| CONVERTIRSI A DIO CON L’AIUTO DEL COUNSELING E DELL’ENNEAGRAMMA Di Antonio Ferrisi |
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| Scritto da Amministratore | |
| sabato 14 febbraio 2026 | |
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La persona che fornisce l’aiuto dispone dei mezzi appropriati per favorire il cammino di autoconoscenza e sviluppo interiore, che appura la ricerca spirituale dalle influenze che tentano di “spiritualizzare” la persona senza definire bene la meta e senza indicare le potenzialità ed eventuali pericoli lungo il cammino di crescita spirituale. Il counselling pastorale non è solo sapere di Dio, che in senso stretto descrive la teologia, non è solo sapere come fare per avvicinare gli uomini a Dio, ma è soprattutto saper diventare una persona ricca di Dio, in grado di sviluppare una relazione significativa e sanante con gli altri. L’obiettivo del counselling pastorale non è solo quello di promuovere il risveglio spirituale, ma mira alla promozione dell’equilibrio dell’individuo in tutte le dimensioni della sua personalità (ovviamente, in primis, la dimensione spirituale della persona, ma anche quella fisica, intellettuale, emotiva e sociale) per indicare il senso della vita nella pro-esistenza indirizzata a Dio e agli altri. Nel counselling pastorale i problemi affrontati non riguardano esclusivamente la relazione con Dio, ma concernono tutti gli aspetti della vita. Il consigliere pastorale aiuta a far fronte a lutti, fallimenti, paure di morte, divorzi, problemi educativi, solitudine, disturbi sessuali, malattie, dipendenze, problemi finanziari, idee suicide, e così via. Egli legge l’esperienza e la situazione della persona incontrata alla luce di una visione teologica, che può promuovere nell’aiutato una crescente consapevolezza del valore equilibrante della spiritualità nella vita. Le modalità pratiche di attuazione del counselling dipendono anche dalle qualità psicologiche ed umane del consigliere, dalle sue capacità di accoglienza e di ascolto, dai suoi atteggiamenti educativi. Il processo del counselling pastorale si rivela come un processo religioso attraverso il quale la persona fa esperienza di Dio che redime, risana, riconcilia e promuove la crescita verso la pienezza della vita. L’accompagnamento pastorale che promuove la crescita della fede, con conseguente l’avvicinamento a Dio, conduce parallelamente ad un più profondo contatto con sé stessi e ad un avvicinamento agli altri, suscitando un accresciuto desiderio di appartenenza alla comunità ecclesiale. Sulla base dell’esperienza, penso di poter dire che, il counsellor pastorale, debba avere tre passioni fondamentali: la passione per l’uomo, per Dio e per la pienezza della vita. Nella seconda parte di questo libro, don Marcello Stanzione analizza l’utilità dell’enneagramma nella pastorale della Chiesa Cattolica.
Lo studio serio del carattere ci permette indubbiamente di comprendere meglio chi siamo, da dove proviene il carattere che possediamo e quali potranno essere gli eventuali, futuri sviluppi della nostra personalità. La conoscenza del carattere ci aiuta, se lo vogliamo e ci impegniamo con serietà, a crescere armoniosamente. l’enneagramma è uno dei tanti modelli caratterologici ma che data la sua potente analisi ci offre una opportunità unica di vedere la realtà della nostra esistenza da un’altra angolazione e come scrive don Marcello Stanzione nel titolo del suo studio anche di migliorarsi, ovviamente sempre se si è disposti ad affrontare tale impegno faticoso che è conversione…. Si tratta dell’enneagramma, una tipologia della personalità molto antica che per secoli era tramandata unicamente per via orale dal maestro al discepolo, riscoperta nel ventesimo secolo e oggi apprezzata anche dagli specialisti di psicologia e dagli studiosi del carattere oltre che da guide spirituali. Le sue radici affondano nella saggezza orientale sia dei padri cristiani del deserto del terzo e quarto secolo che dei sufi dell’islam. L’enneagramma è una sorta di specchio, tramite il quale guardare dentro di sé, per andare alla