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SANTA FRANCESCA ROMANA E LA VISIONE DELL’ALBERO DELLA VITA Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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venerdì 01 maggio 2026

SANTA FRANCESCA ROMANA E LA VISIONE DELL’ALBERO DELLA VITA Francesca, nata a Roma nel 1384 da nobile famiglia, aveva ricevuto un’educazione elevata, per una fanciulla del suo tempo. Si intendeva d’arte e di letteratura, e conosceva bene la Divina Commedia. A tredici anni si spossa con Lorenzo Ponziani, figlio di nobili romani che avevano un lussuoso palazzo in Trastevere presso la chiesa di Santa Cecilia. S’ inserisce molto bene nella nuova famiglia, stabilendo con tutti ottimi rapporti. Anche la cognata Vannozza, dopo averla osteggiata, si lascia conquistare dl suo amore e ne diviene fedele collaboratrice nelle opere a favore dei poveri. Ha tre figli, ma uno solo giunge all’età adulta. ...

Il periodo della travagliata esistenza di Francesca è per la Chiesa uno dei più dolorosi; Roma subisce i contraccolpi dello scisma d’Occidente e della contrastata presenza di antipapi. La famiglia Ponziani partecipa alle lotte in difesa del papa e della città. Quando su Roma, priva della presenza del papa fuggito ad Avignone , incombono guerre, carestie e pestilenze, Francesca distribuisce ai poveri tutto il grano dei suoi granai e presta un’assidua assistenza negli ospedali, soprattutto in quello di santo Spirito in Sassia, fondato dai suoceri. Per aiutare i poveri va a mendicare per le strade trasformandosi nella “poverella di Trastevere”. La sua attività caritativa e assistenziale culmina, nel 1425, nella fondazione della Congregazione delle Oblate Olivetane, dette anche Oblate di Tor de’ Specchi, con sede nella basilica di Santa Maria Nova al Foro Romano, in seguito a lei dedicata. Francesca emette i voti nella congregazione da lei fondata, tre anni dopo la morte del marito, con cui aveva vissuto quarant’anni di matrimonio.si racconta che, mentre svolgeva le innumerevoli opere di misericordia, capitava che all’improvviso rimanesse immobile, senza vedere né udire più nulla: erano i momenti delle visioni di una delle più grandi mistiche del XV secolo. I cronisti del tempo affermano che al suo funerale prese parte tutta la città, che la chiamava già “santa Francesca romana”. Era il 9 marzo 1440. E’ patrona delle vedove e protettrice degli automobilisti, per via dell’angelo custode che Francesca vedeva sempre al suo fianco. E’ invocata contro la peste oltreché per la liberazione delle anime del purgatorio. Riporto la sua famosa visione sull’albero della vita:

Visione XXXIX (39): L’albero della vita

Il 13 luglio del 1432, stando la santa in S. Maria in Trastevere, fu rapita in spirito dentro una gran luce, dove le si accompagnò il profeta Eliseo, poi dentro una seconda più splendida, e finalmente in quella splendidissima dell’empireo, dove vide e contemplò a lungo il trono di Dio. Poi la sua celeste guida le mostrò nel mezzo di una vasta pianura l’albero della vita, che aveva tutt’intorno nove gradini raffigurati i cori angelici e le beatitudini, e davanti una fonte bellissima. Condotta là dal profeta e immersa in quell’acqua, ne uscì interamente purificata e agilissima, è poté tosto vedere sopra l’altissima vetta dell’albero il Salvatore Gesù dell’età di circa due anni e mezzo, tutto raggiante di splendore. Desiderando allora di prenderlo, e non vedendo più i gradini che le avrebbero permessa la salita, si strinse fortemente all’albero, chiudendo sensibilmente le braccia e pronunziò queste parole, che furono udite anche dai circostanti: “Ma si da quest’albero mi leverò, e se non posso salire a mangiare i suoi frutti, di vederli almeno avrò sazietà, e nessuno mi distaccherà, tanto forte lo terrò.

