| LUCIA MANGANO E LE OSSESSIONI DEL DIAVOLO Di don Marcello Stanzione |
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| domenica 17 maggio 2026 | |
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Lucia vide il demonio Frequentissimi furono gli assalti visibile del demonio specie nel decennio 1923-1933, preludio del suo matrimonio spirituale. Le vessazioni demoniache si manifestarono con alternanza, ora di travestimenti da figura angelica, ora con apparizioni oscene di mostro furioso, con tentazioni di lodi sperticate o di accuse spietate, nel caos di dubbi, timori, oscurità di mente e desolazione per gettarla nella disperazione. Nel 1924 Lucia ebbe un assalto furibondo del demonio e così ce lo narra: “Una sera stavo in ginocchio a pregare; ad un tratto sentì il rumore di una porta che si apriva; guardai spaventata e vidi il demonio con il viso e le mani in forma di uomo, ma di una bruttezza spaventevole e con un bastone in mano. Si avventò contro di me ferocemente, diceva che mi voleva uccidere, che mi voleva togliere dinanzi a lui, perché non mi poteva sopportare e gli facevo tanta rabbia. Dicendo queste cose mi percuoteva rabbiosamente con quel bastone. Io piena di spavento, non sapevo fare altro che invocare col cuore Gesù e la Mamma celeste; ma mi sentivo sola nelle mani di quel brutto demonio. Non ricordo bene se sotto questo spavento e quelle bastonate io abbia perduto i sensi, ma ricordo bene che quando a notte inoltrata potei alzarmi da terra e mi misi a stento a letto, avevo una febbre alta che mi tenne a letto alcuni giorni”. Il furore demoniaco contro Lucia era diventato così inquietante che i suoi direttori spirituali, Mons. Scalia prima e Padre Generoso dopo, ricorsero per consiglio ai loro superiori. Il 16 gennaio 1933 Maria Lanza riferisce al padre spirituale che Lucia aveva avuto dal demonio uno schiaffo al viso così forte che le fece gonfiare la mascella sinistra, infiammare la gola e la bocca con l’impossibilità di inghiottire e con dolori misteriosi in tutte le parti del corpo. Il 17 gennaio il Padre venne a visitarla, la trovò assai abbattuta e le domandò perché soffrisse: “Per la Casa di Mascalucia”, rispose. Il Padr Generoso rincuorò Maria Lanza e la rassicurò di non temere di nulla perché tutti sarebbe passato in pochi giorni. Ed infatti il 18 Maria Lanza poté notare: “Oggi Lucia sta molto meglio ed è più rianimata”. Un fenomeno di visione che possiamo dire nuovo ed originale in Lucia fu “lo splendore del suo corpo”. Il 24 ottobre 1933 Lucia riferisce al suo padre spirituale di essersi trovata in un modo che non aveva mai sperimentato. “Questa notte – scrive Lucia – sono stata sveglia fino a tarda ora, poi mi è sembrato di vedere, con gli occhi del corpo, una gran luce che tutta mi investiva e mi è preso subito un raccoglimento in cui mi sembrava di essere sempre investita dalla stessa luce ed io mi sentivo immersa in Dio, nella misericordia e bontà di Dio e mi sembrava di amare tanto” Padre Generoso riferisce sul fenomeno una dettagliata relazione di Lucia: “Sere indietro, durante i Santi esercizi, incominciai a sperimentare il “fenomeno dello splendore”, che mi pareva emanasse dal mio corpo; ma conoscendo che andava intensificandosi, mi ritirai in camera. Ivi giunta, mi sentì con le potenze dell’anima tutte raccolte nella grazia (Della visione beatifica) che allora era più intensa delle altre volte, senza però perdere i sensi. Trovandomi in quelle condizioni, conobbi che dal mio corpo si sprigionava una luce che illuminava tutta la camera e non solo lo conobbi intellettivamente, ma proprio con gli occhi del corpo vidi la camera illuminata, senza però che questa vista mi recasse qualche meraviglia. La mia anima era allora immersa nella visione beatifica”. Nel maggio del 1935 il Padre nota nel suo diario che “Lucia attualmente sperimenta molto spesso il “fenomeno dello splendore”. Le sembra che da tutto il suo corpo si sprigiona una luce vivissima che le traspare in modo speciale dagli occhi e le sembra che anche gli altri si debbano accorgere di quello splendore…Gli altri però non vedono nulla: solo si nota che gli occhi si illuminano in modo straordinario e risplendono come due stelle” (Cfr. Vol.2°, pag.115). |
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