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LA PORNOFICAZIONE SOCIALE E LA FEDE CRISTIANA Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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Scritto da Amministratore   
giovedì 14 settembre 2017
pornotossinaE’ significativo che nel 2016 il libro più venduto in Italia nelle librerie cristiane di denominazione evangelica–pentecostale sia stato “ PornoTossina” stampato dall’editrice protestante Verso la Meta e scritto dal pastore Antonio Morra. Morra è il fondatore, insieme a sua moglie Teresa del movimento  PornoTossina, nato nel 2013. Il suo desiderio è di sfidare i giovani ad una rivoluzione in contro-tendenza rispetto ad una società pornoficata. Una rivoluzione che parte da un cuore puro in connessione con Dio. In campo cattolico invece sono molto venduti i libri del gesuita padre Giovanni Cucci sulla dipendenza sessuale online. Il sacerdote che è pure uno psicologo afferma che oggi un terzo del traffico internet è su siti pornografici. ...
 
Ogni secondo nel mondo quasi 40.00 persone stanno guardando contenuti pornografici. Ogni secondo il circuito del porno incassa 3000 dollari. Siamo di fronte ad una emergenza- dichiara padre Cucci – consumata in silenzio e in solitudine, ma estremamente insidiosa perché va a minare non solo i rapporti di coppia, ma la capacità dell’individuo di avere relazioni sane e, nei casi più gravi di affrontare e vivere la realtà.  Sempre più i crimini a sfondo sessuale nella nostra società occidentale sono in vertiginoso aumento. Stranamente non si afferma però chiaramente che la causa principale di tale situazione è il grande boom della pornografia che è avvenuto recentemente con l’utilizzo di internet. Sempre più frequentemente, anche se sottilmente, la pornografia si infiltra nella pubblicità e nei mezzi di comunicazione di massa e più che negli altri attraverso Internet. Il consumo pornografico inizia spesso nell’età puerile e interessa la grande maggioranza dei ragazzi compresi tra i dieci e i quattordici anni.  La sessualità si incontra ovunque, in immagini e contenuti sempre più espliciti, nella pubblicità, nel mondo dei video musicali dei giovani, nella televisione e in internet: “ Pornoficazione” designa meglio del termine  sessualizzazione,  la  redditizia industria miliardaria, oscura e commerciale, che influenza la nostra vita quotidiana con delle ricadute gravi negative anche sulla pratica della fede cristiana. Il settore pubblicitario, l’industria musicale, le riviste femminili e maschili e altri media che fanno tendenza; il pensiero sul sesso; la conservazione e la rinascita di rapporti stereotipati fra i sessi; una nuova generazione di giovani e adolescenti e il loro mondo digitalizzato; l’immagine che gli adolescenti stessi, in particolare le ragazze, si formano sul proprio corpo e su come dovrebbe apparire. Per pornoficazione sociale si intende il  sesso come di un articolo di consumo. Sesso come cibo da portarsi dietro. La  rivoluzione sessuale, molte volte ha portato al successo con il sesso un’industria plurimiliardaria, che va dai raffinati e accettabili talent show per selezionare indossatrici, modelle o miss  nei principali programmi televisivi serali ai party privati specializzati e alle esplicite esibizioni erotiche e porno. Questi settori economici sono accomunati dal diffondere un’immagine della persona ridotta al corpo e identificata in base al comportamento sessuale. Il problema è rappresentato dalle false idee di felicità trasmesse a livello subliminale o dalle false immagini-guida di una vita riuscita grazie alla bellezza e all’eterna giovinezza. I giovani, in particolare le ragazze, sono costrette a piacere soprattutto attraverso il corpo. Il problema principale, nella pubblicità per esempio, non va individuato nella “ troppa pelle esposta”, ma nell’enorme richiesta e sopravvalutazione del bel corpo, come se esso nel godere la sessualità regalasse la salvezza. La vista del corpo ( quasi) nudo nella pubblicità suggerisce sicurezza affettiva, accettazione, calore ecc., che potrebbero essere acquisiti con un determinato mezzo, che molte volte non ha nulla a che vedere con il corpo rappresentato. Qui si commercializzano desideri e bisogni sessuali in sé legittimi. Proprio perché i bisogni d’amore e di fedeltà, anzi necessari, per sopravvivere, e perché il linguaggio del corpo, in particolare della sessualità, è così potente, la pubblicità e l’industria possono trarre tanto profitto anche da questo e operare con gli stimoli e le attrattive-chiave della sessualità. La psicologia sessuale dimostra che specie gli uomini connettono fortemente il desiderio di accettazione e di riconoscimento