Allora la celeste Regina e gli spiriti beati, che stavano sull’albero intorno al Salvatore, si fecero a persuaderla di allontanarsi ma essa, senza togliere mai gli occhi dal Signore, rispondeva sensibilmente, ribattendo con vigore tutte le loro ragioni. La tenzone fu aperta dalla B. Vergine che l’ammonì di ricordarsi della sua viltà e di concentrarsi di aver visto ma la Santa rispose che, poiché era stata invitata, era in diritto di soddisfare tutti i suoi bisogni. San Paolo aggiunse che l’albero della vita è fatto soltanto per gli spiriti beati e non già per quelli che sono uniti al corpo terreno ma la Santa gli obbiettò, che anch’egli, mentre era sulla terra, non voleva separarsi dalla carità di Cristo, dopo averla assaporata.

Subentrò allora la sua celeste guida, il profeta Eliseo, il quale voleva affidarle un’ambasciata per il suo confessore da parte di Dio; ma essa disse che l’ambasciata la facesse pure da sé e gli sarebbe riuscita anche meglio, perché, dal canto suo, non intendeva affatto di lasciare il padre maggiore per il minore. 

Alla Maddalena, che parlò dipoi, essa non rispose nulla, perché senza opporlesi, le aveva detto di rimanere ferma nell’ amore divino.

Il Battista le disse, che la durata della grazia concessa a lei dipendeva dalla volontà di Dio ed essa rispose, che, siccome nella grazia bisogna perseverare, non si voleva partire di là.

Finalmente S. Giacomo Maggiore le disse, che, seguendo senza speranza e senza discrezione il proprio desiderio si cade nelle braccia del diavolo ma essa rispose risolutamente che la sua disperazione e indiscrezione non erano peccato, perché erano prodotte dall’amore divino. Riusciti pertanto inutili tutti i tentativi di persuasione di fronte alla sua costanza, la Santa prese a pregare così il suo Signore, che le faceva dall’alto dell’albero grandi segni di affetto: “Vieni, o mio caro Amore, vieni, non te ne andare, e qui sulle mie braccia degnati riposare, vieni, o mio bello e dolcissimo Amore, perché possa mostrarti al mio confessore. Ma il Signore, volendola provare, non la contentò subito. Prima si lamentò che davanti a lui avesse fatta menzione di un estraneo, cioè del suo padre spirituale, del che essa si scusò umilmente col dire che era stato il profeta Eliseo a rammentarglielo, quando le voleva affidare l’ambasciata e poi l’ammonì che ciascuno si deve contentare delle grazie che gli son fatte ma essa, dicendogli che domandava anche quella dalla sua infinita carità, vinse la prova. E subito, venuto a lei il santo Bambino, andò incontro al confessore, colle braccia cure nell’atto materno di sorreggere il figlio, dicendogli di guardare il suo Diletto ma il poveretto confessore non vedeva altro che i gesti della sua penitente. E volendo il Signore scherzare con la sua serva, incominciò a rendersi a lei pesante oltremodo ed essa a lamentarsene a rendersi fortemente, finché quando la Santa, tutta curva a terra, pareva ormai non poter più reggere al peso, Gesù le ridiventò leggiero e rivolò sull’albero, lasciandola molto stanca. Allora si mosse nuovamente verso di lei il profeta Eliseo, per affidarle l’ambasciata ed essa, vedendolo venire, esclamò: “Ecco che bel guadagno! Il Signor che ti manda se n’è andato, e te ne vieni tu che sei il mandato.

