Menu Content/Inhalt
Home Page arrow Demonologia arrow Decalogo per le nostre tentazioni

Cerca con Google

Analizza con attenzione e discernimento i siti proposti da Google. Eventualmente segnalaci tutte le inserzioni inappropriate, usando la sezione "contatti".

Decalogo per le nostre tentazioni PDF Stampa E-mail

Decalogo per le nostre tentazioniAbbiamo seguito l'evangelista Matteo nel suo racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto e con i suoi occhi -che si specchiano negli occhi della Chiesa delle origini e di ogni tempo -abbiamo contemplato il volto del Signore Gesù, vero uomo e vero Dio. Anche nella pagina delle tentazioni si riflette il mistero del Verbo incarnato e risuona la fede di Giovanni che proclama: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità» (Giovanni 1, 14). Il Papa commenta: «Il Verbo e la carne, la gloria divina e la sua tenda tra gli uomini! E nell'unione intima e indissociabile di queste due polarità che sta l'identità di Cristo... Sì, Gesù è vero Dio e vero uomo! » (Novo millennio ineunte, n. 21). Gesù tentato, come il primo Adamo e come ognuno di noi, svela la sua umanità: un'umanità che, come ha voluto sperimentare la sofferenza e ...

... persino la morte, così non ha disdegnato di assoggettarsi alla prova morale del tentatore. Lo rilevava ai suoi fedeli san Gregorio Magno: «Non è cosa indegna che quel Redentore che venne per essere ucciso, abbia anche permesso di essere tentato. Anzi era cosa giusta che chi era venuto a vincere la nostra morte morendo, vincesse pure la nostra tentazione sopportando di essere tentato» (Omelia 16 sui vangeli). Gesù che vince il tentatore, svela la sua divinità: è il Figlio di Dio che obbedisce in totale fedeltà e amore al Padre, compiendone secondo il disegno stabilito la missione ricevuta. Ma nella meditazione del racconto evangelico delle tentazioni la contemplazione del volto di Cristo è naturalmente sfociata in una riflessione sul nostro volto di discepoli di Cristo: noi stessi siamo coinvolti nelle tentazioni di Gesù, perché il suo comportamento si pone come esemplare e normativo per noi.

Egli ci offre un esempio da imitare e una norma da seguire. Come predicava sant'Agostino: «Egli (Gesù) avrebbe potuto tenere lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere quando tu sei tentato» (Esposizione sul Salmo 60). Dobbiamo però immediatamente rilevare che l'esempio e la norma di Cristo sono originalissimi, nel senso che sono ripieni della sua grazia: creano cioè un inserimento del nostro stesso essere in Cristo e nella sua vita, offrono un dono di partecipazione al «mistero» di Cristo che vince il tentatore. Con una sola splendida pennellata sant'Agostino dipinge la fortuna del cristiano: «In lui fosti tu a essere tentato, in lui tu riporti vittoria» (ibid.). In lui: in Cristo! C'è da chiederci ora: che cosa comporta per noi e per le nostre tentazioni imitare l'esempio, seguire la norma e accogliere la grazia di Cristo che si lascia tentare e che vince il tentatore? Cer-tamente, il commento fatto al brano di Matteo avrà suscitato in ciascuno di noi una specie di "confronto" tra il comportamento di Gesù e il proprio comportamento, e dunque una serie di riflessioni, anzi di provocazioni salutari per la nostra vita di discepoli del Maestro e Signore. Vogliamo comunque offrire qualche ulteriore spunto di meditazione, nel desiderio che possa essere utile per il nostro cammino morale e spirituale.

