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27-28 febbraio-1 marzo 2026  - Convegno di Crescita e Formazione alla Vita Cristiana
RENATO BARON E LA VISIONE DELL’INFERNO Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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venerdì 01 agosto 2025

RENATO BARON E LA VISIONE DELL’INFERNOPietro Renato Baron nacque a Schio il 7 dicembre 1932 ed è deceduto, sempre a Schio, il 2 settembre 2004, dopo lunga e dolorosa malattia. La famiglia gli diede una solida formazione cristiana. Conseguì il diploma di perito industriale con i corsi serali. Lavorò per alcuni anni in officine meccaniche tessili, poi fu impiegato al casello autostradale a Piovene Rocchette con competenze sugli sviluppi autostradali; finché, nel 1989, andò in pensione. Il 5 maggio 1962 si era sposato con Margherita Menin. Più volte, dal 1960, fu eletto consigliere nel Comune di Schio e dal 1970 al 1975 fu assessore ai lavori pubblici della città. Era stato anche Presidente della Scuola Materna della sua frazione, e, fino al 1985, segretario di una sezione della Democrazia Cristiana di Schio. ...

 

Era un uomo concreto, dotato di molto buon senso, stimato dai colleghi di lavoro, dai dirigenti e dagli amici. Fu il depositario di numerose presunte apparizioni mariane ed in esse si parla anche di una particolare visione dell’inferno che ricevette dalla Vergine. Renato Baron riguardo all’Inferno dichiara: “Non avevo mai visto, e non riuscivo a immaginarmelo il terzo luogo che la Madonna mi ha fatto vedere, quello che noi chiamiamo Inferno. Cercherò ora di descriverlo per quanto mi è possibile. E’ un altro mondo, nel quale non ho visto il fuoco, come noi pensiamo, ma dove vivino persone come allo stato primitivo. Non si vede il cielo sopra, ma solo una grande cappa (di cosa sia fatta non lo so) che copre questa cupa caverna e la bassa volta ti opprime, non ti fa sperare nulla: ti schiaccia per l’eternità. Mi sono trovato lì che giravo per questa immensità senza fine, e pensavo che qui cadranno le anime che vogliono cadere perché non vogliono Dio, e rimarranno per tutta l’eternità in questa scura spelonca. Mi ha talmente spaventato questa visione, che per giorni e giorni non sono più riuscito a dormire, anzi, quando chiudevo gli occhi, mi mettevo a piangere perché mi veniva alla mente quel terrore che avevo visto. Non è che questo Inferno sia una persecuzione di Dio per le anime che vi cadono dentro, ma è un abbandono di Dio per quelle anime che Lo hanno rifiutato su questa terra. E quello che più mi colpiva, e mi faceva pensare e piangere, era il fatto dell’eternità: da lì non si esce più! E’, quella, una vita impossibile da vivere, perché non è come qui, dove vediamo la luce, i fiori, dove c’è l’amicizia, l’amore, e anche se questa è pur sempre una valle di lacrime rimane, però, la possibilità di essere gioiosi. Lì questo non è possibile, lì c’è solo oppressione, c’è solo un “mangiarsi l’un l’altro”: è una cosa terribile, e la Madonna forse me l’ha fatto vedere perché mi stava preparando ad una risposta che io dovevo dare ad una sua domanda. Ad un certo momento, infatti, la Vergine mi ha detto: “Tu che hai chiesto di poter soffrire, di donare – io avevo infatti promesso alla Madonna di offrire tutte le mie sofferenze per il bene dell’Opera, della Chiesa, delle anime di tutti i fratelli, adesso che sei nella grande sofferenza, e lo sarai ancora di più nei prossimi giorni – ed infatti, la mia sofferenza è continuata poi, ed è ancora in atto, adesso che hai visto tutte queste grandi cose, belle e brutte, ti è piaciuto? Ho risposto di sì, moltissimo! E allora Lei: “E’ possibile anche per te; ma tu che mi hai promesso tante sofferenze donate, sai quanto è preziosa la sofferenza donata? Te l’’ha detto Gesù quanto è preziosa, e allora tu non ti tirerai indietro, vero? Perché tirarsi indietro vuol dire qualche volta perdersi, cioè non essere più quelli di prima; allora è difficile entrare in quei posti meravigliosi che hai visto”. “Allora decidi tu – mi ha detto – cosa vuoi fare, perché ci sono tutte e tre le possibilità, e tu sei libero di scegliere. Tu sei un’anima che mi ha detto di sì molte volte, ed io ti dico che sarà possibile per te viverle queste cose, e sappi che il posto più bello, il Paradiso, è sicuro se saprai soffrire ed offrire. Sei ancora convinto di mantenere la tua promessa?...

Quanto detto dalla Vergine ti aiuta a sopportare e dare uno scopo alla tua sofferenza donata; e penso a quanta ce ne vorrebbe per salvare le anime! Non è possibile che una persona possa salvare tutti; dovremmo tutti donare spontaneamente le nostre sofferenze, facendo così un grande dono a Dio, che le userà per la salvezza dei fratelli. Se si pensa, ad esempio, a quanti ammalati ci sono negli ospedali, a quanta sofferenza questi racchiudono, ci si può porre la domanda: quanti di questi donano la loro sofferenza? Ce ne sono, sicuramente, di ammalati che sanno offrire i loro patimenti pensando a Gesù che ha chiesto di unire alle sue le nostre sofferenze, ma quanta sofferenza andrà perduta, piangendo e gridando solamente! Dobbiamo credere di più a queste cose; dobbiamo stare molto attenti perché ogni nostra piccola sofferenza ha un significato, un valore, e Gesù, la Madonna, sanno dove tramutarle in bene, sanno quali anime aiutare. Se pensiamo a quello che succede nel mondo, ci arrabbiamo qualche volta con Dio, e pensando, ad esempio, alla Bosnia, alla guerra in atto, a quella povera gente che piange, che soffre, che è torturata e muore, diciamo: Signore, perché permetti queste cose, perché te la prendi con questi innocenti? Noi dobbiamo capire che non è Dio, ma sono gli uomini che se la prendono con questi innocenti. Pare proprio che Dio accetti questa sofferenza, non la esiga, ma la accetti volentieri e ne attribuisca grande valore proprio perché, come Lui sulla Croce, essendo il più grande sofferente e il più grande innocente, ha salvato il mondo, così Egli userà queste sofferenze causate dagli uomini nei confronti di esseri innocenti per salvare nuovamente il mondo. In fondo la nostra vita vale veramente se l’avremo consumata per gli altri, con la sofferenza donata: saremo salvati e avremo l’eternità davanti. Quello che ha voluto farmi capire la Madonna in quei giorni di ospedale, è stato proprio questo: ne vale la pena!

Anche se ti tagliassero a pezzi, se la tua sofferenza fosse al massimo di livelli, sappi che c’è qualcosa di più grande che nessuno può toglierti: al di là di questa vita non c’è più dolore, c’è solo gioia immensa. Il mondo è diventato cattivo e, ricordiamocelo, il Signore accetta tutte queste sofferenze donate per salvare le anime. Attraverso ogni tipo di tribolazione, di malattia, di dolore che passa non solo per il corpo, ma che arriva anche all’anima, noi potremo essere salvati: quindi immenso è il valore della sofferenza donata! Ci sono certe sofferenze anche spirituali, oltre alle fisiche, e talora più pensanti di queste, ma nel mio caso, mi trovo in una situazione tale che non so quanto potrò resistere ancora. Né di notte, né di giorno mi passano i dolori e io vorrei sopportare e donare ancora”.

 

 
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