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San Michele custode della Croce PDF Stampa E-mail

San Michele custode della CroceSan Michele è il celeste custode della Croce, segno sacro della nostra redenzione, delle nostre speranze eterne e della nostra forza contro le potenze del male. Così, malgrado i suoi nemici ed i suoi profanatori, la croce del Salvatore sormonta ancora il diadema dei potenti di questo mondo e la cupola dei nostri templi, è lei che si attacca sul petto dei bravi e che si leva sulle tombe, è lei che si vede non solamente nelle nostre chiese, ma in tutte le famiglie nei focolari dei quali è rimasto un raggio della fede del battesimo e della prima comunione; è lei che vigila ancora vittoriosa sulle nostre città e sulle nostre borgate, nelle nostre pianure e sulle sommità delle nostre montagne. O Crux, ave! O Croce, gioia e consolazione del cristiano, custodiscici e proteggici sempre! San Michele, principe delle milizie celesti potrebbe non essere il protettore speciale della croce,  lui che, secondo i dottori e gli interpreti dei sacri Vangeli, raccoglieva con amore il sangue prezioso che  ...

... sgorgava dal Calvario, e lo offriva a Dio unitamente con Gesù e Maria per la salvezza del genere umano? Dal giorno in cui egli ha inalberato in cielo lo stendardo della fede e dell'obbedienza, strappando a Lucifero quello della ribellione, egli ne è l'invincibile e glorioso depositario. Questa è l'opinione della Chiesa che, nelle sue preghiere, dona il nome di Porta-stendardo all'Arcangelo e canta: "Nel mentre che migliaia di Angeli formano una corona di capi e di combattenti intorno a Nostro Signore, San Michele dispiega lo stendardo della Croce, e ne fa risplendere da lontano la sovrana maestà".

Così quando, nell'aurora della Chiesa, egli apparve a Costantino, fu attraverso  i raggi di una croce splendente recante queste parole: Con questo segno tu vincerai. E' allo stesso modo che egli si mostrerà più tardi a San Francesco d'Assisi, sul monte Verna, in Italia, quando imprimerà nella sua carne le stigmate del Salvatore; ai Portoghesi, in una battaglia contro i Mori, nel XII secolo; ed alla pia pastorella di Domrémy, orinandole di andare a salvare la Francia umiliata, insanguinata, dalle discordie civili e sotto il giogo dello straniero. Dopo queste prove storiche della predilezione di San Michele per la croce, perché non sarebbe permesso di credere a questa graziosa e popolare leggenda? Dappertutto, essa dice, dove la pietà innalza una croce, sia sul pinnacolo di un edificio o su di una piazza pubblica, sia sul ciglio di una strada, in fondo ad una vallata, od alla sommità di una montagna, soprattutto se questa croce ha ricevuta le benedizioni della Chiesa, San Michele pone subito intorno ad essa una guardia di Angeli protettori. Quanto sono colpevoli coloro che tolgono il crocifisso dalla scuola, spezzano la croce degli incroci e non vogliono neanche vederla sulla porta dei cimiteri!

Questo ruolo tutelare di San Michele per la Croce durerà fino al giorno in cui, precedendo Nostro Signore nel suo ultimo avvento, prenderà e porterà maestosamente questo trofeo dell'amore di Dio, per offrirlo in spettacolo a tutta la creazione tremante e rinnovata. Questo sarà il solenne e definitivo trionfo, intravisto da San Giovanni e così celebrato dall'Arcangelo: "Ora è la salvezza, il regno di Dio, e la potenza del suo Cristo nei secoli dei secoli". Nell'attesa di questo grande giorno, o Dio mio, quanto deve costare al vostro serafico mandatario, quando la vostra misericordia, pazienza forza la sua spada a rimanere immobile, nel mentre che delle mani sacrileghe; ricolme di fango e di sangue, osano insozzare, spezzare, profanare la vostra divina Croce!

Ma anche quale gioia noi diamo a San Michele, quando la pressiamo teneramente sulle nostre labbra, la salutiamo con rispetto e ne tracciamo il segno augusto sulla nostra fronte o sul nostro petto! Questa gioia dell'Arcangelo sarà ancor più grande quando, essendo scomparsi i giorni di errore e di empietà, si circonderà la croce, nella nostra Francia, di onori pubblici, come nei secoli di fede. Allora quelli che l'avevano dimenticata e disconosciuta uniranno le loro voci a quelle del popolo rimasto fedele, per acclamarla e benedirla; allora la Chiesa canterà con allegrezza quelle parole dell'inno del Principe degli Angeli: "San Michele inalbera in trionfo la croce simbolo della vittoria ... E' lui che ha schiacciato la testa del crudele dragone e l'ha precipitato in fondo all'inferno, e dall'alto della città celeste folgora Satana con tutti i suoi accoliti".O croce benamata, rimani sul mio cuore per contare le sue pulsazioni e dirigerle verso il Cielo! Sii mia guida, mio difensore, mia consolazione, e predica sempre l'immenso amore del mio Dio!

Tratto da "L'Angelo Custode" n° 2, Giugno 1896, pp. 39-42

 
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