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GLI ANGELI ED I SANTI NEL DICIASSETTESIMO SECOLO Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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venerdì 01 maggio 2026

GLI ANGELI ED I SANTI NEL DICIASSETTESIMO SECOLOAll’inizio del diciassettesimo secolo, vive a Lima la peruviana Santa Rosa, del terz’ordine di San Domenico, che la Chiesa chiama il primo fiore di santità dell’America meridionale. I suoi rapporti con gli angeli furono messi in luce dal suo processo di canonizzazione, tanto che il pontefice Clemente X si espresse così nei suoi riguardi nella Bolla con la quale egli la fa salire agli onori degli altari.

“Dio inviò il suo angelo, che camminava davanti a Rosa, la custodiva visibilmente, per introdurla nel luogo ch’egli le aveva preparato. ...

Ella aveva con lui una familiarità così fiduciosa che, non solamente era per lei un amico carissimo, ma anche un messaggero ed un intermediario, ogni volta che lo Sposo celeste tardava a mostrarsi. Una notte ch’ella si sentiva venir meno, ella lo inviò presso la signora Maria d’Uzategui, con la commissione di dirle ch’ella aveva bisogno di tale rimedio; la pia donna, avvisata dall’angelo, si affrettò ad inviarglielo da un suo servo; la madre di Rosa fu testimone del prodigio, di cui sua figlia le diede la spiegazione per obbedienza. Un’altra volta, l’angelo custode la riportò, dalla cella del suo giardino alla dimora materna, sana e salva, aprendo le porte davanti a lei. Altri angeli ancora ricevettero l’ordine di Dio di vegliare su quella vergine; grazie alle sue preghiere, essi protessero un certo religioso in un viaggio pieno di pericoli, poi parvero abbandonarlo perché questi non era più in buone disposizioni; siccome al suo ritorno si lamentava con Rosa di quell’abbandono, ella gliene diede il motivo ed entrò in dei dettagli sì intimi che evidentemente ad una tale distanza, ella non aveva potuto esserne informata che da un angelo o dal Signore stesso”.

Occorre che i fatti allegati siano stati ben provati per prender così posto in una Bolla di canonizzazione. Non è detto che Rosa vede il suo angelo, quando lei lo prega di andare a trovare Maria d’Uzategui; ma è necessario ammettere che si è fatto vedere od almeno sentire da quella pia amica, forse abituata a simili messaggi. Quando lo spirito celeste viene a cercarla nella cella del giardino, ella lo vede scivolare simile ad un’ombra bianca ed agile, che la precede poi, giunta a casa di Rosa, svanisce ai suoi occhi.

La vita di San Francesco Solano, l’apostolo del Perù, contiene un segno toccante dell’assistenza degli angeli. Il suo ministero lo aveva chiamato al capezzale di una pia donna che stava per morire: improvvisamente, egli vide il suo volto prendere un’espressione raggiante, egli le chiede quello che stava per accadere. Ella rispose che veniva dal godere dell’aspetto consolante del suo angelo custode, che gli aveva annunciato da parte di Dio che i suoi peccati le erano stati perdonati, che tra poco sarebbe morta e sarebbe stata trasportata da lui nel soggiorno della beatitudine. Non appena ella ebbe finito di parlare, rese soavemente l’ultimo respiro.

L’estatico San Giuseppe da Copertino viveva nella società degli angeli; egli attestò un giorno che li vedeva salire e scendere al di sopra della santa casa di Loreto e, a quella vista, egli fu elevato da uno di quei voli estatici di cui era abitudinario. Nel momento in cui egli entrava in Assisi, una insigne serva di Dio lo vide scortato da due angeli; ella seppe per rivelazione che San Giuseppe da Copertino aveva ricevuto per custode un angelo di un coro superiore. Comunque sia, il santo aveva per quell’angelo una tale venerazione ed egli sentiva così vivamente la sua presenza, che non entrava mai nella sua cella senza averlo umilmente pregato di attraversarne la soglia per primo.

