Menu Content/Inhalt
Home Page arrow Editoria e Libri arrow GLI ANGELI ED I SANTI NEL QUATTORDICESIMO SECOLO Di don Marcello Stanzione
Santa Ildegarda e la sessualità - Salute e cura del corpo maschile e femminile
GLI ANGELI ED I SANTI NEL QUATTORDICESIMO SECOLO Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 0
ScarsoOttimo 
Scritto da Amministratore   
venerdì 04 settembre 2026

GLI ANGELI ED I SANTI NEL QUATTORDICESIMO SECOLOAll’inizio del quattordicesimo secolo, noi troviamo San Nicola da Tolentino, degli Eremiti di Sant’Agostino. I suoi genitori sospiravano un figlio che non arrivava: un angelo li avvertì di fare un pellegrinaggio sulla tomba di San Nicola; essi vi vanno ed ottengono da Dio il figlio della benedizione che riprodusse le virtù e la potenza taumaturgica del suo patrono il grande vescovo di Mira. I demoni si accaniscono contro di lui, gli angeli lo consolano. Sei mesi prima della sua santa morte, ogni notte, prima dell’ora del mattutino, Fra Nicola sente con le orecchie del suo corpo, “corporalibus auribus”, un concerto angelico d’una armonia soavissima. Egli ne è così dilettato che grida: “Io desidero la dissoluzione del mio corpo per essere con Gesù Cristo”.  ...

 

Dopo di lui consideriamo il grande santo bretone, il sostegno e l’avvocato dei poveri, San Ivo da Tréguier. Ecco quello che depone un testimone nel suo processo di canonizzazione: “Come io era a tavola col signor Ivo nella sua casa della Ville-Martin, un povero straccione e puzzolente si presentò; maestro Ivo lo fece sedere di fronte a lui e mangiare nel suo stesso piatto. Essendosi ristorato, il povero si alzò e ci disse in bretone: “Addio, il Signore sia con voi!”. In quel momento, egli apparve agli occhi del maestro Ivo tutto trasfigurato e splendente di biancore. Maestro Ivo mi fece notare quel cambiamento, tale che tutta la casa ne divenne splendente; egli non volle quel giorno più mettersi a tavola; egli si mise, in mia presenza, a piangere a calde lacrime, dicendo: “Io non posso dubitare, un messaggero del Cielo ci ha reso visita”. Non pare che il testimone abbia constatato coi suoi occhi la trasformazione del povero; ma egli vide, e per un lungo tempo ancora, il povero stesso.

Alle porte di Firenze, a Verlungo, si trova un monastero di religiose Vallombrosane, nel quale si venera il corpo di Santa Umiltà, loro fondatrice. Ella era sposata; ma col consenso di suo marito, ella entrò in un monastero presso Faenza. Là, ella edificò grandemente le sue consorelle; ma lo Spirito di Dio, la sollecitava ad abbracciare una vita più solitaria e più rigida. Ella non sapeva come uscire dalla clausura dove era strettamente confinata quando, una notte, ella intese una voce che le diceva: “Umiltà, alzati e seguimi”. Ella si alzò: una mano invisibile la guidava, le fece attraversare un muro molto alto, aprì davanti a lei la porta esterna del convento, la sostenne camminando sulle acque di un fiumiciattolo. Ella era libera grazie all’assistenza fisica di un angelo. Molte volte durante la vita, ella provò quella stessa assistenza, con dei soccorsi insperati che nessuna mano umana avrebbe potuto procurarle in una maniera altrettanto rapida.

Grazioso e toccante è l’aneddoto del beato Pilingotti, terziario francescano. “Nel momento in cui la sua anima purissima stava per lasciare il suo corpo, un bellissimo uccello sconosciuto, splendente di biancore, si mise a svolazzare intorno al suo volto. Una delle persone presenti si sforzò di cacciarlo, ma inutilmente, e si restò convinti che, sotto la forma di quell’uccello, l’angelo custode del beato morente aspettava la sua anima per condurla in Cielo”.

Il beato frate domenicano Raimondo di Capua, il celebre confessore di Santa Caterina da Siena, maestro generale dei frati predicatori, attesta, nella vita ch’egli scrisse di Sant’Agnese da Montepulciano secondo le relazioni più autentiche, che questa santa ricevette la comunione dalla mano di un angelo per dieci domeniche di seguito.

