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IL PANE NELLA STORIA DELLA CIVILTA’ E DELLA SPIRITUALITA’
IL RAPPORTO TRA GLI ANGELI E I SANTI Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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sabato 14 febbraio 2026

IL RAPPORTO TRA GLI ANGELI E I SANTIIl mondo dei Santi e quello angelico si intrecciano in continuazione. Nei primi secoli del cristianesimo, i primi Santi riconosciuti sono i martiri che versano il loro rosso sangue per testimoniare fedeltà a Cristo e Dio sostiene i Suoi eroi e invia i Suoi Angeli a sostenerli nella prova della persecuzione. Non solo: gli Angeli aiutano i Santi a diffondere la parola del Cristo, infondendo loro una straordinaria capacità di convincere e convertire alla fede cristiana persino i pagani più dotti e irriducibili. ...

 

 

San Francesco d’Assisi nasce verso il 1182, e dopo una gioventù libertina, si converte alla fede e riceve addirittura da Dio le Stigmate. Il suo biografo, San Bonaventura da Bagnoregio, così descrive questo episodio cruciale della vita del Santo di Assisi: “Una mattina, verso la festa dell’Esaltazione della Croce, mentre pregava in un luogo appartato del monte, vide scendere dal cielo un Serafino con sei ali infuocate e risplendenti. Quando questi, con volo rapidissimo, giunse nell’area vicino al luogo dov’era l’uomo di Dio, tra le ali apparve l’immagine di un uomo crocifisso…Delle ali, due si alzavano sul capo, due si aprivano al volo e due ricoprivano tutto il corpo. A questa vista, il Santo rimase stupefatto, mentre il suo cuore fu preso da un sentimento misto di tristezza e di gaudio. Si rallegrava, infatti, dello sguardo pieno di grazie col quale si vedeva guardato da Cristo apparsogli sotto l’immagine di un Serafino; ma, a vederlo crocifisso, l’anima sua si sentiva trapassata dalla spada d’una dolorosa compassione. Era sommamente meravigliato per questa visione che gli sembrava incomprensibile, sapendo bene che il dolore della passione non si concilia in alcun modo con la beatitudine di un Serafino. Alla fine, però, il Signore gli fece comprendere che tale visione era stata offerta ai suoi occhi dalla Provvidenza Divina, affinché questo amico di Gesù Cristo fosse preavvertito che sarebbe stato totalmente trasformato per assomigliare a Cristo crocifisso, e non con il martirio della carne ma con incendio amoroso del suo spirito. Quando la visione scomparve, lasciò nel cuore di Francesco un meraviglioso fervore, ma anche nella carne di lui, erano rimasti impressi i segni non meno meravigliosi della passione di Cristo. Subito, infatti, cominciarono ad al apparire nelle mani e nei piedi di lui i segni dei chiodi, come poco prima l’immagine dell’uomo crocifisso”.  San Francesco venera amorosamente gli Angeli e dice che devono essere invocati dovunque come compagni, e non meno invocati come custodi.

Santa Cristiana, che nasce verso l’anno 1240 nel castello di Santa Croce sull’Arno (Pisa):  giunta all’età di matrimonio, i fratelli le propongono dei partiti, ma lei rifiuta avendo già scelto il suo sposo: Gesù Cristo. In famiglia iniziano i litigi ed ella decide di andare a Lucca come domestica. Nelle sue intense preghiere riesce ad avere colloqui con Gesù Crocifisso ma il Demonio inizia a tentarla: Santa Cristiana invoca la protezione di San Michele che le appare e incatena Satana in modo che non la molesti più. Santa Cristiana, per ringraziare il Principe celeste, intraprende con delle amiche un pellegrinaggio sul Gargano: giunta in prossimità del promontorio del Gargano, viene importunata da uomini malvagi: San Michele, vestito da Diacono, la salva e la conduce al Monte Sant’Angelo. Santa Cristiana vola al cielo il 4 gennaio 1310.

Anche un grande della Chiesa, San Tommaso d’Aquino, ha un rapporto speciale con gli Angeli, il massimo genio di tutti i tempi della teologia cattolica è talmente affascinato dal mondo angelico che i posteri lo definiranno ‘Doctor Angelicus’ Le attività degli Angeli sono infatti uno degli oggetti preferiti della contemplazione di San Tommaso d’Aquino (1225-1274). Di lui viene tramandato un episodio che val la pena di ricordare: una donna perfida cerca di far crollare il suo voto di castità, Sant’Agostino chiede aiuto a Dio perché lo preservi, poi nel sonno vede due Angeli che gli stringono le reni con una cintura dicendogli che la sua preghiera è stata esaudita: il dolore che percepisce in quel momento è così vivo che emette grandi urla di sofferenza.

