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Corso di ANGHELOSOPHIA primo livello
PAPA FRANCESCO E GLI ANGELI Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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domenica 19 gennaio 2020

Papa FrancescoJorge Mario Bergoglio nasce a Buenos Aires il 17 dicembre del 1936. Il padre Mario Jose lavora nelle ferrovie e la madre Maria Sivori è casalinga; i figli, in tutto, tra fratelli e sorelle, sono cinque. La famiglia è di origine italiana, viene da un paesino in provincia di Asti, Portacomaro (una terra che, a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, ha conosciuto con la povertà una drammatica epopea di emigrazione in terre lontane). ...

 
Da ragazzo conosce la sofferenza: subisce l’asportazione di un polmone a causa di un’infezione alle vie respiratorie. Anche sotto il profilo economico, la giovinezza di Bergoglio non è certa agiata e per mantenersi agli studi, tra altri impieghi, accetta anche quello di buttafuori in un locale. Ottiene il diploma di perito chimico a Buenos Aires, senza rinunciare alle amicizie e alla vita di relazione. Ha persino una fidanzata, come racconta nel libro – intervista Il gesuita, scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin nel 2010: “Era del gruppo di amici con i quali andavamo a ballare”. E’ infatti appassionato di tango (oltre che di calcio: è tifoso del San Lorenzo). Ma la vocazione religiosa è più forte  e sceglie di entrare nel seminario di Villa Devoto. L’11 marzo 1958 comincia il noviziato nella Compagnia di Gesù, compie in seguito studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, consegue la laurea sia in filosofia sia in teologia al Colegio Màximo San José nella città di San Miguel. Viene ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969 e diviene maestro dei novizi a Villa Barillari, sempre a San Miguel. Nel 1973 la Compagnia di Gesù, colpita dalle sue doti di leader e dal suo carisma, lo nomina Provinciale dell’Argentina, ruolo che mantiene fino al 1980 quando diventa rettore del Collegio di San Miguel, lo stesso dove ha studiato. Rimane rettore fino al 1986, quando parte per completare i suoi studi dottorali in Germania: oltre allo spagnolo e all’italiano parla infatti correntemente il tedesco ( e si dice ricordi il dialetto piemontese). Tornato in patria, viene destinato alla chiesa dei gesuiti di Còrdoba come direttore spirituale come direttore spirituale e confessore. Diventa professore e rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia e al contempo parroco del patriarca San José, nella diocesi di San Miguel, oltre a insegnare letteratura e psicologia al Colegio de la Immaculada a Santa Fe e al Colegio del Salvador a Buenos Aires. In questi anni scrive libri di meditazione e spiritualità: è del 1982 Meditaciones para religiosos e del 1986 Reflexiones de sobre la vida apostolica e del 1992 Reflexiones de esperanza. Nel maggio del 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Tiene un basso profilo, come ausiliare, dedicandosi all’università, alla predicazione e alle confessioni. In questo stesso  anno diventa vescovo, ordinato il 27 giugno nella cattedrale della capitale argentina del cardinale Antonio Quarracino, dal nunzio apostolico monsignor Ubaldo Calabresi e dal vescovo di Mercedes – Lujan, monsignor Emilio Ognenovich. Il 28 febbraio 1998 succede allo stesso cardinale Quarracino come arcivescovo di Buenos Aires. Dopo la nomina a cardinale ricopre varie posizioni all’interno della Curia romana fino a diventare membro della Commissione per l’America latina. Nel 2005 partecipa come cardinale elettore al Conclave che eleggerà Joseph Ratzinger, dove ha già la possibilità di essere eletto papa raccogliendo un buon numero di preferenze dei cardinali votanti. A novembre dello stesso anno viene nominato presidente della Conferenza episcopale argentina per un  primo mandato triennale; l’11 novembre 2008 viene nominato per un secondo mandato. Passa definitivamente il testimone nel 2011 e, alla richiesta di fare un bilancio della propria attività, risponde con caratteristica moderazione: “Che lo facciano gli altri, non io”. Nel febbraio 2013 papa Benedetto XVI lo nomina membro della Pontificia commissione per l’America Latina. Si tratta di un cursus honorum di tutto rispetto per un uomo per cui la carriera, a quanto pare, non è una priorità: ha più volte dimostrato riprovazione per la “mondanità spirituale”, il carrierismo ecclesiastico che caratterizza certi uomini di Chiesa, celato sotto il travestimento di rispetto per le forme e l’ortodossia. La sua energia viene investita nel servizio alla sua diocesi, che chiama “la mi Esposa”. Benedetto XVI ha più volte additato a modello la sua umiltà, il voler imparare la fede dai più piccoli secondo l’insegnamento di Gesù. Bergoglio compie 75 anni il 17 dicembre 2011, raggiungendo l’età pensionabile secondo le regole, che si applicano ai vescovi cattolici. Poco più di un anno dopo salirà al soglio pontificio prendendo il nome di Francesco.   Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata il 29 settembre 2014, a Casa Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa festeggia i Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, ha parlato della lotta contro il diavolo. Satana fin dall’inizio cerca di distruggere l’umanità utilizzando la sua astuzia, seducendo l’uomo; e l’uomo deve lottare sempre, perché se non si lotta, ha detto il Papa, saremo sconfitti. Al termine dell’omelia, Papa Francesco ha invitato a recitare “quella preghiera antica ma tanto bella, all’arcangelo Michele, perché continui a lottare per difendere il mistero più grande dell’umanità: che il Verbo si è fatto Uomo, è morto e è risorto. Questo è il nostro tesoro. Che lui continui a lottare per custodirlo”. Questa è la trascrizione della sua breve omelia: “Ma questa lotta avviene dopo che Satana cerca di distruggere la donna che sta per partorire il figlio. Satana sempre cerca di distruggere l’uomo: quell’uomo che Daniele vedeva lì, in gloria, e che Gesù diceva a Natanaèle che sarebbe venuto in gloria. Dall’inizio la Bibbia ci parla di questo: di questa seduzione per distruggere, di Satana. Magari per invidia. Noi leggiamo nel Salmo 8: ‘Tu hai fatto l’uomo superiore agli angeli’, e quell’intelligenza tanto grande dell’angelo non poteva portare sulle spalle questa umiliazione, che una creatura inferiore fosse fatta superiore; e cercava di distruggerlo”.

