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venerdì 01 luglio 2022

Il vescovo di Pompei e quell’aggressione notturna del demonio

 Di GelsominoDel Guercio

Venerabile dal gennaio 2022, con decreto firmato dal Papa, mons. Toppi, storico pastore diocesano del Pontificio Santuario di Pompei, lo ha confessato all' ex esorcista Padre Angelico Moccia

Per chi avesse dubbi sulla reale entità di un assalto del demonio, la “confessione” del “neo” venerabile vescovo di Pompei, mons. Francesco Saverio Toppi (1925-2007), può sciogliere più di un dubbio. L’aggressione che ha subito di notte dal diavolo è raccontata dall’eremita Padre Angelico Moccia, esorcista e suo ex collaboratore al Pontificio Santuario.  ...

 

“Venivano da Roma e dalla Puglia”

Nel libro “Inchieste sul diavolo” (Mimep Docete)Don Marcello Stanzione ha intervistato Padre Angelico, che per due anni è stato l’esorcista ufficiale del santuario mariano.  «Venivano a Pompei da Roma, dalla Puglia e da altre parti della Campania. Avevo quattrocento casi al giorno, nei giorni in cui esercitavo. Quotidianamente avevo lotte con il Maligno anche in altri ambienti, nei luoghi in cui andavo ad operare con il permesso del vescovo locale», afferma Padre Angelico. 

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Lo sfogo rabbioso del Maligno

Tutto questo, ricorda l’ex esorcista ora eremita, «non dovette piacere al Maligno e mi portò la persecuzione da parte degli altri sacerdoti che increduli si domandavano: “È mai possibile che ci sono tutte queste persone disturbate dal Maligno? Questo è un Santuario e il suo ministero è poco confacente ai fini del Santuario cioè alla Devozione alla Madonna».

 

La decisione dolorosa di Toppi

Allora sua eccellenza Toppi, per frenare la protesta crescente, «mi affidò le chiavi di una Chiesetta situata fuori Pompei, tra Pompei e Castellamare, dove avrei potuto eseguire gli esorcismi e, per la lontananza dal Santuario, tranquillizzare l’anima dei sacerdoti. La tempesta non si chetò e il mio vescovo dopo un po’, con suo rammarico e per forza maggiore, fu costretto, per la tranquillità del clero, a sospendermi il mandato episcopale».

vescovo pompei

La lettera a Padre Ortaglio

Così finiva dopo due anni di ministero esorcistico, il mandato di Padre Angelico al servizio del Santuario di Pompei. «In realtà il vescovo Toppi credeva nel mio operato di esorcista, lo rivelerà in seguito in una lettera inviata all’allora provinciale di Napoli della famiglia francescana dei frati minori, Padre Luigi Ortaglio, nella quale auspicava che io un giorno tornassi ad impartire benedizioni esorcistiche, in quanto avevo ben agito a Pompei, ma nel frattempo dovevo stare fermo». 

Il messaggio del diavolo a “quel tappo”

A questo punto Padre Angelico Moccia rivela un episodio sconosciuto del suo ministero di esorcista. «Del resto, tempo prima il vescovo ebbe modo di constatare di persona ciò che gli accadde durante il periodo in cui fui esorcista a Pompei. In realtà, poiché i preti lo assalivano di critiche in riferimento al mio ministero esorcistico, un giorno in cui esorcizzavo, un Demonio – per bocca di una posseduta – mi disse:” Per permissione del capo tuo, dì a quel tappo d’uomo del tuo vescovo (perché era bassino, il vescovo) di crederti e di non farsi influenzare dai sacerdoti. Perché infatti, dietro comando del tuo capo, noi stanotte andremo da lui e mentre dorme, lo alzeremo in aria e lo scaraventeremo a più metri lontano dal letto”. Nella mia ingenuità e semplicità, riferii, come fosse una cosa scontata, quel giorno stesso a sua eccellenza tutto quanto avevano detto i demoni».

 “Io ti credo”

Due giorni dopo il vescovo di Pompei chiamò Padre Angelico per raccontargli l’assalto del demonio. «Mi fece entrare nella sua stanza da letto, mi mostrò il letto e mi disse: “L’altra notte, come tu mi dicesti, è successo che ero a letto quando una forza invisibile, mi ha preso tutta la persona e, alzandomi nell’aria, mi ha scaraventato lontano dal letto. Vieni con me che ti mostro il punto esatto”, e facendo diversi passi mi mostrò il punto in cui lo avevano gettato,: “Vedi – mi disse – a questa distanza mi hanno lanciato! Ora capisci, io a te ti credo, io ti credo!”».

 

 
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