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GLI ANGELI COMPAGNI DEGLI ANACORETI Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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venerdì 01 maggio 2026

GLI ANGELI COMPAGNI DEGLI ANACORETILe apparizioni degli angeli non sono meno frequenti nell’esistenza degli anacoreti come in quella dei vergini e dei martiri. Questi uomini santi se ne vanno nel deserto per cercare, secondo l’espressione di Bossuet, una profondità sempre più profonda al fine di seppellirvi tutti i loro peccati; così separati dagli affanni degli uomini, essi godono della compagnia degli angeli. Il loro campo di visione si è ingrandito e si è purificato. Le realtà invisibili vi hanno preso posto sensibilmente: da una parte gli angeli, dall’altra i demoni riempiono le loro giornate e le loro veglie.  ...

 

Cominciamo col patriarca dei monaci d’Oriente, il grande Sant’Antonio l’egiziano. Dopo il suo celebre colloquio con San Paolo, primo eremita, egli lo vede che sale in cielo, bianco come la neve, in mezzo alla coorte degli angeli ed i cori dei patriarchi e dei profeti. Un’altra volta, essendo seduto su di una montagna, egli leva gli occhi e scorge un’anima che si eleva da terra, mentre  gli angeli accorrono per andargli incontro; egli prega per conoscere qual è quest’anima; una voce si fa sentire, “è l’anima del monaco Ammone che dimorava in Nitria”. Lui stesso è oggetto delle attenzioni degli angeli, e spesso dal loro ministero, egli è rapito in estasi. Ecco come Sant’Atanasio, suo biografo, ci dipinge la santa morte di Antonio. “Avendo fatto le sue ultime raccomandazioni ai suoi discepoli ed avendoli abbracciati, egli sentì poco la terra e guardò gioiosamente la morte: era visibile dall’ilarità del suo volto che i santi angeli erano venuti a cercare l’anima sua; egli li considerò come si guardano degli amici carissimi e rese lo spirito”.

San Paolo il semplice, suo discepolo, non ha gli occhi meno illuminati. Ecco una delle sue visioni: “Un giorno, mentre che i monaci entravano in chiesa, il santo vegliardo li vedeva sfilare col volto raggiante e l’anima piena di allegrezza ed i loro angeli, non meno gioiosi, tenevano loro compagnia. Solo uno di essi aveva la fisionomia scura ed il corpo ottenebrato, due demoni gli avevano messo un freno alle narici e lo tiravano dalla loro parte, il suo angelo camminava lontano, dietro di lui, tutto triste. Dopo un certo tempo, l’uscita dalla chiesa ebbe luogo, il buon vegliardo guardava i volti dei fratelli per rendersi conto se se ne andavano come erano entrati; ed egli vide quello che era apparso tutto nero uscire dalla chiesa, col fronte chiaro ed il corpo splendente di biancore, mentre che i demoni erano rigettati indietro e che il suo angelo lo accompagnava con salti di gioia”. Che era accaduto? In chiesa, lo spirito di contrizione si era impadronito di lui, egli aveva pianto i suoi peccati ed era rientrato in grazia con Dio.

Stesse intuizioni penetranti presso San Macario, altro discepolo di Sant’Antonio. “Egli vedeva l’angelo del Signore assistere il celebrante all’altare e unire la sua mano a quella del sacerdote nella distribuzione del corpo di Cristo… Siccome era lui stesso sacerdote, egli attestava di non aver mai dovuto dare la sacra ostia ad un certo monaco chiamato Marco, ma che un angelo gliela portava direttamente dall’altare; d’altronde, di quell’angelo, egli non vedeva che le dita che tenevano l’ostia”. Lo storico Somozeno racconta la stessa scena che testimonia l’alta santità di Marco.