“Tanti progetti, tranne i peccati propri, ma tanti, tanti progetti di disumanizzazione dell’uomo, sono opera di lui, semplicemente perché odia l’uomo. E’ astuto: lo dice la prima pagina della Genesi; è astuto. Presenta le cose come se fossero buone. Ma la sua intenzione è la distruzione. E gli angeli ci difendono. Difendono l’uomo e difendono l’Uomo-Dio, l’Uomo superiore, Gesù Cristo che è la perfezione dell’umanità, il più perfetto. Per questo la Chiesa onora gli angeli, perché sono quelli che saranno nella gloria di Dio – sono nella gloria di Dio – perché difendono il gran mistero nascosto di Dio, cioè che il Verbo è venuto in carne”.

“La lotta è una realtà quotidiana, nella vita cristiana: nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nelle nostre chiese … Se non si lotta, saremo sconfitti. Ma il Signore ha dato questo mestiere principalmente agli angeli: di lottare e vincere. E il canto finale dell’Apocalisse, dopo questa lotta, è tanto bello: ‘Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte’”. La lotta contro i piani astuti di distruzione e disumanizzazione portati aventi dal demonio che “ presenta  le cose come se fossero buone” inventando persino “ spiegazioni umanistiche” è una realtà quotidiana”, E se ci facciamo da parte, “ saremo sconfitti”.  Ma abbiamo la certezza di non essere soli in questa lotta, perché il Signore ha affidato agli arcangeli il compito di difendere l’uomo. Ed è proprio il ruolo di Michele, Gabriele e Raffaele che papa Francesco ha ricordato nella messa celebrata lunedì  29 settembre, giorno della loro festa, nella cappella della Casa santa Marta. Il Pontefice ha fatto subito notare che “ le due letture che abbiamo ascoltato sia quella del profeta Daniele ( 7,9-10.13-14) sia quella del vangelo secondo Giovanni ( 1,47-51) – ci parlano di gloria: la gloria dal cielo, la corte del cielo, l’adorazione nel cielo”. Dunque, ha spiegato, c’è la gloria” e “ in mezzo a questa gloria c’è Gesù Cristo”. Dice, infatti, Daniele “ Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile ad un figlio d’uomo. Gli furono dati potere, gloria e regno. Tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano”. Ecco dunque, ha detto Francesco, “ Gesù Cristo, davanti al Padre, nella gloria del cielo”. una realtà che la liturgia rilancia anche nel Vangelo. Così, ha proseguito il Papa, “ a Natanaele che si stupiva, Gesù dice: Ma vedrai cose più grandi. Vedrete il cielo aperto e gli angeli di dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. E “ prende l’immagine della scala di Giacobbe: Gesù è al centro della gloria, Gesù è la gloria del Padre”. Una gloria che, ha chiarito il vescovo di Roma, “ è promessa in Daniele, è promessa in Gesù. Ma è anche promessa fatta nell’eternità”. Il Pontefice ha poi fatto riferimento all’altra lettura” tratta dall’apocalisse ( 12,7-12). Anche in quel testo, ha precisato. “ si parla di gloria , ma come lotta”. Vi si legge infatti: “ Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma no prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo è il Satana, e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli”. E’ “ la lotta fra il demonio e Dio”, ha spiegato. Ma “ questa lotta avviene  dopo che Satana cerca di distruggere la donna che sta per partorire il Figlio”. Perché , ha affermato il Papa, “ satana sempre cerca di distruggere l’uomo: quell’uomo che Daniele vedeva lì, in gloria, e che Gesù diceva a Natanaele che sarebbe venuto in gloria”. E “ dall’inizio la Bibbia ci parla di questo: questa seduzione per distruggere di Satana. magari per invidia”. E in proposito Francesco, facendo riferimento al salmo 8, ha sottolineato che “ quell’intelligenza tanto grande dell’angelo non poteva portare sulle spalle questa umiliazione, che una creatura inferiore fosse fatta superiore; e cercava di distruggerlo”. “ Il compito  del popolo di Dio ha spiegato il Pontefice è custodire in sé l’uomo: l’uomo Gesù. Custodirlo, perché è l’uomo che dà vita a tutti gli uomini, a tutta l’umanità”. E, da parte loro, “ gli angeli lottano per far  vincere l’uomo”. Così “ l’uomo, il Figlio di Dio, Gesù e l’uomo , l’umanità, tutti noi, lotta contro tutte queste cose che Satana fa per distruggerlo”. Infatti, ha affermato Francesco, “ tanti progetti, tranne i peccati propri, ma tanti, tanti progetti, tranne i peccati propri, ma tanti, tanti progetti di disumanizzazione dell’uomo sono opera di lui, semplicemente perché odia l’uomo”. Satana “ è astuto: lo dice la prima pagina della Genesi. E’ astuto, presenta le cose come se fossero buone. Ma la sua intenzione è la distruzione.”. davanti a questa opera di satana “ gli angeli ci difendono: difendono l’uomo e difendono l’uomo-Dio, l’uomo superiore, Gesù Cristo,  che è la perfezione dell’umanità, il più perfetto”. E’ per questo che “ la Chiesa onora gli angeli, perché sono quelli che saranno nella gloria di Dio sono nella gloria di Dio perché difendono il grande mistero nascosto di Dio, cioè che il Verbo  è venuto in carne” Proprio “ quello vogliono distruggere;  e quando  non possono distruggere, la persona di Gesù cercano di distruggere il suo popolo; e quando non possono distruggere il popolo di Dio, inventano spiegazioni umanistiche che vanno propriamente contro l’uomo, contro l’umanità e contro Dio”.  Ecco perché, ha detto il Papa, “ lotta è una realtà quotidiana nella vita cristiana, nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nelle nostre chiese”. Tanto che “ se non si lotta, saremo sconfitti”. Ma “ il Signore ha dato questo compito di lottare e vincere principalmente agli angeli”. E anche per questo, ha aggiunto, “ il canto finale dell’Apocalisse, dopo questa lotta, è tanto bello: Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte”. L’obiettivo era perciò la distruzione e, di conseguenza, nell’Apocalisse c’è questo “ canto di vittoria”. Proprio ricordando la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, il Papa ha ribadito come questo sia, appunto, un giorno particolarmente adatto per rivolgersi a loro. E anche “ per recitare quella preghiera antica ma tanto bella all’arcangelo Michele, perché continui a lottare per difendere il mistero più grande dell’umanità: che il Verbo si è fatto uomo, è morto ed è risorto”. Perché “ questo è il nostro tesoro”. E all’arcangelo Michele, ha concluso Francesco, chiediamo di continuare “ a lottare per custodirlo”. ( Papa Francesco, Meditazione mattutina del 29 settembre 2014, in L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n. 222, 30/09/2014.

