| GLI ANGELI NEL MONDO EBRAICO Di don Marcello Stanzione |
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| Scritto da Amministratore | |
| martedì 17 marzo 2026 | |
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I libri vengono scritti in diverse epoche: i più antichi risalgono intorno al X secolo a.C., mentre la maggior parte dei testi sono redatti intorno al VI secolo. Del Talmud - che significa letteralmente insegnamento - esistono due versioni: il Talmud di Gerusalemme (redatto tra il IV e il VI secolo) e il Talmud di Babiliona (redatto tra il V e il VII secolo durante l’esilio). Diversamente dalla Bibbia ebraica, il Talmud è riconosciuto solo dall’ebraismo, che lo considera come la Torah orale, cioè la rivelazione avuta nel Sinai da Mosè e trasmessa a voce per generazioni. Il Talmud viene messo per iscritto solo dopo la distruzione del secondo tempio, quando gli Ebrei temono che i canoni religiosi d’Israele vadano perduti e consiste in una raccolta di discussioni avvenute tra gli antichi sapienti (“hakhamim”) e i maestri (“rabbi”) sui significati dei passi della Torah, e si articola in due livelli. La “Mishnah” (ripetizione, insegnamento orale) raccoglie le discussioni degli antichi maestri avvenute fino al II secolo a. C., mentre la “Ghemarah” (completamento) stilata tra il II e il V secolo, fornisce un commento analitico della Mishanah. La scuola religiosa cristiana e quella ebraica hanno differenti concezioni riguardo l’angelologia, c’è pochissima continuità tra le due tradizioni. Secondo il pensiero religioso ebraico, l’universo è abitato da due categorie di esseri: gli Angeli e gli uomini, ma il concetto ebraico di Angelo è, come abbiamo già visto, molto diverso dall’Angelo con le ali delle raffigurazioni cristiane. Per l’ebraismo infatti gli Angeli sono proiezioni spirituali della divinità e non personificazioni della volontà soprannaturale. Per la Torah non c’è alcun bisogno di trovare intermediari tra Dio e il mondo degli uomini: il vero scopo degli Angeli secondo il pensiero rabbinico è la glorificazione di Dio, e quindi il compito angelico è quello di rendere eternamente onore al Signore. Gli Angeli sono tuttavia incaricati di portare messaggi agli uomini, ma non svolgono funzioni diintercessione per l’umanità, avendo unicamente l’incarico di riferire in terra la volontà del Signore Il plurale Elohim - usato di solito per indicare il Dio ebraico - viene impiegato talvolta in riferimento agli Angeli, chiamati appunto “beni Elohim”. Il canto “Shalom areche”, intonato prima della cena, nella notte dello shabbath, non è una preghiera agli Angeli, ma un inno per incoraggiare la comunità a non tralasciare le buone abitudini. In effetti la parola ebraica (“mal’ach”) che indica l’Angelo è un termine generico che indica semplicemente “colui che svolge un compito”, oppure l’azione stessa che serve a svolgere il compito. Secondo il Talmud il singolo Angelo non può svolgere due differenti missioni, né due Angeli possono essere coinvolti in una sola missione, ma ciascuno è creato per un compito specifico, terminato il quale svanisce. Una fonte della tradizione talmudica sostiene che gli Angeli non hanno libero arbitrio e pertanto non possono decidere, né trasgredire un ordine loro impartito. Nasce da qui la convinzione che “Satan”, il Satana della tradizione cristiana, non può avere una personalità propria per due motivi: primo perché non può decidere da se stesso, non avendo il libero arbitrio, e secondo perché non può esimersi dal compiere la missione a cui è destinato. Nell’inno di “Shalom areche” prima vengono invocati gli Angeli “malachè hasharet”, gli Angeli del servizio che, secondo il Talmud, sono due Angeli che accompagnano verso casa il fedele che viene dalla sinagoga: uno è l’Angelo dei buoni consigli e l’altro il maligno, il “Satan”. Se al rientro in casa gli Angeli constatano che lo shabbath è stato ben preparato , con tutte le candele rituali accese e la tavola ben apparecchiata, l’Angelo buono benedice il fedele, augurandogli che anche il successivo shabbath abbia il medesimo successo. In questo caso anche l’angelo cattivo è obbligato a seguirne l’esempio benedicendolo a sua volta la casa. Al contrario, se al ritorno dalla sinagoga gli Angeli notano incuria nel rituale dello Shabbat, il “Satan” maledice la cerimonia, seguito dall’Angelo benevolo. Ci chiediamo ma come si evolve la dottrina degli Angeli nell’ebraismo? Possiamo dire che si sviluppa in due gradi tappe, prima e dopo il 586 a.C., data della distruzione del tempio di Salomone e della deportazione in esilio del popolo d’Israele. Durante il primo periodo, l’Angelo è l’Angelo di Dio, messaggero divino, inviato a certi individui o al popolo intero per proteggerlo o guidarli nelle loro peregrinazioni (cfr per esempio Es 14, 19). Questo messaggero - di cui non si sa mai se è uno o più di uno (si traduce generalmente con “l’Angelo” di YHWH ma si potrebbe anche ben tradurre con “un Angelo” di YHWH), s’identifica quasi con Dio che l’invia, ed è essenzialmente la manifestazione della presenza di Dio sotto parvenza umana rivestita di maestà e di bellezza. È messaggero, poiché è prima di tutto ed essenzialmente portatore della Parola di Dio, dietro la quale, o piuttosto nella quale egli si cancella e scompare. In numerosissimi testi, il soggetto dell’azione o della parola riportata è indifferentemente Dio o l’Angelo di Dio, come se si trattasse della stessa persona. A partire da questa affermazione centrale, si sviluppa l’idea d’un mondo angelico popolato da numerosi Angeli che sono contemporaneamente sia della corte regale e sia dell’esercito celeste. Ma si tratta sempre di esseri spirituali che appartengono al mondo di Dio e che hanno in carico la relazione di Dio con gli uomini, come ben l’illustra il racconto della Genesi nel quale Giacobbe vede una scala che collega la terra col cielo e sulla quale salgono e scendono gli angeli (Gn 28, 12).
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