Tutti quelli che sia pur per poco sono versati nella vita dei santi conoscono Santa Cristina di Stumbel, detta “l’ammirabile”. Tante volte ella è picchiata e maltrattata dai demoni, tante volte ella è soccorsa, consolata, guarita dagli angeli. Ella gode spesso della loro vista angelica e sente le loro esortazioni soavi ed efficaci; talvolta le è dato da essi sollievo fisico, ma senza vederli.

I bollandisti si accontentano di menzionare nel loro studio la beata Oringa, vergine in Toscana. Essi non hanno nulla da obiettare contro la sua vita, che ha scritta il grande agiografo dei santi toscani, Silvano Razzi, se non che ella non è contemporanea. Oringa sperimenta nella sua vita molte manifestazioni di protezione angelica. Un giorno che lei si dirigeva verso l’ospedale di Altopasso verso la fine della notte, un demonio mascherato da cavaliere che montava un cavallo non domato le sbarrò il cammino; ma due angeli apparendole, dissiparono l’orribile fantasma. Ella si reca in pellegrinaggio a Monte Gargano con alcune pie compagne; degli uomini perversi si preparano a rapire alle viandanti i loro abiti ed il loro onore e le tendono loro una trappola, nel passaggio di una foresta; l’arcangelo San Michele stesso, vestito da diacono, si mostra ad Oringa e l’avverte del pericolo, inoltre, egli si fa la guida delle pellegrine, le conduce ad una fontana ed offre loro dei piatti squisiti per loro refezione.

Trascrivo il racconto seguente, estratto dalla vita del beato francescano Giovanni da Fermo. Egli ebbe per tre mesi, come precettore e maestro, un angelo del Signore che gli comunicò l’intelligenza delle Sacre Scritture. Ma non si fermarono là i suoi rapporti con gli angeli, di cui ecco un episodio. Un giorno che veniva dal celebrare sul Verna la festa di San Michele, nel momento in cui tutto ricolmo di pie meditazioni egli usciva dalla chiesa, un suonatore di chitarra apparve vicino a lui e cantò col suo strumento una sì dolce melodia che il beato, senza una assistenza divina, ne avrebbe perso l’uso dei sensi. Gettando un grande grido, saltando di gioia nel Signore, egli si mise a correre verso la sua cella risalendo la montagna; che corresse, che camminasse o si fermasse, il suonatore di chitarra non lasciava il suo fianco. Quando fra Giovanni giunse alla sua cella, si prostrò perduto d’amore davanti al suo crocifisso; allora il musicista si mise ad accelerare il suo ritmo con una velocità prodigiosa della sua mano, come lo fanno eseguendo che termina un pezzo, e scomparve. Il beato passò tutta la notte seguente in preghiera, rendendo grazie a Dio ed ai suoi angeli della consolazione che aveva ricevuta.

La fine del quattordicesimo secolo è abbellita dalla gloriosa Santa Caterina da Siena. Le accadde sovente di vedere, durante l’atto del Santo Sacrificio, degli angeli che tenevano un velo d’oro e dei ceri accesi. Quando ella morì, un angelo, sotto forma di un bel bambino di otto o dieci anni, apparve ad una pia signora e le mostrò l’anima della serafica vergine che, coronata d’un triplice diadema, era presentata a Nostro Signore Gesù ed alla sua santa Madre.

 
< Prec.   Pros. >

Traduttore

English Arabic Bulgarian Chinese (Simplified) Chinese (Traditional) Croatian Czech Danish Dutch Finnish French German Greek Italian Japanese Korean Norwegian Polish Portuguese Romanian Russian Spanish Swedish Catalan Filipino Indonesian Latvian Lithuanian Serbian Slovak Slovenian Ukrainian Vietnamese Albanian Estonian Galician Hungarian Maltese Thai Turkish Persian Afrikaans Malay Swahili Irish Welsh Belarusian Icelandic Macedonian

Statistiche Sito

Utenti: 150577
Notizie: 4282
Collegamenti web: 35
Visitatori: 352657346
Abbiamo 1 visitatore online

Feed Rss