Poi disse: “Il profeta Eliseo, messo del Signore, dice a te, o confessore, che tu vinca e discacci ogni dubbiezza intorno a quest’anima che ti è stata commessa, per essa tu sei fatto a me quasi uguale, perché come il lebbroso se ne venne a me, essa si vuol per te dalla creduta lebbra mondare. Io ho illustrata la sua mente, l’ho bagnata nella fonte, e l’ho fatta stare unita all’albero della vita, seguita, ti dico, i suoi detti e non t’avverrà alcun male; cammina come lei se vuoi ben camminare; il tuo cuor non divaghi e non sarà tentato; persista sulla via che l’Amor gli ha mostrato; l’animo tuo sia forte e virile e mai non t’avvilire; ma alla Divina Volontà conforma sempre le tue tre facoltà e dai sensi tieni lontano ogni moto ribelle e malsano; non voler mormorare dei segreti di Dio; vedendo che la Chiesa è in pericolo, perché il Papa non ha atteso al messaggio tuo; da lui il Signore è stato disprezzato, ed egli dal Signore è stato abbandonato; perciò chi più lo ama presto lo tradirà e il peccato infedele le anime ucciderà; sii dunque, o sacerdote, prudente e leale, ama la verità e non ti vergognare”. Interrogata poi dal confessore come fosse l’albero della vita, disse che esso aveva dieci rami con foglie verdi, denotanti i comandamenti di Dio; dodici rami con fiori non ancora sbocciati, corrispondenti agli articoli della fede; sette rami che mandavano odore di verità, per significare i sacramenti; quattro rami con fiori aperti, per i quattro evangelisti; altri quattro con piccoli pomi, per i quattro dottori; sette con grossi con foglie d’oro  e con pomi non ancora maturi, per i doni dello Spirito Santo; sopra questi erano rappresentate le sette virtù, da altrettanti rami che sorreggevano una vite carica di uva matura; sopra di esse ancora si spaziavano i dodici rami delle tribù d’Israele; e sopra tutti finalmente stavano i tre rami splendidissimi della SS. Trinità, che davano vita a tutto l’albero e sui quali si era seduto  il santo Bambino.

Il giorno seguente, essendo la Santa nella sua casa, fu ricondotta in spirito nella medesima visione e standosene abbracciata all’albero della vita, ebbe luogo fra il Signore e lei questo colloquio. Il Signore diceva: “O anima, che nel fonte ti ho fatta lavare, guardati bene di non ti rimbrattare”. Ed essa rispondeva: “Non io, ma tu che mi hai creata, tu mi puoi guardare”. E Gesù di nuovo: “Io ho provvista l’anima di questa fonte pura che la fa sicura, e poi che l’ha gustata sull’albero può montare e le frutta assaggiare, e se non si sostiene l’Amore la rattiene”. Ed essa: “Signore, sei tu che mi assicuri: cotesti frutti maturi io vorrei tosto mangiare, da questa radice mi vorrei tosto innalzare per essere felice, e poiché il tuo dolce Amor mi porge aita, con esso voglio sempre stare unita”. Riprendeva il Signore: “O anima, se tu dici il vero, devi annegar nell’Amore ogni tuo desiderio”. E la Santa “Oh! Si, troppo triste e dolente sarebbe quel cuore, che tutto non si desse al suo Signore”. E Gesù finalmente: “O anima, tu dici molto bene: perciò questa via bella, che toglie delle pene e conduce alla vita, anche agli altri addita, l’Amor gentile fai lor seguire, e giungeranno presto a trasformarsi in esso”. E vedendo i beati che la Santa si stringeva all’albero con raddoppiata animosità, dicendo di non volersene partire mai, la rimbrottarono così per bocca di S. Pietro: “O tu, che col Signore vuoi pur contrastare, lasciati vincere, che più non puoi restare. Ed essa rispose supplicando: “Neppure tu, o Pietro, mi vuoi compatire? Tu anche dal Tabor non volevi partire? Eppure eri in terra, ed io in gloria eterna: come puoi farti dunque mediatore, per scacciare me dal mio Signore? San Pietro cercò allora di persuaderla così: “Tu non devi scusare, ma devi giù tornare, perché il Signore vuol che tu ridica quel che hai veduto nell’eterna vita”. Ed essa, ostinandosi, ribatté con forza: “Tu cerchi, insomma, di non farmi prendere il Signore che deve discendere; ma io qui lo voglio aspettare al ritorno sul trono imperiale ma S. Pietro la licenziò subito, dicendole: “O anima, ti è stato detto: Partiti dal tuo volere e tu, presuntuosa, vorresti rimanere?!”

 

 
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