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GLI ANGELI ED I SANTI NEL DICIANNOVESIMO SECOLO Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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mercoledì 01 aprile 2026

GLI ANGELI ED I SANTI NEL DICIANNOVESIMO SECOLOLa beata Anna Maria Taigi, una mistica romana, sposata e madre di famiglia, ebbe frequenti rapporti con gli angeli. Un suo biografo, padre Gabriele Bouffier, ci dice molto brevemente: “Il suo angelo custode si mostrava talvolta a lei in maniera sensibile e l’aiutava nelle cure di casa e nei pensieri della sua famiglia”. Il 26 dicembre del 1808 la Taigi abbracciò come terziaria laica l’ordine secolare Trinitario, proclamandosi a vita umile serva della Santissima Trinità. Fino alla fine dei suoi giorni fu accompagnata da una sorta di sole luminoso nel quale poteva leggere gli avvenimenti futuri e leggere nelle anime dei vivi e dei morti.  ...

Il suo angelo custode la istruiva in permanenza d'una maniera straordinaria e sensibile, ad anche non disdegnava di darle una mano nei compiti domestici, affinché fosse assicurata la buona condotta della casa. E' vero che ella aveva molto da fare, col suo bravo marito Domenico Taigi, una buona pasta d'uomo, ma indolente come se ne vedono pochi, e tanto più esigente che rimase sempre molto preso dalla sua dolce consorte. Questa intratteneva coi tre arcangeli una delicata familiarità. Ella aveva una preferenza per Gabriele, perché era l'angelo dell'Annunciazione. Quando ella fu sul punto di morire - tre o quattro giorni prima - egli le manifestò la sua sollecitudine, così come lo riporta il confessore della beata: "Avevo celebrato la messa per lei, che era malata, nell'oratorio privato della casa. Appena si fu comunicata, ella fu in preda ad una violenta convulsione seguita da una sincope mortale. Ella vide allora apparire davanti a lei un personaggio d'una formidabile bellezza che le mise la mano sulla bocca per trattenere il suo soffio, come se volesse impedire al suo spirito di lasciare il corpo. Poi gli indicò il giorno preciso della sua morte, che si verificò puntualmente, tutto prodigandogli il suo conforto in vista delle angosce che accompagnerebbero il suo passaggio all'eternità. Mai, dacché la conoscevo, l'avevo vista così gioiosa e pronta come quando evocò la sua morte, dopo avermene annunciato la data. Penso che il personaggio celeste fosse San Gabriele, spirito di forza, che io avevo pregato per lei affinché le desse forza e coraggio durante la sua malattia”.

Dio aveva permesso all'angelo Gabriele di portare ad Anna Maria l'annuncio del suo passaggio nell'eternità e gliene indicò anche la data precisa: gioiosa notizia per lei, ma Domenico ed i figli risentirono crudelmente la perdita della loro sposa e madre, quantunque li confortava la certezza che essi avevano della sua santità.

