La dottrina sugli angeli secondo Cardinale 聲gel Herrera Oria. Di P. Ricondo ORC

La dottrina sugli angeli secondo Cardinale Ángel Herrera Oria. Di P. Ricondo ORC

Il Cardinale Ángel Herrera Oria viene considerato come uno dei rinnovatori del cattolicesimo nella Spagna della prima metà del XX secolo, come lo fu J. H. Newman nella Inghilterra del suo tempo. L’orientamento di questo nostro articolo è presentare la sua posizione sugli angeli studiata nei suoi scritti.  Questo nostro lavoro dottrinale angelologico (paragrafo 3), lo intraprendiamo impostando in un primo momento le tappe che hanno caratterizzato la sua vita (paragrafo 1). Una vita dedicata a cercare di formare e di unire i cattolici nella vita pubblica. In un secondo momento (paragrafo 2) lasciamo intravedere le sue schemi omeliti domenicaliper l’anno liturgico pubblicate nella La Palabra de Cristo (La Parola di Cristo), la monumentale opera concepita e orientata da Herrera, già come vescovo di Málaga, pubblicata dalla BAC negli anni cinquanta, che offrono un ampissimo materiale per la predica sacra in generale e nella quale abbiamo individualizzato la dottrina sugli angeli. ...
...  1.    Vita

Ángel (Angelo in italiano) Herrera Oria nacque a Santander (Spagna) il 19 dicembre 1886. Alcuni giorni dopo dello stesso anno, quindi  il 25 dicembre de 1886, si producono tre conversioni in Francia: la del giovane P. Claudel, quella di Charles de Foucauld e il “piccolo miracolo” di Teresa di Lisieux. J. H. Newman muore il 1890, quattro anni più tardi della data di nascita di Herrera. Entriamo nella sua vita pubblica divisa in tre periodi: laico, sacerdote, vescovo.

1.1.    Laico

Ángel è il tredicesimo  dei quindici figli che ebbero i suoi genitori José e Asunción. Tranne la primogenita, tutti gli altri maschi, tra i quali cinque gesuiti e  diversi missionari. Inizia a lavorare a Burgos nel 1907 come Avvocato dello Stato. Nel 1908 si incorpora alla vita pubblica con la fondazione dell’Associazione Cattolica Nazionale di Giovani Propagandistee che aveva queste caratteristiche: istituzione laica per l’apostolato; relazione formale con la gerarchia; studio e diffusione del pensiero pontificio; dedizione alla vita pubblica;  spirito costruttivo . Alcuni anni dopo fa sorgere a Madrid, il Debate, un giornale che rappresenta l’opinione cattolica al servizio della Chiesa fuori dai partiti politici, e in 1926 una scuola di Giornalismo . Sarà questa la chiave della sua vita: formare la coscienza sociale della società spagnola. La soluzione passava per un progetto culturale con la creazione di una Università cattolica e per un progetto politico che ispirandosi ai principi politici di Leone XIII,vengano  formati buoni governanti.

1.2.     Sacerdote

Nel 1933 è nominato presidente dell’Azione cattolica per svegliare la coscienza ecclesiale dei laici cristiani seguendo le indicazioni di Pio XI. Fu questo Papa che in un’udienza con Herrera confermò la sua vocazione al sacerdozio. Domandandosi parecchi anni più tardi sul perchè si fece sacerdote, rispose: “Sempre pensai in farmi sacerdote quando il Signore mi lasciasse libero dell’attività apostoliche in modo laicale che per la Sua volontà mi aveva messo”.

Dopo gli studi di Filosofia e Teologia nella città svizzera di Friburgo venne ordinato il 28 luglio 1940 con 53 anni. Come viceparroco a Santander crea nel 1943 una scuola operaia per operai e una residenza per preparare in materia omiletica e sociale un gruppo scelto di sacerdoti. Porta avanti il progetto culturale mediante tre esperienze: il Centro di Studi Universitari; l’editoriale la Biblioteca de AutoresCristianos(B.A.C) con il suo primo volume nel 1944, e l’inaugurazione nel 1960 della Scuola di Giornalismo della Chiesa.

1.3. Vescovo

Il 30 giugno 1947 è consacrato vescovo nella chiesa di Santa Lucía, a Santander, dove fu battezzato e poi viceparroco per sei anni. Fu nominato vescovo di Málaga. Il suo programma pastorale si espone in queste tre parole: salari, case, scuole. La quarta parola fu la predica evangelica e sociale delle Messe dominicali celebrate in cattedrale. Realizza nel 1948 la Scuola Sociale Sacerdotale  e il Patronato benefico delle abitazioni.

