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giovedì 01 novembre 2018
Vi raccontiamo gli incontri con il diavolo di 5 preti esorcistidi Gelsomino Del Guercio
 
Da Don Alfonso Commod a Don Leone Iorio: manifestazioni sataniche avvenute in tutta Italia. Malefici e Massoneria come cause di venuta dei demoni.

Cinque preti esorcisti raccontano il loro incontro con il diavolo. Lo fanno in Esorcisti (edizioni Sugarco) a cura di Marcello Stanzione. La particolarità di questi racconti è che si svolgono in varie zone dell’Italia, dove, generalmente a seguito di malefici, si sarebbero registrati casi di possessioni demoniache. Alcune riportate anche da autorevoli organi di stampa. Tutti questi fatti sono accaduti nel corso del 1900. ...


1) Don Alfonso Commod
Don Alfonso Commod è stato un esorcista valdostano nel 1902. Di lui si ricordano liberazioni da demoni, oltre che di persone, anche di luoghi. Una volta dovette liberare una casa abbandonato compiendo una serie di esorcismi per allontanare gli spiriti maligni che si erano insediati. Ma il suo esorcismo più famoso, raccontato dal giornale L’Indipendente dell’11 febbraio 1947, in un articolo intitolato “Un demonio ad Aosta”.

Il caso è quello di un certo V.M. che stava facendo molto discutere in città. L’esorcista comprese che fosse posseduto o ossesso dal demonio per i seguenti motivi: informazioni dei familiari; l’esistenza, in casa dell’ossesso, di libri di magia nera e demoniaca, che vennero dati al fuoco, conforme a quanto prescrive il Rituale; il rinvenimento di alcuni contratti di donazione al demonio o ad una donna demoniaca; la reazione violenta che l’indemoniato oppose fin da principio a tutto ciò che sapesse di sacro e di benedetto, segnatamente all’acqua benedetta, alle reliquie dei Santi, al Crocifisso, alla presenza del sacerdote.

Il canonico Commod rammenta: «La violenza massima della reazione si ebbe nel terzo giorno degli esorcismi, quando i demoni dichiararono di essere ottocento: fu il loro sforzo supremo». Gli ultimi esorcismi vennero fatti sabato 1 febbraio 1947.

La Gazzetta del Popolo riporta che la liberazione fu un esorcismo operato da Gesù stesso presente nelle specie consacrate. Tale liberazione avvenne durante la Messa, celebrata da don Commod nella chiesetta delle suore di don Bosco, all’alba del 4 febbraio 1947. V.M. era accompagnato da alcuni familiari, da due agenti della Questura e da alcuni carabinieri in borghese. Erano presenti una decina di robusti uomini di Azione Cattolica e poche altre persone. L’Indipendente asserisce che i testimoni – riconosciuti tali – della liberazione erano venti.

2) Don Leone Iorio
A Cairano, in Irpinia, Don Leone Iorio, classe 1920, ha praticato migliaia di preghiere liberazione e diversi esorcismi. Si è sempre battuto per distinguere tra interventi del demonio e malattie mentali, evidenziando che vi è una presenza diabolica quando si manifestano fenomenologie psichiatriche con avversione al sacro, espressioni parapsicologiche, rivelazioni di cose sconosciute.

Il suo primo esorcismo fu emblematico. Doveva essere liberata dal demonio una donna. Ecco il racconto del sacerdote:

Comincia l’esorcismo. «Dico: “San Bernardo sostiene che se sei demonio tu non puoi mordere, sei come un cane legato alla catena. Non puoi mordere se non si avvicina la mano e io non avvicino la mano”. “Ah! Perciò ne approfitti. Avvicinati”. “Ma io non mi avvicino e chiamai degli uomini che la tenessero. Uno la mano, l’altro l’altra mano, due uomini le gambe, altri due uomini…”. Il marito si mette sopra il petto a cavalcioni. Chi le teneva la testa, chi la teneva… Quella era rovente. Cercai di fare tutto ciò che diceva il rituale nei minimi particolari. Una cosa ricordo con precisione: le diedi a baciare le medaglie. In maniera veloce, non umana, porta quelle medagline tra i denti, le rende filiformi e le sputa. Venti medagline, anzi 19, perché la ventesima cercai di conservarla… Quindi c’è una presenza diabolica. Tra i denti come faceva in una maniera veloce a rendere filiformi quelle medagline e a sputarle?».

Frattanto la donna grida, si dimena fino a quando non parte l’ultima medaglietta. « Allora io dissi: “Sentite, faccio il mio dovere. Leggo tutto quello che dice il rituale poi mi ritiro”. Una volta sola, lei finge di essere svenuta, addormentata. Uno credette a questa finzione e allentò la mano. Fu velocissima, imprevedibile, afferrò la cotta, la stracciò tra i denti, la sputò. Alla fine uno svenimento totale per cui ebbi paura. “Chissà che sotto queste varie convulsioni non abbia avuto qualche attacco cardiaco. Chiamate il medico”».

Nessuno dei presenti chiama un sanitario perché tutti, e don Leone per primo, oramai sono convinti che si tratta di un fatto diabolico. Dopo qualche minuto di sopimento totale, bianca in viso, la sventurata si sveglia, si alza, non cosciente dell’accaduto, chiede: «Che cosa è successo? Perché state qui?». E’ libera.
 