con la sessualità, che poi con il suo predominio dà illusione di soddisfare ogni bisogno: il sentimento oceanico, la fusione simbiotica, l’appagamento totale. Su questo sfondo oggi c’è un qualcosa di simile a un’”esaltazione trascendente” della sessualità che induce a far sì che il singolo debba essere capace di mostrarsi sempre pronto alle più alte presentazioni sessuali per “ essere completamente uomo”. Il desiderio di sperimentare il senso si considera appagato nello sperimentare la bellezza e l’estasi. Nel contempo qui i passaggi da una sessualità esaltata alla sua riduzione e banalizzazione pornografiche sono fluttuanti, proprio perché la sessualità è ridotta all’esperienza del piacere e viene illustrata o inscenata esteticamente. E’ necessario evidenziare e vincere l’imponente proiezione “ appagamento della nostalgia di senso attraverso i bisogni fisici”. Bisogna guardare negli occhi il “ demone” di una sessualità sopravvalutata o idealizzata, dato che esso tende sempre a essere più seducente nella fantasia che nella realtà. Solo la forza del carattere e la profonda sicurezza di sé dei partner creano i presupposti per non subire una delusione. Delle esperienze concrete poi possono aiutare a rompere nella fantasia l’incantesimo di concezioni idealizzate della sessualità. Altrimenti si ha molto a che fare con pretese eccessive, paura, umiliazione, lotte di potere, sensi di vergogna, irrigidimento e infine delusione.  Dobbiamo renderci conto che il fenomeno pornografico del XXI secolo è radicalmente diverso dal passato: la pornografia c’è sempre stata (vedi i dipinti ritrovati nel lupanare agli Scavi archeologici di Pompei), ma oggi è ben diversa, non solo per la quantità, diffusione e pericolosità specialmente a causa di internet, ma anche per la qualità. Al di là dei centimetri di pelle nuda, ci interessa conoscere il pensiero che c’è dietro. La pornografia propone se stessa come un fatto positivo di crescita e di maturità umana. In passato non era così: il pornografo lavorava esclusivamente per far denaro, risentendo però del giudizio negativo della società su di sé. La pornografia moderna è figlia di Reich il quale afferma che tutti i mali della storia derivano dalla repressione sessuale, la cui massima responsabile ovviamente sarebbe la Chiesa Cattolica. Scrivendo un libro sulla pornografia sono rimasto alquanto turbato nel constatare come ad esempio la pornografia recente alimenti enormemente la diffusione delle pratiche incestuose tra padri e figlie, fratelli e sorelle, madri e figli per non parlare dei video dei rapporti omosessuali e lesbici che sono ormai tranquillamente mescolati ai video pornografici eterosessuali. Infatti secondo l’ideologia della  pornoficazione sociale una vita felice, vissuta in pienezza, suppone che ci si liberi dai condizionamenti sessuali di qualsiasi tipo. Ciò significa l’eliminazione di ogni possibilità di giudizio sull’uso della sessualità che non nasca dall’unico criterio possibile: la libertà intesa come facoltà di autodeterminazione, di fare ciò che si vuole del proprio corpo e del corpo altrui.  Dietro la pornografia moderna, non vi è solo un disordine o uno squilibrio degli istinti sessuali, che indubbiamente ogni essere umano fa fatica a gestire non sempre correttamente, ma vi sono dei precisi presupposti ideologici spesso di matrice ateistica e anticattolica. Tra l’altro la pornografia moderna ha uno dei suoi padri nel famoso marchese De Sade, da cui proviene il termine sadismo, che è la forma di perversione di chi prova piacere erotico ed eccitamento sessuale dalla sofferenza di altre persone. Il marchese De Sade (1740-1814), che morì in manicomio, scrisse numerosi romanzi ripieni di ossessione sessuale deviata e, nonostante il fatto che una parte di essi sia andata distrutta, i suoi scritti furono raccolti in quindici volumi. Per De Sade il sesso era un fatto individuale, un’imposizione del forte sul debole; la sessualità sadiana non è un incontro di persone libere, ma un’affermazione della individualità dell’aguzzino mediante la schiavizzazione della vittima. Il punto di partenza in De Sade è sempre la negazione di Dio, la proclamazione di un ateismo militante. Cancellata e soppressa l’idea di Dio, l’uomo sadiano può finalmente abbandonarsi ai propri impulsi perché è diventato padrone di se stesso, cioè padrone di altri uomini, visto che esistono uomini più forti di altri e, negato Dio, non c’è più nessuno che limiti la loro volontà di dominio. La nostra società dei consumi, nella misura in cui trasforma le persone in oggetti anche nella sfera sessuale, può considerarsi una società sadiana.     
 
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