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PERCHE’ TUTTI I CRISTIANI DEVONO IMITARE GLI ANGELI Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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domenica 31 luglio 2022

PERCHE’ TUTTI I CRISTIANI DEVONO IMITARE GLI ANGELIIl tema sulla vita angelica in terra non si applica esclusivamente ai monaci e nemmeno ai religiosi in generale. È sufficiente ricordare, per convincersi di questo, che si tratta di un ideale molto più antico del monachesimo primitivo. Esso è già abbozzato nel Nuovo Testamento. Dice infatti San Paolo di tutti i cristiani: "Siamo cittadini del cielo" (Filippesi 3, 20) e che la Gerusalemme di sopra […] "è nostra madre" (Galati 4,26); ...

 
a tutti i membri della Chiesa di Cristo sono dirette queste parole meravigliose dell'Epistola agli Ebrei 12, 22: "Voialtri siete arrivati al Monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e alla miriade di angeli, a quanti sono stati rigenerati nelle acque battesimali si indirizza il giubiloso annuncio dell'apostolo: "Non siamo stranieri o ospiti ma concittadini dei santi angeli e i familiari di Dio" (Efesini 2,19). Tali testi si possono considerare come fondamenti biblici dell’impegno che tutti i cristiani debbano farsi imitatori degli angeli. Già la Chiesa dei martiri conobbe l'ispirazione della vita angelica. Tertulliano incoraggiava i fedeli che andavano a dare testimonianza suprema del sangue, segnalando loro il “bravium angelicae substantiae” che sarebbe loro concesso; e nel Martirio di S. Policarpo vediamo come il Signore mostra ai martiri “che già non erano più uomini, ma angeli, la ricompensa dei beni celestiali”.  Il martirio rende, in un momento, l’uomo partecipe della vita degli spiriti puri, ma non è solo nell’altro mondo che si realizza questa partecipazione. Tutta l’esistenza del cristiano deve essere un continuo avvicinarsi alla perfezione dei suoi modelli celesti. Così lo insegnano i Padri: "Il fine dell'antico testamento era di formare l'uomo e quello del nuovo è di trasformare l'uomo in angelo: tale è la tesi propugnata da un'opera precedente della scuola di Antiochia, dovuta a San Giovanni Crisostomo. "La vita alla quale siamo chiamati" insegna questo santo dottore "è la vita delle virtù e intelligenze spirituali e degli spiriti puri". E la logica di San Gregorio di Nisida ci porta a concludere che, avendoci promesso che la nostra vita dopo la risurrezione sarà simile a quella degli angeli, è giusto che cominciamo a vivere, già in questo mondo, conforme al modello angelico. Altri Padri hanno argomentato in modo simile. Se l'esistenza del cristiano è, assieme, paragonabile a quella dei santi angeli, non c'è nulla di strano che San Gregorio Magno proponga l'ideale angelico a ognuno dei membri della Santa Chiesa. A maggior ragione l'imitazione di Cristo può chiedere ai sacerdoti che, più che con gli uomini in questo mondo, abitino con gli angeli in cielo.

 Il tema della vita angelica, come si vede, oltrepassa i limiti del monachesimo e la vita religiosa; interessa tutti i cristiani. Questa è la dottrina dei santi Padri e della tradizione cattolica plurisecolare. È la lingua spontanea del popolo - continua usando espressioni rivelatrici affinché questo ideale rimanga vivo nella coscienza cristiana. In tutti i luoghi effettivamente si sente dire con frequenza frasi come queste: "puro come un angelo", "buono come un angelo", "bello come un angelo". Quella persona è veramente "angelica", "come un angelo" o semplicemente "un angelo", se si distingue per la sua bontà, il suo candore, la sua affabilità, la sua bellezza. Ai bambini in tenera età si è soliti dire -con affetto da parte delle loro mamme -"piccoli angeli" alludendo alla loro innocenza, grazia e simpatia. Tutti abbiamo parlato qualche volta della virtù angelica riferendoci alla castità. Tutto questo dimostra quanto sia radicata nell'anima umana la tendenza a riferirsi a quella creazione magistrale di Dio che sono gli spiriti puri con a capo san Michele.

 

 
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