Dà inizio a Madrid nel 1951 l’Istituto Sociale  «León XIII» principalmente per i sacerdoti e che aveva come scopo la diffusione della dottrina sociale cattolica, l’uso per l’apostolato  dei mezzi offerti dalla legislazione sociale e tecniche moderne, la ricerca scientifica e l’insegnamento. L’ultima fondazione del vescovo Herrera fu la Scuola di Cittadinanza Cristiana inaugurata nel 1961 per formare un gruppo di laici con la coscienza lucida dei loro doveri con la Chiesa e con la società civile e che aveva come motto pro bono comuni. Partecipa nel Concilio Vaticano II (1962-1965).

Fu nominato Cardinale nel Concistoro del 22 febbraio 1965 da Paulo VI che lo voleva molto bene. Nel 1968 intraprese le sue ultime iniziative nella Fondazione Paolo VI, alla quale incorporò l'Istituto Sociale Leone XIII, la Scuola di Cittadinanza Cristiana, il Collegio Maggiore Pio XII, la Residenza Pio XI, la residenza sacerdotale, l'istituto di Cultura Popolare e la Scuola di Giornalismo della Chiesa.

La maggior parte di questi enti educativi di livello universitario continuano ancora oggi . La sua attività e infaticabilità in fondare delle istituzioni, e la sua vita vissuta in mezzo all’apostolato e alla creazioni di opere sociali, culturali e politiche, non si può capire senza il suo tratto quotidiano con Dio . La fama di santità lo accompagnò da laico. Morì il 28 luglio 1968 a Málaga. Nel gennaio 2013, la Santa Sede ha aprovato con un decreto la validità giuridica dell’istruzione diocesana nella causa di canonizazione del CardenaleÁngel Herrera Oria.


2.    Gli schemi omiletici domenicali raccolte nella collana “Palabra de Cristo” della BAC


Herrera sceglie come stemma di vescovo il “Ministeri verbi”: al ministero della parola. E la parola, come arma di conquista nel Regno di Cristo, la usa in quattro forme diverse sia come sacerdote sia come vescovo: nell’omelia, nella catechesi, negli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola e nelle questioni sociali. Però la prima e la principale sarà la tradizionale predica omiletica domenicale.

Negli anni passati a Friburgo, per gli studi ecclesiastici, scrisse più di cinquanta quaderni con riferimenti dei Santi Padri e dei teologi, in riferimento ai testi biblici dei vangeli dominicali.

Poi, in un secondo momento, come sacerdote vice-parroco nella parrocchia di Santa Lucia a Santander, capitale della Cantabria, nel 1943, riunisce un gruppo di sacerdoti in una Residenza e li prepara per lo studio e pratica dell’omelia domenicale e nella formazione ai temi sociali.

Nella tappa come vescovo di Malaga, dal 1947, non solo si dedica a predicare ogni domenica nella Cattedrale della diocesi ma fomenta la predica congregando una equipe di collaboratori per l’edizione della collana della “Palabra de Cristo” –Parola di Cristo - per aiutare molti sacerdoti nella preparazione alla predica della Parola di Dio nelle domeniche dell’anno liturgico. Per realizzare questa monumentale opera di pubblicazione, Herrera aveva in mente l’enciclica Humani generis redemptionem di Benedetto XV (15.6.1917) sulla predica sacra e diverse consigli per il predicatore sacro .

La collana della “Palabra de Cristo”, pubblicata dalla BAC (Biblioteca de AutoresCristianos),  si compone di dieci volumi, il primo uscito nel 1953 e l’ultimo nel 1958, con temi e materiali per la predica sacra in genere e per la predica omiletica in particolare per tutto l’Anno liturgico. La struttura dell’opera si imposta sull’ordinamento del Messale di San Pio V, che poi fu sostituito dopo il Concilio Vaticano II per il Messale di Paolo VI. I commenti ai testi liturgici di ogni domenica si compongono di otto sezioni con testi biblici, liturgici, esegetici, morali, dottrinali formati da scritti dai Santi Padri, teologi, autori spirituali, e testi pontifici. L’ultima sezione la formano gli “Guioneshomiléticos” – schemi omiletici – che a noi interessa perché in loro si trova la dottrina sugli angeli di Herrera.

