| IL CORPO E LA FORMA DEGLI ANGELI Di don Marcello Stanzione |
|
|
|
| Scritto da Amministratore | |
| martedì 17 marzo 2026 | |
|
Gli Angeli si manifestano sotto diverse forme, fra cui quella umana avvisando però che si tratta di apparenze. L’Arcangelo Raffaele a Tobi appare sotto le sembianze di un giovane che lo accompagna nel suo viaggio e ne condivide tutte le circostanze, lo aiuta a trovare moglie, guarisce suo padre prima di rivelarsi, scompare come era apparso, e gli dice: “A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza”. Interessanti comunque alcune tesi dei Padri della Chiesa fra cui Crisostomo che dice che gli Angeli sono in un certo senso “invisibili in quanto sono inaccessibili ai nostri sensi”, in un altro senso “visibili in quanto ci appaiono in metamorfosi”, o Teodoreto che afferma: “Gli Angeli hanno dei corpi che paragonati ai corpi terrestri non lo sono” per arrivare a Giovanni Damasceno: “Li chiamiamo incorporei rispetto a noi ma in confronto a Dio tutto è materiale”. Quindi prendono le forme umane per rendersi accessibili a noi e quei corpi non sono che apparenze, quando anche siano solidi. L’unione dello spirito e della materia rimane accidentale, essi restano estranei l’uno all’altro. Essi non parlano con una voce umana, producono suoni umani. Non mangiano ma sembra che lo facciano. Non avendo corpi, essendo puri Spiriti, non c’è ragione che gli Angeli abbiano delle ali: i loro spostamenti si effettuano alla velocità del pensiero poiché essi non sono sottomessi alle leggi della materia. Dotarli di ali è un modo simbolico di esprimere la loro velocità e la loro residenza celeste: l’Antico Testamento li descrive spesso come esseri alati, forse un retaggio della mitologia babilonese, un recupero dei geni alati che custodiscono i luoghi sacri. È solo nel IV secolo, che l’iconografia paleo-cristiana dona ali ai suoi Angeli, non a caso il Basso Impero, recuperando l’immagine tradizionale del dio Ermete fornisce ai beati Spiriti le piccole ali ai talloni di Mercurio Ermete, messaggero dell’Olimpo. I Serafini, al vertice della Gerarchia angelica, sono dipinti nell’immaginario medievale con sei ali con cui si coprono il volto testimoniando la maestà insostenibile di Dio di cui anche i primi tra gli Angeli non possono sopportare lo splendore. A Firenze, nel medioevo, lavora un pittore che è anche frate domenicano, Fra Giovanni da Fiesole. Dipinge così bene il Paradiso e gli spiriti celesti che viene soprannominato “l’Angelico”, ed è così pio che il papa Giovanni Paolo II lo proclama Beato. Egli ama rappresentare l’Annunciazione di Gabriele alla Madonna e l’Incoronazione della Vergine a Regina degli Angeli e del Paradiso: nelle sue hanno tuniche rosa o blu giacinto, disseminate da stelle d’argento e d’oro, essi giocano con diversi strumenti musicali, tamburini, violini, arpe, o trombe. Altri Angeli hanno ceste di rose, rami di giglio e talvolta danzano per celebrare la gioia dei beati, un girotondo celeste, ripreso poi da altri pittori come Botticelli o il Perugino. Nel XVI secolo compare l’uso di rappresentare gli Angeli come piccolissimi bambini, cioè i puttini, e talvolta anche di non dare loro che una testa e due piccole ali. Santa Geltrude descrive il suo Angelo custode sotto “forma di un nobile principe, così fastosamente abbigliato che non si poteva paragonarlo a nessuna bellezza terrena”. San Giovanni della Croce chiama Lauriel il suo Angelo custode e dice di lui che è alato, divinamente bello, più brillante del sole, vestito di bianco, con una corona sulla testa ed una croce sulla fronte. Alla fine del secolo scorso la piccola Santa Gemma Galgani non perde mai la visione del suo Angelo, sospira: “Quanto è bello!”. Creature spirituali, gli Angeli non sono sottomessi alla morte alla quale sono asservite tutte le creature materiali. Abitanti dell’eternità, esistono fuori del tempo e ignorano le piegature dell’età. Gli Angeli hanno dunque il privilegio dell’immortalità e dell’eternità, ma anche quello di una perpetua gioventù: “I Giovani” è uno dei titoli che la Scrittura dà loro. Il vestito degli Angeli non è che un accessorio che viene a rivestire l’apparenza corporale di cui essi si servono, ma come ogni altro dettaglio nelle apparizioni angeliche è retto da un forte simbolismo: San Gregorio di Nazianzio, appoggiandosi sulla lettura della Bibbia, afferma che gli Angeli sono normalmente vestiti di bianco, in onore, egli dice, della loro perfetta purezza e l’Angelo del mattino di Pasqua che annuncia la Resurrezione di Gesù alle Pie Donne, porta “una veste bianca come la neve” (Mt.28,3 e Lc.16,5). Altrove si parla di abiti “di fuoco e di luce”. San Gregorio di Nazianzio aggiunge una cintura dorata all’abito, precisando che essa è simbolo di zelo e di castità. San Basilio mette le gemme sugli abiti angelici, accostando d ogni pietra una virtù: lo zaffiro onora la purezza, il cristallo la trasparenza dell’essere, il giacinto l’unione a Dio, lo smeraldo l’eterna giovinezza della Grazia. Ma forse ognuno vede gli Angeli con occhi diversi, infatti l’Angelo custode di Santa Francesca Romana porta una tunica bianca con righe blu e rosse. L’abate Lamy vede Gabriele e altri Angeli coperti “di placche d’oro di forme irregolari poste in mosaico con cui tutto l’alto del corpo è rivestito. Una di queste placche scintilla di qua, poi l’altra di là. E’ un andirivieni costante e successivo di placche. Esse ricevono la luce di Dio”. Per non parlare della mistica tedesca Mechtilde Taller, che all’inizio di questo secolo riconosce gli Angeli grazie alla diversità dei colori del loro abbigliamento: gli Angeli custodi dei peccatori portano dei blu o dei verdi scuri in segno della loro tristezza nell’essere così poco ascoltati dai loro protetti.
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|