Il santo curato d’Ars ha avuto certamente delle visioni in cui gli angeli ebbero la loro parte; la sua umiltà ha nascosto tutto, al di fuori dei due seguenti segni. Una notte, egli vide a suo grande compiacimento, in piedi ai suoi fianchi, un personaggio misterioso che gli parlava dolcemente… un’altra notte, “io non dormivo, dice lui, ero seduto sul mio letto piangendo i miei poveri peccati; sentii una voce ben dolce che mormorava al mio orecchio, “In te Domine speravi, non confundar in æternum”. Il santo curato d’Ars invitava i fedeli ad avere fiducia nell’esistenza degli angeli e spesso ripeteva tali parole: “L’angelo custode è sempre al nostro fianco per condurci al bene e difenderci contro gli angeli malvagi che, senza sosta, ci circondano per condurci al male”. Alla sua prima messa, celebrata in seminario il 14 agosto 1815, non partecipò nessuno se non il suo angelo custode, come disse egli stesso più tardi. Il Trochu nella sua famosa biografia sul Curato d’Ars riferisce di un episodio in cui ci fu un chiaro intervento angelico. Maurizio Vernay noleggiava vetture a Roanne. Era un buon guidatore di carrozze, coscienzioso e anche un buon cattolico. Un giorno la vedova di un generale gli chiese di portarla ad Ars l’indomani. Il carrozziere fece presente alla signora che non era un buon periodo per andare ad Ars perché era assai rischioso passare a guado il fiume ingrossato a causa della molta pioggia. Ma la vedova del generale abituata ad essere obbedita non volle sentire ragioni contrarie ai suoi voleri e quindi si partì lo stesso nonostante le serie controindicazioni. Arrivati a Charlieu, la gente del paese li avvisava che era molto imprudente se non impossibile, attraversare il fiume a guado. Testarda, la signora ordinò di andare avanti. Arrivati al punto deve il fiume doveva essere attraversato, Il carrozziere Vernay esitò, ma la sua cliente, abbandonando la sua domestica all’interno della vettura ove l’acqua penetrava, si isso a cassetta e ordinò di andare avanti. Il cavallo è costretto ad andare controcorrente e perdendo piede va alla deriva con tutta la vettura. Maurizio Vernay si sente ormai perduto e dal profondo del suo cuore invoca il suo angelo custode, chiamandolo in suo soccorso. Subito gli sembra che una mano vigorosa impugni le briglie del suo cavallo e lo porti verso l’altra sponda. Il cavallo raddoppia gli sforzi, riprende piede e raggiunge l’altra sponda. Vernay esclama: “Signora, ringraziamo Dio, noi siamo sfuggiti miracolosamente alla morte”. E tutti si mettono devotamente in ginocchio a ringraziare Dio. Arrivati ad Ars, dopo aver fatto riposare il cavallo, Vernay andò nella chiesa, nella speranza di parlare con il curato. Essendo riuscito ad avvicinarlo, il Curato subito gli disse: “Quale imprudenza avete commesso attraversando un fiume che aveva una corrente così forte! Voi dovevate tutti morire se il vostro angelo non fosse venuto in vostro aiuto e vi avesse soccorso”. San Giovanni Maria Vianney raccomandava spesso di restare in contatto intimo con l’angelo custode e diceva: “Quando noi andiamo per strada, fissiamo il nostro sguardo su Nostro Signore che porta la sua croce davanti a noi, sulla Santa Vergine che ci guarda, sul nostro angelo custode che è accanto a noi. Come è bella questa vita interiore!”. Il Curato penetrava nell’anima e nella coscienza dei suoi interlocutori e penitenti, informato dai loro angeli custodi. Un giorno si presenta al suo confessionale una domestica che si confessa, ma tace un peccato di cui ha vergogna. “Ma, e questo?”, domanda il santo precisando proprio ciò che ella voleva nascondere. La donna molto emozionata, si domandava mentalmente come il sacerdote avesse saputo il fatto, ma subito Vianney rispose a questo interrogativo inespresso: “E’ il vostro angelo custode che me lo ha detto”. Il santo nel corso dei suoi sermoni esorta il popolo alla devozione agli angeli che egli aveva tanto cara: “Occorre dal mattino, svegliandosi offrire a Dio il proprio cuore, il proprio spirito, i pensieri, le parole, le azioni, tutti noi stessi, per servire che la sua gloria. Rinnovare le promesse del proprio battesimo, ringraziare l’angelo custode, chiedergli la sua protezione, a questo buon angelo che è rimasto al nostro fianco mentre dormivamo”. Quando poi un cristiano non riesce a pregare e si trova nell’aridità, san Giovanni Maria Vianney raccomandava: “Se siete nell’impossibilità di pregare, nascondetevi dietro il vostro buon angelo, e incaricatelo di pregare al vostro posto”.

 Dal 1800 al 1850 visse a Saint-Omer una suora stigmatizzata, Bertine Bouquillion. Ella era in relazione frequente coi santi angeli. Vedeva spesso il suo angelo custode sotto i lineamenti di un incantevole bambino dagli otto ai nove anni. L’arcangelo Raffaele si mostrò a lei diverse volte; egli le disse di comunicare alcune cose molto intime alle suore della casa e di invitarle a correggersi di diversi difetti. Ella fu ammessa a contemplare il glorioso san Michele che, circondato da dodici angeli, libera le anime del purgatorio. Un giorno, ella fu comunicata dalla mano di un angelo.

Un’anima che ricevette da Dio molte grazie particolari, fu quella della venerabile Maria Agnese Clara Steiner di Taisten (Tirolo), morta a 49 anni.  Essa rinnovò la vita spirituale di diversi conventi di clarisse in Italia, e visse soffrendo e praticando ogni virtù. La si volle eleggere superiora a vita, ed anche se la cosa non fu approvata a Roma, ad ogni nuova elezione riebbe gli stessi voti.