ricerca dei nove volti dell’anima. Si tratta semplicemente di una mappa, di uno strumento utile per rappresentare quel particolare territorio, che è la persona. Studiare le persone servendosi di mappe rende l’approccio più semplice, ma non deve creare false certezze. La premessa sulla quale si fonda l’enneagramma è molto semplice ed è sostenuta dall’esperienza quotidiana e dell’osservazione del comportamento dell’uomo. Gli ideatori e i perfezionatori dell’enneagramma della personalità (che si distingue da altri tipi di enneagramma) nel ventesimo secolo hanno individuato nove tipi di personalità, suggerendo per ogni modello le strade che portano verso la libertà dai condizionamenti negativi che spesso subiamo. Dopo aver individuato a fondo la natura fondamentale del tipo cui apparteniamo, la possiamo trasformare in positivo. Come vedremo, l’enneagramma possiede una potente dinamica interna, che ci può sospingere in tre direzioni principali: - Superare le barriere che costruiamo per difenderci; - Riconoscere e interpretare le reazioni automatiche del nostro tipo; Recuperare la capacità di rispondere in modo appropriato agli stimoli, tralasciando i pregiudizi e vivendo in armonia con noi stessi e gli altri. Gli sforzi che sapremo compiere, saranno tanto più efficaci e puntuali, quanto più sarà dettagliata la conoscenza di quel terreno del tutto peculiare, che è la nostra personalità. Il presente libro dei due illustri autori, cerca di ottenere una trasformazione in meglio delle persone in sofferenza, curando specifiche situazioni di sofferenza emotiva e spirituale che spesso si riversano pure sul somatico. Nella misura in cui discutiamo di trasformazione in positivo della persona, dobbiamo però capire che cosa subisce una metamorfosi man mano che ci sviluppiamo, cioè che cosa è, in altre parole, che è informato in ultima analisi dalle passioni o dalle virtù. Quando usiamo la parola anima, intendiamo la nostra coscienza personale, a cui ci riferiamo quando diciamo "io" o "me". È la nostra anima, quindi, la nostra coscienza viva, il nostro luogo particolare di consapevolezza ed esperienza, che si considera sia la personalità che l'Essere; in altre parole, sperimento me stesso come mia personalità o come Essere. La struttura della personalità è semplicemente un costrutto mentale, un insieme di credenze e rappresentazioni interne, e questa struttura modella la materia prima della nostra anima proprio come uno stampo di gesso in cui viene versato del liquido che poi si solidifica e quindi viene modellato secondo le forme dello stampo. La nostra anima prende la forma della nostra struttura di personalità. Man mano che la nostra anima diventa meno contenuta da quella struttura, diventa più fluida e dinamica, e senza i confini della fissità della personalità, è in grado di percepire la sua natura interiore, l'Essere che per i credenti è sempre collegato al Creatore Divino. Come per le idee platoniche, l'Essere è senza tempo, ed è la nostra anima umana che entra in contatto e conosce queste qualità eterne del Divino. È la nostra anima che sperimenta e nel tempo incarna i principi universali dell'Essere, come la compassione, la chiarezza, il sostegno e così via. La nostra coscienza viva, allora, è ciò che è informato dalla personalità e dall'Essere, e implicitamente dalle passioni o dalle virtù in base al cammino evolutivo spirituale raggiunto da ognuno. Una delle caratteristiche principali della nostra coscienza o anima personale è che è altamente malleabile e impressionabile. Siamo plasmati da ciò che ci accade, in modo più drammatico, come ci ha mostrato la psicologia, nei primi anni di vita. Dopo circa l'età di sette-nove anni, il periodo durante il quale la nostra capacità di autoriflessione è pienamente sviluppata e quindi il senso di sé si fonde, ciò che accade dopo quella età è nella maggior parte dei casi meno cruciale e formativo. I nostri meccanismi di difesa si solidificano e, mentre siamo ancora influenzati dalla vita, il senso centrale di sé - l'ego centrale nella formulazione dello psicanalista scozzese