  Nella Festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele del 29 settembre 2017 durante  la Messa mattutina a santa Marta papa Francesco affermò che gli arcangeli con noi cooperano al disegno di salvezza di Dio e sono inviati dal Signore per accompagnarci nella vita

 Secondo papa Francesco noi e gli angeli abbiamo la stessa vocazione: "Cooperiamo insieme al disegno di salvezza di Dio”. Papa Francesco ha pure raccomandato la devozione agli angeli custodi, infatti il 2 ottobre 2014 durante la sua omelia a Santa Marta, il papa argentino ha dichiarato: “ Tutti noi, secondo la tradizione della Chiesa, abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce, ci fa sentire le cose. Quante volte abbiamo sentito: “ Ma  questo dovrei fare così, questo non va, stai attento…” tante volte! E’ la voce di questo nostro compagno di viaggio. Essere sicuri che lui ci porterà alla fine della nostra vita con i suoi consigli, e per questo dare ascolto alla sua voce, non ribellarci… Perché la ribellione, la voglia di essere indipendente, è una cosa che tutti noi abbiamo; è la superbia, quella che ha avuto il nostro padre Adamo nel Paradiso terrestre: la stessa. Non ribellarti: segui i suoi consigli”. Nessuno cammina da solo e nessuno di noi può pensare che è solo, perché questo compagno è sempre con noi: “ E quando noi non vogliamo ascoltare il suo consiglio, ascoltare la sua voce, è come dirgli: “ Ma, vai via!”. Cacciare via il compagno di cammino è pericoloso, perché nessun uomo, nessuna donna può consigliare se stesso. Io posso consigliare un altro, ma non consigliare me stesso. C’è lo Spirito Santo che mi consiglia, c’è l’angelo che mi consiglia. Per questo, abbiamo bisogno. Questa non è una dottrina sugli angeli un po’ fantasiosa: no, è realtà. Quello che Gesù, che Dio, ha detto: “ Io mando un angelo davanti a te per custodirti, per accompagnarti nel cammino, perché non sbagli”.

 
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