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Festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele Di don Alberto STRUMIA PDF Stampa E-mail
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Scritto da Amministratore   
mercoledì 16 settembre 2020

Festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e RaffaeleOggi è la festa dei santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. La sacra scrittura cita più volte gli angeli, sia nell’antico testamento che nel nuovo dove è Gesù stesso a parlarne. Ad esempio quando fa riferimento agli angeli – che noi chiamiamo “custodi” – dei bambini dicendo che «i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10) e ci dice anche che gli angeli sono molti, parlando di «più di dodici legioni di angeli?» (Mt 26,53) che il Padre potrebbe mandare a difenderlo da coloro che lo stanno per  arrestare. ...

Si parla poi di “arcangeli” in riferimento a quei messaggeri che hanno compiti di particolare importanza nel piano della salvezza: l’Arcangelo Gabriele ci è più noto perché è inviato per l’Annunciazione a Maria (Lc 1,19), Michele impersona la lotta contro il male e il demonio (Ap 12, 7-12), Raffaele è inviato per curare gli esseri umani (Tb 3,17). Se ne parla come di esseri totalmente immateriali e intelligenti (spirituali), superiori a noi esseri umani. Questo ci dice la Rivelazione che offre questi contenuti che possiamo accettare per fede in Dio rivelante. Ma nel corso dei secoli i padri e i dottori della Chiesa, i teologi medioevali ci hanno riflettuto sopra e sono arrivati a formulare, partendo dalla ragione messa a confronto con la Rivelazione, una sorta di teoria (allora si sarebbe detto “dottrina”) degli angeli dotata di basi, per l’epoca, scientifiche. Così sono giunti a definirli come “forme separate per sé sussistenti”, dove separate significa “separate dalla materia”, e “per sé sussistenti” significa che , esistendo separatamente dalla materia sono immateriali e quindi incorruttibili e, una volta create da Dio, sono quindi immortali. Anche l’anima dell’uomo è una “forma per se sussistente”, ma è predisposta per non essere, normalmente, separata dalla materia – anche se può esserlo dopo la morte prima della risurrezione del corpo – ma per essere la “forma” del corpo”.

Tutto questo sembra molto lontano del nostro modo di vedere scientifico attuale e quasi sicuramente appare tale alla maggior parte degli uomini di scienza. In realtà, da qualche decennio, lo è molto di meno di quello che si potrebbe pensare e non mi sentirei di escludere che in un futuro, non troppo lontano, non si possa elaborare anche un “modello”, una “teoria degli angeli” che si basi sul nostro impianto scientifico, così come l’avevano messa a punto i filosofi-teologi della Scolastica medioevale.

La chiave che apre la porta di questa possibilità sembra oggi essere la nozione di “informazione” che tratta, con il nostro linguaggio e metodo scientifico, qualcosa che – come abbiamo visto più volte anche nei nostri seminari del Disf – ha sicuramente a che vedere con ciò che i pensatori aristotelici e tomisti chiamavano “forma”. Un principio immateriale che struttura e organizza la materia facendo sì che un corpo materiale sia quello che è (forma “sostanziale”) o che caratterizza qualche sua singola proprietà (forma “accidentale”). Un’informazione così concepita, pur essendo di per sé immateriale, perché può anche essere trasferita da un supporto ad un altro, è sempre legata ad un supporto materiale, e non può esistere senza supporto, ma non è riducibile al supporto perché è indipendente dal singolo supporto. A questo punto, però, le nostre scienze cognitive, si trovano di fronte all’intelligenza umana che è capace di smaterializzare l’informazione rendendola universale e astratta, come lo è un concetto, un’enunciazione e una dimostrazione. All’interno delle scienze cognitive nasce una domanda a cui dare una spiegazione scientifica: può un soggetto materiale (cervello) compiere questa smaterializzazione dell’informazione per portarla alla mente come informazione universale astratta, oppure si richiede un soggetto immateriale irriducibile al solo cervello. Ovvero la “mente” è riducibile al “cervello” o sta al cervello (materiale) come un’informazione/forma (immateriale) sta al suo supporto? Se la risposta sarà che la mente è irriducibile al cervello ed è immateriale in quanto è capace di compiere operazioni immateriali, allora significherà che le nostre scienze hanno scoperto che esistono delle informazioni/forme per sé sussistenti. E questo ci avvicinerà molto all’impostazione medioevale della Scolastica di san Tommaso. E potremo dire di avere una teoria in cui anche l’anima umana e gli angeli sono pensabili scientificamente. Allora anche gli angeli in cui crediamo per fede ci appariranno come entità ragionevolmente plausibili. La dottrina tradizionale e la teologia illumineranno ulteriormente la nostra intelligenza e la nostra devozione potrà concedersi anche all’affetto per queste creature al cui aiuto possiamo affidarci con senso di sicurezza e abbandono.

Mi permetto un accenno di esperienza personale, per darvene un’idea, ma ognuno di noi avrà la sua di esperienze. Durante una degenza in ospedale, non brevissima, di qualche anno fa ho scoperto di essermi affezionato all’Arcangelo Raffaele – che la tradizione chiama, secondo il suo nome, “medicina di Dio” – e ho imparato ad invocarlo e ad apprezzare la sua compagnia. Anche la dimensione affettiva è importante quando cammina insieme all’intelligenza, costituendo con questa l’interezza della nostra razionalità.

Così la festa di oggi ci può aiutare, con l’intercessione degli Arcangeli, nel cammino di maturazione dell’unità della nostra personalità umana e cristiana. È quanto ci auguriamo.

 
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