Le tentazioni e la Grande Tentazione Sono «tre» le tentazioni all'inizio della vita pubblica di Gesù riferite da Matteo. E sono «varie» le loro modalità: la tentazione del pane, quella del tempio e quella del monte. Nei Vangeli poi si parla anche di «altre» tentazioni di Gesù: e anche queste presentano diversi volti. Nella sua Prima Lettera san Giovanni ci parla di una «triplice concupiscenza» che «non viene dal Padre, ma dal mondo»: «la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita» (1 Giovanni 2, 16). Ed è anche la nostra esperienza personale a dirci che le tentazioni sono molteplici e varie. Ma a una lettura attenta tutte le più diverse tentazioni rimandano a un'unica grande tentazione: quella di scegliere tra Dio e il proprio io tra la volontà del Padre e la propria volontà, tra l'amore per Dio e l'amore per se stessi, tra l'adorazione dell'unico Signore e l'idolatria (l'adorazione al proprio piccolo dio).

Le diverse tentazioni che toccano realtà e gesti nei vari ambiti della vita, da un lato sono «manifestazioni» e dall'altro concorrono alla «realizzazione» della Grande Tentazione, di questa scelta dilemmatica tra il bene e il male, tra la verità e la falsità, il «sì» e il «no» detto a Dio, il servizio e il dominio, la nostra realizzazione e il nostro fallimento. Le varie tentazioni, proprio perché esprimono e concretizzano la Grande Tentazione, esigono di essere considerate nella loro serietà. Anche se in forme e in gradi diversi -che pure hanno il loro significato morale e spirituale -le tentazioni sono una «prova» circa l'autenticità, la solidità e la fedeltà della scelta fondamentale della persona, ossia della scelta per Dio o contro Dio. Con le più varie tentazioni noi veniamo provati, insidiati, minacciati su realtà e gesti particolari, ma che rimandano, in ultima analisi, alla nostra scelta radicale di fede in Dio e di amorosa obbedienza alla sua volontà o di non fede e di rifiuto dei suoi comandamenti. In tal senso le diverse tentazioni rivelano il loro vero volto in riferimento a quella scelta fondamentale, che si presenta segnata da alcune caratteristiche essenziali. È una scelta che si radica nel «cuore», là dove l'uomo è uomo, ossia essere cosciente e libero; si, polarizza in «Dio», come Valore Assoluto al quale consegnarsi e affidarsi; si realizza nel segno o del sì o del no, non consentendo il compromesso e l'ambiguità; investe «tutta» l'esistenza dell'uomo, sia nella sua globalità (è la risposta libera al «Tutto» di Dio), sia nella sua particolarità di momenti e di gesti singoli, espressione dell'uomo quale essere storico che diviene e si compie gradualmente, attraverso la serie delle sue decisioni e azioni.

Per comprendere meglio il senso di quella che possiamo chiamare la Grande Tentazione, proprio in intimo riferimento alla decisione fondamentale dell'esistenza umana e cristiana, ricorriamo a due passi biblici, l'uno dell'Antico e l'altro del Nuovo Testamento. Ecco come viene formulata la scelta radicale che Dio mette davanti al suo popolo: «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva... io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita» (Deuteronomio 30,15-16.19). E scegliere la vita è scegliere Dio! È la stessa scelta radicale riproposta da Gesù ai suoi, con l'indicazione del vero modo di vivere la vita: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?» (Luca 9,24-25).

Questo passo evangelico è inserito nel preannuncio della passione di Gesù, con il quale egli corregge il falso concetto di Messia che aveva Pietro e così respinge la tentazione della falsa scelta, la tentazione per eccellenza. Il Signore applica poi a noi questo preannuncio, mostrandoci che la scelta della vita passa attraverso l'amore e il dono di sé, attraverso la croce: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Luca 9,23). Commenta il Card. J. Ratzinger: «La croce non ha nulla a che vedere con la negazione della vita, con la negazione della gioia e della pienezza dell'essere uomini. Al contrario ci mostra esattamente la vera forma, di come si trova la vita. Chi si tiene stretta la sua vita e vuole impadronirsene, questi manca la sua vita. Solo il perdere se stessi è la via per trovare e se stessi e la vita». Proprio di questo ci parlano le tentazioni di Gesù nel deserto. Il Grande Tentatore ha sferrato la Grande Tentazione: spingere il Figlio di Dio a operare la salvezza non secondo la volontà del Padre che gli chiedeva la croce come dono totale di sé, ma secondo la logica di un messianismo materialista, miracolistico e politico. Ma Gesù ha scelto la croce, ha scelto la vita. È il Grande Vincitore! Rivestitevi dell'armatura di Dio!

