Papa San Gelasio I e la grotta del Gargano
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Papa San Gelasio I e la grotta del GarganoIl 21 novembre la Chiesa fa memoria liturgica del papa Gelasio I. C’è  chi ha sostenuto che Gelasio fosse un  nero africano, sulla base del fatto che il Liber Pontificalis dice chiaramente che fu un “natione Afer”, ovvero africano di nascita. Gelasio però s’è  definito in uno scritto “Romanus natus”, nato romano: questo testimonia come egli fosse originario della zona che i romani definivano Provincia Africana, corrispondente all’attuale Maghreb, la cui popolazione indigena, berbera, è di pelle bianca. Prima di divenire Papa, Gelasio veniva spesso incaricato dal suo predecessore Felice III della stesura di documenti papali. La sua elezione, il 1 marzo 492, rappresentò quindi un episodio di continuità. Egli infatti ereditò le lotte di Felice con l’Imperatore e con il Patriarca di Costantinopoli, e le esacerbò insistendo sulla retta interpretazione della dottrina Cristiana. La separazione dall’Imperatore e dal Patriarca di Costantinopoli era inevitabile dal punto di vista occidentale, poiché questi avevano abbracciato l’idea ... 

... di un’unica natura divina di Cristo, che il partito papale vedeva come un’eresia. Gelasio nel suo libro “De duabus in Christo naturis” (Della natura duale di Cristo) contrappose a questa teoria la concezione duale che è propria della Chiesa cattolica. Connessa a queste spinte verso l’ortodossia fu la difinizione di quali libri dovessero essere considerati canonici. La fissazione del Canone della Bibbia è tradizionalmente attribuita a Gelasio, che pubblicò in un sinodo romano, nel 494, il suo celebre catalogo delle autentiche scritture dei Padri, assieme a una lista di lavori apocrifi e interpolati, e ad una lista di libri eretici proibiti.

A livello politico, contrapponendosi di nuovo alla concezione Bizantina, Gelasio, ispirandosi ad Ambragio e ad Agostino, formulò, sempre nel494, un fondamento della Chiesa Cattolica d’Occidente: la tradizione del diritto Romano, Gelasio definiva l’auctoritas, il potere della Chiesa, come potere legislativo, mentre all’Imperatore spettava la potestas, il potere esecutivo. Come nel diritto Romano, l’auctoritas era considerata superiore alla potestas. A sostegno di questa concezione gerarchica dei poteri, Gelasio si rifaceva a Sant’Ambragio, citando le sue parole: “L’autorità dei sacerdoti è tanto più pesante, in quanto devono rendere davanti al tribunale di Dio un resoconto anche per i Re degli uomini”.

Gelasio fu lo scrittore più prolifico tra i primi Papi. Il Vaticano conserva una grande quantità della sua corrispondenza: quarantadue lettere intere e vari frammenti di altre quarantanove, dove si spiegano attentamente ai Vescovi orientali i motivi del primato della sede di Roma. Esistono inoltre sei trattati e il citato decreto sui libri canonici e apocrifi. Alla fine di un papato breve ma dinamico, la sua morte avvenne il 21 novembre 496. Oltre che per il suo colto e profondo lavoro sulla dottrina e sulle Sacre Scritture, Gelasio fu noto per la benevolenza dimostrata nei confronti dei bisognosi. Il più bell’elogio dopo la sua morte fu quello di Dionigi il Piccolo: “Morì povero dopo aver arricchito i poveri”.

L’Antichità cristiana non sempre ha trovato nella sola lettura della Bibbia di che soddisfare la sua curiosità verso il mondo angelico. L’immaginazione di numerosi fedeli, soprattutto in Oriente, si è data libero corso, ponendo in scena numerosi e bizzarri nomi degli Angeli . La Chiesa, temendo queste correnti devianti, infestate da ritorni del paganesimo o dello gnosticismo, sospettando, a giusto titolo, vere pratiche magiche, ha condannato a diverse riprese queste sbandate. Così si spiega l’incredibile lentezza con la quale il cattolicesimo va a polarizzare le grandi figure angeliche di Gabriele e di Raffaele. Eppure, nel 492, il Concilio di Roma aveva legittimato la loro devozione, e quella di Michele, in particolare, a scapito di ogni altra. Ma se il Principe della Milizia celeste, protettore della Chiesa, sostegno dei martiri nella loro lotta, vincitore del demonio e conduttore delle anime sulla via dell’Eternità, divenuto, grazie a Costantino, il patrono dell’Impero, è molto presto conosciuto ed amato dalla cristianità, è perché il Papa Gelasio I ha riconosciuto l’intervento miracoloso di San Michele sul Monte Gargano, facendo sì che la celeste Basilica del Monte andasse incontro ad un trionfale futuro ed in cui, lungo tutto il Medio Evo, e fino a tutt’oggi, illustri ospiti la visitassero e vi rendessero culto al Capo della Celeste Milizia, come i Papi Agapito I (morto nel 536), Gregorio I, Celestino V, Urbano VI (morto nel 1389), Giovanni Paolo II.

Lo stesso culto di San Michele, nel Mezzogiorno d’Italia, risale sempre alla fine di questo V secolo: Papa Gelasio I, sempre lui, ha chiesto, nel 493-494, al Vescovo Giusto di Larino di consacrare una basilica a San Michele; e, due anni più tardi, egli presenta una similare domanda al Vescovo di Potenza, Erculenzio, a proposito di una basilica di San Michele Arcangelo e di San Marco.

Alla fine del VI secolo, nella Campania marittima e nel Bruzio, rimasti sotto la dominazione bizantina, si onora San Michele e questo culto ci sembra di evidente ispirazione romana. Passiamo rapidamente su di una iscrizione funeraria sorrentina, non datata, che invoca l’Arcangelo; più sicure sono le prove fornite dalla corrispondenza di Gregorio Magno. Egli cita, nel 591, un oratorio monastico del Santo Arcangelo, a fianco di una basilica San Pietro, in un “Castrum Lucullanum”, immediatamente ad ovest della Città di Napoli e, nel 599 – 600, un monastero del Santo Arcangelo posto apparentemente in città; segnala ancora, nel 591, un monastero del Santo Arcangelo a Tropea (La “Massa Tropeiana” apparteneva alla Chiesa romana dal 559 e la sua esistenza è attestata della fine del V secolo).

Don Marcello Stanzione