W. R. D. Fairbairn (1889-1964), continuatore dell’opera di Melanie Klein - rimane costante. Questo ego centrale è la parte della nostra struttura di personalità con cui ci identifichiamo, cioè ciò che consideriamo noi stessi. Ci sono altre parti della nostra personalità, che separiamo dalla coscienza e tendiamo a proiettare sugli altri, e ci sono anche aspetti primitivi e istintivi di essa che non identifichiamo facilmente come noi stessi. È il nostro sé centrale che si trasforma quando ci apriamo a queste parti inconsce della nostra personalità e al di là di esse, al regno dell'Essere. Un altro modo di dirlo è che ci consideriamo cambiati man mano che la nostra esperienza della realtà si espande oltre i perimetri che delimitano la nostra personalità. Per orientarci, dobbiamo comprendere qualcosa di più sul nostro senso di sé: è inseparabile dal senso di ciò che non si è. Come ci ha mostrato la comprensione psicologica della teoria delle relazioni oggettuali della Klein, il nostro senso di chi siamo si sviluppa in relazione a un "altro", originariamente nostra madre o la persona materna autorevole della prima infanzia. Il senso di noi stessi, quindi, non esiste nel vuoto ma sempre in relazione. Collegare il senso di sé e il nostro senso dell'altro è un affetto o, per dirla in altro modo, questa relazione tra sé e l'altro è caratterizzata da una particolare emozione. La nostra personalità è composta da numerose relazioni oggettuali, unità del sé e dell'altro, legate da un particolare affetto. Alcuni di questi sono consci, si fondono nel senso centrale di sé, mentre altri sono inconsci ma comunque fondamentali per il nostro senso della realtà. Sebbene la nostra personalità sia composta da molte relazioni oggettuali, dal punto di vista dell'enneagramma, ogni tipo caratteriologico (che definiamo enneatipo) ne ha una primaria. Il tono affettivo o emotivo in questa relazione oggettuale primaria è la passione di quel tipo. Ogni enneatipo, quindi, ha una relazione oggettuale centrale composta da un caratteristico senso di sé e dell'altro, e la passione è il tono emotivo della relazione tra queste due immagini interne. In alcuni individui, questa relazione oggettuale fa parte del loro senso cosciente di sé, la loro relazione oggettuale centrale. Ma questo senso fondamentale di sé e dell'altro di solito non è cosciente, né lo è la passione, e ci vuole un bel po' di lavoro interiore per esporlo. Un Tre, per esempio, potrebbe non rendersi conto consapevolmente che crede di essere al di là delle regole che seguiamo noi, che vede gli altri come incompetenti, che è una persona che mente ed è ingannevole. Per usare un altro esempio, un Nove potrebbe avere difficoltà a riconoscere che vede gli altri come di primaria importanza, vede sé stesso come invece poco importante e che è pigro, specialmente se è costantemente impegnato con compiti di tipo improvvisato. Potrebbe essere necessaria una seria introspezione per capire che la sua "attività" ha poco a che fare con sé stesso o con i suoi reali bisogni. Molti di noi non comprendono la passione del nostro enneatipo nel senso cosciente di sé, poiché riconoscerlo spesso potrebbe farlo sentire vergognoso e cattivo. Ad un enneatipo Uno, per esempio, l'altro appare tipicamente come qualcuno che è imperfetto e ha bisogno di correzione, mentre il senso di sé è quello di uno che sa cosa è sbagliato e può indicarlo. Il tono affettivo è la passione della rabbia, che va intesa, come dice lo psichiatra Claudio Naranjo, esperto di enneagramma come “un antagonismo più interiore e basilare di fronte alla realtà che un'irritazione esplosiva”. Per alcuni è difficile riconoscere questa percezione dell'altro come imperfetto, così come il risentimento nei suoi confronti, e quindi questa relazione oggettuale funziona inconsciamente. Gli altri, specialmente quelli che hanno lavorato su sé stessi, non hanno difficoltà a riconoscere la loro rabbia, anche se potrebbero vergognarsene. Indipendentemente da ciò, questo senso di sé e dell'altro, e la passione che li lega, è fondamentale per la psiche dell'Uno. Per un enneatipo