 San Pietro Fourier riunisce alcune “buone ragazze” per fondare la Congregazione delle Canonichesse di Nostra Signora. Esse avevano tutte una gran buona volontà; ma la loro iniziazione alla vita religiosa soffriva di alcune difficoltà pratiche con le quali esse si scontravano col fervore dei loro desideri. Così queste aspiranti suore educatrici ed insegnanti non giungevano neppure ad una recita minimamente corretta del breviario; le rubriche della liturgia delle Ore non entravano facilmente nelle loro teste. Ora, un giorno che la signora du Fresnel dava loro qualche lezione nel suo giardino, un giovanissimo d’una bellezza radiosa, di circa quattordici anni, sopraggiunse come per caso; egli si avvicinò, si unì ad esse, si mise a spiegare loro il breviario, a recitarlo con esse. Man mano che il ragazzo parlava, le difficoltà scomparivano; e, da quel giorno, le ragazze impararono bene a recitare il breviario. I piccoli Bollandisti (Eredi dei Bollandisti, i piccoli Bollandisti hanno, rimaneggiato la raccolta dei loro maggiori e riportato l’insieme dell’opera a diciassette volumi) raccontano, come segue, i rapporti molto toccanti ch’ebbe con gli spiriti angelici la venerabile Benedetta Rencurel del Laus, quella pastorella così amata dalla regina del Cielo e così oltraggiosamente perseguitata dai demoni. “Talvolta mentre che lei andava la notte, malgrado le tenebre, il freddo e la pioggia, ad inginocchiarsi sulla soglia della chiesa del villaggio, un angelo le apriva la porta. Un giorno d’autunno del 1644, i suoi padroni l’avevano inviata a tagliare del fieno presso la chiesa di Valserre; ella entrò nel luogo sacro con l’intenzione di non farvi che una breve preghiera ma, ben presto, la sua anima lasciò la terra e si elevò verso le regioni celesti. Quando rinvenne dalla sua estasi, il sole era scomparso dietro le montagne e la notte giungeva rapidamente. Ella esce con inquietudine dalla chiesa e trova, con gioiosa sorpresa che, mentre che lei faceva l’ufficio degli angeli, uno spirito celeste aveva fatto il suo lavoro, che aveva tagliato e legato un grosso pacco di erbe nella corda ch’ella aveva lasciato alla porta della chiesa.

I demoni, non solo picchiavano Benedetta, ma la prendevano e se ne andavano a gettarla rudemente in un angolo delle montagne o su di un luogo elevato. Ora, quando il demonio l’aveva deposta su qualche roccia inaccessibile, il suo angelo veniva a trarla; egli le tracciava il passaggio attraverso le rocce, i ghiacci, le sterpi piene di neve; la riportava dai luoghi sconosciuti dove lei si trovava perduta e la aiutava ad attraversare il torrente impetuoso che le sbarrava il passaggio; diventava luminoso per illuminare il suo cammino. Più di venti volte, quando lei fu lasciata sul tetto della cappella di Nostra Signora dell’Acero, un angelo le prestò soccorso per ridiscendere. Spesso, per confortare l’umile Rencurel nelle lotte spaventose ch’ella dovette sostenere contro gli spiriti infernali, gli angeli la circondavano sotto forma di uccellini, formavano una corona al di sopra della sua testa e cantavano soavemente. Un giorno, ella fu comunicata da un angelo, mentre un altro angelo assisteva alla cerimonia”.

