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27-28 febbraio-1 marzo 2026  - Convegno di Crescita e Formazione alla Vita Cristiana
SAN GIOVANNI ENRICO NEWMANN E I DIAVOLI Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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giovedì 18 dicembre 2025

      SAN GIOVANNI ENRICO NEWMANN E I DIAVOLILa predicazione cristiana costringe ad aprire gli occhi sull’oscura realtà del male e di Satana suo autore. Il male esiste. Nella sua dimensione morale, esso è, fin dalle origini, quel volto della creazione oscurata dalla presenza del “principe delle tenebre” e della sua lotta contro Dio.

Jonh Henry Newman nasce a Londra il 22 febbraio 1801. Il padre è un banchiere dalla religiosità incerta, la madre discende dagli ugonotti francesi. E’ un ragazzo alto e magro, dagli occhi grigio-scuri, intelligentissimo. A 10 anni ha la certezza di essere chiamato a “servire la gloria di Dio”; a 15 incontra Dio “non come una nozione, ma come una persona che mi disse “Tu””. ...

 

I suoi studi sono una carriera rapida e brillante: entrato all’ “Oriel College” dell’Università di Oxford a 21 anni, nel 1822 è promosso “fellow”, membro con borsa di studio. Nel 1824 è ordinato prete anglicano e diventa tutor, professore assistente. A 27 anni è parroco di Santa Maria di Oxford, ma conserva la docenza universitaria e pubblica opere di patrologia e di storia della Chiesa. E’ uno dei cervelli della Gran Bretagna, ma è insoddisfatto e cerca la verità attraverso una nuova strada. Predica al popolo ed è ascoltatissimo; affascina i giovani di Oxford con le sue lezioni, ma è insoddisfatto della sua fede. Nel luglio 1833 compie un lungo viaggio in Italia. A Roma avverte il lacerante contrasto nel suo animo: l’avversione al Papa – i cattolici, dagli anglicani sono spregiativamente chiamati papisti- e il fascino della roccia di Pietro su cui poggia la Chiesa. Incontra il sacerdote Nicola Wiseman, rettore del Collegio inglese, desideroso di ridare dignità ai cattolici d’Inghilterra, da secoli reietti in patria: con cui parla a lungo (Wiseman diventerà cardinale arcivescovo di Westminster). Il viaggio prosegue in Sicilia, dove si ammala gravemente, ma è sicuro: “Non morirò perché ho un lavoro da compiere in Inghilterra”. Guarisce e prega: “O Dio, luce gentile, guidami tra le tenebre. Nera è la notte, lontana la casa: guidami tu. Amavo scegliere la mia strada, ma ora guidami tu” Rientrato a Oxford, si unisce a un gruppo di anglicani che trattano problemi spinosi: la vera natura della Chiesa, il rapporto con la Tradizione, l’autorità papale. Sotto il suo pulpito si accalcano numerosi fedeli. Il 24 settembre 1843 vi sale per l’ultima volta e rivolge i rimproveri più dolorosi e severi alla Chiesa anglicana. Trascorre un periodo di silenziosa meditazione e di travagliata riflessione. L’8 ottobre 1845 davanti al passionista Domenico Barberi della Madre di Dio pronuncia l’abiura dell’anglicanesimo e diventa cattolico. Scriverà: “Fu per me come entrare in un porto, dopo una crociera burrascosa. La mia felicità è senza interruzione”. Gladstone, premier britannico, commentò: “Mai la Chiesa romana, dopo la Riforma, ha riportato una vittoria più grande”. La sua conversione è un evento e molti lo imitano: in un anno saranno oltre 300 le conversioni di intellettuali, professori, teologici. Intanto Newman va  a Roma. Nel collegio di Propaganda Fide completa gli studi teologici e il 26 maggio 1847 riceve l’ordinazione sacerdotale. Incoraggiato dal papa Pio IX, torna in patria. Ormai cinquantenne vive la stagione più bella perché è sicuro di aver raggiunto la Verità, di essere in comunione con Cristo, la Chiesa e il Papa. Entra nell’Oratorio di San Filippo Neri e fonda oratori a Maryvale, Birminghan, Londra, Edgbaston. Ma arriva un periodo di grandi prove. Newman si trova solo e incompreso. Ma nulla lo scoraggia. Nell’oratorio di Birmingham si occupa dell’educazione intellettuale e morale dei ragazzi e dei giovani con bontà e amorevolezza. Don Bosco aveva saputo di lui e della sua conversione e lo apprezzava molto. Nel 1879 Leone XIII lo crea cardinale ed egli commenta: “Le nubi sono cadute per sempre”. L’11 agosto 1890 l’indefesso cercatore della verità va incontro al suo Dio “luce gentile”. Sulla tomba vuole scritto “Ex umbri set imaginibus in veritatem”, dalle ombre e dalle figure alla verità. Il papa Benedetto XVI lo beatifica il 16 settembre 2010 durante il suo viaggio apostolico nel Regno Unito e papa Francesco lo canonizza il 13 ottobre 2019 in piazza san Pietro.

