e fa’ attenzione a quello che dico. Gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche, devono chiedere perdono dei peccati commessi e che possono commettere. Un grande castigo cadrà sull’intero genere umano, non oggi, né domani, ma nella seconda metà del secolo XX. Lo avevo già rivelato ai bambini Mélanie  e Maximin a La Salette; ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il Dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine e Satana regna occupando i più alti posti, determinando l’andamento delle cose. Egli effettivamente riuscirà a introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell’umanità. Avrà in potere i potenti che governano i popoli, e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E, se l’umanità non dovesse opporvi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggior severità che non abbia fatto il diluvio. Verrà il tempo dei tempi e la fine di tutte le fini, se l’umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, se si dovesse maggiormente aggravare, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli.
Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a cardinali; vescovi a vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà, e ciò che cadrà più non si rialzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore. Tempo verrà che nessun re, imperatore, cardinale o vescovo aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del padre mio.
Una grande guerra si scatenerà nella seconda metà del XX secolo. Fuoco e fumo cadranno dal Cielo, le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma s’innalzerà tutto sconvolgendo, e tutto affondando. Milioni di uomini periranno di ora in ora, coloro che resteranno in vita invidieranno i morti. Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi. Vedi? Il tempo si avvicina sempre più, e l’abisso si allarga senza speranza. I buoni periranno assieme ai cattivi, i grandi con i piccoli, i Principi della Chiesa con i loro fedeli, e i regnanti con i loro popoli. Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dagli insensati e dai partigiani di Satana il quale allora, e solamente allora, regnerà sul mondo: in ultimo, allorquando quelli che sopravviveranno ad ogni evento saranno ancora in vita, [costoro] proclameranno nuovamente Iddio e la Sua Gloria, e Lo serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito. Va’, mia  piccola, e proclamalo. Io  a tal fine sarò sempre al tuo fianco per aiutarti
”.
Fu lo stesso Emrich a scrivere, sempre nel 1963, che il testo del messaggio “era circolato in ambienti diplomatici di Washington, Londra e Mosca e aveva giuocato un ruolo fondamentalmente nella firma degli accordi sullo stop ai test atomici, avvenuta nell’agosto del 1963”. Egli affermò anche, più volte, che la sua pubblicazione non era il testo ufficiale del messaggio di Fatima. D’altro canto, il testo di Neues Europa è troppo lungo rispetto a quello contenuto nel piccolo foglio di carta visto in controluce da monsignor Venancio. S’è detto che anche lo stile è estraneo a quello dei messaggi della Vergine a Fatima.
A questo punto occorre ricordare che altri falsi “segreti”, dal 1960 divulgati dalla stampa, non sono mai stati smentiti dal Vaticano, che sull’argomento ha adottato una linea di estremo riserbo e di silenzio assoluto.
In occasione del cinquantenario delle apparizioni di Fatima e della visita del pontefice in Portogallo, lo stesso Paolo VI non volle avere un incontro riservato con suor Lucia, la quale glielo aveva richiesto. “Non è il momento” le aveva risposto il Papa. “E poi, se volete comunicarmi qualcosa , ditelo al Vescovo”. Sempre nel 1967, in occasione del viaggio di Papa Montini a Fatima, il cardinale Ottaviani fece un’asserzione riguardante il contenuto del Segreto. Egli dichiarò infatti che in esso non c’erano profezie di apocalissi o comunque di disastri per il mondo o l’umanità.
Paolo VI non parlò mai, pubblicamente, del Segreto di Fatima e ciò fino alla sua morte, avvenuta il 6 agosto 1978.
Quanto a Giovanni Paolo I, prima della sua elezione seguita dalla morte prematura, aveva compiuto un pellegrinaggio nel  1977 a Fatima, durante il quale si era intrattenuto a lungo con suor Lucia. E’ da ritenere che sia stato messo al corrente dalla veggente in persona sul Segreto.
