| GLI ANGELI ED I MARTIRI CRISTIANI Di don Marcello Stanzione |
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| Scritto da Amministratore | |
| venerdì 04 settembre 2026 | |
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Così vediamo spesso i santi angeli intervenire, anche visibilmente, per incoraggiare i santi martiri, guarire le loro paghe, coronare la loro costanza e, talvolta, proteggere i loro resti inanimati contro vigliacchi insulti e profanazioni dei loro carnefici, ad esempio la nutrice di San Melario, bambino martire in Inghilterra, trova degli angeli che fanno la guardia presso le sue spoglie, e delle torce accese tutte intorno. Durante la persecuzione dell’imperatore Adriano, i due fratelli Faustino e Giovito sono arrestati come cristiani a Brescia, dati in pasto alle bestie che li rispettano, gettai nelle fiamme che li lasciano intatti e, infine, condannati a morire di fame nella loro prigione. “Ma, nel mezzo della notte, degli angeli del Signore discendono presso di essi e confortano i beati martiri”, così bene che essi non sentono il tormento della fame e sono in grado di subire tutta una serie di nuovi interrogatori e di nuovi supplizi. Un angelo viene a guarire le piaghe di San Costanzo, vescovo, che soffre a Perugia sotto l’imperatore Marco Aurelio. I suoi Atti del martirio sono riportati dal cardinale Baronio. Verso la stessa epoca, i santi martiri Trifone e Respicio sono assistiti e coronati visibilmente da un angelo, mentre che si applica loro al fianco le lampade ardenti. Sotto le persecuzioni dell’imperatore Decio, San Tirso soffre in Bitinia un lungo e crudele martirio. Egli non era battezzato ed augurava esserlo, benché avesse già cominciato a ricevere il battesimo di sangue. In mezzo alla notte, degli angeli scendono nella sua prigione, fanno cadere le sue catene, gli aprono le porte e lo conducono dal vescovo Fileas. Questi lo vede giungere tutto circondato di luce; dapprima stupefatto, egli si affretta a conferirgli il sacramento della rigenerazione battesimale. Dopo di che, i santi angeli scortando sempre il santo martire, lo riconducono nella sua prigione. I Bollandisti dichiarano che gli Atti, dai quali questo racconto è tratto, sono degni di fede e perfettamente solidi, ancora che essi contengono molte cose meravigliose. La persecuzione di Diocleziano ci offre un’ampia raccolta di fatti analoghi; è impossibile rilevarli tutti. I santi martiri Clemente e Agatangelo, essendo posti in prigione, vi sono visitati dagli angeli che li scortano a confessare coraggiosamente la loro fede nei supplizi. Il romano San Bonifacio se ne va in Oriente a cogliere la palma del martirio; un angelo viene visibilmente in suo soccorso mentre i carnefici lo piombano in una caldaia di pece fusa; dopo che ha consumato la sua passione, un angelo appare alla matrona Aglae e l’avverte di venerare i suoi preziosi resti come quelli d’un confessore di Cristo. Mentre il celebre martire San Sebastiano esorta i giovani cristiani Marco e Marcelliano a restare fermi nella fede, una splendida luce gli forma come un abito; sette spiriti celesti ed il Salvatore stesso si mostrano ai suoi fianchi; presa da questo spettacolo, Santa Zoe che era muta, riacquista la parola e si fa cristiana. Mentre l’illustre diacono San Vincenzo, col corpo ricoperto di piaghe aperte, è disteso in un’oscura cella su di un letto di pietre aguzze e di cocci di vasi rotti, gli angeli scendono presso di lui e guariscono le sue ferite; il santo cammina liberamente lodando Dio; le guardie, che vedono la luce sgorgare dalle fenditure della cella, contemplano il loro prigioniero circondato da spiriti celesti e si convertono. Gli Atti di San Sebastiano e di San Vincenzo sono di quelli che non si possono rigettare, senza aver contro di sé tutta l’Antichità. Quelli dei Santi Giuliano, Basilide, Celso ed altri martiri non sono affatto meno formidabili con le loro particolarità. Essi ci insegnano che nel momento più grave della persecuzione di Diocleziano e di Massimiano, i discendenti dell’imperatore Carino, che erano cristiani, avevano ottenuto di praticare liberamente la loro fede; un sacerdote viveva con essi e celebrava per loro i santi misteri. Ora, accadde che San Giuliano martire, avendo convertito i soldati suoi guardiani, volle procurare loro il santo battesimo. Egli fu ispirato di rivolgersi al sacerdote che era l’elemosiniere della famiglia di Carino. Questi, scortato da sette giovani persone appartenenti a quella famiglia, si reca alla prigione; un angelo cammina davanti a lui, tocca le porte e gliele apre. Il battesimo è conferito ai soldati; ma il sacerdote ed i giovani sono arrestati, ed anch’essi riportano la corona del martirio. I redattori degli Atti di questi gloriosi confessori di Cristo dichiarano che essi sono stati i testimoni oculari degli avvenimenti che raccontano; l’episodio dei discendenti di Carino dona loro un timbro molto particolare di autenticità. Talvolta i santi angeli non si accontentano di incoraggiare i martiri e di cicatrizzare le loro piaghe; essi rompono le loro catene e rendono loro la