La vittoria di Gesù sul Grande Tentatore è per noi una consolante e confortante «grazia»: è fonte di vittoria per le nostre tentazioni. Ma il dono del Signore, segnato indelebilmente dall'assoluta gratuità del suo amore, lungi dall'affievolire o cancellare la nostra libertà, la suscita e la rafforza. In questo senso la tentazione diviene un ap-pello importante, anzi una vera e propria «sfida alla libertà». Questa, infatti, viene provocata ad affermarsi come scelta umana e umanizzante: e ciò avviene quando la persona aderisce nell'amore obbediente al progetto di Dio. Nella sua opera sulla preghiera, Origene (scrittore ecclesiastico del III secolo) scrive: «Dio non vuole co-stringere al bene: vuole esseri liberi... La tentazione ha una sua utilità. Tutti, all'infuori di Dio, ignorano ciò che l'anima nostra ha ricevuto da Dio; lo ignoriamo perfino noi. Ma la tentazione lo svela, per insegnarci a conoscere noi stessi e, in tal modo, scoprire ai nostri occhi la nostra miseria e per obbligarci a rendere grazie per i beni che la tentazione ci ha messo in grado di riconoscere» (De oratione, 29).

Di qui il nostro «impegno» cosciente, libero e responsabile di fronte alle tentazioni. È possibile allora delineare una specie di «strategia» morale e spirituale nella nostra lotta contro il Grande Tentatore: una strategia che si snoda, tra l'altro, attraverso i seguenti impegni. Li formuliamo nei termini di «dieci comandamenti».

1) Non dimenticare che il diavolo esiste. «E’ menzognero e padre della menzogna» (Giovanni 8,44). E la prima menzogna, di cui vuole renderci vittime, è farci credere che non esiste!

2) Non dimenticare che il diavolo è tentatore. Ha tentato Adamo, Israele, lo stesso Gesù. Tenta, ossia mette alla prova e sollecita al male, ogni uomo. La tentazione è, dunque, per tutti e per ciascuno di noi. Non ritenerti né esente né invulnerabile.

3) Non dimenticare che il diavolo è molto intelligente e astuto. Continua a insidiare affasci-nando, come ha fatto col primo uomo, cui ha mostrato gli aspetti seducenti del frutto proibito «buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza» (Genesi 3,6).

4) Sii vigilante: negli occhi e nel cuore. E sii forte: nello spirito e nella virtù. Il primo Papa, san Pietro, continua a esortarci: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare» (1 Pietro 5,8). E l'apostolo Paolo: Attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove» (Efesini 6, 10-13).

5) Credi fermamente nella vittoria di Cristo sul tentatore. Questa fede ti rende sicuro e imperturbabile anche di fronte all'assalto più violento che può essere sferrato contro di te. Cristo è il più forte: «Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio» (Matteo 12,28).

6) Ricordati che Cristo ti rende partecipe della sua vittoria. E’ questa la grazia del santo Battesimo, come insegnava san Cirillo di Gerusalemme ai catecumeni del suo tempo: «Il sangue dell'Agnello immolato Cristo Gesù è la forza che espelle i demoni. Il tiranno faraone inseguì il popolo ebreo fino al mare; il demonio, tiranno sfacciato e spudorato principe del male, inseguì la tua anima fino al sacro fonte. Il faraone fu sommerso nel mare: il demonio scompare al tocco dell'onda salutare...» (Catechesi Mistagogica,1). Ed è questa la grazia degli altri sacramenti, in particolare dell'Eucaristia, «mensa del Signore» in opposizione alla «mensa dei demoni» (1Corinzi 10,20-22). È questa la grazia che la Chiesa implora per noi nei segni sacramentali, come l'acqua benedetta.

