| ... Ma liberaci dal maligno |
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... significato che coinvolge la società e la storia, ma anche nel senso specifico che ci sono tentazioni che toccano le comunità e i popoli come tali, e dunque influiscono sul corso della storia dell'umanità. Da questo punto di vista, è già interessante rilevare come l'evangelista Matteo nel narrare le tentazioni di Gesù nel deserto abbia fatto costante riferimento alla storia di Israele, il popolo eletto, come pure sia stato, in qualche modo, l'interprete della presenza all'interno della prima comunità cristiana del fenomeno delle tentazioni. Gesù Cristo -scrive B. Maggioni «è il compimento di Israele. Ne subì le medesime tentazioni, ma a differenza di Israele le superò. Gesù è il vero autentico Israele». E ancora: il racconto della tentazione «serviva non solo a schiarire le idee su Gesù e sul suo messianismo (del resto ormai chiarissimo a tutti dopo la crocifissione), ma anche a schiarire le idee sulla Chiesa e sul suo compito. Nella tentazione del Cristo la Chiesa ritrova le proprie tentazioni» (Il racconto di Matteo, Assisi 1990, pp.51 e53). In questa linea è possibile spalancare ancor più la lettura delle tentazioni, in riferimento all'umanità intera, che sta sotto il duplice e con-trastante influsso di Adamo, del primo e vecchio Adamo, e dell'ultimo e nuovo Adamo che è Cristo. Una sintesi efficace della situazione storica universale ci è offerta dal biblista V. Mannucci, che così scrive: «Due Adami si contrappongono, due tipi di umanità si presentano a ognuno di noi, due solidarietà si contendono il cuore degli esseri umani. Dal primo Adam vengono il peccato e la morte per tutta l'umanità, con lui solidale; dal secondo Adam, da Cristo, vengono la salvezza e la vita per tutta l'umanità, a lui associata mediante la fede... E’ un fatto universale che l'esistenza umana chiusa nella sua autosufficienza, per quanto pretenda di avanzare in senso positivo, non ha alla fine altra prospettiva che il fallimento: omnis homo, Adam! Questa "frustrazione esistenziale" dell'intera umanità è superata dall'azione salvifica di un altro Uomo, l'anti-Adam, Cristo, il quale è la causa unica del superamento in tutti del peccato e della morte: omnis homo, Christus!». La tentazione, nella sua dimensione sociale e storica, significa la provocazione offerta all'umanità di oggi, nelle sue varie comunità o gruppi o popoli, perché scelga tra l'uno o l'altro tipo di umanità, l'una o l'altra solidarietà. Sono in questione, per riprendere il fondamentale paradigma delle tentazioni di Gesù nel deserto, l'adorazione a Dio o l'idolatria, la fede o l'incredulità, l'obbedienza o la disobbedienza alla volontà divina, il dono di sé o l'egoismo. E le forme di tentazione, al di là della loro varietà che le caratterizza in superficie, rimandano ancora una volta alle tre tentazioni di Gesù: il pane, il successo, il potere. L'ha affermato con felicissima intuizione il grande scrittore russo EM. Dostoevskij, che nel romanzo I Fratelli Karamazov s'immagina che le «tre domande del terribile spirito» venissero perse senza lasciare traccia su nessun testo. Dovendo «stabilirle di nuovo, di nuovo escogitarle e formularle, in modo da inserirle ancora una volta nelle scritture», il risultato sarebbe che «tutti i sapienti della terra, reggitori di stati, sommi sacerdoti, eruditi, filosofi, poeti» finirebbero per riproporre le stesse «tre domande che realmente furono poste a Te, quel giorno, dal possente e penetrante spirito nel deserto»: infatti, «in queste tre domande è come riassunta in blocco e predetta tutta la futura storia umana, e sono rivelate le tre forme tipiche in cui verranno a calarsi tutte le irriducibili contraddizioni storiche della natura umana sulla terra intera». L’invito, allora, che viene da quanto abbiamo detto è di interrogarci circa le tentazioni (evidentemente nelle loro diverse modalità e intesità di configurazione) che entrano a mettere alla prova -e insieme a sollecitare al male -la fedeltà a Dio e la coerenza al Vangelo nella vita concreta delle famiglie, dei gruppi delle comunità cristiane, degli ambienti di vita, della società. E un'interrogazione che s'inserisce in quella «purificazione della memoria» e «richiesta di perdono» da parte dei figli della Chiesa che sono stati elementi significativi dell'esperienza del Giubileo e che devono continuare. E in questa prospettiva, così ampia da essere veramente universale, che la Chiesa -e in essa ciascuno di noi -inserisce la preghiera che le ha insegnato Gesù: il Padre Nostro, in particolare l'implorazione non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal Male. Un'illustrazione particolarmente incisiva di questa preghiera la troviamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica, in un testo che merita di essere riletto integralmente: «Chiedendo di essere liberati dal Maligno, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l'artefice o l'istigatore. In quest'ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l'umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell'attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell'umiltà della fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha "potere sopra la Morte e sopra gli Inferi" (Apocalisse 1,18), "colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!" (Apocalisse 1,8)» (n. 2854). Per quanti leggono questo testo e per quanti il Signore ha affidato e affida alla mia cura pastorale prego con le parole della Chiesa, che nella sua liturgia quaresimale così si rivolge al Signore: «O Dio, nostro Padre, concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male». «O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale, per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito». |
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Chi ha voluto seguire sin qui questa lettera sul diavolo, sul Grande Tentatore -ma ancor più su Cristo Signore, il Grande Vincitore - sarà stato in qualche modo aiutato nella sua contemplazione di Cristo nel mistero delle sue tentazioni nel deserto, e insieme nella comprensione delle esigenze morali e spirituali del nostro essere discepoli di Cristo nel momento delle tentazioni. È legittima, anzi necessaria e insostituibile una lettura «personale» del fenomeno della tentazione: questo coinvolge ciascuno di noi nella sua unicità e irripetibilità. D'altra parte, la lettura «cristologica» che abbiamo fatto delle tentazioni ci spinge, proprio a partire da Cristo come chiave interpretativa e risolutiva dell'intera storia umana, a ritrovare nello stesso tempo la dimensione sociale e storica delle tentazioni: non solo nel senso generale che anche la tentazione più personale (quella più segreta e a tutti sconosciuta) riveste sempre un ...