I saggi di Newman contengono frequenti allusioni all’esistenza ed all’azione di Satana. Tutto uno schizzo di quello che si può chiamare una demonologia trova il suo posto nella riflessione escatologica. Newman non pensa che, a scapito di un linguaggio spesso mitico, la tradizione biblica su Satana e la sua azione possa non essere presa sul serio. Se il mondo soffre di una disgrazia troppo reale, è che è il teatro di operazione dell’essere malefico venuto da più lontano di esso. Più ancora che suo strumento, non ne è che l’ostaggio, troppo spesso incosciente? In definitiva, il processo che Newman ha potuto fare al mondo trova la sua giustificazione nel proseguimento dello sforzo per allontanare il suo travestito alla presenza demoniaca.

 

      Uno sguardo al secondo grado: Quando egli evoca questa presenza, è sempre per convincere ed esortare. Abbastanza frequenti nei Sermoni parrocchiali, le allusioni al demonio non fanno che raramente l’oggetto di uno sviluppo. Il suo pensiero vede l’esistenza di Satana e degli angeli decaduti come il frutto di un orgoglio tanto più pesante nella sua sanzione poiché esso è quello di un puro spirito dotato in origine di tutta l’eccellenza dei suoi doni. Lo sguardo di Newman è sempre al secondo grado. Egli cerca meno di depistare la presenza del demonio quanto nel prevenire ed allertare la coscienza del cristiano. Guidato dalla fede, egli cerca dapprima di discernere questa presenza nascosta dietro le manifestazioni del vizio e del peccato. Satana si nasconde. Sia nel seno della vita collettiva della società che nell’esperienza degli individui in contrasto con la loro coscienza.

 

      Menzogna e sortilegi: Newman vede nel Nemico come la personificazione stessa della menzogna. Egli ha tutto della doppiezza, dell’astuzia e dell’artifizio. Non attacca mai di fronte, ma di striscio. Tutta la sua astuzia è nel fare dei tranelli. Egli violenta le coscienze meno che non le anestetizzi. Egli svela la sua attuale strategia: “Qual è l’astuzia di Satana oggi? Essa è molto differente, ma forse più perniciosa ancora. La religione del mondo si è appropriata del lato luminoso del Vangelo, del suo messaggio di conforto, dei suoi precetti d’amore. Questo genere di religione conviene per natura ad un’epoca civilizzata, e Satana gli ha dato delle basi ed una forma definitiva destinati a farne un idolo della Verità. Tutto è luminoso e sorridente; la religione è piacevole e facile. Satana ha dato una tale parvenza, tali basi a quello che è il semplice prodotto naturale del cuore umano in talune circostanze, che ne fa un contraltare della verità. Guardiamoci dal servire Satana sotto i tratti di un angelo di luce.

