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SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA E GLI ANGELI Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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giovedì 18 dicembre 2025

SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA E GLI ANGELI“Per parecchie settimane il Padre (Sant’ Annibale Maria di Francia, Fondatore dei Rogazionisti), ed il Padre Palma si trattennero ad Oria a lavorare indefessamente per sistemare la casa come meglio potevano. Intanto urgeva la loro presenza a Messina [… ]. Il Padre prima di partire, ci riunì e ci mise al corrente della cosa. Appena finita la riunione, lo andai a trovare nella stanza e tutto scoraggiato gli dissi che non mi sentivo affatto di rimanere solo in casa con i ragazzi, giacche’ anche Fratello Giuseppe Antonio era ritornato a Francavilla. Il Padre mi rispose: “Non vedi che non possiamo fare diversamente? Abbi pazienza, confida nel Signore. ...

 

E poi come dici che rimani solo? C’è Gesù sacramentato, la Santissima Vergine Maria, il tuo angelo custode, quelli dei ragazzi… raccomandati ad essi, nei dubbi ricorri ad essi con fede, e stai sicuro che ti aiuteranno molto meglio di me e di Padre Palma” (Carmelo Drago, Il Padre, Frammenti di vita quotidiana, Editrice Rogate, Roma 1995, p. 57).

I pii esercizi che Padre Annibale dedica ai Sette Arcangeli Divini Assistenti, sono divisi in 3 parti.

·  Una prima parte dottrinale in cui si fa cenno alla tradizione liturgica sui sette Arcangeli, sui loro nomi e offici fino ad ora emersi. Questa parte ha natura di mera informazione preliminare per coloro che volessero conoscere i celesti protettori delle Sante Rogazioni.

·  Una seconda parte con la preghiera e/o l’ossequio da recitare per impetrare la loro protezione; ed in conformità dell’indirizzo teologico ufficiale che la Chiesa promuove, in questa seconda parte non vi è alcun riferimento specifico ai nomi, per evitare di infrangere il principio di Ecclesiologia e di anticipare giudizi che spettano solo al Magistero Ecclesiastico

·  Una terza parte costituita dall’unico esercizio che la Chiesa ammette su di loro, cioè la recitazione di 7 gloria Patri in onore dei Sette Arcangeli.

Ed è per questo motivo che  l'ossequio e la parte dottrinale di questi esercizi risultano approvati dalla Chiesa   con gli ossequi con i nomi  dei Sette Arcangeli nella parte dottrinale che anticipa la preghiera.   Da ciò si evince dunque che la Chiesa non vieta di invocare (per ora) il gruppo dei Sette Angeli senza i nomi, chiamandoli "o Santi Sette Angeli Assistenti" o "Sette Angeli della divina presenza", o "Sette Arcangeli", come fanno i  Rogazionisti, i Vocazionisti del santo Giustino Russolillo, san Bartolo Longo a Pompei ed altri, nonostante  ancora si non riconosca ufficialmente l’accostamento TB 12,15 = Ap 1,4 , cioè che i Sette Angeli o Arcangeli di Tobia, siano proprio i Sette Spiriti Assistenti dell'Apocalisse, che danno la pace alle sette chiese d'asia. Ma questa opinione è tuttavia molto sostenuta.

Da tale testimonianza possiamo trarre numerose considerazioni.

1)               Padre Annibale ha diviso i nomi dei Sette Arcangeli in 2 Grandi Categorie: una prima che comprende i nomi degli Angeli emersi dalla Sacra Scrittura Canonica, in cui inserisce (Michele Gabriele Raffaele e Uriele) ed una seconda che sono giunti a noi per Visione profetica privata, soprannaturale ed estatica (Sealtiele, Geudiele e Barachiele)

2)              Sulla prima categoria, Padre Annibale, forza in senso positivo e mistico l’’insegnamento della Chiesa, sostenendo addirittura che il nome di S. Uriele, non solo sia nome di Angelo Santo ma che lo stesso ci provenga dal “Depositum Fidei”. Egli indubbiamente si riferisce al IV° Libro di Esdra, comunemente ritenuto afferente alla pseudo – epigrafia, ma che Padre Annibale ritiene invece parte insopprimibile del Canone. In esso infatti Uriele si nomina ben due volte e costituisce il grande protagonista del racconto sacro:

- (1) “Mi rispose un Angelo che mi era stato inviato, e che si chiamava Uriele, e mi disse: “Con l’animo così turbato per questo mondo, vorresti comprendere i disegni dell’Altissimo?”;

–(2)  Io digiunai, gemendo e piangendo come mi aveva comandato l’Angelo Uriele. Dopo il settimo giorno, accadde che i pensieri del mio cuore si fossero fatti davvero oppressivi, ma la mia anima riacquistò lo spirito di intelligenza, e presi di nuovo a rivolgere parole all’Altissimo” ed ancora successivamente nel prosieguo del racconto:

- Accadde (allora) che, non appena ebbi fatto questo discorso, mi fosse inviato l’angelo che era venuto da me la notte passata, e mi disse: “Ascoltami, e io ti istruirò, prestami attenzione, e parlerò ancora davanti a te.

3)              Dunque Sant’Annibale Maria di Francia, ritiene S. Uriele, Angelo perfettamente Canonico, perché addirittura facente parte del Canone Ecclesiastico (in modo molto più audace di noi che ne sosteniamo l’inclusione per Sacra Tradizione Ecclesiastica) in quanto inserisce all’interno dello stesso anche il IV° Libro di Esdra che la Chiesa indubbiamente ha utilizzato per scrivere importanti orazioni, come la preghiera per i defunti “L’eterno riposo”.

 

 

 

 
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