La vita della beata domenicana Agnese di Langeac non è meno ricca in apparizioni di spiriti celesti. Ella è continuamente in rapporto sensibile col suo angelo custode. Occorrerebbe un capitolo per rintracciare tutte le visioni di angeli che furono presentate ai suoi sguardi durante le sue meditazioni ed orazioni; ella ricevette diverse volte la comunione dalla loro mano. Nella celeberrima apparizione con la quale ella si trasportò vicino a M. Olier nel seminario San Sulpicio, e che è un fenomeno di bilocazione documentalmente constatato, ella era accompagnata da un angelo. M. Olier ha lasciato egli stesso il racconto di quella apparizione che si offrì per due volte ai suoi occhi. “Io credetti al momento, dice lui, che fosse la Santa Vergine a causa della santa gravità ed a causa dell’angelo che le rendeva gli stessi servizi che un servitore rende ad una signora”. Il santo sacerdote riferì quella visione a san Vincenzo de Paoli, suo direttore, che si riservò il suo giudizio. Essa fu esaminata con grande cura nelle procedure di beatificazione di madre Agnese; e il vice-promotore della fede, che era allora Prospero Lambertini, più tardi Benedetto XIV, concluse, dopo aver risposto a tutte le difficoltà, che la verità dell’apparizione angelica era indubbia. Veronica Giuliani, sin dalla primissima infanzia, sentì intorno a sé la presenza degli angeli. A Mercatello, ancora bambina, vide intorno a sé, molte volte, “come una luce” e successivamente seppe dal Signore che quella luce meravigliosa era il suo angelo custode. Sempre a Mercatello, il giorno della cresima, vide intorno a sé due angeli, come testimonia al processo la signora Caterina Stefani, sua madrina. Veronica ha avuto la nitida visione reale del proprio angelo in molte occasioni. La nostra mistica narra, ad esempio, in una circostanza, del suo patire tanto intenso e sconvolgente da non essere in grado di descriverlo e da cadere sotto il peso della croce postale sulle spalle dal Signore e, credendo di essere stata abbandonata, nel chiedere perdono delle sue colpe, le parve di vedere il suo angelo custode proteso a rialzarla. (Diario, I, 118). La santa in un’altra pagina del suo Diario scrive “…una notte, mentre facevo orazione, parevami di avere la visione di Gesù coronato di spine, il quale mi disse che era venuto per fare un baratto con me; che voleva la corona che avevo in capo, e mi voleva dare quella che aveva Lui. In questo punto mi venne il timore che fosse il demonio.  Così mi disse: Non temere, non sono il demonio, ma il tuo Sposo crocefisso. E mi mostrava le sue sante piaghe con dirmi: Che brami? Che vuoi? Io dicevo: Signore, altro non voglio che il vostro santo volere, eccomi pronta a tutto. In questo punto mi parve di vedere il mio angelo custode, il quale mi cavò la corona che avevo in capo, e parvemi di vederla nelle sue mani: la quale era come un cerchino di ferro dal mio capo sentii gran pena”. (Diario, I, 116).  L’angelo custode si faceva spesso presente per rendere a Veronica diversi servizi. Nell’adempimento dei suoi compiti di monaca e di badessa se lo sentì sempre accanto “come fosse stato una persona”. (Diario, II, 189 – 191, 198).  Il 19 luglio 1697 Veronica scrive: “Io sono ritornata in cucina, per altre robe, e quando sono ritornata oltre, ho trovato la dispensa acapezzata  (assestata), e tutte le cose a suo luogo ed io che vi andavo per fare dette faccende, ho trovato così ogni cosa fatta. Anche questo penso l’abbia fatto il mio angelo custode; perché, dopo passato mezzogiorno, mi venuto un rapimento nel quale il Signore mi ha detto: Orsù! Fa pure le fatiche della religione, perché mi sono molto grate: ed io ti darò aiuto specifico, ed anche ti farò aiutare dal tuo angelo custode, come ho fatto questa mattina” (Diario, II, 191). Nell’agosto dello stesso anno 1697: “In questi giorni, stando io così male, per il dolore che avevo, nelle piaghe dei piedi e mani, vi sentivo lo spasimo; in particolare, quando vi mettevano quel medicamento. Io, nel mio interno, sentivo in godimento grande di questo poco patire; ma non sapevo come potevo fare per fare l’ufficio e le fatiche. Tutto mi pareva impossibile; ma sentivo tanta fede nella virtù dell’obbedienza, che ero persuasa che tanto avrei fatto tutto. Così cercavo di fare quanto potevo; ma per la pena e dolore, nelle medesime faccende, mi si ritiravano i nervi, e non potevo operare. Più volte, all’improvviso mi compariva avanti il mio angelo custode e faceva le medesime faccende, per me, oppure, cole sue mani accanto alle mie, mi mitigava il dolore; e facevo tutto presto. Non vedevo come lo avevo fatto” (Diario, II, 226). La presenza degli angeli e in particolare dell’angelo custode nell’esperienza mistica di Veronica si distende in una lunga teoria: è l’angelo custode che le porge la Comunione, allorquando i confessori la privano dell’Eucarestia; è l’angelo custode che per ispirazione del Signore, concorre a dare a Veronica maggiori sofferenze; è l’angelo custode che l’incita ad incamminarsi per la “strada molto oscura e stretta” delle sofferenze per raggiungere la completa perfezione e ad intrinsecarsi con il Signore. “In un subito, parvemi di trovarmi circondata da molti