“Ho conosciuto, dice Palladio, parlando di San Giovanni l’anacoreta, un solitario che per dieci anni non gustò nessun cibo terreno; ogni tre giorni, un angelo gli poneva in bocca un alimento celeste che gli faceva da nutrimento e da bevanda”. Un altro monaco godeva dello stesso favore. Ma gli accadde di commettere una grave colpa, allora “chiudendosi in una caverna, coricato sul cilicio e la cenere, egli non si rialzò, non cessò di piangere, fino a che la voce di un angelo si fece intendere in sogno, e questa voce diceva: “Il Signore ha accettato la tua penitenza… i fratelli che hai avvisato stanno per portarti delle eulogie e tu te ne nutrirai rendendo grazie a Dio”. In altri termini, tu sei perdonato, ma non contare più su di un cibo angelico.

Lo stesso Palladio assicura che Sant’Apollo, suo contemporaneo, riceveva anch’egli il suo cibo da un angelo. Egli riporta di lui i seguenti segni: uno dei solitari viventi sotto la sua direzione è messo in prigione al tempo di Giuliano l’Apostata: egli va a consolarlo e si trattiene anch’egli prigioniero con i suoi compagni. Immediatamente, durante la notte, un angelo appare nella prigione tutto raggiante di luce: i carcerieri spaventati aprono le porte ai detenuti e li scongiurano di uscire. Il tribuno di guardia, la cui casa è stata rovinata da un terremoto, i cui servi sono stati atterrati da mani invisibili, colto anch’egli da spavento, allontana dalla città i pii solitari; cantando gli inni, essi ritornano liberamente nel loro deserto. Un’altra volta, era Pasqua, Sant’Apollo viveva con cinque fratelli in una caverna; essi non avevano per pasto pasquale che alcuni pani secchi ed alcuni legumi appassiti. Il santo esortò i fratelli a chiedere semplicemente a Dio un cibo che convenisse meglio alla festa. Ed ecco che la notte, degli sconosciuti deposero all’entrata della caverna delle provvigioni di ogni specie: frutti dei più vari, uva e arance colte di fresco, prodotti esotici, vasetti di miele, un grande vaso pieno di latte schiumante, dolci e pani come usciti dal forno. I fratelli non dubitarono assolutamente che quelle provvigioni non venissero loro che dalla mano degli angeli; essi ne mangiarono con azioni di grazie e ne ebbero fino a Pentecoste.

San Pacomio è l’iniziatore della vita cenobitica; egli fondò il monastero di Tabenna, come lo narra il suo storico, su invito di un angelo. “Essendosi allontanato molto nella solitudine, egli giunse nel deserto chiamato Tabenna. Là, prolungandosi più che d’abitudine, egli che prima non aveva mai avuto delle visioni, sentì una voce celeste che gli diceva: “Fermati qui e costruisci un monastero, molti verranno a te, e tu li condurrai a Dio secondo la regola che ti mostrerò”. E, subito, gli apparve un angelo portatore di una tavola sulla quale era scritta una regola o forma di vita, che i religiosi di Tabenna non hanno smesso di osservare”. Somozeno aggiunge che, spesso, in seguito, il sant’uomo ebbe dei colloqui con gli angeli. San Teodoro, suo caro discepolo, ne fu ugualmente favorito.

I Bollandisti continuano questa enumerazione. Gli angeli procurano da mangiare ai religiosi di Sant’Alessandro, fondatore dell’Ordine degli Acemeti. Mentre che un brav’uomo estrae il suo pane dal forno, un personaggio misterioso si presenta improvvisamente a lui e gli dice: “Porta questi pani ai servi di Dio che non hanno nulla di che nutrirsi”. San Sisoe è frequentemente visitato dagli angeli; essi vogliono portarlo in cielo, ma egli chiede loro il tempo per fare penitenza. San Simeone lo Stilita aveva un angelo custode il cui volto brillava come il sole; egli apparve pubblicamente ai suoi funerali. Sant’Eutimo vedeva spesso degli angeli assisterlo nel Santo Sacrificio della Messa; la sua anima, sotto gli occhi di San Gerasimo, suo discepolo, fu portata in cielo da una schiera angelica. San Simeone Stilita il giovane riceve dagli spiriti celesti il dono dei miracoli e la potenza di comandare sui demoni e liberare gli ossessi; il suo angelo custode lo avvisò al momento della sua morte.

E’ così che i deserti della Tebaide e le laure dell’Oriente ricevevano la visita degli spiriti angelici.

 

 

 
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