Non solamente i demoni la affliggevano personalmente, ma essi se la prendevano pure con le sue consorelle che vivevano con lei; essi apparivano loro sotto forme bestiali con urla spaventose, facevano scena di volerle soffocare la notte. Quanto alla venerabile madre Steiner, essi la picchiavano; ma ella li cacciava con coraggio ed anche li picchiava con una piccola stecca benedetta sormontata dalla statua di san Michele. Ella aveva molta devozione verso quel glorioso arcangelo; ella meritò di vederlo, nel 1847, al di sopra di San Pietro e del Vaticano, che difendeva la minacciata Chiesa; ella pregava talvolta la Santa Vergine che si degnasse di inviare in suo aiuto il capitano degli eserciti celesti. Gli angeli le rendevano sensibilmente molti servizi. Quando lei cominciò la riforma delle clarisse a Perugia, ogni notte, una campanella agitata da una mano invisibile svegliava le suore per il mattutino. Negli anni che precedettero la sua morte, gli angeli la visitarono a schiere a diverse riprese; e le suore che erano con lei intravidero qualcosa di quei misteriosi approcci da uno splendore che formava come un baldacchino al di sopra della loro madre, allo stesso tempo che esse sentivano un rumore di passi e di voci melodiose, la camera di madre Steiner si riempiva di un odore paradisiaco. Una suora ha così testimoniato riguardo alla morte della santa riformatrice: “Vedendo i suoi ultimi momenti avvicinarsi, io mi trasportai mentalmente al Calvario per contemplare Gesù morente; mentre che fermavo il mio sguardo sulla madre agonizzante, io la vidi chiudere dolcemente gli occhi e la bocca, e seppi che spirava. Allo stesso momento, vidi il Salvatore circondato di gloria e da un numeroso corteo di angeli, avanzarsi dall’estremità del letto, ed andare incontro all’anima della madre che, sotto la forma di una piccola e bianca nube, fu affettuosamente abbracciata da Gesù e schiacciata sul suo seno”.

Ecco ora una testimonianza di incantevole familiarità con gli angeli, che troviamo nella storia della vita della venerabile madre Chappuis, morta in odore di santità nel monastero della Visitazione di Troyes nel 1875, storia scritta dalle religiose di quel monastero.

“All’arrivo della nostra madre a Troyes, suor Teresa Bourgeat era superiora in quella città di una casa delle Figlie di San Vincenzo de Paoli. Ella fu attratta verso nostra madre; le loro anime si compresero, si legarono d’una stretta amicizia e, secondo la testimonianza di suor Teresa, esse erano in rapporti continui attraverso l’intermediazione dei loro buoni angeli. Quello della nostra venerata madre si prendeva cura di inviarle suor Teresa quando lei ne aveva bisogno ed adempieva così fedelmente la commissione che, ben presto, la si vedeva giungere al parlatorio dove lei era attesa; e nostra madre le diceva sorridendo il motivo della sua chiamata”.

Il più spesso quella chiamata era trasmessa dall’angelo sotto le sembianze di un impulso interiore sul quale significato suor Teresa non poteva sbagliarsi, ed al quale ella non aveva remore a resistere.

Talvolta quell’impulso, quella dolce ossessione, diventava quasi sensibile, testimone il fatto seguente d’una semplicità caratteristica.

Un giorno che suor Teresa faceva le confetture per i poveri malati, la suora che l’aiutava in quel bisogno la sentiva dire: “A suo tempo, ve ne prego, lasciatemi dunque finire, ancora un istante”. “Ma madre, disse la suora presente, a chi parlate dunque così?”. “Al buon angelo di madre Maria di Sales (Chappuis) che non mi lascia riposo finché non sia andata alla Visitazione”. Ed ella vi si recava prontamente. “Ah, eccovi dunque infine” dice nostra madre vedendola giungere. Quando suor Teresa ebbe conoscenza dell’affare abbastanza importante di cui si trattava, “è dunque per questo, disse, che il vostro buon angelo mi spingeva così forte”. Abbiamo questi dettagli, aggiungono le religiose, da suor Clementina, compagna di suor Teresa (Relazione, p. 72. le religiose stesse pregavano il buon angelo della venerabile madre e questa si recava all’indicazione del suo buon angelo. Nel 1844, ella attestò che aveva visto passare su Parigi l’angelo sterminatore; e poco dopo giunsero i disordini del 1848).

Il 23 luglio 1894, il Papa Leone XIII si degnava, su richiesta del superiore generale dei Lazzaristi, di istituire una festa in onore della medaglia miracolosa. Allo stesso tempo, la Sacra Congregazione dei Riti approvava un ufficio con delle lezioni che riportano le circostanze nelle quali la medaglia fu proposta alla venerazione dei fedeli. “La Santa Vergine, vi è detto, si degnò di apparire ad una pia donna di nome suor Caterina Labouré, della comunità delle Figlie della Carità; ella le diede l’ordine di provvedere a che una medaglia fosse coniata in onore dell’Immacolata Concezione”. Così l’apparizione è autentificata da Roma e diventa oggetto di un pubblico ufficio liturgico. Ora, come ebbe luogo quell’apparizione? Fu un angelo che condusse la giovane suora ai piedi della santissima Vergine. Ascoltiamo questo racconto d’una incantevole semplicità. Dettato dalla suora stessa su ingiunzione dei suoi superiori.