      Così, presente il mondo, con la società sotto controllo e coltivata come egli spera, soccombe al giogo pestifero della seduzione e del fascino demoniaco. Non è altro che astuzia. Ed i cristiani ne sono le vittime. Non è di buon costume sembrare ai nostri giorni “liberi ed affrancati” da ogni pregiudizio, e singolarmente quello di pensare che la fede richiede timore e rispetto nei riguardi dei valori religiosi? In un sermone del 1831 Il senso cristiano del sacro, Newman stigmatizza la disinvoltura nella condotta ed il linguaggio dei cosiddetti cristiani che non hanno rispetto per le cose sacre. Certo non si nega Dio, non lo si oltraggia di fronte, non lo si bestemmia. Ma, “per paura di sembrare ridicolo davanti ad altri”, si parla e si agisce come se la religione non contasse, “come se non si trattasse di riconoscere l’autore del male come maestro e signore”: “E’ un maestro che accetta di essere servito senza tremare. La sua astuzia è di portare la gente a mettersi a proprio agio con lui. A pensare a lui con leggerezza. A mulinare a suo riguardo. Egli vuole ben subire il loro ridicolo, incassare (per così dire) i loro colpi. Egli fa credere di essere loro schiavo per prenderli al suo laccio. Egli non ha dignità da tenere. Tale è il suo scopo. Egli trotta in tutti i sensi sulla terra; sale e scende; sente e si rallegra di quelle sciocchezze perpetue che si fanno su di lui”. Come resistere alla derisione burlesca del tratto? Non abbiamo là una specie di illustrazione, del tutto inattesa, del discernimento degli spiriti di cui si sa che essa è una delle scale degli Esercizi di Sant’Ignazio? “Satana sa sicuramente nascondere il suo veleno. Egli schernisce le generazioni passate, schernisce ogni istituzione che le rispettano. Vi soffia cosa dire, poi vi ascolta, vi complimenta, vi incoraggia. Vi spinge a salire sempre più in alto. Vi mostra come diventare degli dei. Poi ride e scherza con voi, guadagna la vostra intimità; prende la vostra mano, scivola le sue dita tra le vostre, le racchiude e là voi gli appartenete”.

      In un altro sermone La preghiera interiore, Newman riprende con la stessa verve questa sfida che porta il “riso di Satana” nella coscienza del credente: “Se voi potreste vedere come tutti i pensieri frivoli che voi accarezzate e che vi sembrano così brillanti e piacevoli siano ispirati da questo antico seduttore dell’umanità, l’Autore del male, che sta ai vostri fianchi quando voi disprezzate la religione, serio lui stesso quando vi fa ridere, incapace di ridere delle sue proprie asinerie, nel mentre che vi porta danzando alla perdizione, senza dubbio tremereste come trema lui stesso quando vi tenta”. In una delle Letture di Birmingham, Satana è presentato sotto la figura sardonica dell’Altro che prende tutto il suo tempo per ricevere il frutto dei suoi malefici, “che innalza tutte le sue batterie contro l’anima accasciata” dall’angoscia della morte: “Il suo vecchio nemico ha distaccato il suo buon angelo e ne ha preso il posto; egli è seduto vicino a lui, gioioso della sua vittoria e che aspetta pazientemente la sua preda. Egli non la spinge a nuovi peccati, per timore di risvegliare la sua coscienza addormentata e di portarvi turbamento. Egli la lascia divertirsi in un simulacro di fede, in un’ombra di pietà, in un simile di culto. Egli lo aiuta a crearsi un simulacro di religione capace di soddisfare la sua ragione affievolita, sapendo bene che questa parodia non deve avere una lunga durata, che la morte non è più che una questione di tempo e che potrà ben presto trascinarlo con sé nella sua oscura dimora”.

      Newman non drammatizza che per spingere i suoi ascoltatori a prendere infine sul serio le minacce del Maligno. Satana è impotente; egli non ha presa che coi suoi sortilegi: “Satana può dispiegare tutta la sua cattiveria, può affliggerti duramente; può martirizzarti, ferirti e mutilarti per quel che riguarda il mondo. Ma non può toccarti per quel che riguarda lo spirituale. Egli non ha alcun potere di trascinarti al peccato”. Nel sermone di Natale dello stesso anno, Il Cristo manifestato nel ricordo, Newman esorta i suoi ascoltatori a considerare il mistero di Dio di fronte al quale Satana non è che “fallimento e derisione”. Egli non ha nulla sospettato, nulla percepito, nulla visto dell’evento della notte di Betlemme: “Meravigliosa Provvidenza, in verità, che è così silenziosa, e pertanto così efficace, così costante, così infallibile! Ecco cosa svela il potere di Satana. Egli non può discernere la mano di Dio nel corso delle cose; e benché, nella sua ribellione insensata ed empia contro il cielo, egli desidera ardentemente incontrarsi e misurarsi con essa, non può trovarla. Per quanto scaltro ed esperto che sia, egli sembra un bambino od un pazzo, un uomo di cui ci si deride, il cui pane quotidiano non è che smacco e derisione, davanti alla profonda e segreta saggezza dei consigli divini.

 

 

 
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