Ben diversamente le cose sono andate con Giovanni Paolo II. Tanto per cominciare, ci fu una circostanza in cui papa Wojtyla parlò per la prima volta del Segreto. Ciò avvenne a Fulda, in occasione del suo viaggio in Germania nel 1980, quando tenne un discorso a un gruppo ristretto di cattolici. Il verbale- memoria di quelle dichiarazioni, di cui esiste anche la registrazione, fu pubblicato dalla rivista tedesca Stimme des Glaubens. Il testo non è stato né confermato né smentito dalle fonti ufficiali del Vaticano.
A Fulda, quando il Santo Padre fu nella piazza della cattedrale e un gruppo di pellegrini gli pose numerose domande sul Segreto di Fatima, ecco cosa rispose Giovanni Paolo II, secondo la relazione di uno dei presenti, di cui la piccola rivista tedesca pubblicò un estratto avendo considerato quella fonte degna di fede. Alla domanda: “Che ne è del terzo Segreto di Fatima? Non doveva essere pubblicato nel 1960?” Il Papa rispose:
-    Per gravità del suo contenuto,  e per non indurre il potere comunista a certe reazioni, i miei predecessori sul trono di Pietro hanno preferito soprassedere alla sua pubblicazione. Inoltre, tutti i cristiani devono accontentarsi di questo: se si tratta di un messaggio in cui si dice che gli oceani inonderanno completamente certe parti della Terra, che da un momento all’altro milioni di persone morranno, non è più il caso di desiderare tanto ardentemente la pubblicazione di un tale messaggio segreto. Molti lo vogliono conoscere solo perché spinti dalla curiosità e dal gusto del sensazionale: costoro però dimenticano che per essi sapere comporta una responsabilità. E’ voler solamente soddisfare la propria curiosità, se non si è al tempo stesso pronti ad agire contro la tragedia annunciata.
    A quel punto il Papa afferrò il Rosario e disse:
-    Ecco il rimedio contro il male. Pregate! Pregate! E non domandate nient’altro. Affidate tutto il resto alla Madre di Dio.
 Alla domanda : “Cos’accadrà nella Chiesa?”.
-    Ci dobbiamo preparare a sopportare da qui a non molto delle grandi prove che esigeranno la nostra disponibilità a sacrificare la vita, e una sottomissione totale a Cristo e per Cristo. Con la vostra preghiera e la mia, è ancora possibile diminuire questa prova, ma non è più possibile evitarla, perché è in questa maniera solamente che la Chiesa può essere veramente rinnovata. Quante volte il rinnovamento ella Chiesa s’è operato nel sangue! Non sarà diversamente anche questa volta. Noi dobbiamo essere forti, prepararci, affidarci a Cristo e alla Sua Santissima madre, essere assidui, molto assidui nella recita del Rosario.
Prima del suo viaggio a Fatima del 13 maggio 1982, anniversario dell’attentato alla sua persona del 13 maggio 1981, il Papa polacco consultò un prete portoghese della Curia affinché gli traducesse il Segreto “con tutte le sfumature della lingua” (CRC, Controriforme catholique, n. 178, giugno 1982, p.1). Ma, durante il suo pellegrinaggio, egli non lasciò trapelare nulla, nessun accenno nei numerosi discorsi pronunciati in Portogallo, salvo in quello del 12 maggio, in cui si limitò a fare un’allusione: “Volete che vi riveli un segreto?... E’ semplice, e non è più un segreto: pregate, pregate  molto, dicendo il Rosario tutti i giorni”. Ecco, questo fu tutto.
Fino al momento della sua rivelazione nel 2000, sono state fondamentalmente due le interpretazioni della profezia contenuta nel terzo Segreto di Fatima. La prima ha voluto  che il Segreto contenesse l’annuncio di eventi apocalittici a carattere prevalentemente politico e bellico, vale a dire extraecclesiale. C’è stato poi chi ha ritenuto che il messaggio riguardasse la Chiesa. Opinione, questa, di padre Alonso, esperto ufficiale di Fatima nominato da Monsignor Venancio, autore dell’edizione critica dei documenti relativi alle Apparizioni e ai Messaggi. Egli ha sostenuto il proprio convincimento fino alla morte, avvenuta il 13 dicembre 1981. Nel 1976 (cfr. La verdad sobre el secreto de Fatima) egli scriveva infatti:
E’ probabile che il testo faccia allusioni concrete alla crisi della fede della Chiesa e alla negligenza degli stessi Pastori”.