Il 18 luglio 1930, vigilia della festa di san Vincenzo de Paoli, ella si era coricata come normalmente. “Verso le undici e mezza, ella si sente chiamare col suo nome di “suor Labouré”, per tre volte di seguito; durante quel tempo, svegliandosi del tutto, ella socchiude la tendina dal lato da dove parte la voce; che cosa vi scorge? Un bambino d’una incantevole bellezza che potrà avere dai quattro ai cinque anni, è vestito di bianco e, dalla sua capigliatura bionda, come da tutta la sua persona, fuoriescono raggi luminosi che illuminano tutto quello che lo circonda: “Venite, dice con voce melodiosa, venite in cappella, la Santa Vergine vi aspetta”. Ma, pensava in sé stessa suor Caterina (che dormiva in un grande dormitorio), mi sentiranno, sarò scoperta…”. “Non temete, riprese il bambino, rispondendo al suo pensiero, sono le undici e mezza, tutti dormono, vi accompagno”.

“A quelle parole, non potendo resistere all’invito di quell’amabile guida che le è inviata, suor Caterina si veste in fretta e segue il bambino, che camminava sempre alla sua sinistra, portando raggi di chiarore ovunque egli passava; ed ovunque anche le luci erano accese, con grande meraviglia della suora. La sua sorpresa raddoppiò vedendo la porta aprirsi dacché il bambino l’ebbe toccata con la punta del dito, e trovandovi l’interno della cappella tutto illuminato” il che, diceva lei, le ricordava la messa di mezzanotte”. Il bambino la condusse fino alla balaustra della comunione; ella vi si inginocchiò, mentre che la sua guida celeste entrava nel santuario dove stette in piedi, sulla sinistra.

“I momenti d’attesa sembravano lunghi a suor Caterina; infine, verso mezzanotte, il bambino la prevenne dicendo: “Ecco la santa Vergine, eccola!”. Nello stesso istante, ella sente distintamente dal lato destro della cappella un leggero rumore, simile al fruscio d’una veste di seta. Ben presto una signora, d’una grande bellezza, viene a sedersi nel santuario, al posto occupato normalmente dal direttore della comunità, dal lato sinistro. La sede, l’attitudine, il costume, ossa una veste bianca un po’ gialla con un velo blu, ricordavano la rappresentazione di Santa Anna come la si vede in un quadro posto al di sopra. Ciò nonostante non era lo stesso volto, e suor Caterina era là, lottando interiormente contro il dubbio. Subito il bambino, prendendo la voce di un uomo, parlò molto fortemente e fece sentire parole severe, chiedendole se la Regina del Cielo non era padrona di apparire ad una povera mortale sotto una tale forma come le piaceva. A quelle parole, ogni esitazione cessa, e, non seguendo più che il movimento del suo cuore, la suora si precipita ai piedi della santa Vergine, posando familiarmente le mani sulle sue ginocchia, come lo avrebbe fatto con sua madre”.

Segue un lungo e familiare colloquio tra la Regina del Cielo e l’umile suora. “Non saprei dire, spiegò lei, quanto tempo sono rimasta presso la Santa vergine; quello che so, è che dopo avermi parlato per molto tempo, ella se ne è andata scomparendo come un’ombra che svanisce… Essendomi rialzata, io ritrovai il bambino al posto dove era prima l’apparizione; egli mi disse: “ella è partita”; e mettendosi di nuovo alla mia sinistra, mi ricondusse alla stessa maniera di come mi ci aveva portata, effondendo un chiarore celeste… Io credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, perché lo avevo molto pregato a che mi ottenesse il favore di vedere la santa Vergine… Giunta al mio letto, sentii suonare le due, e non mi sono riaddormentata”.

L’amabile ministero degli angeli, incaricati di guidarci a Dio, è interamente racchiuso in quella toccante e dolcissima apparizione di Parigi di Rue du Bac. Gli angeli talvolta rivestono volentieri una forma infantile, che meglio caratterizza l’innocenza immacolata del loro essere e la semplicità tutta divina della loro natura; essi ci ricordano così che secondo la parola del Salvatore, bisogna ritornare alla rassomiglianza spirituale dei bambini, per poter essere accolti nel Regno dei Cieli.

 

 

 

 
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