SANTA GELTRUDE DI HELFTA E GLI ANGELI Di don Marcello Stanzione
Scritto da Amministratore   
giovedý 16 marzo 2023

SANTA GELTRUDE DI HELFTA E GLI ANGELISanta Geltrude la grande, la cui memoria liturgica è al 16 novembre, nacque nel 1256 a Aisleben in Germania. A cinque anni fu accolta, probabilmente perché orfana, nel monastero cistercense di Helfta da santa Matilde. Si instaurò un immediato rapporto tra alunna e insegnante, e sotto la guida di Matilde, che divenne maestra delle novizie dopo la decisione di Gertrude di entrare nella congregazione, la bimba sviluppò tutte le sue facoltà intellettive, diventando anche un’eccellente latinista. ...

 
A venticinque anni, il 27 gennaio 1281, ha la prima manifestazione divina. Incomincerà a scrivere in latino nel 1289, per un impulso interiore e sentendo la voce di Gesù che vuole far conoscere i suoi scritti.  

Quando, nell’ultimo terzo del XIII secolo, santa Geltrude entra nel monastero di Helfta, ella è meno spinta dal fervore spirituale che dal desiderio di studiare. In terra germanica, Helfta è una di quelle case in cui le arti del trivio e del quatrivio irradiano. Ecco quello che ha motivato dapprima la vocazione di Geltrude.

         Durante diversi anni, la ragazza si consacra interamente allo studio, assorta nelle sue ricerche. Nulla può lasciare indovinare il fuoco che cova sotto questa cenere. E poi, Geltrude ha ventun anni, ecco che Cristo le appare. Le annuncia che Egli l’ama con un diletto particolare e che le chiede il suo amore in cambio. Geltrude che, pertanto, non saprebbe ignorare che questo amore mistico è una sorgente di sofferenze corporali e spirituali terribili in cambio dei favori ricevuti e delle grazie accordate, una vera e formidabile associazione alla Croce, non lesina. Ella si dona interamente all’Amore, accetta tutto, sarà una delle prime messaggere del Sacro Cuore. Le visioni si moltiplicano. Il suo Libro delle Rivelazioni ne è pieno.

         Un giorno che è una festa mariana, Geltrude è scesa nella chiesa che ella percepisce piena degli angeli custodi delle sue compagne; essi stanno in piedi a loro fianco, tenendo ognuno una cesta di fiori e di frutti magnifici. Questi frutti e questi fiori rappresentano i sacrifici e le opere buone delle religiose. Altri angeli dispongono, al posto abituale della badessa, che è allora la grande Santa Mechtilde di Helfta, un trono d’oro. La Vergine, a suo tempo, verrà a sedersi. Allora, gli angeli, riprendendo i canti delle monache, di volta in volta avanzeranno e deporranno ai suoi piedi le ceste con i frutti e i fiori in segno di omaggio.

  Nel suo libro intitolato “ Le rivelazioni” riguardo agli spiriti celesti così leggiamo: “Un giorno, in prossimità della festa dell’Arcangelo San Michele, meditava, preparandosi alla Comunione, sul soccorso che la divina liberalità degnava accordare alla sua miseria attraverso al ministero degli spiriti angelici. Essa desiderò di mostrar loro la sua gratitudine, e offrì pertanto al Signore il Sacramento vivifico del suo Corpo e del suo Sangue. “O amatissimo Signore, - essa disse, - io ti offro l’ammirabile Sacramento in onore di questi gloriosi Principi della tua corte, a tua lode, e ad accrescimento del loro gaudio, della loro gloria e della loro eterna beatitudine”. Allora il Signore, attirando ed unendo alla sua Divinità in un modo mirabile ed ineffabile il Sacramento che gli veniva offerto, diffuse sugli Spiriti angelici così grandi copie di delizie, che se già non avessero posseduto il gaudio eterno, ciò sarebbe bastato per colmarli di tutta la possibile felicità. Le diverse gerarchie degli Angeli vennero allora, una dopo l’altra, a salutarla con reverenza, dicendo: “Hai fatto bene ad onorarci con quest’offerta perché noi vegliamo su di te con affetto particolare”.

L’Ordine degli Angeli diceva: “Noi vegliamo con gioia giorno e notte alla tua custodia perché tu non perda neppure la più piccola delle grazie che possono prepararti convenientemente a ricevere un giorno il tuo Sposo divino”. Essa rese allora vive grazie a Dio e a tutti questi beati spiriti, col desiderio però di conoscere quale degli Angeli era preposto alla sua custodia. Ed ecco avanzarsi subito uno di questi nobili Principi, ornato di così ricche vesti e di così splendide gemme che nulla quaggiù saprebbe darne un’idea. Egli si fermò a una certa distanza dal Signore e da lei, quasi per poterli comprendere in uno stesso delicato sguardo d’amore, e disse: “In virtù del familiare ministero per cui ho così spesso inclinato lo Sposo divino verso quest’anima e ho sollevato l’anima a Lui nel gaudio dello spirito, oso presentarmi in questo momento”. Essa gli offrì allora alcune preghiere particolari che aveva recitato in suo onore ed Egli le gradì con gioia e le presentò sotto forma di bellissime rose alla sempre adorabile Trinità.

Si presentarono allora gli Arcangeli, e la salutarono con benevolenza. “Noi vogliamo, dissero, o diletta sposa di Cristo, svelarti con fraterna dilezione e nella misura in cui li puoi comprendere, gli arcani segreti di Dio che, nello specchio della scienza divina, noi conosciamo essere più utili all’anima tua”.

Le Virtù dissero a loro volta: “Noi ti serviremo devotamente in tutto ciò che farai a gloria e lode del tuo e nostro Signore, con le tue meditazioni, le tue parole, i tuoi scritti, sostenendoti fedelmente ed eccitando il tuo zelo”.

Le Dominazioni aggiunsero: “L’onore del Re ama la giustizia e il cuore acceso d’amore non sopporta il freno della ragione; perciò tutte le volte che il Re della gloria si compiacerà di riposare nell’anima tua, e la tua anima da parte sua si sentirà portata verso di lui dall’impeto dell’amore, noi gli attesteremo per te il rispetto dovuto alla sua grandezza, affinché la sua gloria sovrana non soffra alcun detrimento”.

I Principati poi gli dicevano: “Noi cercheremo con ogni studio di presentarti sempre al Re dei re ornata di tutte le virtù che dilettano il suo Cuore”.

E le Potestà a loro volta affermavano: “Sappiamo quale intima unione ti congiunga col Diletto dell’anima tua: perciò veglieremo sempre ad eliminare tutti gli ostacoli così interni che esterni che possano turbare i vostri ineffabili colloqui, i quali dilettano tutta la corte celeste e insieme con essa tutta la Chiesa. Un’anima fervente d’amore infatti può impetrare più grazie che non migliaia di anime tiepide”.

Essa rese allora devotissime grazie al Signore e a tutti questi beatissimi Spiriti per tanti favori e ancora per molti altri che potremmo ricordare se non ne fossimo impediti dalla nostra incapacità. Li abbandoniamo dunque alla divina Bontà che sola tutto conosce con perfetta chiarezza”. Santa Geltrude a quarantacinque o quarantasei anni, poco prima di morire, il 17 novembre 1301 o 1302, ricevette il dono della ferita d’amore ossia la trasverberazione del cuore.