Due, l'altro appare come qualcuno che ha bisogno di aiuto e il sé come uno unicamente adatto a fornire ciò di cui l’altro ha bisogno. La passione dell'orgoglio, ancora una volta intesa nel senso più ampio in cui tutte le passioni sono comprese nel linguaggio alquanto criptico dell'enneagramma, è il sentito senso di eccessiva inflazione, un'esagerazione dell'importanza e dell'autosvalutazione. Sebbene sia spesso difficile per un Due riconoscere consapevolmente il suo senso di superiorità, l'orgoglio è comunque l'affetto principale con cui il Due deve lottare. Una delle caratteristiche delle nostre relazioni oggettuali interne è che i lati possono cambiare. In altre parole, il nostro senso di sé e il nostro senso dell'altro possono scambiarsi di posto, per così dire. Quindi, nei nostri esempi di prima, un Uno può facilmente sperimentare sé stesso come imperfetto e l'altro come critico, che è, in effetti, una proiezione frequente degli Uno. Oppure un Due può e spesso si sente bisognoso e dipendente dall'altro, che appare come l'unico che appaga i suoi bisogni. Il modo più utile, quindi, per concepire la relazione oggettuale fondamentale che distingue ogni tipo di enneatipo è come unità di sé, altro e affetto. Diversi individui di un particolare enneatipo tendono a identificarsi con il lato del sé della relazione oggettuale caratteristica del loro enneatipo, mentre altri si trovano a identificarsi con l'altro lato di essa, e altri ancora si muovono avanti e indietro nella loro identificazione. Questo per dire che alcuni si sentono imperfetti, e vedono gli altri migliori di loro e si sperimentano come colpevoli; mentre altri si sentono giusti e buoni e percepiscono gli altri come imperfetti; e altri ancora girano avanti e indietro. Sono i tre livelli di sviluppo: Integrato, medio e disintegrato.
Le immagini interne di noi stessi e degli altri, quindi, formano un'unità e i lati su cui ci troviamo sono intercambiabili. Poiché queste immagini interne sono nella nostra mente, tendiamo a filtrare la nostra esperienza degli altri attraverso di esse; e così solo nella misura in cui siamo liberi dalla nostra personalità la nostra visione degli altri non è oscurata da questi veli. Proiettiamo le nostre relazioni oggettuali sugli altri e sul mondo stesso, e quindi ciò che ci aspettiamo di trovare, anche se inconsciamente, è ciò che di fatto sperimentiamo, formando una profezia che si auto-avvera e rafforzando l'immagine della realtà della nostra personalità. Un altro interessante sottoprodotto è che poiché portiamo entrambi i lati delle nostre relazioni oggettuali dentro di noi, il modo in cui vediamo l'altro in queste immagini interne è spesso ciò che neghiamo dentro di noi, eppure queste stesse qualità sono spesso ciò che gli altri percepiscono come abbastanza centrale per la propria esperienza interna. Quando il senso di sé cambia, la nostra personalità diventa un velo progressivamente più sottile nella nostra coscienza. Generalmente, all'inizio del lavoro interiore, questo velo è più simile a una tenda, e il nostro senso della realtà oggettiva al di là dei nostri costrutti interni su di esso, siano essi consci o meno, è molto limitato. Man mano che ci sviluppiamo, vediamo le cose più come sono realmente, compresi noi stessi. Entriamo più in contatto con la nostra vera natura, piuttosto che con i nostri costrutti mentali. La nostra anima, quindi, diventa progressivamente più chiara o purificata, non offuscata dalle nostre convinzioni soggettive sulla realtà. Diventa sempre più simile a uno specchio d'acqua stabile, immobile e puro, attraverso il quale puoi vedere molto chiaramente il fondo. Allo stesso modo, il nostro bagaglio psicologico, che a un certo punto riconosciamo essere molto goffo, diventa sempre più leggero. Il nostro ego diventa sempre meno una forza dominante che modella e colora la trama della nostra anima, e quella trama si rivela trasparente. Man mano che la nostra anima perde i suoi oscuramenti, i suoi ingombri egoici, iniziamo a sperimentare la sua purezza di fondo e il senso di sé cambia. Quando questa