Egli indicava più precisamente le “lotte intestine in seno alla stessa Chiesa” e le “gravi negligenze pastorali dell’alta gerarchia”.
Questo è anche il parere di quegli studiosi di Fatima che non condividono l’idea che il Terzo Segreto annunci dei nuovi cataclismi materiali, né quindi una guerra atomica, per la semplice ragione che l’annuncio di questi castighi si trova già chiaramente formulato nella Seconda parte del Segreto. E non è nello stile della Madonna fornire delle descrizioni prolisse, dicono. Il castigo incombente è d’ordine spirituale. Ciò si deduce dalla frase: “nel Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede”. E’ possibile che la frase, benché seguita dall’eccetera, ne concluda sostanzialmente il pensiero, anticipandone indirettamente il contenuto. Per meglio intenderci: se l’Apostasia rappresenta il grande castigo, fonte della rovina dell’umanità e del mondo, a tale apostasia può dichiararsi estraneo il Portogallo, dove si manterrà sempre integro il dogma della fede.
Il cardinale  Ratzinger sembrava alludere a questa interpretazione nella dichiarazione a Vittorio Messori dell’agosto 1984. Egli affermò infatti che il Segreto riguardava “ i pericoli che incombono sulla fede e sulla vita del cristiano, e dunque sul mondo”.
Ma in tutti questi anni, prima e dopo la sua rivelazione, a causa dell’incalzare degli eventi anche di natura bellica e dell’acuirsi dei timori dell’umanità, il Segreto di Fatima si è fissato nell’immaginario collettivo con tratti da incubo, diventando in assoluto, anche senza alcuna certezza circa la natura del suo testo profetico, la predizione della catastrofe planetaria. Infatti l’ormai leggendario Terzo segreto di Fatima è, prima che una leggenda, un sincero timore dell’anima collettiva. Esso è stato ed è tuttora quanto più fa fremere di ansia e di spavento l’umanità.
In ogni caso, i Cattolici possono esser certi che le parole della Madonna a Lucia dos Santos abbiano avuto una qualità profetica. E che l’olocausto nucleare sia inevitabile è il parere di almeno un prelato di Curia. Monsignor Corrado Balducci, prelato di Curia dal 1954 fino al 1995  e teologo, per la prima volta aveva  parlato in una intervista rilasciata a chi scrive di un fatto destinato a suscitare scalpore.
Il giovedì precedente al sabato che segnò l’inizio del conclave che elesse Giovanni Paolo II (era l’ottobre del 1978), - ci disse Monsignor Balducci - uscì sull’Osservatore della Domenica un mio articolo in cui mi richiamavo al Segreto di Fatima, conosciuto per mezzo del testo che circolava più o meno clandestinamente. Il martedì successivo (l’ho annotato nel mio diario), andai a un ricevimento nel corso del quale conobbi il Provinciale dei Domenicani della provincia romana: era padre Cinelli, il cui fratello per anni è stato capo-cronista all’Osservatore Romano. I Domenicani, sia detto per inciso, sono presenti anche al Sant’Uffizio, dove si conserva il testo del Terzo Segreto. Il Provinciale sapeva di me attraverso un altro Domenicano, padre Mastrocola, che dirigeva gli Istituti Riuniti di Santa Rita mantenendoli con le offerte di persone alle quali inviava un volantino e un bollettino di conto corrente. Questi aveva un ufficio vicino piazza Santi Apostoli, dove sono stato alcune volte, e il suo indirizzario contava ventimila nominativi. Padre Cinelli, dunque, salutandomi mi disse: ‘Monsignore, ha fatto bene a parlare del Segreto di Fatima. Ma al riguardo occorre che io le confidi una cosa. E’ accaduto che nel 1964 (o giù di lì), padre Mastrocola volesse riportare sul volantino, da spedire ai suoi benefattori, il messaggio di Fatima così come era uscito nel 1963 sul giornale tedesco Neues Europa. Egli quindi si rivolse a me, dato che non poteva fare di testa