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Gli Angeli nelle Religioni monoteiste
MIRACOLI DI SAN RAFFAELE Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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mercoledì 08 luglio 2026

MIRACOLI DI SAN RAFFAELEL'arcangelo Raffaele fu dato da Dio come particolare protettore alla suora francescana di Napoli, santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, perché la soccorresse nelle sue infermità. Lo spirito celeste ne prese una cura straordinaria, degna del suo rispetto e del suo amore per il Dio che gli aveva affidato la santa monaca partenopea. ...

 

         Egli si fece vedere da lei sotto i tratti d'un giovane vestito di bianco d'una bellezza straordinaria. Maria Francesca rimase sorpresa e senza parole. L'arcangelo parlò dunque per primo e le disse: Io sono San Raffaele che l'Altissimo ha inviato per guarire la piaga del tuo costato che è sul punto di incancrenirsi. Rinnova la tua fede in Dio ed egli la benedirà. L'indomani mattina la piaga si trovò sanata, benché qualche giorno prima essa fosse in uno stato dei più allarmanti. - Si sa che la santa era stigmatizzata. - Le restò comunque nel cuore un dolore che le impediva di muoversi. L'amabile arcangelo si faceva suo infermiere; gli tagliava il pane prendendole il coltello dalle mani e dicendo con un grazioso sorriso ch'ella non era capace di servirsi. Se sollevava una sedia o qualche oggetto il cui peso poteva farle del male, l'arcangelo li toglieva dalle sue mani e li portava al posto stesso dove la Santa aveva desiderato metterli. E' così ch'ella gioì della celeste familiarità di san Raffaele.

         Questo esempio ci insegna abbastanza di quale soccorso lui e gli spiriti celesti possono esserci nelle circostanze abituali della vita.

Era in Spagna. La città di Cordova era provata da una peste terribile. I morti riempivano le sue strade; i vivi bastavano appena a seppellirli e quello che era più triste ancora un grande numero morivano senza sacramenti perché i confessori sopravvissuti erano troppo pochi numerosi. Padre Simone di Souza, superiore del convento di Nostra Signora della Mercede, religioso che aveva dedicato tutta la sua vita al Santo Arcangelo, si impegnava per sentire le confessioni dei malati e dava l'elemosina ai bisognosi. Ma vedendo i suoi soccorsi ben insufficienti, si prostrò ai piedi della Regina degli Angeli che era nel cuore del suo convento e la supplicò di inviare san Raffaele a tutte le infelici famiglie di Cordova. La sua voce fu ascoltata: l'angelo Raffaele apparve subito sotto l'immagine d'un giovane d'una bellezza eclatante e parlò in questi termini: Io sono Raffaele; vengo in tuo aiuto; le tue preghiere, le tue elemosine, soprattutto la tua umiltà e la tua carità sono di un sì grande pregio agli occhi di Dio ch'egli calmerà il suo corruccio, distoglierà il flagello e farà sentire a questa città provata le dolcezze della sua clemenza. Vai a trovare il vescovo e digli che metta la mia immagine sul campanile della cattedrale e che esorti il popolo a ricorrere a me. Immediatamente i malati saranno guariti alla sola condizione di chiedere alla Regina degli angeli "la medicina di Dio". Insegna anche che tutti quelli che porteranno la mia immagine e ricorreranno alla mia intercessione saranno liberati da ogni male ed in particolare dell'impuro Asmodeo che perde gli uomini e toglie loro la grazia di Dio.

         Padre Simone andò subito a raccontare tutto al vescovo. La città obbedì all'invito di conversione di san Raffaele, promise inoltre di celebrare ogni anno una festa speciale al fine di perpetuare il ricordo della celeste apparizione. Subito la peste disparve e la città di Cordova è rimasta consacrata a san Raffaele ch'essa chiama il suo liberatore.  Alcuni secoli fa un abitante di Pozzuoli in provincia di Napoli essendo infermo pensava di recarsi a Napoli per farsi curare. Fece parte del suo progetto il prete incaricato di servire la chiesa di san Raffaele. Questi l'impegnò a prendere l'arcangelo come medico della sua anima e del suo corpo chiedendogli di porre un ostacolo al suo viaggio se non doveva essergli di profitto, e gli diede anche un'immagine di San Raffaele. La notte che precedette la partenza per Napoli, il male si aggravò talmente che si dovettero dare gli ultimi sacramenti all'ammalato.

         Alcuni giorni dopo, l'infermo desiderò confessarsi di nuovo e chiese di padre Ceslas, domenicano del Convento di Gesù e Maria e lettore in teologia. Venuto il padre, il suo penitente gli raccontò che la notte precedente, non potendo dormire per la forza del male, sua madre desolata di vederlo in quello stato l'aveva impegnato a pregare san Raffaele. Subito dopo la sua preghiera, senza che potesse dire se dormisse o se era sveglio, gli sembrò che morisse e venisse condotto in presenza di Dio. Dio sovrano Giudice lo accolse severamente e gli mostrò la sua eterna condanna per aver mal confessato i suoi peccati. L'infelice cercò intorno a lui per trovare un protettore ed in quell'istante egli vide ai suoi fianchi un bel giovane che gli disse: Io sono l'arcangelo Raffaele e posso aiutarvi. Il padre lettore del convento di Gesù e Maria sarà chiamato, voi gli farete una buona confessione e Dio ritirerà la sua condanna.

         Tutto si svolse come l'aveva detto l'arcangelo, il moribondo si confessò e dopo l'assoluzione lasciò questa vita dando tutti i segni della contrizione e della salvezza.

San Giovanni di Dio ancora agli inizi del suo apostolato ritornava dalla questua con una notte piovosa e fredda quando un infelice gridò verso di lui, chiedendo soccorso. La compassione del santo fondatore dei Fatebenefratelli non si fece attendere. Fratello mio, disse, venite all'ospedale con me, vi passerete la notte più comodamente che nella strada. Il disgraziato dichiarò essere troppo debole per camminare. Allora Giovanni, malgrado il peso della sua bisaccia piena, lo caricò sulle sue spalle e continuò il suo cammino con un passo veloce. Ma giunto ad una strada in salita, di nome Gomelez, le sue forze vennero meno ed egli cadde a terra. Il rumore della sua caduta attirò un vicino alla finestra e quest'ultimo senti Giovanni di Dio colmare di invettive il suo corpo accusandolo di mollezza.

         Subito apparve un personaggio d'una bellezza celeste che rimpiazzò il malato sulle spalle del suo portatore, offrì la sua mano a frate Giovanni per risollevarlo e lo sostenne fino all'alloggio.

         Fratello mio Giovanni, disse, è Dio che mi ha inviato a voi al fine di portarvi soccorso nei vostri caritatevoli lavori. Del resto, perché comprendiate quanto è gradevole a Dio l'opera che avete intrapresa, sappiate ch'egli mi ha ordinato di tenere un fedele registro tutto quello che farete per amor suo. Frate Giovanni rispose semplicemente: Da qualche parte che l'aiuto mi arriva, io so che mi viene sempre da Dio; ma voi, fratello mio, io vi amerò se volete dirmi chi siete? - Io sono, riprese il suo compagno, l'arcangelo Raffaele a cui Dio ha confidato la custodia della vostra persona e di tutti quelli che si assoceranno a voi.

         Il grande pittore Murillo ha fatto un quadro di questa notte in cui l'arcangelo Raffaele risollevò San Giovanni di Dio e diede così una prova in più ch'egli è il benefattore delle persone caritatevoli.


 
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