trasformazione graduale avviene all'interno della nostra anima o coscienza, l'enneagramma della personalità diventa meno rilevante per la nostra esperienza. La natura fondamentale della nostra anima si esprime allora nelle nove diverse virtù che sono collegate all’Essere. Diventiamo, in altre parole, più pienamente chi siamo veramente, e il nostro tono di sentimento e i nostri atteggiamenti corrispondono quindi alle virtù. Come avviene questo tipo di trasformazione? Una legge fondamentale dell'anima è che le nostre convinzioni determinano la nostra esperienza. Possiamo vederlo nelle relazioni oggettuali che sono state descritte sopra: se riteniamo che la realtà sia in un certo modo, tendiamo a viverla in quel modo. Ciò che non si adatta alle nostre idee preconcette su come stanno le cose potrebbe momentaneamente aprire le nostre porte interiori di percezione, rivelando di più sulla vera natura delle cose, ma l'inerzia della personalità ci farà tentare di ripristinare lo status quo. Coloro che hanno avuto esperienze di picco in una forma o nell'altra sanno che queste raramente cambiano in modo duraturo il nostro senso della realtà. Come stavano le cose prima si riaffermano di nuovo dopo qualche tempo inevitabilmente nella nostra coscienza. Il semplice tentativo di cambiare le nostre convinzioni non funziona, sfortunatamente. Il vero cambiamento è molto più complicato che cercare di cambiare il modo in cui pensiamo, poiché implica un cambiamento nel modo in cui sperimentiamo la realtà. Tutta la pratica spirituale di successo consiste nell'orientare il nostro senso delle possibilità, la nostra struttura concettuale e la nostra comprensione della natura di noi stessi e dell'universo in accordo con come le cose sono realmente, non come appaiono attraverso il velo della personalità. Nel linguaggio dell'enneagramma, questi atteggiamenti sono quelli delle virtù. Comprenderli in modo esperienziale muove la nostra esperienza progressivamente più in allineamento con l'Essere. Chi ha familiarità con il diagramma dell'enneagramma sa che è formato dividendo un cerchio in nove punti equidistanti, e che questi punti sono collegati da linee interne che formano due figure: un triangolo che collega i punti nove, sei e tre, e un'altra figura, l’esagono irregolare, che collega punti uno, quattro, due, otto, cinque e sette. In periodi precedenti al nostro, i numeri avevano un significato simbolico e spesso mistico. Secondo lo studioso di Gurdjieff J. G. Bennett, l'enneagramma fu sviluppato nel XV secolo dai matematici della scuola dei misteri di Sarmoun per esprimere i principi simboleggiati dal sistema decimale appena scoperto. Dall'approccio gurdjieffiano all'enneagramma, la figura stessa rappresenta il simbolismo numerico che riflette le leggi naturali su come avvengono tutti i processi. Si dice che il cosiddetto triangolo interno dell’enneagramma, esprima la "legge del tre", quella di una forza attiva, passiva e neutralizzante, una triplicità universale in tutto ciò che esiste. Oppure, la nozione di tesi, antitesi e sintesi. Questo libro si pone l’obiettivo di come riconoscere e lavorare sulle nostre passioni utilizzando sia il couseling pure la specifica caratteriologia dell’enneagramma e così trasformandosi in meglio imparare ad amarsi e ad amare Dio e il prossimo.
[1] La differenza tra "counseling" e "counselling" è puramente ortografica: · counseling è la grafia utilizzata negli Stati Uniti; · counselling è la grafia utilizzata nel Regno Unito e in altri paesi del Commonwealth. Entrambi i termini si riferiscono allo stesso concetto: un processo di supporto professionale che aiuta le persone ad affrontare difficoltà emotive, psicologiche o relazionali. Il counseling può essere individuale, di coppia o di gruppo e si basa sulla relazione di fiducia tra il counselor e il cliente. Non c'è alcuna differenza di significato tra le due parole; quindi, puoi usare la forma che preferisci a seconda del contesto in cui ti trovi. Pertanto, in questo saggio utilizzeremo entrambi i termini. |
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