Dai 1.438 guiones-schemi, una parte fu scritta dal Vescovo Herrera. La grande maggioranza fu elaborata dai collaboratori qualificati. Ma è stato lui a dirigere personalmente non soltanto gli schemi omiletici ma tutta l’opera della “Parola di Cristo”. Gli schemi omiletici non sono omelie compiute per una ripetizione memorialistica. Loro sono suggerimenti, schemi, orientamenti, cibo spirituale, dottrina con slancio pastorale per aiutare il predicatore che deve tener in conto la situazione e le persone che lo ascoltano. Questo straordinario materiale di uso facile e immediato per le omelie della domenica continuano a offrire oggi un contenuto solido da utilizzare secondo il nuovo ordinamento del Messale.


3.    I dati essenziali della fede sugli angeli raccolti nelle sue schemi omiletici domenicali della “Parola di Cristo”

Gli schemi omiletici sono pubblicate negli anni cinquanta, quando ancora esisteva un ampio consenso della dottrina sugli angeli fa i teologi cattolici (R. Guardini, E. Peterson, J. Daniélou, M. Schmaus, M. Flick, Z. Alszeghy, D. Zahringer e tanti altri). Quindi il Cardinale Herrera presenta in alcuni dei sui schemi omiletici un inquadramento dell’angelologia secondo i punti salienti classici sugli angeli: i dati essenziali della fede sugli angeli; esistenza degli angeli e la loro creaturalità; gli angeli come creature personali; subordinazione degli angeli a Cristo; la vocazione degli angeli alla visione beatifica; il servizio degli angeli ai battezzati come angeli custodi; gerarchia angelica; la venerazione degli angeli in particolare dell’angelo custode e dei tre arcangeli. 

Questo orientamento tradizionale Herrera lo fondamenta:

-     nel dato biblico dei testi paolini,
-    nella testimonianza patristica, particolarmente di Sant’Agostino e dello autore lo Pseudo-Dionigi vissuto tra la fine del V e l’inizio del VI secolo.
-    Nel contributo di S. Bernardo, dottore della Chiesa
-    Nell’angelologia scolastica di San Tommaso d’Aquino.
-    Nei testi liturgici.

Vediamo questi asserti fondamentali sugli angeli negli schemi omiletici della sua opera “La Palabra de Cristo”.


3.1. L’esistenza degli angeli

L’approfondimento sulla natura angelica, sulla gerarchia angelica, sulla conoscenza angelica, sull’immortalità degli angeli si svolge durante il primo millennio. La creazione degli angeli come esseri esistenti è una verità di fede esplicitamente definita dal magistero della Chiesa. Questa convinzione dell’esistenza degli angeli la ricorda Herrera: “Dio ha creato gli angeli, come gli uomini per “lodare prima e poi godere”  Dio. La creazione degli angeli come effetti dell’atto di Dio creatore fa che si possa affermare che Dio è “padre degli angeli”: “Eccoci, Dio che è Padre degli angeli. Padre perché Egli ha dato loro l’esistenza. Padre perché ha dato loro l’intimità della Sua vita. Padre amorevolissimo perché generosamente si è implicato negli angeli” .


3.2. Gli angeli come creature personali

Gli angeli non sono simboli impersonali poetici (P. Tillich), né soltanto rappresentazione della maestà divina (K. Westermann) o una figura mitologica (R. Bultmann). La Sacra Scrittura  considera gli angeli come creature personali cioè loro sono soggetti coscienti, liberi. Per il Cardinale Herrera gli angeli possiedono intendimento e volontà, hanno una natura perfettissima che tende all’unione con Dio e questa unione con Dio è la loro vera felicità. Quindi “gli angeli sono più degli uomini sia nel naturale come nel soprannaturale” .


3.3. Conoscenza e volontà degli angeli

Come esseri personali, le facoltà spirituali degli angeli sono l’intelligenza e la volontà. In quanto che noi conosciamo per ragionamento, gli angeli conoscono per intuizione, mediante l’illuminazioni da parte di Dio. In quanto che la nostra volontà è incostante,  “la volontà dell’angelo, invece, una volta che ha scelto è fissa e non può tornare in dietro” . La loro volontà è orientata totalmente al bene.