3) Padre Candido Amantini
Padre Candido Amantini è lo storico esorcista della Scala Santa a Roma. Molto stimato e ammirato nella Capitale, ogni giorno fronteggiava folle di persone che si recavano da lui per chiedere una liberazione.

Ricorda il suo figlio spirituale, Don Giorgio Alessandri, che Padre Candido sapeva subito individuare, streghe, fattucchiere, stregoni. Non dava loro il tempo di entrare nella sacristia che diceva subito: “Fuori!”. Mi ricordo che un giorno venne una signora che portava una busta e siccome non c’era l’altro sacerdote, padre Romualdo, che dava benedizioni ordinarie, si rivolse a padre Candido: “Padre, mi deve benedire questa busta di rosari”. “Ah – disse padre Candido – di rosari? L’apra, signora”. “Ma, padre, basta che lei faccia così, che dobbiamo vedere i rosari?”. “L’apra, su!”. Aperta, la busta, c’erano delle zampe di coniglio.

«Un’altra volta – ricorda Don Giorgio – c’era un religioso, fra Bonaventura, è morto da tanti anni, un fratello laico che stava alla porta della Scala Santa. Portarono una bottiglia di vino, io stavo là, e mi dissero: “Questo è per padre Candido”. Io dissi: “Non glielo devo dare io, glielo dia lei”, perché pensavo: “Con tutti questi matti, non vorrei che ci fosse il veleno, dopo se la prendono con me”. Arrivò padre Candido e disse: “Butta la bottiglia”. Il frate prese la bottiglia e la buttò dalla finestra della Scala Santa. Dopo qualche istante, sbigottito, vidi risalire la bottiglia. Venni a sapere che conteneva una bevanda maleficiate».

4) Don Giuseppe Tomaselli
Don Giuseppe Tomaselli, noto esorcista siciliano, classe 1902, praticò il suo primo esorcismo quando aveva solo trentadue anni, sei di sacerdozio e fama di sacerdote pio e coraggioso, tanto da ricevere l’incarico da parte del vescovo di affrontare il demonio. Annotò nel suo diario: «L’insieme dei fenomeni diabolici, i colloqui col demonio mi fecero riflettere molto».

L’attività di esorcista, svolta su incarico di diversi vescovi, continuerà per molti anni e influirà notevolmente sul suo cammino di ascesi spirituale, sul suo carattere e quindi sulla sua attività apostolica. Si credeva bersaglio particolare del demonio. Nella lotta rispondeva con le armi spirituali: preghiera e mortificazione. Ma rispondeva anche con le denunzie orali e con gli scritti.

Paolo VI e il diavolo
Sono parecchi i suoi scritti contro il diavolo. In uno intitolato Intervista con Melid (demonio impuro), nell’introduzione scrive: «Il Sommo Pontefice Paolo VI in uno degli illuminati discorsi, il 15 novembre 1972, accennò al demonio e al male che esso produce nel mondo. Contro il detto del Papa ci fu una levata di scudi specialmente da parte degli ignoranti e degli irreligiosi: “Ma la Chiesa parla ancora del demonio? Ancora si crede a certe dicerie dei secoli scorsi? Il demonio come persona non esiste; è la semplice personificazione ideale del male in genere”».

Persuase che don Tomaselli avesse un conto aperto col demonio, molte persone ricorrevano a lui per essere liberate dal malocchio e dalle fatture. Lui accoglieva pazientemente queste persone e le ascoltava. Constatava che si trattava per lo più di superstizioni e si sforzava di tranquillizzarle, ma, dinanzi a certe manifestazioni, si persuadeva che c’era lo zampino del demonio e allora ricorreva ai suoi mezzi preferiti: l’esposizione della dottrina della Chiesa in materia e la preghiera in comune. Le fatture che gli portavano per lo più le bruciava, alcune più caratteristiche le conservava.

A chi chiedeva: «Don Tomaselli, ma lei ci crede davvero a queste cose?», lui rispose: «Ci vuole discernimento, ma credo che Satana solo col permesso di Dio può fare questi sortilegi».

5) Padre Salvatore Vico
Padre Salvatore Vico, originario dell’isola della Maddalena, in Sardegna, nacque nel 1896. Fu il fondatore delle Suore Figlie di Gesù Crocifisso. Il suo rapporto con il demonio lo ha raccontato pubblicamente in un’intervista concessa ad un altro noto esorcista sardo, don Gianni Sini.

Don Gianni: Ci sono dei segni evidenti oggi, nella società, che il diavolo agisce e lavora per realizzare il male?

Padre Salvatore: «La Massoneria è un segno evidente, perché offre il culto a Satana, attraverso parodie del nostro culto cattolico e cristiano, ha una sua liturgia, un proprio rituale e dei paramenti. In America, addirittura, esistono due sette protestanti che vengono chiamate “I figli del diavolo”».

Don Gianni: Quali sono i gesti o i comportamenti che favoriscono la pre- senza del Maligno?

Padre Salvatore: «I malefici e gli stessi maghi che li confezionano sono al servizio del diavolo. Chi porta il maleficio si pone al servizio del male. C’è un danno fisico perché coloro che sono al servizio del diavolo fanno concretamente il male e, dall’esperienza, sappiamo che nessuno è portato alla violenza, perché essa è contro natura. Quando vengono da me, ossessi o straziati dalla presenza di questi malefici, consiglio, come prima cosa, la distruzione di essi nel fuoco».
Fonte: aleteia.org
 
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