libertà. E’ così che essi liberano dalla loro prigione San Valentino, vescovo di Terracina e San Damiano, suo diacono; un angelo dichiara loro da parte di Dio che la loro ora non è giunta ancora, che occorre loro predicare ancora la buona novella in altre regioni; e, spezzando i loro ferri che li tenevano incatenati, ristabilendo le loro membra rotte dalle torture, lasciando dietro di essi i loro guardiani come folgorati, egli li pone in sicurezza fuori delle porte della città. San Felice di Nola è anch’egli liberato dalla prigione dove aspettava la morte, da un visitatore angelico: questi fa cadere i suoi legami e lo porta davanti ai guardiani che non si accorgono della sua evasione; lo conduce in un luogo deserto, dove San Massimo suo vescovo è sul punto di rendere il suo ultimo respiro. Questi due fatti si riportano alla persecuzione di Diocleziano. La persecuzione di Licinio ci offre diversi segni analoghi. Il martire San Teodoro è inchiodato ad una gabbia in una spaventosa prigione: alla prima veglia della notte, un angelo lo visita, lo schioda, guarisce le sue ferite, lo incoraggia, lo saluta e scompare; l’indomani, allorché ci si preparava a seppellirlo, lo si trova cantando le lodi di Dio. Stesso supplizio è inflitto a San Teogeno: il Signore stesso viene a visitarlo e consolarlo; poi degli angeli riempiono la sua cella e si mettono a cantare dei salmi, di modo che le loro voci siano intese dal di fuori; il tribuno di guardia accorre e penetra presso il martire, ma lo trova solo sul suo patibolo che continua la salmodia. Ciò nonostante egli è miracolosamente guarito dalle sue piaghe. Licinio lo condanna ad esser precipitato in fondo al mare; sul vascello, gli angeli lo circondano ed il loro splendore è tale che i marinai ne sono abbagliati. Non dimentichiamo di menzionare, durante la stessa persecuzione, i quaranta martiri di Sebaste: mentre essi giacciono sullo stagno ghiacciato, degli angeli scendono visibilmente dal cielo e portano loro delle corone. Si sa che i Padri greci avevano una particolare venerazione nei riguardi di queste illustre vittime della fede che segnarono la fine delle grandi persecuzioni. Le ere successive non sono sprovviste di queste apparizioni angeliche intorno ai martiri; poiché i martiri non sono mai mancati nella Chiesa. Sotto Giuliano l’Apostata, nel mentre che il conte Giuliano fa applicare le lampade ardenti a San Teodoreto, degli angeli scintillanti appaiono intorno a lui, ed i carnefici cadono col volto contro la terra. Durante la persecuzione dei vandali, San Castrense, vescovo, e molti cristiani sono gettati in una spaventosa prigione. Un angelo splendente di luce discende, durante la notte, presso i confessori di Cristo e tiene loro questo discorso: “Il Signore Gesù mi ha inviato perché io conforti le vostre anime ed i vostri corpi, voi state per essere precipitati in pieno mare, ma non sarete affatto privato per questo da una sepoltura onorevole”. L’angelo scompare, ma la prigione rimane illuminata fino al mattino da una viva luce ed i martiri passano il resto della notte a cantare dei salmi e degli inni. Passiamo in Oriente dove Chosroe commina il suo furore nelle chiese del paese: una delle sue principali vittime è il monaco Sant’Atanasio che la Chiesa associa a San Vincenzo in una stessa festa. Questo santo martire, che era condannato al lavoro delle cave, anziché riposarsi durante la notte, la passava interamente a pregare ed a salmodiare. Un suo compagno di prigionia si meraviglia d’una tale costanza. “Improvvisamente, egli vede entrare delle persone in bianche vesti che circondano il santo martire e si mettono a cantare, la prigione è interamente illuminata dalla loro presenza”. Un fatto analogo è riportato dei martiri di Cordoba nel nono secolo; essi sono visitati e consolati dagli angeli nella loro prigione. La maggior parte di questi racconti sono forniti dai primi volumi dei Bollandisti; i volumi successivi, numerati con cura, arricchiranno considerevolmente questa rivista ben sommaria. E’ acquisito sovrabbondantemente che gli angeli abbiano infinite volte consolato ed incoraggiato i martiri con un’assistenza visibile; quanto alla loro assistenza invisibile, essa non è mai loro fatto difetto. Queste apparizioni angeliche ai martiri furono spesso pubbliche e determinarono numerose conversioni. Normalmente le manifestazioni esteriori degli angeli non sono accompagnate da uno splendore che annuncia prima di tutto quello che essi sono. Ma, all’epoca dei martiri, le apparizioni angeliche sono quasi tutte eclatanti, luminose. Bisognava che fosse così. Quelle apparizioni erano destinate a fare la controparte alle torture ed alle angherie che erano inflitte ai beati martiri dai loro carnefici; in quegli angeli splendidi, essi contemplavano la gloria che era loro riservata; e gli spettatori di simili visioni erano costretti a riconoscere che se Dio lasciava soffrire e morire i suoi servi, egli agiva così con un misterioso consiglio della sua Provvidenza e non per impotenza nel soccorrerli e liberarli. |
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