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LA FELICITA’ DEGLI ANGELI Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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Scritto da Amministratore   
domenica 17 settembre 2023

LA FELICITA’ DEGLI ANGELIPossedendo la conoscenza del mattino, gli Angeli che dimorarono fedeli videro Dio faccia a faccia, furono illuminati dalla Sua luce, irradiati dalla Sua intelligenza, splendenti grazie ai Suoi misteri, le Sue grazie, le Sue grandezze. Per ogni creatura dotata di una natura spirituale, ciò è il vertice assoluto della felicità poiché la restituisce al Suo Creatore, suo fine e la sua ragion d’essere. Tutte le aspirazioni dello spirito sono colmate al centuplo. ...

 
Non si tratta di una dissoluzione dell’io nella divinità, come insegnano le filosofie dell’Estremo Oriente, bensì di una gioia personale senza eguali e senza limiti, ancora esaltata da una felicità supplementare: vedere Dio glorificato attraverso di sé. L’intelligenza angelica, e quella dei beati, è dunque perpetuamente colmata senza essere mai sazia dalla visione di Dio. La capacità di amore degli Angeli si abbevera nell’Amore assoluto. La loro gioia è nell’altissimo.

La beatitudine angelica

“Questa contemplazione e questa felicità rendono gli angeli creature sante per eccellenza. Il loro unico pensiero è vedere manifestare la Gloria e l’Amore del Creatore. Da questo discende che gli Angeli sono gli adoratori perfetti, debordanti di amore e di abnegazione, pronti anche a rinunciare alla loro beatitudine se questa rinuncia potesse aumentare la gloria del Benamato.

 Questo scrupolo della glorificazione divina conferisce al mondo angelico una sorgente di gioia supplementare, chiamata beatitudine accidentale. Benché già perfetta e massima, la felicità angelica è accresciuta ogni volta che Dio è glorificato sulla terra. La vittoria riportata da Cristo sulle potenze delle tenebre, la conversione dei peccatori, i trionfi dei Santi e dei Martiri entusiasmano gli Angeli e li spingono ad aiutare con tutto il loro potere l’umanità nella sua lotta contro Satana, contro le forze del male. Questa beatitudine accidentale raggiungerà la sua pienezza nel giorno dell’ultimo Giudizio, quando sarà compiuto il piano di Dio e manifestata la Sua gloria.

Ma se gli Angeli si rallegrano del bene che si compie sulla terra, parallelamente saranno atterriti dal male che vi si commette? E, se questo male può affliggerli, come la loro felicità potrebbe continuare ad essere perfetta?

San Giovanni della Croce risolve questo dilemma in una maniera che può dapprima sembrare fuorviante, quasi scandalosa: “Gli Angeli comprendono meglio di chiunque altro gli effetti del male, senza risentirne nessun dolore, e si staccano dalle opere di misericordia senza provarne compassione afflitta”. Così, quali che siano le atrocità che si svolgono nel mondo, gli Angeli le vedono senza rivolta, né collera, senza tristezza né compassione dolorosa. 

 Gli angeli non sono insensibili, indifferenti, crudeli

 Appartiene agli uomini provare questi sentimenti di impotenza, di rimpianto e di stupore carico di rabbia davanti all’incredibile pazienza divina nel tollerare i crimini e le bestemmie. Ed essi li provano perché non comprendono quale posto può avere il male nel piano di Dio. Gli Angeli sono informati di tutto quello che Dio fece, fa e farà; essi conoscono le finalità di tutto. Dio tollera il male perché è il frutto della libertà. Non volendo che le Sue creature fossero degli schiavi, Egli ha dato loro la possibilità di scegliere il bene o il male. Dalla miseria per la scelta del male, Dio ha l’intenzione di estrarre un bene sovrano che permane nascosto ai nostri occhi di carne.

San Paolo, di fronte alla persecuzione scatenata contro i primi cristiani, affermava con sicurezza: “Tutte le cose volgono al bene di quelli che amano Dio”. Giuliana di Norwick, una mistica inglese, desolandosi dei mali e delle colpe dell’umanità, in una visione, sentì Cristo risponderle: “Alla fine, tu vedrai che tutto era bene”. Ripeto: questo fine ci è nascosto, gli Angeli però già lo vedono, o meglio l'hanno visto da sempre. Essi sanno come Dio ritorcerà contro l’Inferno la malizia di Satana e come la sofferenza incomprensibile, ingiusta e rivoltante si tacerà compiendo la terza beatitudine: “Beati gli afflitti perché saranno consolati”. Ecco quello che intendeva Giovanni della Croce e che esplicita San Tommaso d’Aquino quando scrive che gli Angeli non sono rattristati dalla sofferenza e dal male. Ed egli aggiunge subito: “L’Angelo non può essere penato che da quello che è contrario alla sua volontà che è quella di Dio. Ora, nulla si produce che Dio non permetta al fine di estrarne un bene più alto. Egli tollera il male per farlo servire ai Suoi piani ed alla felicità dei Suoi eletti”.

 

 
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