sua. Non mi sono sentito di assumermi la responsabilità di dargli una risposta e quindi gli dissi che bisognava andare dal cardinale Ottaviani. Presi perciò un  appuntamento con Sua Eminenza. Una volta a colloquio con lui, Padre Mastrocola manifestò al massimo rappresentante della Congregazione per la Dottrina della Fede la propria volontà di pubblicare quel teso. Ebbene, contrariamente a quanto ci aspettavamo, e a quanto si sarebbero aspettati tutti coloro che conoscevano il Cardinale Ottaviani, uomo estremamente rigoroso e rigido, che non andava dietro alle profezie, anzi, che era uno scettico, (ed era proprio lui che aveva letto il Segreto insieme a papa Giovanni XXIII) , ebbene, sentimmo esclamare Sua Eminenza: ‘Lo faccia, Padre! Pubblichi quel testo! Pubblicatelo voi tutti nel maggior numero possibile di copie!’

E’ noto come si sia dovuti giungere al Giubileo  del 2000 perché il Vaticano, per volontà di Giovanni Paolo II,  svelasse il Terzo Segreto di Fatima. Una rivelazione che avrebbe dovuto porre fine a decenni di ipotesi, polemiche e indiscrezioni.
È il 13 maggio del 2000. E’ la ricorrenza dell’Apparizione della Madonna a Fatima e dell’attentato al Papa ad opera del turco Alo Agca. Il cardinale Angelo Sodano comunica che il Santo Padre ha deciso di rivelare il Segreto. L’occasione è data dalla beatificazione, avvenuta in Portogallo, di Francesco e Giacinta Marto, due dei pastorinhos ai quali nel lontano 1917 era apparsa la Madonna.
Dopo circa un mese il testo, accompagnato da una breve presentazione firmata dall’allora Segretario della Congregazione, monsignor Tarcisio Bertone, e da un breve commento teologico del Prefetto dello stesso dicastero, il cardinale Joseph Ratzinger, è pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Questo il testo ufficiale:
    “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la Terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: ‘qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti’ un Vescovo vestito di Bianco ‘abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre’. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi e i Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”.
    
Una delle controversie più accese sorte in margine al testo riguarda l’identificazione del vescovo vestito di bianco con Karol Wojtyla, vittima dell’attentato del 1981. Di fatto, pare che papa Giovanni Paolo II ne abbia ordinato la pubblicazione, ritenendo che tale Segreto si fosse realizzato nell’attentato di cui era stato vittima in piazza San Pietro  e dal quale si era salvato grazie, a suo avviso, all’intervento materno di Maria.
In merito ad avvenimenti futuri riguardanti una catastrofe planetaria, l’allora cardinale Ratzinger, in seguito papa Benedetto XVI, oggi pontefice emerito,  nel suo commento teologico al Terzo Segreto osservava: “Che cosa significa nel suo insieme, nelle sue tre parti, il ‘segreto’ di Fatima? L’esortazione alla preghiera come via per la salvezza delle anime e nello stesso tempo il richiamo alla penitenza e alla conversione; con la certezza che il male non ha l’ultima parola”.
Secondo l’interpretazione ufficiale, il Segreto fa riferimento solo alle persecuzioni subite dai cristiani in questo secolo. Di certo resta la visione apocalittica di un futuro spaventoso, sia esso quello rappresentato nel testo esteso circolato nel 1963 sia esso quello molto più conciso diffuso dalla Chiesa. I quali testi, somiglianti nella sostanza, si sono fissati indelebilmente nella mente dei credenti come conclusione di una lunga storia di angosciosa attesa di un destino finale dalle premesse incerte e, a dir poco, non rassicuranti.
Ultimo aggiornamento ( giovedì 14 settembre 2017 )
 
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