demoni i quali tutti stavano aspettando che uscisse quest’anima dal corpo per prenderla. Già si dichiaravano d’aver vinto; che io ero la loro; e che per me non vi era alcuno che mi difendesse. Il mio angelo stavami accanto e pareva che godesse di vedermi così in abbandono. In detto tempo, provai siffate pene, nell’interno, per via di cognizione delle mie colpe e, nell’esterno, per via di dolori così atroci, che non vi è modo di poterle raccontare… In un tratto, parvemi vedere una strada molto oscura e s e stretta, e poi tornavano indietro; pochi vi andavano. Mi pareva che il mio angelo mi dicesse che io m’incamminassi per quella via, ed, in un tratto, la passai” (Diario, III, 64). Il 15 aprile 1714 scrive: “Questa mattina, nella Santa Comunione, vi è stato il raccoglimento con la visione di Maria Santissima, del suo figlio Gesù, dei miei angeli e della comitiva di Santi. In un tratto, a quei due (angeli) si è accompagnato un altro che anche esso aveva in mano un calice; ed ho capito che questo terzo Maria Santissima voleva che stesse in mia custodia; e che l’altro (stesse) sempre appresso il Padre e solo sarebbe venuto a me: quando il Padre lo manderà, come fa giornalmente, in tutte le mie necessità. In un tratto, ho veduto uscire dalle piaghe di Gesù rivi di sangue, ed i santi angeli raccoglierlo in quei calici che, riempiendosi in modo assai abbondante, versavano sopra di me. In quell’istante, l’anima mia ha provato la grazia di un nuovo battesimo, come provo, molte volte, nell’atto che il Padre mi dà la santa assoluzione” (Diario, III, 776). Dio potrebbe agire da solo, ma, nella sua sapienza, ama servirvi delle creature che ha tratto dal niente. Esse sono i ministri della sua santissima volontà. La Scrittura ci mostra in ciascuna pagina gli spiriti celesti quali ambasciatori di Dio presso gli uomini. Durante la Passione, nell’ora dell’agonia, Gesù ebbe un angelo a consolare la sua Umanità. Veronica, rappresentazione viva di Gesù redentore, ebbe anch’essa il suo angelo. Le apparve la prima volta quando fu cresimata nella Collegiata di Mercatello. Dopo, le manifestazioni angeliche si moltiplicarono. L’angelo spesso la rialzava quando cadeva sotto il peso della croce; la difendeva quando le armate dei demoni l’assalivano da ogni parte; l’assisteva nelle ore terribili dei giudizi particolari come in quelle gioiose dello sposalizio; era l’ambasciatore di Maria presso la Santa; alcune volte le comunicava a nome di Gesù; era lui che accorreva quando la santa chiamava le suore a soccorrerla, e l’aiuta nei lavori manuali. Quando Padre Crivelli esigeva che lei fosse da per tutto nello stesso momento, in cucina come serva della comunità e in cella a compilare il “Diario”, l’angelo compiva meraviglie in suo favore; prendeva forma di una luce bianca, apriva e chiudeva le porte, pensava alla dispensa e faceva cuocere gli alimenti. Verso la fine della sua vita, acquistata una santità più alta, poiché era assalita più forte che mai da parte dell’inferno, vari angeli furono inviati a custodire la santa. “Miei angeli”, scrive, infatti nelle sue note. E se gli angeli la consolavano, Maria l’assisteva, come assisté suo Figlio durante la Passione. Veronica dunque non si sentiva e non era mai sola nel patire e nel gioire. Sentiva di essere sempre assistita ed accompagnata da Maria Santissima, ma anche dai suoi angeli, in modo specialissimo dal suo angelo custode. Il deserto della sua clausura era vivificato non solo dalla comunione con le sue sorelle monache, ma in ogni momento della sua vita, nelle incombenze quotidiane, come nella sua ascesi spirituale, dal suo angelo custode. Anche se delle sue penetrazioni mistiche non esprime mai certezza, nel timore di essere ingannata dal maligno, la sua anima, nello scendere nelle profondità della sofferenza o nel salire le scale del godimento della sua intrinseca unione con Dio, vive in un modo popolato di angeli che danno forza e luce alla sua anima, per percorrere sino in fondo, la dolorosa via della perfezione. Non sono molti che si ricordano ora del loro angelo custode, eppure gli angeli, per disegno di Dio, accompagnano i nostri giorni. Dio ama agire non da solo, ma servirsi delle creature che ha tratto dal nulla come messaggeri tra Lui e noi. Gli angeli sono fedeli collaboratori della Sua volontà. La Scrittura, in ciascuna sua pagina, ci mostra gli spiriti celesti quali ambasciatori presso gli uomini. Questi ambasciatori sono ancora al lavoro presso le anime di tutti noi, anche quelli che ritengono di non credere in Dio, per orientare misteriosamente le nostre anime, per risvegliare le nostre coscienze ogni qualvolta il pericolo si avvicina. Gli angeli non si stancano di suggerire nel silenzio dell’invisibile, le scelte migliori anche ai miscredenti. Nel severo monastero di Città di Castello, il carcere volontario di Veronica, discendeva dunque tutto il cielo. Le persone della SS. Trinità erano di casa, con il corteo di tutto il popolo celeste. Il consolatore Gesù, per realizzare i suoi disegni, non ricorreva solo alla sua Madre Santissima, ma anche a tutte le altre creature buone del regno dell’invisibile.

 

 

 
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