3.4. Vocazione degli angeli alla visione beatifica e prova degli angeli

La tradizione cristiana e la dottrina comune della Chiesa affermano, interpretando i versetti 2Pt 2,4 e Gd 6, che il mondo angelico è stato sottoposto ad una prova che ha diviso gli angeli. Gli angeli che hanno scelto Dio sono stati introdotti nella visione beatifica di Dio. Altri angeli hanno scelto di separarsi per sempre da Dio. Per Herrera, seguendo  Sant’Agostino in (De civ. Dei 12, 1 ss), la differenza tra gli angeli buoni e cattivi è che gli angeli buoni sono rimasti fedeli a Dio nella sua eternità e carità diversamente dagli angeli cattivi che hanno cercato il proprio bene non volendo rimanere nell’unione con Dio.


3.5. Le gerarchie angeliche

Alle diverse classi – cori e gerarchie – di angeli menzionati nell’Antico Testamento e in S. Paolo, lo Pseudo-Dionisio Areopagita, vissuto tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, ha dedicato un’opera, la Gerarchia celeste. Questo numero dei cori ne è stato fatto uso dalla liturgia, particolarmente nei prefazi. “La prima apparizione del numero completo di nove, benché antichissima, non lo è tanto, giacché non compare fino al Pseudo-Dionisio Areopagita (...). Anteriormente il numero delle gerarchie variava molto negli autori. Neppure è necessario indicare che la divisione di funzioni e dignità delle diverse classi si deve all’abilità classificatrice del Medioevo” .


3.6. Subordinazione degli angeli a Cristo

Nella Sua natura divina, Cristo è la causa efficiente e principale di tutte le cose che furono create “quelle visibili e quelle invisibili” (cf.Col 1,16). Perciò è superiore agli angeli: “A quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?! (cf.Eb 1,5).  Ma è anche superiore agli angeli come uomo, nella sua natura umana che ha assunto per salvare gli uomini: “Lo adorino tutti gli angeli di Dio” (cf.Eb 1,6). Pertanto, ricorda Herrera “la sovranità di Cristo sugli angeli non si fondamenta soltanto nella divinità della sua persona, ma è anche  un diritto che Dio Gli ha concesso come premio ai Suoi lavori redentrici” .


3.7. Gli angeli formano parte del Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa

Cristo è quindi il Signore del mondo angelico. Gli angeli sono “servi di Cristo” . Questo servizio degli angeli a Cristo si prolunga nella Chiesa, che è il Suo Corpo (cf. Col 1,18-20). Mediante la parola e i sacramenti la grazia è donata. Grazia che per Herrera è data da Cristo a tutti, angeli e uomini. E sebbene la natura degli angeli sia diversa dalla nostra, la grazia di Cristo, insieme alla fede e alla carità, fa vincolare gli angeli e gli uomini nella stessa Chiesa di Cristo:  “Gli angeli quindi formano parte del corpo mistico e Cristo è il loro capo” . Ma rimane fermo che gli angeli sono superiori all’uomo: “L’angelo è superiore, perchè partecipa con abbondanza della chiarezza divina” .


3.8. Il servizio degli angeli come custodi degli uomini

Herrera ripropone particolarmente le dottrine di S. Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae, 1ª parte, q. 111 e ss.),  e di S. Bernardo (Serm. 12 sul Salmo 90 e Serm. 1 su San Michele) riguardo la presenza e custodia degli angeli nella vita degli uomini. “É fede della Chiesa che ognuno di noi ha il suo angelo custode” . Dio, che è buono,  ha destinato gli angeli, esseri superiori, alla custodia degli uomini, esseri inferiori, per guidarli sulla strada del bene. L’u0mo, anche il peccatore e l’infedele ha il suo angelo custode che lo accompagna in questa vita.

Pertanto, gli angeli custodi ci vogliono molto bene, “sono i nostri migliori amici. In quanto il demonio non cerca se non il nostro male, gli angeli soltanto ci aiutano per il nostro bene” . Loro ci amano per causa di Dio che li ha inviati a noi che dovremmo ereditare la salvezza (cf. Eb 1,14). Ci amano per loro stessi, di modo che vogliono preparare uomini per occupare i posti lasciati dagli angeli che sono caduti. Ci amano per noi stessi, poiché “vedono i nostri pericoli, ci vedono messi tra cielo ed inferno, hanno compassione di noi e desiderano aiutarci nella nostra salvezza” .

Per esercitare il suo compito, l’angelo custode illumina il suo protetto: “Gli angeli operano sull’intendimento umano principalmente illuminandolo di modo che conosca la verità e questa muova la volontà” . In cielo l’uomo sarà accompagnato dal suo santo angelo custode o nell’inferno tormentato da un demonio. Però l’angelo custode non avrà colpa se l’uomo si condanna!

