Letture, Hildegard von Bingen, la visione di una donna che ci porta a Dio
Scritto da Amministratore   
giovedý 31 dicembre 2020

Letture, Hildegard von Bingen, la visione di una donna che ci porta a Dio Di Caterina Maniaci

Hildegard von Bingen: una giovane donna colma di stupore verso il creato, capace di sentire, di percepire profondamente l’armonia che tutto collega, dal più esile filo d’erba alla luce delle stelle. Una ragazza che dalle mura del suo convento riesce a far sentire al mondo, e nei secoli a venire, la sua voce limpida, fascinosa, piena di autentica gioia di vivere, nonostante dolori, sofferenze, violenze, sopraffazioni. Quale momento migliore di quello che stiamo vivendo, in cui leggere, rileggere, le sue opere, o accostarsi al racconto della sua vita. ...

 

Il mondo sembra coperto da una cortina di nubi nere, il futuro ci angoscia, ci sentiamo smarriti…Anche il tempo in cui ha vissuto Hildergard non è stato dei più facili e sicuri. Pensiamo al  dodicesimo secolo, attraversato quotidianamente  da guerre, carestie, pestilenze, violenze. Eppure la sua voce infonde serenità e certezze: prima di tutto, quella della bontà della creazione di Dio.

Pur tenendo presente che esiste una bibliografia  sterminata sul tema, un’occasione per accostarci alla sua figura sono alcuni libri pubblicati recentemente, insieme alle sue opere e ad alcuni saggi, punti di partenza per scoprire l’universo di questa santa, mistica, scrittrice, musicista, studiosa di erbe e di rimedi contro ogni tipo di malanno, profonda conoscitrice del corpo e dell’anima.

Di recentissima pubblicazione “Ildegarda di Bingen santa, mistica, scienziata, filosofa e artista”, edito da If Press, che presenta gli atti della Giornata di Studi Ildegarda di Bingen, santa, mistica, scienziata, filosofa e artista, organizzata dall'Istituto Scienza e Fede dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in collaborazione con la Cattedra Marco Arosio di Alti Studi Medievali, tenuto a Roma il 21 marzo 2018.

E si può curiosare tra le pagine di un libro scritto un paio di anni fa da Marcello Stanzione e Bianca Bianchini, dal titolo “A tavola con santa Ildegarda”,  un viaggio tra curiosità e ricette di un'epoca caratterizzata dal contatto quotidiano con la natura e i suoi segreti. Consigli della santa  sui cibi buoni per la salute del corpo e dello spirito: un itinerario appropriato anche per questi giorni di festa.

Libri che, oltretutto, possono essere un’ottima idea di regalo.

Qualche suggestione su quello che questa grande figura femminile riesce a trasmetterci. In un’epoca in cui ben poche donne scrivono e leggono, Hildegard (che Papa Benedetto XVI ha proclamato dottore della Chiesa nel 2012) crea due delle più grandi opere mistiche, intitolata “Visioni”,  una collezione di canti e molti trattati scientifici. Opere che concretamente testimoniano la sua curiosità, tanto che ogni aspetto della vita le sembra degno di essere studiato, compreso, ammirato. Ama in modo particolare  il canto e la musica.  Nella Symphonia, una collezione di canzoni liturgiche per Maria, scrive con passione estatica il suo amore e la sua devozione per la Vergine Maria. La esalta come il “virgulto più verde” e canta le lodi del suo grembo che “ha illuminato ogni creatura”. La sua musica è stupenda anche al giorno d’oggi e non a caso ha ispirato e continua ad ispirare artisti e compositori.

Come lei stessa ha raccontato, fin dalla più tenera età  sviluppa  una straordinaria  capacità di “vedere”, di avere visioni in cui l’invisibile si rende visibile. Immaginiamo per un momento questa bambina, decima figlia di una famiglia numerosa e molto devota, nella Germania medievale, che entra in un monastero fin dalla più tenere età, ma che poi decide di restarvi, grazie ad una profonda e chiara vocazione. Hildegard predilige subito la preghiera, le piace svegliarsi all’alba, alle prime luci e incantata guardare il cielo, le nubi, percepire il il tenero soffio dell’aria mattutina sui fiori, sulle erbe, così come assistere, con stupore, allo scatenarsi di una tempesta.

Sente che è destinata a qualcosa di grande, ma non secondo i canoni della gloria umana. “La luminosità che vedo non è racchiusa in un luogo, ma risplende più della nube che sta davanti al sole; non so distinguere in essa altezza, lunghezza e larghezza; ed essa per me ha nome 'Ombra del Vivo Splendore'. E come il sole, la luna e le stelle appaiono riflessi nell'acqua, così le scritture, i discorsi, le virtù e le opere degli uomini risplendono per me in essa”, scriverà, nel tentare di descrivere le sue esperienze, “di questa luminosità non posso conoscere la forma, non più di quanto si possa guardare direttamente la sfera del sole. Talvolta - ma non accade di frequente - vedo all'interno di questa luminosità un'altra luce, che chiamo 'Luce Vivente'. Non so dire quando e come io la veda; ma, allorché la vedo, si allontano da me tristezza e dolori, e mi comporto allora con la semplicità di una fanciulla, e non come una donna ormai vecchia”. In fondo questa è la realtà in cui viviamo immersi, oltre il dolore e la fatica, la luce che nessuna nube può oscurare se non per un breve momento.

Marcello Stanzione e Bianca Bianchini, A tavola con santa Ildegarda, Gribaudi editore, pp.140, euro 11,50