7) Sta' in ascolto della Parola di Dio. È ancora Pietro che, di fronte al diavolo quale «1eone ruggente», ci ammonisce: «Resistetegli saldi nella fede» (1 Pietro 5,9). E la fede è generata e alimentata dall'ascolto della Parola di Dio, che è «lampada per i miei passi, luce sul mio cammino» (Salmo 119,105). Gesù replica alle tre sfide di Satana, che si mostra esperto di Scrittura sacra, con un'unica arma: quella della Parola di Dio. Ora «anche il cristiano, che cammina nella foresta dantesca della vita, popolata dalle provocazioni sottili o plateali del benessere, del successo e del potere, deve avere come guida la Parola di Dio, che è "come fuoco che brucia e come martello che spacca la roccia" del male (Geremia 23, 29)» (G. Ravasi).

8) Sii umile e ama la mortificazione. Di fronte alla sconfinata superbia del tentatore, che pretende di mettere Gesù prostrato in adorazione ai suoi piedi, occorre rispondere con l'umiltà, con la consapevolezza cioè della propria fragilità e miseria e quindi con la fiducia piena nel Signore. Al riguardo san Cipriano conclude così il suo commento al Padre Nostro: «Al demonio è concesso potere su di noi a un duplice scopo: darci la pena se pecchiamo, la gloria se superiamo la prova... Quando chiediamo che non ci induca in tentazione, ci viene quindi ricordata la nostra debolezza e fragilità, perché non abbiamo a insuperbirci e ad assumere atteggiamenti orgogliosi e arroganti, gloriandoci della nostra pietà o del nostro spirito di mortificazione. Il Signore stesso ci richiama all'umiltà quando dice: "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Matteo 26,41)...» (Sul Padre Nostro). L’amore poi alla mortificazione, nelle sue più svariate forme e nel senso fondamentale del «possesso» di sé per «spossessarsi», cioè per donare se stessi a Dio e ai fratelli, è necessario per vincere la tentazione, che sempre si risolve nell'invito a scegliere la strada dell'egoismo.

9) Prega sempre, senza stancarti (cfr. Luca 18,1). Il combattimento e la vittoria sulle tentazioni sono possibili solo nella preghiera. E’ per mezzo della sua preghiera che Gesù vince il Grande Tentatore, fin dall'inizio e nell'ultimo combattimento della sua agonia. Per questo egli ci insegna a pregare: «... e non ci indurre in tentazione (non abbandonarci alla tentazione), ma liberaci dal Male» (Matteo 6, 13). Di più è al suo stesso combattimento e alla sua agonia che Gesù ci unisce in questa domanda al Padre Nostro. Egli stesso ha pregato così: «Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno» (Giovanni 17,15). Dell'assoluta necessità della preghiera per vincere le tentazione è testimone la Chiesa nella sua fede ed esperienza quotidiana. A dar voce alla fede della Chiesa è, tra gli altri, sant'Ambrogio, che scrive: «Il Signore, che ha cancellato il vostro peccato e ha perdonato le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del diavolo che è il vostro avversario, perché il nemico, che suole generare la colpa, non vi sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. "Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?" (Romani 8,3)» (De sacramentis, 5, 30).

10) Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto. E’ una legge di natura, questa: è l'amore crescente al bene che indebolisce e cancella la seduzione del male, è il fascino totale e totalizzante del bene a far impallidire e scomparire il fascino del male. È soprattutto la linea di vita indicata da Gesù: «Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore... Nessuno può servire a due padroni» (Matteo 6,21.24). Per questo, se grazie alla vita dello Spirito intensifichiamo l’adorazione al Dio vivo e vero, egli stesso ci darà di vincere la tentazione che ci attrae al male, agli idoli vuoti e vani.

 
< Prec.   Pros. >

Statistiche Sito

Utenti: 471
Notizie: 700
Collegamenti web: 34
Visitatori: 627392

Feed Rss