Santa Francesca Romana (1384-1440), la Santa più conosciuta e amata dai romani. Bella e intelligente, nata in una famiglia ricca, Francesca vorrebbe essere la sposa di Cristo, ma per obbedire al padre acconsente al matrimonio con un patrizio romano, e diventa madre e sposa esemplare. Per tutta la vita riesce a conciliare le cure familiari con la tensione mistica e spirituale: rimasta vedova, si dedica completamente alla vocazione religiosa. Francesca Roma è fondatrice delle Oblate di Maria, tuttora presenti nel monastero di Tor de’ Specchi, a pochi passi dal Teatro di Marcello a Roma. Tutta la vita di questa Santa è accompagnata da figure angeliche, in particolare da un Angelo che Francesca sente e vede accanto e sé. Il primo intervento dell’Angelo è del 1399: l’Angelo svolge funzioni di “bagnino” salvando Francesca e sua cognata Vannuzza che sono cadute in Tevere.  L’Angelo di Francesca si presenta sotto forma di bambino di dieci anni, con i capelli lunghi, gli occhi splendenti, vestito di una tunica bianca: l’Angelo è custode e guida di Francesca, ma se occorre è anche castigatore. Resta con lei per 24 anni, poi viene sostituito da un altro di gerarchia superiore, “assai più risplendente del primo”, che resta con lei fino alla morte. Gli affreschi del Quattrocento, opera della scuola di Antoniazzo Romano, che ornano la cappellina del monastero e che a più riprese mostrano la Santa in compagnia dell’Angelo, testimoniano di questa soprannaturale presenza accanto a Francesca, amatissima dal popolo di Roma per la straordinaria carità e le miracolose guarigioni che compie. Giovanni Ciudad nasce in Portogallo l’8 marzo 1495, ma trascorre la sua giovinezza in Spagna. Nel 1538 si stabilisce a Granada, dove un giorno un misterioso bambino lo soprannomina “Giovanni di Dio” e così viene sempre chiamato in seguito. Sensibile alla sofferenza degli ammalati, affitta una casa che trasforma in ospedale. Per curare gli ammalati si mette a fare la questua esclamando: “Fate bene fratelli”. San Giovanni si raccomanda all’aiuto dell’Arcangelo Raffaele che invoca non solo come “Medicina di Dio”, ma anche come guida e sostegno. Un mattino si reca alla fontana per fare provvista d’acqua, cercando di fare in fretta per aver tempo di riordinare l’ospedale. Ma al suo ritorno, il lavoro è già stato fatto: la casa è pulita, i letti rifatti, i piatti e gli altri utensili lavati, puliti e sistemati; il pane tagliato, la carne e le verdure cotte. E quando Giovanni chiede chi abbia pulito, tutti gli rispondono che è stato lui stesso, allora Giovanni esclama: “Dio sia benedetto, miei fratelli, perché in verità, egli ama molto i poveri, perché manda i suoi Angeli stessi per servirli”.

Un’altra sera, Giovanni sta tornando a casa e s’imbatte in un povero che giace sfinito lungo la strada: senza esitare Giovanni se lo carica sulle spalle, ma poco dopo cade a terra stremato. Improvvisamente si presenta a lui un giovane dall’aspetto nobile che si offre di aiutarlo e di condurlo all’ospedale e gli dice: “Voi non avete ragione di prendervela con il vostro corpo; perché appesantirlo così? Appoggiatevi a me”. Giunti all’ospedale il giovane si manifesta nella sua vera natura: “Giovanni, io sono l’Arcangelo Raffaele. Dio mi ha incaricato di prendermi cura di te e di tutti quelli che serviranno con te i poveri. Io sono mandato da Lui per aiutarti nella tua caritatevole opera affinché tu sappia bene quanto è gradita al Signore l’opera da te intrapresa, Egli mi ha incaricato di tenere un fedele conto di tutte le tue azioni e di tutte le elemosine fatte. Ed anche io sono incaricato di proteggere e di conservare tutti coloro che favoriranno l’impresa che tu hai assunto in favore dei poveri”. Detto questo, sparisce.

Giovanni di Dio muore l’8 marzo 1550, viene sepolto nella Basilica di Granada e sopra la sua tomba veglia la statua dell’Arcangelo San Raffaele.

 

 

 

 
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