La nostra corrispondenza a tanta solitudine angelica dovrà essere di una riverenza costante, di una devozione amorevole e di una fiducia nel loro ausilio.


3.9. Il culto di venerazione a S. Michele e a S. Raffaele

Il culto ai santi e agli angeli è di venerazione. Il culto a Dio è di adorazione, di dulía. La venerazione verso gli angeli è riferita interamente a Dio. S. Giovanni apostolo dopo che ha visto e udito le cose rivelate, si prostra in adorazione ai piedi dell’angelo che le mostrava. Invece l’angelo gli disse: “Guàrdati bene dal farlo! Io sono servo, con te e con ti tuoi fratelli, i profeti, e con coloro che custodiscono le parole di Dio. È Dio che devi adorare” (Ap 22,9).

Insieme alla singolarizzazione della missione dell’angelo custode, che come abbiamo riferito viene compresa da alcuni testi scritturistici, la Sacra Scrittura testimonia i nomi di tre angeli, anzi arcangeli, S. Gabriele, S. Raffaele e S. Michele. Il Messale romano di San Pio V dedica agli angeli quattro feste: il 2 ottobre agli angeli custodi; il 24 marzo all’Arcangelo Gabriele, il 29 settembre all’arcangelo Michele e il 24 ottobre per l’arcangelo Raffaele. Il nuovo Messale di Paolo VI mantiene il 2 ottobre per gli angeli custodi e il 29 settembre per i tre arcangeli, Gabriele, Michele e Raffaele.

Herrera ci ricorda che così come S. Raffaele “ha guidato Tobia per strade pericolose fino a portarlo alla felicità temporale e spirituale” , così anche l’arcangelo guidi i nostri passi quando viaggiamo. Viaggiare in altri paesi è un piacere. Importante è arrivare alla meta del viaggio. Ma c’è un’altra meta, il cielo: Dio.

S. Michele rappresenta il nemico di Satana. Tutto il sacramento del battesimo gira intorno alla rinuncia di Satana e nella scelta di Cristo. Dopo il battesimo, il demonio cercherà per tutti i mezzi di recuperare ciò che ha perduto. E quindi le nostre armi saranno “la croce, la dottrina di Cristo e la presenza della Santissima Trinità (...) La protezione di San Michele sarà efficace in questa lotta .

Il Cardinale Herrera ricorda che la Sacra Scrittura presenta San Michele nel libro di Daniele (10.21;12.1), in Giuda 9 e nel Apocalisse (12,7-9). Il libro di Tobia testimonia indirettamente la menzione di San Michele quando dice che San Raffaele è uno dei sette angeli che “sono sempre pronti ad entrare alla presenza della gloria di Dio (12,15). La stessa conclusione a questi sette viene riferita nell’Apocalisse (8,2). La Sacra Scrittura sottolinea che “S. Michele è presentato come capo degli angeli e protettore del popolo d’Israele” .

Anche San Michele è popolare tra gli scritti apocrifi anteriori a Cristo.

Finalmente Herrera considera i riferimenti che la liturgia del Missale di San Pio V fornisce su San Michele: nella benedizione solenne dell’incenso; nella recitazione del Confiteor, come rappresentante di tutti gli angeli; nella preghiera per gli agonizzanti. Il culto di S. Michele esisteva nel tempo dell’Imperatore Costantino con una chiesa edificata a Costantinopoli in onore dell’arcangelo. Il culto si estende in Occidente ed è Roma la più antica città che dedica un tempio a San Michele sulla via Salaria. Ci sono tre apparizioni di San Michele nell’antichità: sul mausoleo di Adriano a Roma; sul monte Gargano in Puglia; il monte Saint Michel in Francia .

Nello schema omiletico per il 13 maggio, accenna e commenta l’apparizioni e le parole che l’angelo custode del Portogallo rivolge ai tre pastorelli .

Riassumendo, il Cardinale Ángel Herrera Oria circoscrive la trattazione sugli angeli negli “schemi” per le omelie domenicali e festivi dell’anno liturgico ai dati essenziali della fede. Gli angeli come esseri creati da Dio, in Cristo, si pongono come aiuto e protezione in relazione agli uomini.
 
La dottrina sugli angeli secondo Cardinale Ángel Herrera Oria. Di P. Ricondo ORC
 
Segnalazione di Don Marcello Stanzione (Ha scritto e pubblicato clicca qui)